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La nuova dirigenza ANPC di Ferrara

Andrea Rossi ci scrive: “Sono lieto di comunicarvi che lo scorso venerdì, previa convocazione dell’assemblea degli iscritti, è stata rinnovata la dirigenza di ANPC ferrara.
 
All’unanimità sono stati votati i seguenti nuovi incarichi provinciali:
 
FRANCESCO BERTELLI presidente
ANDREA ROSSI vicepresidente
FLAVIO RABAR segretario
per il dettaglio delle nuove cariche (consiglio, probiviri ecc…) giungerà una successiva e-mail. durante l’assemblea è stato ricordato Giorgio Franceschini, alla cui memoria è stata consegnata una targa commemorativa alla figlia Flavia.
 
Allego il link all’articolo http://www.estense.com/?p=231641
che è uscito on-line su www.estense.com e sulle altre testate cittadine.
 
cordialità
 
andrea rossi

Un libro del veneto-canadese Mario Pan per rievocare episodi degli anni 1943-1945 pre-Liberazione d’Italia

Tra il Veneto e Vancouver: “Quando eravamo i ragazzi del triangolo verde”
“VANCOUVER – Un debutto felice nella scrittura, quello del vicentino Mario Pan, che da un trentennio vive a Vancouver, nell’ovest del Canada. Pubblicato di recente per i tipi della Editrice Veneta, il libro era nato nell’aprile 2004 sotto forma di lettera del nonno al giovanissimo Etienne, il primo nato dei quattro nipoti canadesi. Basti leggere la illuminante Premessa per cogliere i sottintesi del titolo: Quando eravamo…. i ragazzi del…. All’irrequieto nipote il nonno racconta gli anni della propria adolescenza, distante nel tempo e nei contesti, capace tuttavia di messaggi di vita e di speranza. Sono pagine che rievocano il clima educativo della famiglia, l’atmosfera scolastica in periodo fascista, i forti e leali vincoli di amicizia, la solidarietà comunitaria, il coinvolgimento nella lotta di Resistenza per la liberazione d’Italia dal giogo della dittatura. Quei ragazzi non giocavano alla guerra, come oggi succede tramite diseducativi ossessionanti videogiochi. Quei ragazzi erano in guerra. Le loro famiglie vivevano l’incubo e le privazioni della guerra. La loro patria era straziata da lotte fratricide, occupata, bombardata, ferita, divisa. Con stile semplice e talora scanzonato, accattivante per chiarezza ed ironia, l’autore rievoca due anni di un periodo tragico, quelli tra il 1943 e il 1945. Nell’ambito di una realtà storica sinteticamente delineata vengono inseriti episodi finora sconosciuti, informazioni su persone e luoghi non registrati dalla pubblicistica ufficiale. Non è un libro scritto tanto per scrivere, quello di Mario Pan, che tra l’altro si definisce “illetterato” e “arrugginito dal trascorrere del tempo”. È una umanissima storia diaristica, una storia di circa settant’anni fa…. ma può essere storia di sempre, perchè poggia sui valori della famiglia, dell’amicizia, della lealtà, della solidarietà, dell’impegno comunitario. Nel ragazzino di allora, precoce “staffetta” partigiana, già vi sono la coerenza e il coraggio che decenni dopo metteranno alla prova l’imprenditore Mario Pan quando, in piena vergognosa “tangentopoli” e confusione di ruoli politico-sindacali, rifiuterà venali compromessi costringendosi all’esilio, lontano dal paese natale. In poco più di un centinaio di pagine, che “si leggono tutte d’un fiato” – come parecchi entusiasti lettori vanno testimoniando – è contenuto un messaggio educativo esemplare, come può essere quello schietto e affettuoso tra nonno e nipote. Utile anche a chi nonno o nipote non è, e desideri assaporare pagine autentiche nella loro accattivante semplicità. Il libro può essere ordinato in rete (editriceveneta.com, amazon, ebay, libreria universitaria, book google)”.

“Io, Partigiano, morto per aver difeso le mie idee e la mia libertà” di Michele Bersani (Studente Terza Media Fiorenzuola)

Il Presidente Provinciale ANPC di Piacenza, Mario Spezia, ci segnala un articolo molto bello pubblicato su un quotidiano locale, chiamato “Libertà”, scrivendoci: “Michele Bersani, piacentino alunno quattordicenne di terza media e figlio di un nostro iscritto, lo scorso aprile ha svolto un tema in cui, su richiesta dell’insegnante di italiano, i ragazzi dovevano immaginarsi un racconto legato ai partigiani ed alla Resistenza. Successivamente la madre, ritenendo giustamente molto interessante il racconto, lo ha inviato al nostro quotidiano locale (Libertà) che in data 24 aprile 2012 lo ha pubblicato”.

Cliccate qui per leggere questo articolo di grande intensità, molto bello Libertà – Articolo MIchele Bersani, alunno terza media

Ringraziando il Presidente Mario Spezia per questa interessante segnalazione, auguriamo a tutti voi una buona lettura, la Redazione.

Dal libro sulla Resistenza nel piacentino di Giuseppe Berti

 “…………Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione del Pip con i suoi trentacinque patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci. Gli spauriti territoriali che ne componevano la guarnigione furono in breve costretti alla resa e lasciati liberi di tornare alle loro famiglie dopo aver, ovviamente, consegnato le armi. Poiché la stazione era dotata in abbondanza di munizioni e materiale di vettovagliamento, il Pip dovette provvedere a reclutare il camioncino Fiat 604, di certo Luigi Gallinari da Groppovisdomo, per trasportare il suddetto materiale fino a Prato Barbieri. Da lì, a mezzo di tregge montanare, trainate da buoi, sarebbe stato fatto giungere al loro quartiere sul Santa Franca.

Perché provvedessero a questa incombenza furono fatti salire sull’automezzo anche tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini con il Pip sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento. Continua a leggere…

Comunicato ANPC Piacenza per il 2 Giugno 2012

Sabato scorso 2 giugno 2012, Festa della Repubblica, abbiamo, come da diversi anni a questa parte, commemorato l’anniversario in montagna (prima a Monte Lana e poi al passo di Santa Franca) ricordando, in contemporanea, anche i primi quattro partigiani vittime, il 4 giugno 1944, dei nazifascisti nella nostra provincia. 
La manifestazione si è svolta congiuntamente tra l’ANPI provinciale, presente il loro presidente on. Mario Cravedi, e la nostra associazione (con la mia presenza)
Allego il volantino di presentazione dell’iniziative e l’articolo apparso oggi sul quotidiano locale Libertà.
Cordialmente,  Mario Spezia
presidente provinciale Piacenza

articolo libertà 4.6.2012

Volantino S-Franca 2012

L’ANPC di Ferrara si è subito attivata per aiutare i terremotati

ANPC Ferrara si è resa operativa per offrire un aiuto tangibile alle popolazioni colpite dal terremoto; Andrea Rossi ha attivato una raccolta di beni da consegnare alla protezione civile di Sant’Agostino. Per adesso il materiale concordato è PANNOLINI PER BAMBINI e SALVIETTE DETERGENTI. Chi fosse interessato può contattare Rossi direttamente al cellulare 347 9608420 per avere informazioni sull’iniziativa.

IL VICE PRESIDENTE ANPC
Sezione di Ferrara
Flavio Rabar
Andrea Rossi, ha scritto: la sezione di Ferrara si è immediatamente attiviata per portare un aiuto concreto ai nostri sinistrati a causa del tragico sisma, che peraltro non lascia tregua.

ieri ho personalmente consegnato il primo carico di aiuti al centro sfollati presso le scuole elementari di Sant’Agostino: pannolini per bambini e salviette detergenti. Questo in accordo con il locale coordinamento della protezione civile.

Agli amici che fossero interessati a contribuire, chiedo di contattarmi direttamente (andrea rossi 347 9608420), perchè è inutile una raccolta “a pioggia”, anzi in questa fase uno dei problemi maggiori “in loco” è quello di trovare posto per sistemare tutto quello che sta arrivando, compresa molta merce deperibile.

pannolini e salviette, invece, sono materiale di consumo, facilmente immagazzinabile e ben conservabile, di uso immediato.

allego foto del primo trasporto. credo che sarebbe bene dare la massima evidenza (giornali, tv ecc….) della nostra immediata attivazione!

buon lavoro a tutti voi,

andrea rossi

Foto pannolini e salviette per i terremotati

Comunicato Stampa ANPC Milano di Guglielmo Sasinini

                                  Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

                                                Consiglio Provinciale di Milano

IL RICORDO E L’IMPEGNO

Il 23 maggio saranno vent’anni, da quel 23 maggio 1992, quando Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, i tre agenti della Polizia di Stato della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, vennero dilaniati dal tritolo collocato dai macellai di Cosa nostra sotto il tratto di autostrada che collega Capaci a Palermo.

Il prossimo 19 luglio saranno vent’anni dalla strage di via d’Amelio, quella in cui venne massacrato dall’esplosione di un’autobomba Paolo Borsellino, i cinque agenti della Polizia di Stato della sua scorta: Agostino Catalano ( Capo scorta), Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.

Le ricorrenze per il ventennale di quelle stragi – che non hanno ancora molte risposte – sono già iniziate e l’ANPC è schierata in prima persona. In tutta Italia sono previste manifestazioni, incontri, testimonianze. Non dimenticare è un impegno morale di tutti, testimoniare è un dovere, battersi perché sia fatta completa luce sugli aspetti e sui retroscena inquietanti di quelle stragi è un obbligo morale per tutti coloro che si battono per la tutela della democrazia.

I nostri partigiani, che per consegnarci un’Italia libera e democratica combatterono e morirono, ci hanno affidato il compito di essere custodi della democrazia e della libertà. Noi Partigiani del terzo millennio abbiamo il dovere di contrastare con tutte le nostre forze le varie mafie che rappresentano la completa negazione di ogni principio, di ogni valore, della dignità umana.

Nel silenzio nacquero i mostri del nazismo e del fascismo, nel silenzio sono nati e cresciuti i macellai di Capaci e di via d’Amelio, così come i sicari mafiosi che hanno ucciso migliaia di innocenti, “colpevoli” di battersi sul fronte della guerra per la legalità.

Nella disattenzione e nel non impegno, ivi compreso il vuoto dell’anti politica, si nascondono e si alimentano i nazifascisti del nostro tempo: le organizzazioni criminali e le varie consorterie del malaffare che con le loro metastasi penetrano nei gangli vitali della nostra società, opprimono intere popolazioni, condizionano il vivere civile.

Così come un tempo fu la stessa società a decretare la ribellione all’oppressore, oggi è la stessa società civile che è pronta a fronteggiare e a combattere unita gli assassini senza onore e i loro collaborazionisti.

Piero Calamandrei, nel ’47, all’Assemblea Costituente, disse: “ I nostri morti sono caduti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”.

Noi non li tradiremo mai. 

ANPC- Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Il Presidente del Consiglio Provinciale di Milano

Guglielmo Sasinini

Celebrazioni del 25 aprile 2012, nei comuni piacentini di Castell’Arquato e Sarmato

Pubblichiamo il materiale che ci ha inviato il Presidente della Sezione Provinciale di Piacenza, Mario Spezia in occasione delle celebrazioni del 25 aprile 2012, nei comuni piacentini di Castell’Arquato e Sarmato. La Redazione

Celebrazioni Sarmato Libertà 27.4.2012

Intervento Spezia Libertà 28.4.2012

Caorso 21 aprile 2012 articolo Libertà 22.5.2012

Atti convegni articolo Libertà 21.4.2012

Sarmato 25.4.2012 locandina

 

50° Anniversario della morte di Enrico Mattei

 Il padre di Enrico Mattei era un Maresciallo dei Carabinieri, divenuto a suo tempo famoso perché aveva arrestato in una colluttazione rusticana, immortalata da una pagina di Beltrame, il brigante Musolino. Allora i marescialli cambiavano spesso sede e ad Enrico Mattei capitò di nascere ad Acqualagna e di crescere a Matelica.

Aveva poca voglia di studiare e il padre -molto rigido- a 14 anni lo mandò a fare l’operaio verniciatore e poi in una Conceria di Matelica come fattorino nel laboratorio chimico, del quale poi divenne Vice Direttore. A 23 anni Matelica gli stava stretta e andò a Milano come ogni giovane marchigiano ambizioso e speranzoso.

Iniziò  come venditore di Prodotti per solventi e concerie della casa Tedesca MAX MAYER. Nel 1932/33 a Milano aprì una piccola Azienda sempre per questi prodotti  che si ingrandì e diventò la INDUSTRIA CHIMICA LOMBARDA l’azienda familiare di successo che è durata fino agli anni ’90.   

C’era qualcosa nel destino di Mattei, che lo faceva trovare al punto giusto nel momento giusto. E questo succederà diverse volte: e successe anche a Milano.  

Il giovane Mattei, allora sconosciuto, abitava a Milano nella stessa casa di una grande personalità matelicese, il professor Marcello Boldrini, economista dell’Università Cattolica, che aveva costituito con altri professori dell’Università, come Lazzati, Dossetti, Fanfani ed altri, un gruppo per studiare il “che fare” in Italia, dopo la caduta del fascismo. È il gruppo che compilò il “Codice di Camaldoli” che fu il primo programma clandestino della Democrazia Cristiana. E il professor Boldrini assieme alla moglie, la Signora Renata, furono essenziali anche per la crescita umana e culturale di Enrico Mattei.

Al giovane Mattei capitava di dover accompagnare, per solidarietà matelicese e di coinquilino, il Professore (che diventerà Vice Presidente ENI e poi, dopo la tragica scomparsa di Mattei, Presidente dell’ENI). In quei mesi Mattei fu introdotto così nella cerchia degli uomini che avrebbero partecipato alla Resistenza. Fu subito scelto, per le sue capacità organizzative, come responsabile degli incontri fra i gruppi che si andavano formando, utilizzando la rete delle associazioni cattoliche e della stessa Università. Fu quindi, più dal caso che da un suo programma preciso, che si trovò ad essere l’organizzatore ed il responsabile del collegamento di vaste zone della Resistenza lombarda. Per le sue qualità di imprenditore fu scelto dagli industriali lombardi come il destinatario del sostegno finanziario ai Partigiani Cristiani. Fu anche arrestato e riuscì a fuggire in maniera rocambolesca dal Carcere di Como. Nella resistenza usava i nomi di Este per l’attività politica,  di Marconi per l’attività Militare e di Monti in seno alla DC clandestina.

E fu quasi naturale che fosse lui a rappresentare i cattolici nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CNLAI) che fu una sorta di governo nazionale clandestino durante il lungo inverno del ’44 e della primavera del ’45. È storica la foto in cui Mattei sfila alla testa del Corteo del 5 Maggio 1945 per la liberazione di Milano in prima fila assieme agli altri membri del governo clandestino che aveva diretto la battaglia per la liberazione del Nord Italia.

Il comando generale del CVL (Corpo Volontari della Libertà) ha sede a Milano ed è composto dal comunista Luigi Longo (Italo) in rappresentanza delle brigate Garibaldi; dall’azionista Ferruccio Parri (Maurizio) per le brigate Giustizia e Libertà, sostituito da Luigi Solari dopo il suo arresto; dal democristiano Enrico Mattei (Marconi, Monti, Este) per le brigate del Popolo; dal socialista Giovanni Battista Stucchi per le brigate Matteotti; da Mario Argenton in rappresentanza delle Formazioni autonome; e dal generale Bellocchio come consulente militare. Il 23 aprile 1945 il comando del CVL dirama l’ordine di insurrezione e, subito dopo la liberazione di Milano, guida la testa del corteo trionfante.

 

Solari, Parri, Cadorna, Longo, Mattei  alla testa del Corteo della Liberazione di Milano

Tra gli altri Compagni  di Enrico Mattei nella Resistenza Cristiana ricordiamo: Eugenio Cefis, detto “Alberto”; Marcora detto “Albertino”; i Fratelli Di Dio e Beltrami nella Repubblica della Valdossola; e Puecher, Mario Argenton, il Generale Cadorna, Ferrari Aggradi;  e i Lombardi Ezio Vanoni, Galileo Vercesi, Pizzorni, Antoninetti, Carlo Squeri detto “Venor”;  e i Liguri Taviani, Bruno Olini, Giancarlo Piombino,  Aurelio Ferrando detto Scrivia, Franco Franchini; e in Emilia:  Sergio De Angelis, Felice Ziliani,  Sergio Passera; e  Gianni Moglia detto “SCARPA”;   Toni Colantuni, Vittorio Palombo, Don Giuseppe Cavalli, Don Guido Anelli, Giovanni Vignali detto “Bellini”, Achille Pellizzari detto “Poe”,Giuseppe  Molinari detto “Birra”, i Fratelli Cacchioli detti “i Fratelli Beretta”, Rino Pachetti, Guido Belli, e tanti altri che se avessimo ancora con noi il caro Bruno Olini saremmo certo in condizioni di nominare e che aggiungeremo all’elenco se ci arriveranno altri nomi per arricchirlo.

Enrico Mattei, in quanto comandante dei partigiani cristiani, fu scelto da De Gasperi come  il relatore al primo Congresso della DC avvenuto nel 1946. Mattei  in quel  Congresso dettò alla storia il contributo dei democratici cristiani, il numero dei combattenti, il numero dei caduti, la mole dell’enorme sforzo delle comunità, delle parrocchie, delle organizzazioni cattoliche, per prestare aiuto ai combattenti, per salvare i perseguitati, per opporsi all’imbarbarimento, per difendere a dignità di un popolo civile, oppresso e martirizzato.

La situazione italiana alla fine della guerra è gravissima: il Paese è distrutto, i problemi sembrano irrisolvibili. C’è bisogno di una persona che abbia esperienza manageriale e peso politico per poter liquidare uno dei grandi complessi che il fascismo aveva creato e che ora appariva inutile e pletorico come un antico dinosauro. Era l’A.G.I.P. che aveva cercato il petrolio inutilmente, oltre che in Italia, anche in Libia, in Albania ed in Romania e che aveva, con la sua modesta rete di “pompe di benzina” degli anni ’30, collaborato alla prima fantasiosa, bella e modesta motorizzazione italiana.

Mattei sembrava l’uomo giusto: era un grande personaggio che si sentiva a disagio in Parlamento (aveva accettato la candidatura a Milano solo per le insistenze di De Gasperi ); aveva un’esperienza manageriale; aveva dimostrato qualità di comando e di organizzazione strategica nella lotta di liberazione. Era l’uomo giusto per liquidare il baraccone dell’A.G.I.P. [allora si scriveva così ma poi Mattei tolse i puntini anche per sottolineare che la Società era un’altra cosa]. Ma anche qui il destino aveva disposto altrimenti: Mattei per puro caso si ritrovò con una squadra di italiani che venivano dalla Resistenza sperimentata in una difficile campagna bellica e quindi motivata, decisa, capace, solidale e leale. Quella squadra era nata non per smantellare, ma per creare. E Mattei potè, sfidando l’ordine ricevuto, fare quello che nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare, se non fosse stato un capo della Resistenza: si comportò con la autonomia di un partigiano, che deve eseguire gli ordini interprentandoli come e quando può e ricordando che nella guerra partigiana gli ordini sbagliati non si eseguono. Fece quello che fu chiamato come la “disubbidienza” di Mattei: riprese le ricerche e trovò a Caviaga vicino a Milano quel metano che era del tutto sconosciuto non solo in Italia ma anche in Europa Occidentale e che è stato l’elemento fondamentale per la rinascita dell’industria Italiana nella Valle del Po’.

Nella grande spinta con cui l’Europa ha unificato il mondo hanno avuto una grandissima importanza le navi da guerra e, con esse, le imprese autorizzate di quelli che si battevano con autonomia ed intraprendenza nella guerra dei mari. Erano i corsari che agivano con autentiche lettere di marca che le autorizzavano a grandi imprese personali. Anche in questo caso, Mattei si dimostrò l’uomo giusto al posto giusto perché la sua fu più una guerra personale autorizzata dalla legge i cui frutti andavano allo Stato, ma in cui aveva piena autonomia esercitata con coraggiosa audacia.

Nacque così l’Eni, l’attrezzatura energetica che permise all’Italia di diventare, da paese agricolo, la quinta potenza industriale. L’Eni rivoluzionò per sempre quel mondo del petrolio governato dalle “Sette Sorelle”. E Mattei -ormai questo gli è riconosciuto anche da quelli che erano suoi avversari- con la sua azione riuscì a rompere questo fronte che sembrava invincibile.  Il resto della storia è noto.

L’impresa di Mattei divenne scomoda per uomini molto potenti: Mattei cadde sul campo di battaglia, da vecchio e buon partigiano nel 1962.

La ANPC, da lui fondata, nel 50° Anniversario della sua scomparsa lo ricorda memore e commossa.

 

 

 

 

25 Aprile 2012: ACLI e Partigiani Cristani insieme per la memoria della liberazione

Cliccate per leggere il comunicato stampa delle ACLI: 25aprile

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