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Teresio Olivelli, il samaritano dell’ora più difficile

Teresio Olivelli, il samaritano dell’ora più difficile – La Stampa – di Giorgio Bernardelli

Proprio nei primissimi giorni dell’Anno santo della Misericordia, lo scorso 14 dicembre, papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto sull’eroicità delle virtù di Teresio Olivelli (1916 – 1945), laico lombardo morto nel campo di concentramento di Hersbruck poche settimane prima della fine della guerra. Proprio in occasione di quell’atto – in forza del quale Olivelli è oggi venerabile – molti hanno citato il suo testo più noto, la preghiera del «ribelle per amore», divenuta in quel tempo difficile un vero e proprio manifesto dei cattolici che avevano aderito alla «Resistenza». Ma chi era davvero questo giovane della diocesi di Vigevano? E attraverso quale percorso lui – inizialmente fascista – era arrivato a scrivere quel testo?

Una risposta ricca e costantemente in dialogo con il contesto storico di quegli anni la si può leggere nella biografia «Il difensore dei deboli», scritta da Renzo Agasso e Domenico Agasso jr per le Edizioni San Paolo proprio in occasione del riconoscimento delle virtù eroiche di Olivelli. Si tratta di un libro con un grande pregio: aiuta ad andare oltre una lettura un po’ stereotipata, che descriverebbe l’itinerario di Olivelli come una «conversione». Il ritratto che ne emerge è piuttosto quello di un giovane cresciuto nell’Azione cattolica del difficilissimo passaggio tra gli anni Venti e gli anni Trenta. Un cristiano a tutto tondo, dalla vita spirituale intensa (testimoniata nel libro da tante pagine delle lettere scritte allo zio don Rocco Invernizzi, arciprete di Tremezzo, suo punto di riferimento costante). Un uomo dai grandi ideali che – nel contesto di quegli anni segnati dalla dicotomia con il comunismo – pure quando aderì al fascismo lo fece col desiderio (a posteriori ingenuo) di «convertirlo dall’interno».

Ma a emergere con forza dall’inizio alla fine di questa biografia è soprattutto il racconto di Teresio Olivelli come uomo della misericordia anche nel tempo delle asprezze più dure. Già al prestigioso Collegio Ghisleri di Pavia – dove è interno negli anni in cui studia giurisprudenza – si distingue per la difesa di uno studente ebreo, vittima di un episodio di bullismo. E allo scoppio della guerra (che non approva) parte volontario per il fronte russo non in cerca di gloria, ma per stare a fianco all’umanità ferita che sa bene ogni conflitto lascia dietro di sé.

Proprio la ritirata di Russia – dove è eroico nel suo sforzo di non abbandonare nessuno – diventa la prova di maturità vera per Olivelli. E anche la premessa alla scelta che compirà dopo l’8 settembre 1943: non aderire alla Repubblica sociale, affrontando da militare la deportazione. La misericordia di Teresio, però, non è passività: già nel tragitto verso la Germania prova più volte a fuggire e alla fine ci riesce. Rientrato a piedi in Italia si unisce ai gruppi cattolici della Resistenza: per loro fa la spola tra Brescia, Milano e Pavia. «Si schiera per motivi morali e spirituali, non politici – scrivono Renzo e Domenico Agasso jr – Si resiste al nemico, ma anche all’odio e alla vendetta, perché tutti figli dello stesso Padre».

Di quelle settimane frenetiche padre Agostino Gemelli – uno dei suoi grandi estimatori – ricorderà che «le poche ore libere le passava in chiesa, assorto in meditazione». Quando gli proposero un sabotaggio per la cattura di un gerarca fascista la sua prima reazione fu quella di «escludere ogni danno alle persone, nemici compresi». Ma non per questo era uomo che si tirava indietro: ormai ricercato per la sua opera di propaganda fra i giovani cattolici, rifiutò più volte di rifugiarsi in Svizzera.

C’è tutto questo, dunque, dentro a quel suo testo intitolato «Signore facci liberi», scritto di notte nell’inverno del 1944 limando ogni singola parola e fatto circolare attraverso Il ribelle, il foglio clandestino della Resistenza cattolica che proprio Olivelli aveva contribuito a far nascere. «Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore», erano le ultime parole di quell’invocazione. Pochi giorni dopo, il 27 aprile 1944, a Milano sarebbe arrivato l’arresto che ormai lui stesso si aspettava. Fu l’inizio della Via crucis dei campi di concentramento: prima Fossoli, poi Gries, Flossenburg e infine il terribile Hersbruck. Uomo della misericordia anche lì: lui che conosce il tedesco smorza gli insulti nel tradurre le parole dei nazisti per alleviare il dolore, condivide il poco cibo, spende parole di conforto, si offre per i lavori pesanti al posto degli altri. Per difendere i più deboli va anche incontro ai pestaggi; e proprio uno di questi gli sarà fatale. Ormai moribondo compirà un’ultima opera di misericordia: nei primi giorni del 1945, quando lo ricoverano in infermeria, si preoccupa di donare gli unici vestiti rimasti a un compagno di prigionia. Morirà nella notte tra il 16 e il 17 gennaio; pregando ancora – raccontano i testimoni – «per i compagni di lotta e per i nemici».

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«Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916-1945)», di Renzo e Domenico jr Agasso, edizioni San Paolo, 2016, pagg. 176, 13 euro

(Pubblicato su: http://www.lastampa.it/2016/07/12/vaticaninsider/ita/recensioni/teresio-olivelli-il-samaritano-dellora-pi-difficile-XgKWXpF2G9pJYbLROmWFxK/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook)

Josef Mayr-Nusser, martire della follia nazista

Sposo padre, morto in prigionia alla vigilia della fucilazione per alto tradimento, diventa beato

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Josef Mayr-Nusser, martire della follia nazista – La Stampa

Maria Teresa Pontara Pederiva
TRENTO

«Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a te e ai superiori designati da te obbedienza sino alla morte. Che Dio mi assista». Il giuramento delle reclute era un evento scontato per quanti, provenienti da tutta la Germania nazista e dai territori occupati, sarebbero andati a ingrossare le già robuste fila delle SS. E avrebbe dovuto essere così anche il 4 ottobre 1944 in un cortile della cittadina di Konitz, nella Prussia orientale, quando il maresciallo aveva finito di spiegare nei minimi particolari la cerimonia prevista per il giorno successivo. Ma ecco l’imprevisto: in mezzo al gruppo la mano alzata di una recluta chiese il permesso di parlare. «Signor maresciallo, non posso giurare a questo Führer» pronunciò con voce ferma Josef Mayr, 34 anni, per tutti Pepi, originario del maso Nusser, nei pressi di Bolzano. Il motivo di una simile affermazione? «Per motivi religiosi», spiegò al comandante della sua compagnia mettendo per iscritto qualche ora dopo la sua dichiarazione. «Se nessuno ha il coraggio di dire loro che è contrario alle idee nazionalsocialiste», commentò davanti ai suoi commilitoni Josef, «non cambierà mai nulla». Mayr-Nusser era stato prelevato insieme a molti altri suditirolesi solo un mese prima e costretto a partire in un vagone con la laconica scritta «Bolzano-Konitz»: il suo rifiuto gli aprì le porte del carcere, prima a Konitz, poi a Danzica. Morì di broncopolmonite il 24 febbraio 1945 nei pressi di Erlagen sul treno che l’avrebbe portato nel campo di Dachau dov’era prevista la sua fucilazione per alto tradimento. Il prossimo 18 marzo, vigilia della Festa di san Giuseppe, il servo di Dio Josef Mayr-Nusser verrà beatificato nel duomo di Bolzano dall’arcivescovo Ivo Muser per volontà di papa Francesco resa nota dalla Congregazione per le cause dei santi venerdì scorso. Una figura e una vicenda, quella del contadino sudtirolese, che richiama da vicino la decisione controcorrente di un altro figlio di una terra occupata dai nazisti coi quali si era rifiutato di collaborare, Franz Jägerstätter di St. Radegund in Austria proclamato beato nel 2007, incarcerato e giustiziato dai nazisti il 9 agosto 1943 a Berlino.  In entrambi i casi decisioni maturate in ambito familiare con il contributo determinante delle due spose, rispettivamente Franziska (rimasta sola con tre figlie piccole dopo sette anni di matrimonio) per Franz e Hildegard, moglie di Josef da neppure due anni e con il piccolo Albert di pochi mesi. Un fermo diniego a diventare complice di una guerra efferata in nome, e in ascolto, della propria coscienza di cristiani testimoni del Vangelo. «Nella lettera del 27 settembre 1944 alla moglie Hildegard (una settimana prima del suo rifiuto a prestare giuramento) appare un cristiano che lotta per la sua decisione sostenuta dalla fede e che diventa una professione di fede personale nei confronti di un sistema anticristiano e misantropo», scrive il vescovo Muser nell’annuncio alla diocesi che apre con questo dono di grazia il cammino post-sinodale. «Il doverti gettare nel dolore terreno con la mia professione di fede nel momento decisivo, mi tormenta il cuore, o fedele compagna. Questo dovere di testimoniare ha certamente un valore, è una cosa inevitabile; sono due mondi che si scontrano l’un contro l’altro. In modo troppo chiaro i superiori si sono dimostrati negatori e odiatori di ciò che per noi cattolici è santo ed intoccabile. Prega per me, Hildegard, perché nell’ora della prova possa agire senza paura e senza esitazione, così come è mio dovere davanti a Dio e alla mia coscienza». Una decisione non improvvisata quella di Josef: piuttosto frutto maturato all’interno di un cammino ecclesiale fatto di ascolto della Parola e tanto servizio. Nato nel 1910, quarto di sei figli, avrebbe desiderato studiare scienze naturali, ma l’economia familiare – il padre era morto nella Grande Guerra – lo dirottò alla scuola commerciale per lavorare come cassiere in due note ditte bolzanine, mentre il fratello maggiore Jakob prendeva la via del sacerdozio. Divoratore di libri fin dall’infanzia, tra i suoi eroi giovanili annoverava san Tommaso Moro, nel 1933 aderì ad un gruppo giovanile cattolico guidato da don Friedrich Pfister e contemporaneamente alla conferenza di San Vincenzo, di cui più tardi diventerà presidente. Per il suo impegno venne eletto anche presidente della sezione maschile dei giovani di Azione Cattolica in quella che allora era la parte tedesca dell’arcidiocesi di Trento (le due diocesi si separeranno prendendo i confini delle due province civili solo nel 1964 secondo il dettato conciliare). Il pensiero di Romano Guardini orientava gli incontri, mentre ben presto ebbero l’autorizzazione a celebrare la messa (le letture del giorno) nella loro lingua madre, il tedesco, nella chiesetta di san Giovanni. «Rendere testimonianza alla Luce, annunciare Cristo al mondo. Un’impresa coraggiosa… Dare testimonianza è oggi la nostra unica arma, la più potente, un’arma abbastanza strana. Non spada, non violenza, non denaro, non potere spirituale, nulla di tutto questo ci è necessario per costruire il regno di Cristo sulla terra», scriverà il 15 gennaio 1938 sulla rivista della gioventù cattolica, Jugendwacht.  Come sottolineano Irene Argentiero e don Josef Innerhofer nella «Vita» pubblicata sul sito della diocesi di Bolzano-Bressanone, non c’era il martirio nel suo futuro di giovane proiettato in avanti, bensì il desiderio di formare una famiglia insieme a una coetanea segretaria: il matrimonio tra Josef Mayr-Nusser e Hildegard Straub fu celebrato dal fratello Jakob il 26 maggio 1942 nella chiesetta di San Nicolò a Bolzano poi rasa al suolo dai bombardamenti (un anno dopo nasceva il piccolo Albert).

Il 27 settembre 1944 le aveva scritto così: «Nemmeno un momento ho dubitato di come debba comportarmi in tale situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. Mia diletta, questa consapevolezza, questo accordo tra noi in ciò che abbiamo di più sacro, è per me un indicibile conforto». La ricorrenza liturgica del nuovo beato sarà celebrata per la prima volta il 3 ottobre 2017.

(Pubblicato su: http://www.lastampa.it/2016/07/10/vaticaninsider/ita/nel-mondo/josef-mayrnusser-sposo-padre-e-prossimo-beato-oR566ChtwomNr7pkmJxTuK/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook)

Il cammino dei cerchiari: un libro di Antonio Cipolloni

Presentato il libro, in anteprima, alla stampa e fornito alle librerie di Rieti per la vendita i cui proventi saranno devoluti alla Pro-Loco di Marcetelli. Attendiamo il giudizio e la grande passione dei marcetellani e dei monteflaviesi. I nostri più vivi complimenti.

Il Generale Segre

Ề stato presentato giorno 28 maggio alla Casa della Memoria e della Storia il libro del Colonnello Antonino Zarcone, per molti anni Capo dell’Ufficio Storico dell’Esercito, sulla emblematica figura del Generale Roberto Segre, la cui vicenda personale ricalca quella più nota del Capitano Alfred Dreyfus, sospettato, incriminato e condannato per tradimento perché ebreo e non appartenente alla casta nobiliare dell’allora Stato maggiore francese.

Anche il Generale Segre era ebreo, ma nell’Esercito sabaudo e in quello post unitario non esistevano pregiudiziali religiose e la fede di appartenenza non veniva annotata sullo stato di servizio, tanto che uno studio sulla componente israelitica nelle Forze Armate del Regno, numerosa ed estremamente qualificata con oltre il 50% di essa ufficiali con una notevole aliquota di ufficiali di grado elevato,  è stato possibile solo sui documenti delle epurazioni a seguito delle leggi razziali del 1938.

Ma  tal punto si è chiesto il Colonnello Zarcone, l’antisemitismo in Italia nasce solo con le leggi razziali o covava sotterraneo nella cultura del tempo? Ripercorrendo la vicenda e la carriera militare del Generale Roberto Segre, la risposta è che in Italia ed in Europa esistevano forti pregiudizi discriminatori, non ufficializzati e legalizzati, ma tali da rendere difficile la vita personale e professionale delle persone di religione israelitica. Segre, come Dreyfus, venne incriminato sulla base di un dossier molto “creativo”, anche se poi fu completamente scagionato, anzi gli atti del processo sembrarono essersi “volatilizzati”, tanto che l’Autore del volume ha dovuto impegnarsi in certosine ricerche per recuperare la documentazione al riguardo.

Ha fatto seguito un interessante dibattito, sulle Relazioni di Anna Maria Casavola di Anei, Associazione Nazionale ex Internati, e di Enrico Modigliani di Progetto Memoria.

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani è stata rappresentata dal Consigliere Nazionale Giorgio Prinzi.

IL GENERALE ROBERTO SEGRE

A.Zarcone

Come una granata spezzata nel tempo

  • Codice: 013G213
  • ISBN:
  • Autore: A.Zarcone
  • Editore: Stato Maggiore Esercito
  • Note: illustrato con foto a colori e b/n
  • Formato: 21 X 30
  • Lingua: italiano
  • Rilegatura: Brossura

20,00 €

 

RECENSIONE DEL LIBRO AL SALONE DI TORINO

http://www.luigipruneti.it/1/salone_del_libro_il_generale_roberto_segre_stella_d_italia_e_di_davide_1625004.html

Il Presidente Mattarella nel centenario della prima guerra mondiale

Pubblichiamo il testo del discorso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato, nel centenario della Prima guerra mondiale, lo scorso 24 maggio.

Clicca qui: 20160524PdR_Asiago-P

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L’A.N.P.C. TRA I GIOVANI DEL LICEO “SEVERI” DEL CAPOLUOGO CIOCIARO

I dirigenti provinciali dell’Ass. Naz. Partigiani Cristiani Costantini, Figliozzi e Fanfarillo hanno avuto un incontro con gli studenti delle ultime classi del Liceo scientifico “Severi” di Frosinone.

Costantini ha raccontato ai giovani come sia nato, stampato e diffuso il giornalino clandestino “Libertà” dal 14 novembre 1943 in poi.

Figliozzi ha rievocato le vicende del Campo di concentramento, divenuto poi Centro Raccolta rifugiati e profughi,“Le Fraschette” nel comune di Alatri.

Riportiamo una sintesi dell’incontro come gli studenti stessi lo hanno descritto.

“La  giornata scolastica del 31 maggio 2016 si è aperta con due lezioni davvero insolite per gli alunni delle classi 4 e 5 b del Liceo Severi di Frosinone!! Gli alunni hanno potuto ascoltare parole commosse e commoventi da Carlo Costantini, ragazzo del 1925, che ha fatto rivivere con estrema lucidità alcuni dei momenti più tragici della storia non solo locale. Costantini è stato uno dei redattori di un foglio clandestino stampato ad Alatri durante le drammatiche e concitate settimane successive all’armistizio del 1943. Con grande sorpresa di tutti  Costantini ha portato con sé una misteriosa valigia…in realtà il ciclostile originale con il quale  quel gruppetto di giovani coraggiosi aveva stampato il primo numero di quel foglio al quale  venne dato il nome di LIBERTÀ. Durante l’intervento, Costantini nel ripercorrere i dolorosi anni della resistenza Italiana, spesso ha ricordato  la figura di monsignor Edoardo Facchini, a lui molto cara: vescovo, patriota, difensore della libertà e insignito della cittadinanza onoraria della città e di medaglia di bronzo al v.m. per aver assistito i cittadini di Alatri contro i soprusi e il vandalismo delle truppe germaniche. Nella seconda parte della lezione, alle testimonianze e alle parole di Carlo Costantini sono succedute  quelle di Marilinda Figliozzi, scrittrice, che ha reso noti i risultati delle sue ricerche sulle vicende del campo di concentramento e raccolta profughi “Le Fraschette” (Alatri ). Sono riemersi da un passato per molti sepolto, un universo di emozioni racchiuso nelle povere baracche e in mezzo al fango delle Fraschette. Le prime lettere di ex internati, datate 1942, descrivono le precarie condizioni dei profughi e del campo, divenuto crogiolo di differenti nazionalità.”

3 giugno 2016 72° Liberazione di Roma

Il Consigliere Nazionale dell’ANPC, Aladino Lombardi, ha fatto l’appello dei Martiri de “LA STORTA e FORTE BRAVETTA”in occasione del 72° Anniversario della Liberazione di Roma il 3 Giugno. Ha presenziato unitamente alle Autorità della Regione Lazio- del Commissario di ROMA CAPITALE Prefetto TRONCA-Della Provincia di Roma.

In ricordo del Partigiano Prua

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Manifestazioni 2 Giugno 2016 ANPC Piacenza

Il 2 giugno 2016 in occasione della celebrazione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana le  sezioni provinciali di: ANPC e ANPI, l’Ordine degli Avvocati, il Tribunale ed il Comune di Piacenza hanno posto una lapide commemorativa nell’atrio d’ingresso del tribunale di Piacenza.

La lapide, donata dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza, riporta i nomi dei 18 Avvocati del Foro di Piacenza che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e alla  Lotta di Liberazione in nome della libertà e della democrazia della nuova Italia, contro il fascismo  e l’occupazione nazista.

Programma:

1)   Cerimonia intitolazione piazzetta ai fratelli, sen. Sergio e avv. Gianni, Cuminetti
2) Presentazione del libro: “Cattolici piacentini al servizio della Repubblica”
3) Posa della targa dedicata agli 11 onorevoli e senatori piacentini della Democrazia Cristiana
1) Affissione in Tribunale della Targa a ricordo degli avvocati partigiani piacentini, in attesa di cerimonia ufficiale.
Articoli pubblicati
Clicca qui per leggere la stampa: Libertà 3.6.2016

Filmato manifestazioni 2 giugno 2016 Partigiani Cristiani Piacenza

Cliccando sul link: www.youtube.com/edit?video_id=Nz00JCk1bAQ&feature=em-upload_owner potete visionare il filmato postato su Youtube che riassume le manifestazioni tenutesi a cura della sezione di Piacenza dell’Associazione Partigiani Cristiani in occasione del 70° anniversario della Repubblica.

1)    Cerimonia intitolazione piazzetta ai fratelli, sen. Sergio e avv. Gianni, Cuminetti

2)         Presentazione del libro: “Cattolici piacentini al servizio della Repubblica”

3)         Posa della targa dedicata agli 11 onorevoli e senatori piacentini della Democrazia Cristiana.

Galleria fotografica

    Mario Spezia
presidente provinciale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza
anpc.piacenza@gmail.com
via don Carozza, 30/A – 29121 Piacenza
0523497197
Congratulazioni al nostro Presidente Spezia e a tuta la Sezione per le bellissime iniziative.

Il 2 Giugno 2016 a Roma

L’equipaggio ANPC era formato dal Delegato Giorgio Prinzi, dall’Alfiere Daniela Binello, dal Membro di Scorta Roberto Mercuri.

 

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