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L’Arcivescovo Mario Delpini ricorderà Carlo Bianchi

Segnaliamo la cerimonia in occasione della Liberazione, al campo della Gloria del Cimitero Maggiore martedì 16 aprile p. v. cui presenzierà  il sindaco Sala e altre autorità
L’arcivescovo Mario Delpini farà la commemorazione di Carlo Bianchi (padre del nostro Consigliere Nazionale Carla Bianchi) e dei combattenti per la libertà.

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L’EUROPA E NOI

Per la prima volta, nelle elezioni europee del prossimo 26 maggio, sono in discussione i fondamenti del processo di integrazione nato nel dopoguerra e frutto della scelta democratica per affermare una società fondata sulla convivenza civile e con un sistema di protezione sociale universale.

E’ necessario superare l’attuale assetto istituzionale dell’Europa per affermare la supremazia del Consiglio Europeo eletto direttamente dai cittadini e dalle cittadine;

L’Europa non è certo responsabile, ed anzi può aiutare il nostro Paese, a superare gravi deficit: dall’evasione fiscale, alle lentezze burocratiche, all’illegalità diffusa che sottrae risorse utili allo sviluppo;

Un’Europa a sovranità popolare avrebbe potuto, anche negli anni della crisi, promuovere politiche economiche a favore degli investimenti pubblici e a sostegno dell’economia dei Paesi dell’unione, così come accaduto in altre parti del mondo, favorendo coesione sociale e lavoro, e dando ruolo e protagonismo al continente europeo per essere più competitivo sui mercati;

Analogo risultato si sarebbe potuto ottenere con una politica estera europea, definendo poteri e possibilità per costruire una politica di pace nel mondo;

Le potenze mondiali oggi hanno interesse a ridurre il ruolo economico, sociale ed internazionale dell’Europa. L’interesse dei cittadini e delle cittadine europee, al contrario, è quello di una Europa forte, in grado di difendere la pace e la democrazia, tutelare lo stato sociale e ridurre le disuguaglianze, promuovere politiche di sicurezza per costruire una società più giusta, accogliente ed equa.

(Scarica qui il volantino: I MIGRANTI E NOI )

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7 Aprile 1944/2019-75° Anniversario Eccidio di Leonessa

Il 7 Aprile 1944 furono trucidati 51 Martiri di Leonessa e dintorni. Dopo la cerimonia ufficiale nel Comune di Leonessa, alla presenza delle Autorità, Civili, Militari e Religiose unitamente ai rappresentanti delle Associazioni ANFIM e ANPC presso il cippo, vengono deposte insieme al  Delegato del Sindaco Alfredo Rauco, della rappresentanza Militare, e dell’ANFIM e dell’ANPC, corone in ricordo dei martiri nei seguenti luoghi nel perimetro della Città di Leonessa. A Villa Carmine, Villa Gizzi, Villa Pulcini e Cumulata. In ognuno di questi luoghi tra i monti vi sono dei Cippi dove sono stati uccisi altri Martiri. Per l’ANPC erano presenti il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e il Vice Presidente dell’ANPC di Rieti Ottavio Battisti.

75° Anniversario Don Morosini Ferentino

75° Anniversario eccidio Fosse Ardeatine

A 75 anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, il presidente della Repubblica rende omaggio ai 335 italiani trucidati dai nazisti il 24 marzo 1944. Come ogni anno, proprio nel luogo del massacro, oggi sacrario, le massime autorità dello Stato hanno commemorato le vittime. La corona di alloro è stata deposta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Alla cerimonia erano presenti anche le Associazioni Combattentistiche e Partigiane.

L’ANPC ricorda con immutata commozione le 335 vittime.

RICORDO DI UN AMICO DI LONTANE BATTAGLIE

pompeo_deangelis.jpgQualche giorno fa ci ha lasciato Pompeo De Angelis, un amico di lontanissime battaglie. Con Pompeo ci siamo conosciuti all’inizio degli anni sessanta nell’Esecutivo Nazionale del Movimento Giovanile DC. Io giovanissimo, un pò spaesato, chiamato nell’Esecutivo Nazionale da Fano. Delegato Nazionale Celso De Stefanis, raffinato politico. Un Esecutivo a scadenza ravvicinata presenti ancora nomi robusti. Noi giovani dovevamo prendere l’eredità di Bodrato, Misasi, Sabatini e prima ancora De Mita e via dicendo.  Con Pompeo trovai una rapidissima intesa, forse perché umbro e quindi “confinanante”. Credo però che fui affascinato da una inteligenza acutissima, un analista politico raffinato e un coraggioso combattente. Testardo e controcorrente, ma che sapeva scegliere il terreno di gioco. Era una partita a tre fra basisti,fanfaniani e donatcattiniani. Si vada a rileggere la rivista culturale Per l’Azione e  Italiacronache diretta da un altro umbro Carlo Fuscagni, dove Pompeo scriveva articoli densi di proposte. Il MGDC era un pensatoio, non sempre apprezzato, perché senza peli sulla lingua. Ne fa testo l’”incidente” fra Celso De Stefanis e l’on. Segni sulla guerra di Suez al congresso di Firenze del ’59. Per un certo periodo fummo messi in quarantena. La collaborazione forte con Pompeo fu sul piano internazionale. Sua l’ide di fondare un “Comitato per la libertà in Spagna e Portogallo”. Un comitato aperto soprattutto a sinistra, comunisti compresi. E facemmo cose importanti e pericolose. Un ricordo fra i tanti :  1962. Avevamo stretto rapporti  con la JOC ( Jeunesse Ouvrière Catholique) portoghese che operava all’insapute della gerarchia portoghese, assai vicina a Salazar. Ci invitarono per testimoniare cosa sarebbe accaduto il primo di maggio in una manifestazione non autorizzata. Accadde di tutto. Anche alcuni morti. La violenza della polizia, la famigerata Pide non risparmiò nessuno, donne comprese. Ci furono anche alcuni morti. L’inviato fui io. Pompeo mi disse che dovevo farmi le ossa. E le feci e come. Fui colpito ad una spalla con il calcio di un fucile, strattonata e sbattuto contro un muro. Avevamo contatti stretti con gruppi di oppositori spagnoli. Andammo anche in Spagna. Organizzammo in Italia convegni, manifestazioni, non solo sulla penisola iberica. Era un tempo di novità con il tramonto del colonialismo. Ci illudevamo che eravamo all’alba di un mondo diverso. Un’illusione che conservammo per sempre. Pompeo non si fermava mai …  Aveva fortissimo il senso della libertà, quasi una vocazione. Anche quando perdeva le staffe!  Angelo Sferrazza

75 anni dalla strage di Valmozzola

valmozzolaA 75 anni dalla strage del 17 marzo 1944 viene ricordata questa che fu la prima azione di rappresaglia fascista nel parmense. La Commemorazione oragnizzata dal Comune in collaborazione con ANPC, ANPI ed ALPI ha visto una grande partecipazione. L’orazione del nostro Vicepresidente nazionale Ferdinando Sandroniha riaffermato il valore della Resistenza su scala europea e la centralità della Memoria, insisdiata della demagogie. Il sindaco ha ribadito come anche una piccola comunità come Valmozzola possa tener vivi gli ideali di libertà.

 

Un po’ di storia

Il mattino del 12 marzo 1944 una “banda di ribelli” comandato dal partigiano “Mario Betti” assaltarono la stazione ferroviaria di Valmozzola bloccando il treno fermo sui binari. Obiettivo dell’azione: liberare un nucleo di renitenti alla leva catturati nel pontremolese e destinati ad essere processati a Parma. Intimata la resa i militari di scorta ai prigionieri reagirono: nello scontro che seguì, persero la vita il comandante della banda partigiana ed alcuni militi fascisti fra i quali due ufficiali della Xa Mas. I renitenti vennero liberati, i militari superstiti vennero fatti prigionieri, mentre i partigiani, abbandonata la stazione, si rifugiarono nuovamente in montagna. In seguito sei prigionieri vennero fucilati mentre gli altri, tra cui alcuni tedeschi, vennero in seguito liberati. La rappresaglia fascista fu immediata: il 17 marzo, i militi della Xa Mas prelevarono otto partigiani detenuti nelle carceri di Pontremoli, condotti sul luogo dell’assalto a Valmozzola, vennero fucilati. Tutti tranne uno, graziato all’ultimo momento per la sua giovane età e grazie all’azione persuasiva messa in atto dagli altri condannati, che convinsero il comandante del plotone a risparmiare il giovane il quale, a loro dire, nulla aveva a che fare con il movimento partigiano. Tra i fucilati, due disertori russi che si erano uniti al movimento di Liberazione.Si trattò della prima azione di rappresaglia fascista nel Parmense contro uomini della Resistenza.

data 17/03/1944
Comune Valmozzola
Località Stazione
Autore/i “Battaglione Lupo” della XMAS
Vittime 7 partigiani prelevati dalle carceri di Pontremoli
Dino Girini (Lerici, 18 anni), Ubaldi Chierasco (La Spezia, 22 anni), Gino Parenti (La spezia, 20 anni), Angelo Torgu (S. Terenzo, 20 anni), Giuseppe Tendola (Sarzana, 19 anni), Michele Tartufian (Urss, 23 anni), Vassili Belacoski (Urss, 30 anni).
Modalità dell’esecuzione Fucilazione nel prato detto “delle fiere”.
Lapide/monumento monumento in marmo posto al centro del “campo”

Pompeo De Angelis ci lascia

Il giorno 16 Marzo 2019 è deceduto il prof. Pompeo de Angelis esimio esponente della cultura ternana, nonché storico che ha segnato fasi del movimento antifascista ricoprendo l’incarico di responsabile territoriale dell’ ‘ANPC che ha svolto con grande amore e dignità. Le esequie avverranno il giorno 18.03.2019 alle ore 15 con una cerimonia religiosa al Duomo di Terni.

L’ANPC nazionale e tutti i soci si uniscono in preghiera al dolore per questa perdita, grati per tutto il suo impegno per i valori della nostra Associazione. R.I.P.

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CONFIGNI 10 MARZO 2019 – RICORDO DI PIETRO LUCIANI di Antonio Cipolloni

Una giornata dedicata a Pietro Luciani da parte del Comune di Configni, della Associazione Pro Loco locale ha visto la partecipazione di moltissimi cittadini, del figlio di Puetro Luciani e dei nipotini, tornati per la circostanza in paese. Al mattino è stata raggiunta in montagna la Grotta dove Pietro Partigiano Cristiano dimorò con la sua Banda per lunghi mesi durante l’occupazione tedesca. Oltre al Sindaco Angelici, al Presidente della Pro Loco hanno presenziato alla commemorazione nella sala Consiliare esponenti Nazionali e provinciali della Associazione Partigiani Cristiani con il Medagliere della sezione portato dal segretario Battisti ed il saluto del Segretario dell’ANFIM-(Fosse Ardeatine) Aladino Lombardi. Il ricordo di Pietro Luciani è stato affidato ad Antonio Cipolloni, che fu amico personale di Luciani avendo insieme appartenuto sin dall’inizio, dopo il conflitto, alla creazione della Sezione provinciale dell’ANPC ed insieme militarono, per lunghi anni, nella DC provinciale. Questo il discorso a ricordo dell’amico Pietro Luciani di Antonio Cipolloni:

In questa piacevole circostanza, ringrazio per aver invitato la mia modesta persona, al ricordo di un fraterno carissimo amico, Pietro Luciani, nella giornata a Lui dedicata dal Comune di Configni, del quale fu sindaco per molti anni, dopo aver lottato per il raggiungimento della democrazia e Libertà.
Pietro fu tra i fondatori, insieme a molti di noi, della Sezione Provinciale dei Partigiani Cristiani. Ed è per questo che ho il piacere di portare, in apertura del mio breve intervento, al Sindaco, alla famiglia Luciani ed ai cittadini di Configni, il “Saluto affidatomi ieri a Firenze, nel Convegno promosso dalla Nostra Associazione, del Presidente On. Giuseppe Matulli.
A ricordo del caro amico Pietro Luciani, con il quale ebbi l’onore di condividere gli anni migliori della mia giovinezza, da quelli della Lotta Partigiana a quelli della esperienza politica ed amministrativa, nei quali portammo tutta la nostra passione, in forme e modi diversi (come diversa era la nostra età), ma con identico spirito di abnegazione, onestà, solidarietà e giustizia sociale; valori che scaturivano dalla nostra fede cristiana ai quali fummo “testardamente” aggrappati nel porgere il nostro servizio, che erano frutto di rispettive esperienze non ultima quelle del periodo tremendo della Lotta di Liberazione.
Valori che Pietro seppe portare con coerenza, testimoniandoli, tra l’altro, nel “memoriale” lasciato al figlio e nipotini, dove riporta la Sue “Esperienze dalla caduta del fascismo nella liberazione; del quale volle donarmi copia quando ero impegnato alla raccolta di documenti e testimonianze per la redazione del mio Volume “La Guerra in Sabina” incontrandolo più volte in quel di Terni dove si era da tempo stabilito.
Un lavoro che, anche visibilmente, porta, oltre al contenuto del capitolo dedicato alla Lott partigiana nel territorio di Configni, nel quale è riportata larga parte del memoriale di Pietro, e della sua testimonianza preziosa, anche una documentazione eloquente da Lui fornitami dalla quale il mio “grafico” ha voluto trarre, trovandolo interessante per la composizione della Copertina Cartonata del lavoro dove appare la foto della motocarrozzetta nel cui sidecar è il fratello di Pietro, Alpino.
Non mancano, nelle “memorie” lasciate alla famiglia da Pietro, citazioni di persone interessanti che furono a lui vicine in quelle giornate di costante pericolo, ed in un momento delicato dellaa sua giovinezza e delle scelte da fare rispetto alla parte cui stare.
A partire dal Parroco di Configni Don Gino Cotini, sempre presente quando necessitava placare le ire dei tedeschi; Padre Placido Santucci, che fu sottoposto a molti interrogatori da parte dei nazisti per conoscere le identità di quanti bussavano al suo Convento, che fu dato anche parzialmente alle fiamme; il tenente Elio Cotini che affidava a Pietro il compito di collegamento con comandanti di altri gruppi patriottici; l professoressa Giuliana Palieri, le cui lezioni di politica determinarono la scelte da fare da parte di Pietro; il dottor Filippo Palieri, suo marito, Capo di Gabinetto della Questura di Rieti, per il senso del dovere inteso come volontà di operare in favore di quanti avessero avuto bisogno di protezione, che riuscì ad evitare a molti giovani della provincia di Rieti la deportazione in campi di lavoro in Germania. Scoperto dai nazisti fu arrestato e deportato nel lager di Wietzendorf, dove morì di stenti e torture.
“Un fulgido esempio di straordinarie virtù civiche e generoso altruismo, spinti fino all’estremo sacrificio il 13 aprile del 1945…”: Così recita la motivazione della medaglia d’oro al merito civile concessa dal Presidente della Repubblica il 10 marzo del 2004. Onorificenza consegnata ai figli del Commissario Palieri a Rieti, e concessa dopo una Istruttoria documentale e testimoniale, laddove Pietro Luciani ed altri furono chiamati a raccontare le loro esperienze legate al Commissario Palieri.
Va citato che la famiglia Palieri, nel periodo della occupazione tedesca era sfollata qui a Configni in casa Luciani. La scelta di questo derivò dal fatto che il papà del Commissario dottor Antonio, fu titolare della condotta medica di Configni.
Pietro alla saldissima fede cristiana, unì i consigli della professoressa Agnesi e quelli del Commissario Palieri, per fare le sue scelte di Libertà e Democrazia.

Francesco Bernardi torna alla Casa del Padre

Ha raggiunto la Casa del Signore Franco Bernardi. L’ANPC tutta unita si unisce al cordoglio della famiglia. Si è spento la notte scorsa alla Spezia, nella sua abitazione di piazza Europa: aveva novantadue anni, essendo nato il 4 agosto 1926. Nella sua lunga vita, oltre che medico chirurgo e primario ospedaliero al “Sant’Andrea”, è stato per lunghissimo tempo esponente di spicco del mondo cattolico spezzino, ed era tuttora presidente provinciale dell’Associazione Partigiani Cristiani. Giovanissimo, quando era ancora studente liceale, sfollato con la famiglia a Fivizzano per motivi di guerra, aveva militato nelle formazioni partigiane in Lunigiana, nei pressi del fronte della Linea Gotica. Nel dopoguerra aveva militato nella Democrazia Cristiana, risultando eletto in consiglio comunale sia nelle elezioni del 1960 (giunta Federici) sia in quelle del 1964 (giunta Musiani), ricoprendo anche la funzione di capogruppo consiliare. Negli anni successivi era stato segretario del comitato cittadino del partito. Militante e dirigente dell’Associazione partigiani cristiani, ne aveva preso le redini come presidente in seguito alla scomparsa, alcuni anni or sono, di Daniele Bucchioni. Benché già avanti con l’età, si è prodigato sino a poche settimane or sono con entusiasmo giovanile nel coordinare l’attività dell’associazione, ed era anche copresidente del Comitato unitario della Resistenza. Più volte negli ultimi anni aveva tenuto conferenze ed interventi pubblici, rivolti in modo particolare alle nuove generazioni che, diceva, devono essere in grado di conoscere le vicende storiche che hanno portato l’Italia alla libertà ed alla democrazia. Francesco Bernardi è stato anche presidente e dirigente del Lions club “Host”, coordinando in modo particolare il contributo che l’associazione dà ogni anno al “premio diocesano della bontà”, consegnato dal vescovo il giorno dell’Epifania. Lascia la moglie Nella, i figli Luigi, Cristiana e Marina, e i due adorati nipoti. I funerali si svolgeranno giovedì pomeriggio alle 14.30 nella cattedrale di Cristo Re.
“La perdita di Francesco Bernardi lascia per la nostra comunità storica e politica un vuoto incolmabile – dichiara il Sindaco Pierluigi Peracchini – Francesco era una persona per bene, che con grande rispetto e compostezza ha sempre sottolineato l’impegno antifascista dei partigiani cristiani, soprattutto in tempi in cui era difficile trovare una pagina di storia a loro dedicata. Presidente dei Partigiani Cristiani e Co-Presidente del Comitato Unitario della Resistenza della Spezia, fin da giovanissimo ha militato nelle file della Resistenza senza mai abdicare alla propria fede. E’ stato Primario dell’Ospedale Sant’Andrea e segretario cittadino della Democrazia Cristiana alla Spezia: un uomo che ha amato profondamente i valori della libertà e della democrazia che ha riversato in tutti gli aspetti della sua vita. Ha continuato a servire politicamente la sua Città come consigliere comunale per due mandati dal 1960 al 1969. Tutta la Città oggi si stringe nel suo ricordo e alla sua famiglia.”

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(Fonte: http://www.cittadellaspezia.com/mobile/la-spezia/cronaca/se-n-e-andato-francesco-bernardi-primario-e-partigiano-281465.aspx )

 

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