ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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Un grande progetto dei Partigiani Cristiani

Le iniziative dedicate alla celebrazione del settantesimo anniversario della Resistenza e della lotta di liberazione (2013-2015) potranno essere sostenute economicamente attraverso un fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il DPCM 5 luglio 2013 definisce attentamente le procedure per i finanziamenti, i soggetti aventi diritto e la fisionomia dei progetti, che dovranno essere volti a valorizzare e divulgare la conoscenza e la memoria degli eventi che portarono alla liberazione dal nazi-fascismo e alla nascita della democrazia. Dovranno inoltre avere la capacità di promuovere, salvaguardare e diffondere conoscenza dei fatti storici e luoghi legati alla Resistenza, nonché di informare e coinvolgere le giovani generazioni.

Puntando a creare un’iniziativa culturale dal carattere innovativo e perdurante nel tempo, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – ANPC ha sviluppato un progetto (intitolato: La Resistenza fondamento della nostra identità)  finalizzato alla conservazione e alla diffusione dei materiali che possono costituire una fonte sulla Resistenza e la rinascita della democrazia in Italia e in Europa (con una particolare attenzione al contributo della componente del movimento resistenziale che muoveva da una coscienza e da ideali cristianamente ispirati).

Cuore del progetto uno strumento operante sulla rete Web, aperto e aggiornabile nel tempo, capace di assolvere alla funzione di archivio, di elaborazione di studi e di comunicazione, che raccolga, organizzi criticamente e proponga in rete fonti bibliografiche e testi, documenti d’archivio, dibattiti ed audiovisivi legati alle vicende della lotta di liberazione. Tecnicamente sarà una piattaforma open source, rispondente a tutti i più avanzati standard descrittivi e tecnologici, con particolare riguardo alla integrazione e interoperabilità con il patrimonio culturale digitale nazionale ed internazionale.

Tale strumento offrirà anche la possibilità di promuovere e valorizzare nel tempo tutte le iniziative istituzionali e culturali organizzate in occasione del 70.mo anniversario della Resistenza, ospitandone e mettendone in consultazione i programmi e i contenuti, soprattutto quelli di carattere audiovisivo e multimediale.

Il progetto si avvarrà del contributo scientifico e tecnologico dell’Istituto Luigi Sturzo -fondazione culturale principale depositaria della memoria del movimento cattolico in Italia e fortemente vocata all’applicazione delle nuove tecnologie – e dell’Archivio storico dell’ENI, oltre alla partnership di alcune istituzioni e associazioni fortemente radicate nella società civile e orientate alla formazione della cultura e della coscienza democratica del Paese, come le ACLI, la LUMSA, l’Istituto Alcide De Gasperi di Bologna, Della Fondazione Campana dei Caduti di Rovereto, nonché del patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana.

L’accumulazione dei contenuti incomincerà con la organizzazione di tre eventi mediatico-didattici, chiamati “Lectio multimedialis”, che saranno realizzati nei luoghi e lungo il percorso della memoria storica della Resistenza e della liberazione che va dal gennaio 1944 al 25 aprile 1945. Il primo, a giugno 2014, si terrà in una località del centro Italia; il secondo nell’autunno del 2014, in una città dell’Emilia, a rievocare la lotta lungo la linea gotica; il terzo ad aprile 2015 a Milano o nella zona di una delle Repubbliche partigiane, teatro dell’atto finale della liberazione.

Le Lectio saranno incentrate su alcune tematiche finora ignorate (o non sufficientemente indagate) dalla storiografia resistenziale: il significato del sacrificio delle centinaia di sacerdoti uccisi, considerati non come episodi singoli, ma come complessiva repressione dei capi naturali di una Resistenza civile; la nascita della coscienza europea durante la Resistenza, anche per ricordare il contributo italiano al progetto europeo durante la Resistenza in concomitanza col semestre della Presidenza italiana della Comunità Europea (luglio-dicembre 2014); il ruolo essenziale delle donne nella Resistenza, recuperando il contributo di dignità civile e di pietà cristiana che creò le condizioni indispensabili per la resistenza armata.

La piattaforma resterà a disposizione anche per tutti i contributi su supporto informatico e di carattere multimediale che verranno da parte delle associazioni, degli studiosi e delle memorie personali nel corso del 70° anniversario e nel futuro.

Maurizio Gentilini

16 Ottobre 1943 – Non c’è futuro senza memoria (marcia per ricordare)

Il fascismo e gli ebrei in Italia e a Roma

Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l’ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti. Il 1938 è un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. È una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti, “ufficialmente” gli ebrei non muoiono più in Italia: è vietata anche la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”. Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana. Continua a leggere…

Arrivederci Sara, figlia di un Dio attento e appassionato di Giovanni Bianchi

Sempre Martini, il grande cardinale, ci ha insegnato come in noi coesistano fino alla fine il credente e il non credente. Comincio dal non credente. Tutti hanno fatto la loro parte, tranne Dio che non s’è fatto vedere. Lo chiedo da padre a padre: «Dov’eri quando le dicevo “ce la faremo Sara, ce la faremo”?». E lei, strizzando l’occhio e alzando il pollice, rispondeva «Certo che ce la faremo papà, ce la faremo». Il credente che è in me parte dalle medesime circostanze. Ragazza mia, ci siamo affidati insieme alla scienza dei medici e allo sguardo di Dio. I medici si sono impegnati con grandissima professionalità, creando relazioni profondamente umane e sicuramente comunitarie.
E il Buondio? Certamente non vorrà farsi battere dai suoi figli nella cura delle sue creature. Noi continuiamo a crederlo. Sul senso dell’esistere, visto dal punto di vista della malattia, l’accordo tra noi era totale. Non un mondo governato da un grande disegno, magari divino, tutto giustificato nelle sue ragioni ed esatto nei suoi ritmi. Se lo tengano gli svizzeri. A noi importa un mondo anche disordinato dove però ti senti accolto ed amato. Un Dio attento e appassionato: solo questo funziona. Mai solo pura intelligenza sovrana.
La nostra quotidianità doveva essere in linea con tutto questo: ci si vuole bene e non si ha il falso pudore di dirlo. Anche nella notte più faticosa, quando perse le parole normali ti esprimevi in un grammelot disperante, ripetevi: «Sono contenta perché siete tutti qui, compreso mio fratello, e ci vogliamo bene». Ma ci sarà tempo per ripensare tutto insieme, dire le tue lodi e farne memoria. L’ultima parola è quella della nostra preghiera comune, ovviamente a modo nostro. Inutile girare intorno al problema. Lo strappo è tragicamente violento. Appare perfino contro natura che la figlia vada via prima del padre. Anche se conosco l’obiezione: Maria sul Calvario stava ai piedi della croce. E quasi una geniale ossessione del cristianesimo fare a pezzi tutti gli schemi.
Quand’ero ragazzo era abituale nella comunità cristiana il riferimento alla comunione dei santi. Un sentire che teneva insieme il faticoso cammino dei pellegrini con quello dei trapassati. Con gli amici andati via continuavi a ragionare, a porre interrogativi, qualche volta a litigare. Un vissuto ben più solido del legame tra le generazioni. Proverò a recuperare.
E adesso arrivederci Sara. Te lo dicono anzitutto Francesco, la mamma, Davide e papà. Arrivederci.

Ricordo di Sara Bianchi

sara bianchiE’ morta Sara Bianchi, la figliuola amata, gioia ed orgoglio del nostro Presidente Nazionale, Giovanni Bianchi. I milanesi e i lombardi non possono non ricordarsi il suo volto, quello del telegiornale Telenova, che per lungo tempo condusse prima di passare alla tv del Sole 24 Ore. Il sito del quotidiano economico titola il ricordo di Lei :”Ciao Sara, bella e brava con la giacca rossa”: un bel volto sereno e serio che conduceva il suo telegiornale con naturalezza e chiarezza: Ossia le principali doti professionali che possa avere un giornalista televisivo. Aveva cominciato il suo lavoro con Telenova, la tv dei Paolini di Famiglia Cristiana, per poi passare alla tv del “SOLE 24 ORE” . Il chiaro volto di Sara Bianchi, bella e brava, non si affaccerà più nelle nostre case: un male feroce l’ha strappata ai suoi, in soli 42 giorni, all’età di 45 anni. Caro Presidente, questa sera e domani, all’ora del suo saluto, i partigiani cristiani pregheranno con te per la vita nuova e bella della tua bambina, Sara.

Manifesto del IV Novembre

 

CONFEDERAZIONE ITALIANA FRA LE ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E PARTIGIANE

I V   N O V E M B R E

GIORNATA DELLE FORZE ARMATE

FESTA DELL’UNITÁ NAZIONALE

I Combattenti, Decorati al Valor Militare, Congiunti dei Caduti, Mutilati ed Invalidi di Guerra, Protagonisti della Guerra di Liberazione e della Resistenza, Reduci dalla Deportazione, dall’Internamento e dalla Prigionia,

in memoria della grande guerra e della sua conclusione

RICORDANO

quanti, fedeli alla Bandiera, sacrificarono la loro esistenza o subirono immani sofferenze per  una Italia libera e indipendente;

RIVIVONO

nell’anno in cui iniziano le Celebrazioni del 70° anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione, il sentimento corale ed esemplare di orgoglio del popolo italiano che ha portato, con la lotta al nazifascismo, alla riconquista della libertà e della democrazia nel nostro Paese;

MANIFESTANO

riconoscenza alle Forze Armate, presidio delle Istituzioni repubblicane, e ai militari che anche all’estero, rischiano la vita  al servizio della  comunità internazionale, per la pace e la convivenza tra le Nazioni;

PERSEVERANO

nel trasmettere alle nuove generazioni la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della Patria.

     La Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane

Roma, 4 novembre 2013

Viaggio nella Memoria 2013 – Iniziativa di Roma Capitale ANCFARGL

Per ricordare i nostri caduti su ogni fronte, militare e
civile, la Sezione di Roma Capitale ANCFARGL, con la ripresa
delle attivita’ istituzionali, organizza e invita tutti i
cittadini a partecipare al “5° Viaggio nella Memoria 2013”

Si allega locandina e programma: viaggio-memoria-2013_RM

—-
Roma. Viaggio nella Memoria 2013
Domenica 13 Ottobre 2013, ore 9
Fosse Ardeatine
via Ardeatina 174 – Roma

La giornata dal titolo “Roma. Viaggio nella Memoria 2013”
è organizzata da: ANCFARGL sezione Roma Capitale in
collaborazione con Dipartimento di Studi Umanistici
dell’Università Roma Tre e Regione Lazio, Provincia di
Roma, Roma Capitale, Biblioteca di interesse locale “Lorenzo
Lodi”, EDEInformatica, Highway Six, Assoarma.

L’Italia entrava in guerra contro la Germania il 13
ottobre 1943. La dichiarazione ufficiale serviva non solo
per inviare al fronte gli uomini dell’esercito regolare
(al centro nord molti italiani combattevano già  contro i
tedeschi), ma soprattutto per attribuire lo status di
prigionieri di guerra ai 600.000 soldati italiani (IMI) che
erano stati catturati e deportati dai tedeschi nei territori
del Terzo Reich dall’ 8 settembre, dopo la proclamazione
del cosiddetto “armistizio corto” con il quale si
cessavano le ostilità  contro gli Alleati.
In questa situazione definita di “cobelligeranza” le
Forze Armate Italiane sono riorganizzate nel I
Raggruppamento Motorizzato, inquadrato nella V Armata
Americana, comandato dal gen. Dapino e poi dal gen. Utili
con il compito di conquistare Monte Lungo (dicembre 1943).
Il I raggr. Motorizzato sarà  poi sciolto per creare il
Corpo Italiano di Liberazione (CIL) e, quindi, nel settembre
1944 i Gruppi di combattimento per l’avanzata finale sulla
Linea Gotica a fianco della VIII Quinta Armata Us army
Britannica.

Il Viaggio nella Memoria che si terrà  a Roma  aperto a
tutti i cittadini e si articolerà  in due fasi:
A) un corteo di autoveicoli e mezzi militari d’epoca, sia
Alleati che Italiani, con a bordo figuranti in divisa
percorrerà  l’itinerario descritto nell’allegato 1
sostando nei punti prefissati
B) una cerimonia al Mausoleo delle Fosse Ardeatine ed un
omaggio ai Caduti di Porta San Paolo. L’Associazione High
Way Six Club, condividendo l’alta valenza storica e
culturale dell’iniziativa, metterà  a disposizione gli
autoveicoli militari d’epoca ed i propri soci in divisa
d’epoca. Saranno coinvolte Associazioni d’arma,
combattentistiche e patriottiche, Municipio VIII e la
comunità  ebraica.

Programma
Ore 8,00
Partenza del corteo di veicoli storici dalla sede High Way
Six Club (Colonna, S.S. 6 Casilina)

Ore 9,00
Raduno dei partecipanti e automezzi storici al Mausoleo
delle Fosse Ardeatine.
Ore 9,00 – 10,15
Deposizione di una corona a nome ANCFARGL Sezione Roma
Capitale – HW6 (High Way Six Club). Picchetto militare.
Benedizione cattolica e del rabbino della comunitÃ
ebraica. Visita guidata alle Fosse Ardeatine.
Ore 10,30
Partenza per Porta San Paolo. Gli automezzi storici del club
HW6 ospiteranno a bordo un numero definito e programmato di
partecipanti. Gli altri partecipanti civili proseguono con
mezzi propri. Scorta dei VV.UU. del GIT.
Ore 11,00
Arrivo a Porta San Paolo e parcheggio degli automezzi
storici lato Mura Aureliane. La strada sarà  chiusa al
traffico. Omaggio e deposizione di fiori alle targhe dei
Caduti Civili e Militari nella Battaglia per la difesa di
Roma. Sosta sino alle ore 12 circa.
Ore 12,00
Partenza per la Tenuta Vaselli a Castel di Decima (Via
Pontina vecchia)
Ore 13,00
Arrivo alla tenuta e termine della parte pubblica della
manifestazione. Di qui i vari automezzi faranno ritorno
individualmente alle proprie sedi nel pomeriggio.

Marco Lodi
Vice Presidente Nazionale ANCFARGL Aeronautica
Presidente Sezione ANCFARGL ROMA Capitale
Med. D’Oro V.M. Vice Brig. CC “SALVO D’ACQUISTO” Med.
d’Oro V.M. Cap. “GASTONE GIACOMINI” Fronte fiume Senio
Gruppo di combattimento FRIULI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI FORZE ARMATE REGOLARI
GUERRA DI LIBERAZIONE
Riconoscimento Giuridico: Decreto Presidente della
Repubblica 23 giugno 1964, n.648
00184 ROMA – Via Sforza, 4 – Tel. +39 06 4881519 Cell. 329
7674048 Fax +39 06 23317695
Consigliere “Associazione Reduci della Friuli” (Riolo Terme
-RA)

Portale Sezione di Roma Capitale ANCFARGL –
www.combattentiliberazione.it
Biblioteca – www.librarything.com/catalog/bibliolorenzolodi
Portale YouTube – www.youtube.com/user/ancfarglroma/videos

ANPC – Resistenza e Costituzione – 24 settembre 2013 – Casa Berva – Cassano d’Adda.

Serata organizzata con il Presidente nazionale dell’ANPC, Giovanni Bianchi  e con il patrocinio delle ACLI e del Comune di Cassano d’Adda.

 

Giovanni Bianchi

 

Destino organizzativo – Costituzione di gruppi di Resistenza e Costituzione

Innesto che tenesse insieme una memoria viva (da tenere sempre presente) e una associazione come le ACLI (che mettessero insieme le proprie energie) – questo il senso del nome dei gruppi.

Dossetti è un rimosso dalla Chiesa e dalla politica italiana (Rosmini altro rimosso).

Non si può leggere la Costituzione senza conoscere cosa è stata la resistenza.

Dentro la costituente ci furono contrapposizioni violente ma trovarono un accordo.

Qual è la tua stella polare: è un problema di cercare un accordo per il bene del Paese.

L’articolo 70 della Costituzione Italiana, scritto nel 1948 è stato completamente stravolto nel 2004 con un testo dissennato, senza alcuna logica.

La resistenza non è stata solo sulle montagne ma ha smosso le coscienze di tanti cittadini.

Rif. Libro “Partigiano Jonny”.

La mancanza di senso storico è il male della politica (mancanza di radici).

Il futuro non piomba dal vuoto.

Le discontinuità accadono.

C’è bisogno di politica.

La Costituzione è l’unica cosa che tiene insieme gli italiani (anche se è personalistica).

C’è un legame possibile tra le generazioni ma anche la possibilità di lavorare insieme per creare un futuro.

Ce n’è bisogno? Si, soprattutto quando succedono casi di xenofobia e di raggruppamenti di forza nuova.

Occorre fare un percorso per guardare indietro e andare avanti.

Senza la propria storia non si va avanti.

Citazione di David Maria Turoldo (libretto con conversazione del 31.5.1985 all’Istituto Castelli di Brescia).

Altro riferimento “La Preghiera del ribelle”.

L’articolo 11 nasce proprio dalla resistenza – dalla densità della resistenza.

Riandare alle radici per andare verso il futuro.

Rischiamo di avere una gioventù senza storia – occorre far leggere loro le lettere dei condannati a morte – sono scritti da tramandare di generazione in generazione.

Questi gruppi servono proprio per evitare che le giovani generazioni non abbiano la storia, base su cui lavorare per andare avanti.

Queste cose sono ben presenti nella Costituente e nella Costituzione.

La contrapposizione, anche accesa, serve per trovare una strada comune.

L’Europa è senza alternativa (di Viool).

Patriottismo costituzionale.

La Costituzione riconosce i diritti, non li crea.

La Costituzione ringiovanisce vivendola (di ONIDA).

Il grande ordinatore della società è il lavoro.

Si rischia di avere una generazione astorica.

 

Risposte di Giovanni Bianchi agli interventi

 

Come coniugare ANPC e ACLI? Proponendo iniziative comuni, ad esempio sul lavoro.

Occorre tenere presente che senza elementi di comunità, la società non sta insieme.

Se non hai un’idea di città non puoi educare.

C’è nella società un fascismo strisciante che dobbiamo bloccare.

Consiglia di leggere  I discorsi sull’Europa di De Gasperi e Spinelli, che vedevano entrambi l’Europa come un primo passaggio verso un governo mondiale.

Occorre chiedersi chi è disposto a morire per questa globalizzazione?

Auspica di tornare a discutere sui problemi quotidiani.ACLI .

Milano1Milano2

7 Ottobre 1943 – I MILITARI ITALIANI NELLA CRISI DEL 1943-45. Prigionieri, internati, partigiani, combattenti

Lunedì 7 ottobre ore 16,30
Museo storico della Liberazione, Via Tasso 145, Roma

70° ANNIVERSARIODELL’INTERNAMENTO NEI LAGER DEI MILITARI ITALIANI

70° ANNIVERSARIODELLA DEPORTAZIONE IN GERMANIA DEI 2500 CARABINIERI DA ROMA (7 ottobre)

100° ANNIVERSARIODELLA NASCITA DI VITTORIO EMANUELE GIUNTELLA

Incontro di studio in onore di Vittorio Emanuele Giuntella

I MILITARI ITALIANINELLA CRISI DEL 1943-45. Prigionieri, internati, partigiani, combattenti.

Coordina Antonio Parisella, intervengono Annamaria Casavola, Isabella Insolvibile,Luciano Zani, Antonino Zarcone.

Attività valida come aggiornamento per insegnanti, per la quale verrà rilasciato l’attestato.

POSTI LIMITATI: SI SUGGERISCE DI PRENOTARSI Ainfo@museoliberazione.it

a cura di

MUSEO A.N.E.I. FNISM

Museostorico della Associazione nazionale Federazione nazionale

Liberazione– Roma ex-internati militari insegnanti scuola media

1 Ottobre 1933 – PER GLI 80 ANNI DEL “GIULIO CESARE” di Gian Luigi Rondi

Al Giulio Cesare sono arrivato nel ’36, per frequentare la V Ginnasio. Prima ero a Genova e gli altri quattro anni di ginnasio li avevo seguiti all’Andrea Doria e al Cristoforo Colombo. La scelta che aveva fatto mio padre al momento di iscrivermi era stata soprattutto motivata dall’ubicazione della scuola. Noi abitavamo a via Malta, una parallela tranquilla di Corso Trieste e il Giulio Cesare era proprio in corso Trieste, davanti alle nostre finestre. Prima non era lí, l’avevano inaugurato nel ’34 in una palazzina umbertina di piazza Indipendenza, poi, era stato trasferito in un complesso modernissimo tutto nuovo (lo stesso che lo accoglie adesso) ma in quell’ottobre in cui venni iscritto non era stato ancora inaugurato. Perché? Perché in occasione del 28 ottobre, data nefasta, venisse a inaugurarlo Mussolini come una cosiddetta “opera di regime”. E toccò a me, dalla finestra della mia stanza, di vederlo arrivare su un’auto scoperta, in testa quel buffo fez con doppi galloni rossi, la sua divisa esibizionistica da “caporale della milizia”. Tre giorni dopo quell’incontro, mai più intenzionalmente rinnovato negli anni che seguirono, si celebrò al Giulio Cesare il primo giorno di scuola. Tutto bianco, tutto nuovo, al centro, sulla cancellata la scritta in metallo che diceva “Regio Liceo Ginnasio Giulio Cesare”, e appena entravi, in mezzo a un bel giardino con alberi d’alloro a semicerchio, una copia della statua di Giulio Cesare,  esposta in quella che forse ancora non si chiamava via dell’Impero, con una lunga scritta in latino sulla base (la gioia, anni dopo, quando riuscivamo agevolmente a tradurla). Allora, non so oggi, i cinque anni di ginnasio erano affidati a un unico insegnante esperto in tutte le materie. Ebbi subito la fortuna di constatare che l’insegnante a me destinata era una signora molto colta, la professoressa Cesarini (di nome, forse, Luisa,) che pur sapendo che lei ed io ci saremmo visti solo per un anno (il liceo era alle porte) mi dedicò persino attenzioni maggiori di quelle che già dedicava agli altri miei compagni che, loro, la seguivano già da quattro anni. “Scrivi bene – mi disse – mi fa piacere vederti rispettare l’italiano”. Non così l’insegnante d’inglese che, soprattutto per la pronuncia, mi rimandò a ottobre (ricordo ancora che per farmi correttamente pronunciare “the” si metteva la lingua tra i denti…).

Finito il ginnasio, la scoperta più bella, gli insegnanti che in liceo via via ci si avvicendavano in classe. Ho dovuto loro moltissimo, e non solo nell’ambito degli studi ma – e non è una affermazione retorica, – nell’ambito della vita. Una vita che, in quegli anni Trenta e Quaranta, ometteva ogni riferimento alla politica. Debbo a loro invece di aver trovato motivazioni profonde a quell’antifascismo che mio padre, ufficiale dei Carabinieri, a me e a mio fratello Brunello, aveva insegnato tra le mura domestiche. Più di tutti, prima di tutti, l’insegnante di greco e di latino, il prof. Marani, che riusciva quasi quotidianamente a rivedere le bucce di quella “cronache fasciste”, esibite alla radio da Forges Davanzati. I sarcasmi di Marani per i modi in cui quelle cronache interpretavano “la notte dei cristalli”, una delle prime macchie del nazismo ed anche, ma con dolore e tristezza,  per l’Anschluss con cui Hitler si era annessa l’Austria. E così, anche sul piano teorico, l’insegnante di storia e filosofia, il prof. Magnanelli che ci parlava della Grecia, del suo concetto di libertà, della sua democrazia (termine che allora nelle conversazioni si pronunciava sottovoce) riuscendo a suggerirci confronti con quegli anni grigi definiti persino al ministero dell’Educazione Nazionale, “l’era fascista”.

Anni in cui non solo la democrazia ma l’umanità; la logica e il buon senso venivano feriti. Come nel ’38 quando promulgarono le cosiddette “leggi razziali”. In classe c’era un nostro compagno, Benedetto Dell’Ariccia, fra i più intelligenti e studiosi, primo in tutte le materie e sempre pronto ad aiutare gli altri con suggerimenti e consigli. Un giorno non si presentò, e così per molti altri giorni. Ne chiesi notizie all’insegnante di religione che era fra l’altro un cappellano militare, Luigi Apolloni. “Si è ritirato”, mi rispose, ma il suo tono di voce sottintendeva molte cose. Era ebreo e veniva così messo al bando. Ho ripensato a lui, anche con commozione perché ormai informato di tutto, vedendo nel bellissimo film di Ettore Scola, “Concorrenza sleale”, una sequenza particolarmente commovente dedicata a un ragazzino ebreo che non potendo più andare a scuola, alla stessa ora andava a sedersi di fronte al suo tavolino, con penna e libri presto intento a scrivere. Ripreso di spalle, in una stanza quasi buia. Curvo sotto il peso di non aver nessuna colpa…

Ripensando a Dell’Ariccia, di cui non ho mai più saputo nulla, ricordo oggi con gratitudine quell’antifascismo a noi insegnato dalla cattedra a rischio e pericolo di chi se ne faceva portatore. Un rischio, però, e un pericolo che al Giulio Cesare non colpì nessuno di quei coraggiosi insegnanti. Il motivo forse era nelle oneste capacità del nostro preside, Guido Rispoli, che pur essendo “consigliere nazionale” di quella Camera dei fasci e delle corporazioni con cui, abolendo la democrazia, a Palazzo Venezia avevano pensato di sostituire il Parlamento, aveva una mentalità molto aperta e comprensiva. Con un’unica eccezione: nel settembre del ’39, soffiavano venti di guerra. Pio XII aveva già dichiarato il suo celebre “tutto è perduto con la guerra”, e adesso, con l’occasione della Supplica alla Madonna di Pompei, tenuta come sempre ogni 7 ottobre a mezzogiorno, aveva invitato tutti a parteciparvi pregando per la pace. Ritenni come cattolico di parteciparvi anch’io, ma essendo orario di scuola, mi si disse che solo il preside poteva darmi il permesso di assentarmi. Fui deluso: “Se il duce ( lo scandiva con la maiuscola…)è per la guerra, sa qual’è il bene dell’Italia e gli Italiani debbono seguirlo”.

Poi la guerra arrivò e noi eravamo già in terza liceo, prossimi alla maturità. Che però non sostenemmo perché dal ministero arrivò la notizia che quei temutissimi esami li avremmo sostenuti nelle nostre classi, con i nostri insegnanti. “Certo un aiuto non da poco, – ci disse il caro prof. Marani, salutandoci, tutti promossi – ma anche perché vi si considera già carne da cannone”.

30 Settembre 1943 – RESISTENZA E O.S.C.A.R. A MILANO

O.S.C.A.R., acronimo di Opera Scautistica Cattolica Aiuto Ricercati, era una rete di soccorso che aiutava indistintamente i ricercati dalla polizia fascista e tedesca, fornendo l’aiuto necessario per oltrepassare la frontiera italiana verso la Svizzera e  la salvezza.

La sua nascita, del tutto casuale e informale, ci riporta al mese di settembre del ’43 nelle aule del Collegio san Carlo di Milano. Don Andrea Ghetti e don Aurelio Giussani, insegnanti in quel liceo classico ricevettero la visita di un amico, don Enrico Bigatti, coadiutore della parrocchia di Crescenzago, all’epoca comune alle porte di Milano. L’amico era preoccupato per la sorte di una giovane che aveva nascosto in casa sua un militare inglese fuggito e temeva una perquisizione che avrebbe portato alla rovina la sua famiglia. Che cosa fare in una situazione così delicata e difficile? I tre sacerdoti decisero di rivolgersi a don  Natale Motta, residente a Varese, vicino al confine con la Svizzera. Venne organizzato il passaggio oltre confine, che, nonostante timori e pericoli,  riuscì perfettamente. Tutto sembrava concluso in quel singolo evento. Ma non fu così.

Nelle settimane successive, con il “passa parola”, si fecero sempre più numerose le richieste di aiuto da parte di militari italiani sbandati  e alleati, di renitenti alla leva della R.S.I.; fu necessario predisporre anche un gruppo di persone addette alla compilazione  di documenti falsi, si intensificò il preallarme per i ricercati antifascisti, e si organizzò l’espatrio per intere famiglie di ebrei.

I quattro sacerdoti da soli non potevano provvedere alle richieste sempre più pressanti di aiuto, coinvolsero quindi i giovani della FUCI, dell’Azione Cattolica e delle Aquile Randagie.

La Fuci e l’Azione Cattolica erano le due sole  associazioni cattoliche funzionanti dopo la presa di potere del fascismo e comunque mal tollerate dal regime; negli  anni Trenta ci furono diversi attacchi  e uccisioni di militanti di A.C. da parte delle squadre fasciste, soprattutto nel centro Italia.

E le Aquile Randagie, chi erano, che cosa facevano?

Bisogna ritornare ancora più indietro nel tempo.

La legge n. 5 art. 3 del 9 gennaio 1927 costituì l’Opera Nazionale Balilla (ONB), decretò lo sciogli­mento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti ed obbligò ad apporre, ai restanti, le iniziali ONB sulle proprie insegne.

Il 24 gennaio il Pontefice Pio XI con suo chirografo sciolse egli stesso i Reparti ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), citando il Re Davide (2 RE 24,14): “Se dobbiamo morire sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per mano degli uomini”. Il 9 aprile 1928 il Consiglio dei Ministri modificò la legge ONB che con decreto n. 696, firmato dal capo del Governo Mussolini e dal Re, dichiarò soppresso lo Scautismo.

Nell’ultima udienza dell’ASCI in Arcivescovado a Milano, alla presenza dell’ Arcivescovo Card. Tosi, vennero simbolicamente deposte sull’altare e consegnate le insegne dei Reparti milanesi.

Ma soppresso lo Scoutismo, alcuni Capi decisi a restare fedeli  alla “Promessa” e alla “Legge” fondarono il gruppo  delle Aquile Randagie che iniziò ad agire in clandestinità: Giulio Cesare Uccellini, Capo del MI II, che prenderà il nome di Kelly durante la resistenza, e Andrea Ghetti scout del MI XI,  che diventerà il mitico (per i milanesi) mons. Andrea Ghetti detto Baden.

Il movimento Scautistico clandestino nella sua  visione aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di libertà, di autonomia, di fraternità insita nel metodo pedagogico del suo fondatore sir Baden Powell e  preparare i quadri per il momento della ricostruzione; avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola prospettiva della vita, della storia, della politica;  che significava decidere da che parte stare e scegliere con la propria mente e con la propria coscienza.

E in effetti,  quando quasi tutti si piegavano, furono dei ragazzi a dire “no” al fascismo, nonostante le denunce con interrogatori nelle sedi fasciste e in Questura. Ebbe così origine il  primo gruppo cattolico antifascista  composto mediamente da 20-25 iscritti; fare scautismo in divisa voleva dire amare totalmente il metodo, avere convinzioni salde e coerenti, coraggio per affrontare le conseguenze giuridiche come l’arresto dei genitori, la perdita dei vari benefici del Fascio; per gli adulti significava come minimo la perdita del posto di lavoro e per i giovani l’esclusione dalla scuola e comunque per tutti il sopruso e la violenza  delle squadre fasciste. Le  Aquile Randagie, senza sede, lasciavano le informazioni per le uscite della domenica nelle fessure fra le pietre di  alcuni monumenti storici intorno a Piazza del Duomo.

In uno di quei luoghi, in Piazza dei Mercanti, nel 1953  l’amministrazione comunale pose 19 lapidi in bronzo, sistemate sulle colonne del porticato, con i  circa 3.000 nomi dei caduti milanesi  che hanno fatto meritare alla città di Milano  la medaglia d’oro della la Resistenza.

I ragazzi delle Aquile Randagie, ormai diventati uomini, professionisti, sacerdoti come don Ghetti, fra i primi  si unirono all’opera dell’O.S.C.A.R. (che cambierà acronimo dopo poco in “Organizzazione Soccorsi Cattolici Antifascisti Ricercati”) . Oltre alla falsificazione di documenti  era indispensabile, in attesa del momento favorevole per attraversare il confine,  trovare alloggio presso i conventi e le foresterie delle parrocchie. Intanto, a causa dei frequenti bombardamenti su Milano,  gli insegnanti e gli allievi del Collegio san Carlo  si erano trasferiti a Varese in un palazzo vicino alla caserma della Legione Muti;  proprio in quel palazzo arrivavano i fuggitivi  che don Motta nascondeva, e  che qualche volta dormivano, separati solo da pochi metri dai loro nemici.

Il nome di Oscar all’orecchio di chiunque era un nome proprio di persona, perciò la comunicazione sia telefonica, che amicale che si instaurava per far espatriare i perseguitati  non dava adito a sospetti da parte delle autorità della RSI.  “Ciao Oscar, Oscar come stai?;  allora c’è da fare quella solita passeggiata…;  si deve fare quel deposito…;  devi portare quel pacchetto…; allora ci troviamo al solito posto?”. Tutto questo poteva sembrare una conversazione tra amici.

Inoltre le Aquile Randagie collaborano anche alla diffusione clandestina de ‘Il Ribelle’ , il foglio clandestino più diffuso in Alta Italia,  scritto e stampato da un coraggioso gruppo di cattolici.

Nella primavera del ’44  le richieste di aiuto diventavano sempre più numerose tanto che fu necessario ampliare il territorio di transito cercando altri passaggi di frontiera fra quelli poco presenziati dalle guardie di confine.

L’attività dell’O.S.C.A.R., la diffusione de “Il Ribelle”, le altre opere di assistenza come la “Carità dell’Arcivescovo” infastidivano il potere delle S.S. e dei fascisti che iniziarono la caccia all’uomo. Cominciano i primi arresti, le torture e,  purtroppo, le esecuzioni. Tenuto conto del modesto numero dei componenti dell’O.S.C.A.R. il tributo è stato alto; fucilazione di Carlo Bianchi a Fossoli, uccisione di Peppino Candiani di 19 anni al confine italo-svizzero durante un espatrio, morte di Teresio Olivelli nel campo di concentramento di Hersbruck, morte di Rolando Petrini a Gusen, morte di Franco Rovida a Mauthausen, fucilazione di Nino Verri, arresto e incarcerazione a san Vittore di don Enrico Bigatti e di don Giovanni Barbareschi,  ordine di cattura per don Ghetti-Baden con l’ordine di sparare a vista che, per errore, veniva ricercato col nome di Don Betti, ordine di cattura per Don Aurelio Giussani. L’O.S.C.A.R.  dal settembre del ’43 agli ultimi mesi del ’44 attuò  2.166 espatri clandestini, 500 preallarmi, 3.000 documenti falsi, con una spesa di circa 10 milioni di lire di quel tempo. Se da un lato l’iniziativa dell’O.S.C.A.R. non costituiva in fondo che il collaudo dello spirito scout, che è comunque lo spirito del cristianesimo, anche storicamente si inseriva a pieno titolo  nelle forze della resistenza, un allinearsi di forze cattoliche, modeste sì, ma valide e costruttive,  accanto a quanti aderivano al movimento armato di liberazione.

Nonostante la poca notorietà di questi eventi e di queste persone, ho avuto un riscontro che mi ha confortato e mi ha anche lasciata molto perplessa. Lo scorso 8 settembre proprio in piazza dei Mercanti a Milano, l’Anpi commemorava il settantesimo anniversario dell’inizio della resistenza attiva e il discorso introduttivo della cerimonia tenuto dal presidente provinciale Roberto Cenati iniziava così: “Sotto queste pietre i ragazzi delle Aquile Randagie mettevano i loro biglietti…”

Carla Bianchi Iacono

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