ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

50° Anniversario della morte di Enrico Mattei

 Il padre di Enrico Mattei era un Maresciallo dei Carabinieri, divenuto a suo tempo famoso perché aveva arrestato in una colluttazione rusticana, immortalata da una pagina di Beltrame, il brigante Musolino. Allora i marescialli cambiavano spesso sede e ad Enrico Mattei capitò di nascere ad Acqualagna e di crescere a Matelica.

Aveva poca voglia di studiare e il padre -molto rigido- a 14 anni lo mandò a fare l’operaio verniciatore e poi in una Conceria di Matelica come fattorino nel laboratorio chimico, del quale poi divenne Vice Direttore. A 23 anni Matelica gli stava stretta e andò a Milano come ogni giovane marchigiano ambizioso e speranzoso.

Iniziò  come venditore di Prodotti per solventi e concerie della casa Tedesca MAX MAYER. Nel 1932/33 a Milano aprì una piccola Azienda sempre per questi prodotti  che si ingrandì e diventò la INDUSTRIA CHIMICA LOMBARDA l’azienda familiare di successo che è durata fino agli anni ’90.   

C’era qualcosa nel destino di Mattei, che lo faceva trovare al punto giusto nel momento giusto. E questo succederà diverse volte: e successe anche a Milano.  

Il giovane Mattei, allora sconosciuto, abitava a Milano nella stessa casa di una grande personalità matelicese, il professor Marcello Boldrini, economista dell’Università Cattolica, che aveva costituito con altri professori dell’Università, come Lazzati, Dossetti, Fanfani ed altri, un gruppo per studiare il “che fare” in Italia, dopo la caduta del fascismo. È il gruppo che compilò il “Codice di Camaldoli” che fu il primo programma clandestino della Democrazia Cristiana. E il professor Boldrini assieme alla moglie, la Signora Renata, furono essenziali anche per la crescita umana e culturale di Enrico Mattei.

Al giovane Mattei capitava di dover accompagnare, per solidarietà matelicese e di coinquilino, il Professore (che diventerà Vice Presidente ENI e poi, dopo la tragica scomparsa di Mattei, Presidente dell’ENI). In quei mesi Mattei fu introdotto così nella cerchia degli uomini che avrebbero partecipato alla Resistenza. Fu subito scelto, per le sue capacità organizzative, come responsabile degli incontri fra i gruppi che si andavano formando, utilizzando la rete delle associazioni cattoliche e della stessa Università. Fu quindi, più dal caso che da un suo programma preciso, che si trovò ad essere l’organizzatore ed il responsabile del collegamento di vaste zone della Resistenza lombarda. Per le sue qualità di imprenditore fu scelto dagli industriali lombardi come il destinatario del sostegno finanziario ai Partigiani Cristiani. Fu anche arrestato e riuscì a fuggire in maniera rocambolesca dal Carcere di Como. Nella resistenza usava i nomi di Este per l’attività politica,  di Marconi per l’attività Militare e di Monti in seno alla DC clandestina.

E fu quasi naturale che fosse lui a rappresentare i cattolici nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CNLAI) che fu una sorta di governo nazionale clandestino durante il lungo inverno del ’44 e della primavera del ’45. È storica la foto in cui Mattei sfila alla testa del Corteo del 5 Maggio 1945 per la liberazione di Milano in prima fila assieme agli altri membri del governo clandestino che aveva diretto la battaglia per la liberazione del Nord Italia.

Il comando generale del CVL (Corpo Volontari della Libertà) ha sede a Milano ed è composto dal comunista Luigi Longo (Italo) in rappresentanza delle brigate Garibaldi; dall’azionista Ferruccio Parri (Maurizio) per le brigate Giustizia e Libertà, sostituito da Luigi Solari dopo il suo arresto; dal democristiano Enrico Mattei (Marconi, Monti, Este) per le brigate del Popolo; dal socialista Giovanni Battista Stucchi per le brigate Matteotti; da Mario Argenton in rappresentanza delle Formazioni autonome; e dal generale Bellocchio come consulente militare. Il 23 aprile 1945 il comando del CVL dirama l’ordine di insurrezione e, subito dopo la liberazione di Milano, guida la testa del corteo trionfante.

 

Solari, Parri, Cadorna, Longo, Mattei  alla testa del Corteo della Liberazione di Milano

Tra gli altri Compagni  di Enrico Mattei nella Resistenza Cristiana ricordiamo: Eugenio Cefis, detto “Alberto”; Marcora detto “Albertino”; i Fratelli Di Dio e Beltrami nella Repubblica della Valdossola; e Puecher, Mario Argenton, il Generale Cadorna, Ferrari Aggradi;  e i Lombardi Ezio Vanoni, Galileo Vercesi, Pizzorni, Antoninetti, Carlo Squeri detto “Venor”;  e i Liguri Taviani, Bruno Olini, Giancarlo Piombino,  Aurelio Ferrando detto Scrivia, Franco Franchini; e in Emilia:  Sergio De Angelis, Felice Ziliani,  Sergio Passera; e  Gianni Moglia detto “SCARPA”;   Toni Colantuni, Vittorio Palombo, Don Giuseppe Cavalli, Don Guido Anelli, Giovanni Vignali detto “Bellini”, Achille Pellizzari detto “Poe”,Giuseppe  Molinari detto “Birra”, i Fratelli Cacchioli detti “i Fratelli Beretta”, Rino Pachetti, Guido Belli, e tanti altri che se avessimo ancora con noi il caro Bruno Olini saremmo certo in condizioni di nominare e che aggiungeremo all’elenco se ci arriveranno altri nomi per arricchirlo.

Enrico Mattei, in quanto comandante dei partigiani cristiani, fu scelto da De Gasperi come  il relatore al primo Congresso della DC avvenuto nel 1946. Mattei  in quel  Congresso dettò alla storia il contributo dei democratici cristiani, il numero dei combattenti, il numero dei caduti, la mole dell’enorme sforzo delle comunità, delle parrocchie, delle organizzazioni cattoliche, per prestare aiuto ai combattenti, per salvare i perseguitati, per opporsi all’imbarbarimento, per difendere a dignità di un popolo civile, oppresso e martirizzato.

La situazione italiana alla fine della guerra è gravissima: il Paese è distrutto, i problemi sembrano irrisolvibili. C’è bisogno di una persona che abbia esperienza manageriale e peso politico per poter liquidare uno dei grandi complessi che il fascismo aveva creato e che ora appariva inutile e pletorico come un antico dinosauro. Era l’A.G.I.P. che aveva cercato il petrolio inutilmente, oltre che in Italia, anche in Libia, in Albania ed in Romania e che aveva, con la sua modesta rete di “pompe di benzina” degli anni ’30, collaborato alla prima fantasiosa, bella e modesta motorizzazione italiana.

Mattei sembrava l’uomo giusto: era un grande personaggio che si sentiva a disagio in Parlamento (aveva accettato la candidatura a Milano solo per le insistenze di De Gasperi ); aveva un’esperienza manageriale; aveva dimostrato qualità di comando e di organizzazione strategica nella lotta di liberazione. Era l’uomo giusto per liquidare il baraccone dell’A.G.I.P. [allora si scriveva così ma poi Mattei tolse i puntini anche per sottolineare che la Società era un’altra cosa]. Ma anche qui il destino aveva disposto altrimenti: Mattei per puro caso si ritrovò con una squadra di italiani che venivano dalla Resistenza sperimentata in una difficile campagna bellica e quindi motivata, decisa, capace, solidale e leale. Quella squadra era nata non per smantellare, ma per creare. E Mattei potè, sfidando l’ordine ricevuto, fare quello che nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare, se non fosse stato un capo della Resistenza: si comportò con la autonomia di un partigiano, che deve eseguire gli ordini interprentandoli come e quando può e ricordando che nella guerra partigiana gli ordini sbagliati non si eseguono. Fece quello che fu chiamato come la “disubbidienza” di Mattei: riprese le ricerche e trovò a Caviaga vicino a Milano quel metano che era del tutto sconosciuto non solo in Italia ma anche in Europa Occidentale e che è stato l’elemento fondamentale per la rinascita dell’industria Italiana nella Valle del Po’.

Nella grande spinta con cui l’Europa ha unificato il mondo hanno avuto una grandissima importanza le navi da guerra e, con esse, le imprese autorizzate di quelli che si battevano con autonomia ed intraprendenza nella guerra dei mari. Erano i corsari che agivano con autentiche lettere di marca che le autorizzavano a grandi imprese personali. Anche in questo caso, Mattei si dimostrò l’uomo giusto al posto giusto perché la sua fu più una guerra personale autorizzata dalla legge i cui frutti andavano allo Stato, ma in cui aveva piena autonomia esercitata con coraggiosa audacia.

Nacque così l’Eni, l’attrezzatura energetica che permise all’Italia di diventare, da paese agricolo, la quinta potenza industriale. L’Eni rivoluzionò per sempre quel mondo del petrolio governato dalle “Sette Sorelle”. E Mattei -ormai questo gli è riconosciuto anche da quelli che erano suoi avversari- con la sua azione riuscì a rompere questo fronte che sembrava invincibile.  Il resto della storia è noto.

L’impresa di Mattei divenne scomoda per uomini molto potenti: Mattei cadde sul campo di battaglia, da vecchio e buon partigiano nel 1962.

La ANPC, da lui fondata, nel 50° Anniversario della sua scomparsa lo ricorda memore e commossa.

 

 

 

 

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