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25 Aprile 2020: Festa della Liberazione e dell’Unità Nazionale di Maurizio Gentilini

La festa nazionale del 25 aprile nasce ufficialmente con la Legge numero 260 del 27 maggio 1949, presentata dal V governo De Gasperi, che stabilisce il giorno festivo ricordato come «Anniversario della Liberazione». Una ricorrenza – a 75 anni da quegli eventi – che mai come quest’anno potrà essere riletta e rimeditata in chiave di unità nazionale e di recupero della memoria civile.

festa_della_lliberazione_25_aprileOgni Paese ha i suoi “fatti costitutivi”: pensiamo alla festa nazionale del 14 luglio per la Francia, anniversario della presa della Bastiglia nel 1789, e al 4 luglio per gli Stati Uniti d’America, che commemora l’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776. Il 25 Aprile 1945 ricorda la liberazione dell’Italia dalla dittatura e la sconfitta delle forze nazifasciste da parte degli Alleati e delle forze della Resistenza. E’ una data che segna il recupero di una coscienza civile che la società italiana aveva smarrito, che ci assegna una identità nazionale e che deve essere considerata la radice fondativa delle istituzioni democratiche. E’ una radice popolare, di uguaglianza e di riscatto civile, che ha origine nella lotta di liberazione. Perciò deve essere prima di tutto la festa di tutti gli Italiani.
Fin dall’antichità le feste avevano il senso della liberazione, della gioia collettiva, dell’incontro con l’altro. Le feste civili sono rievocazioni dell’appartenenza sociale, hanno il senso della “memoria” e della “moralità”, caratteristiche indispensabili per sentirsi parte della vita e del mondo. E ci ricordano ciò che gli Altri – nel corso della storia – hanno fatto per noi, per non cedere all’oblio e alla superficialità. E poi, tutte le feste hanno un carattere inclusivo, unitivo.
La Resistenza fu un’esperienza collettiva fatta da tante persone di origine diversa, di storia diversa, di formazione politica diversa o a volte assente. Gli obiettivi erano due: liberare l’Italia dall’occupante tedesco e dal regime fascista e creare un paese libero e democratico dopo 20 anni di dittatura. Dall’impegno di quei tanti – di quel mosaico di esperienze e provenienze, unite in un “idem sentire” – è maturata la consapevolezza che dopo la guerra ha portato a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana.
La Resistenza riunì nella medesima lotta persone, esperienze e classi sociali diverse: Nord e Sud d’Italia; uomini e donne; militanti di varie idee politiche e di varie forze, accomunati dal desiderio di libertà e dalla lotta ai totalitarismi; ufficiali e soldati delle Forze Armate italiane, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelsero di non arrendersi alle forze naziste e di non combattere per la Repubblica di Salò guidata da Mussolini.
La Resistenza fu anche un fenomeno europeo (e quindi alla base dell’idea di Europa unita, dopo l’epoca tragica del trionfo dei nazionalismi). Pensiamo a tutti gli esiliati politici (dai fratelli Rosselli a don Sturzo, da Parri a Turati, da Pertini a Donati…) rifugiati in vari paesi d’Europa a partire dagli anni ’30, che prepararono la rinascita morale e democratica del paese. Anche questa “geografia degli esili” ha fatto nascere l’idea di Europa, così come molti intellettuali e politici antifascisti (pensiamo ai padri De Gasperi, Adenauer, Schuman, Monnet, Spinelli), nel dopoguerra, contribuirono alla creazione delle prime istituzioni europee.
Tra i vari aspetti che caratterizzarono la Resistenza italiana, vanno ricordati anche i contributi fondamentali che fornì la lotta non armata, quella che viene definita “resistenza morale”: gli scioperi operai nelle grandi fabbriche del nord; la cosiddetta “via dei conventi e delle canoniche”, con i preti, i religiosi e i laici impegnati a nascondere e ad aiutare partigiani, ebrei perseguitati, rifugiati e soldati alleati; tutti coloro che dopo la guerra non chiesero il riconoscimento formale di partigiano, ma senza l’aiuto dei quali i partigiani combattenti non avrebbero potuto svolgere la loro battaglia.
Una lettura di questo genere trova conferma nella tesi di Norberto Bobbio: La Resistenza è stata anche un “momento imperfetto”, che può e deve cercare la sua compiutezza nella democrazia e attraverso la Costituzione. Del 25 aprile, si recupera così il valore morale, politico e sociale. Ha prodotto una Costituzione che ha trovato il proprio minimo comune denominatore nell’antifascismo, ha saputo contemperare le esigenze di libertà e giustizia di ogni uomo e ha ribadito la centralità del lavoro. Citando Sandro Pertini “non ci può essere vera libertà senza giustizia sociale e viceversa”.
Se si muove da questi punti fermi, dobbiamo essere contrari ad ogni rivendicazione “proprietaria” del 25 aprile, da parte di qualsiasi parte politica. E inoltre, si deve evitare l’errore di parlare del 25 aprile e della Resistenza senza dire la verità. Ad esempio che ci fu anche – secondo la definizione di Claudio Pavone – una guerra civile tra chi aderì alla repubblica di Salò e chi scelse la lotta per la democrazia, o che dopo la Liberazione si verificarono vendette terribili, tra le diverse fazioni politiche o per odio verso la religione o le singole persone. Si deve avere il coraggio di investigare con occhio e metodo critico su altri fatti, che in passato sono stati giudicati come tragedie o errori politici (via Rasella e le Fosse Ardeatine, la strage di Porzûs, il cosiddetto Triangolo della morte, le vendette private). Così come dobbiamo riscoprire altri fatti e attori della Resistenza: pensiamo agli internati militari, ai carabinieri, ai ferrovieri, agli operai, alla brigata ebraica, ai tanti “eroi feriali”.
Dobbiamo sforzarci nel fare sintesi, nell’evitare letture retrospettive, ma piuttosto stimolare il confronto critico, educare alla partecipazione democratica e alla cittadinanza attiva, usare linguaggi nuovi, per raggiungere le giovani generazioni.
Dobbiamo mettere la verità al riparo della ragione piuttosto che dell’odio, dell’ideologia, della retorica o dell’indifferenza, che sono componenti volatili e tossiche della storia. Conviene sempre aver presente il monito di Primo Levi: «Meditate che questo è stato». Più che una frase è un’epigrafe, che riflette tutto il valore e l’importanza della memoria. Non solo affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche e soprattutto perché l’impossibilità della rassegnazione all’orrore e alla sua realtà continui a restare custodita nel tempo da chi sopravvive.

Maurizio Gentilini

Segretario dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

(intervista pubblicata su: https://www.meridianoitalia.tv/index.php/l-italia-nel-mondo-4/17-interna/55-25-aprile-2020-festa-della-liberazione-e-dell-unita-nazionale)

Il Messaggio per il 25 Aprile della Presidente UCEI

Pubblichiamo il messaggio di Noemi di Segni, Presidente UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane) per il 25 Aprile: “Celebriamo un nuovo appuntamento con il 25 Aprile, la festa della libertà riconquistata con sacrificio dopo anni di spietata dittatura. Festa della libertà affermata, da tramandare, ravvivare e che siamo tutti indistintamente chiamati a difendere con la massima consapevolezza e determinazione.
Il 25 Aprile è quindi la festa identitaria dell’Italia. Un appuntamento con la Storia, con la Patria, con la nostra bandiera, che non potrà mai essere un appuntamento “divisivo”, ma il riconoscimento collettivo di quanto avvenuto nelle nostre città – dalle più grandi alle più piccole – e soprattutto occasione per formare coscienze, educare i giovani, responsabilizzare chi ha incarichi istituzionali di ogni rango. Oltre al tricolore issato sulle nostre terrazze, in questi giorni di forzata permanenza nelle nostre case, è la Costituzione con i suoi principi fondamentali ad essere la bandiera scritta che sventola sul nostro modo di essere, di vivere e di riconoscerci nei rapporti che instauriamo tra cittadini, tra amministrazioni, tra enti. Oggi più che mai li sentiamo come fondamenti di rilevanza quotidiana – la salute, la vita, la solidarietà, la speranza di lavorare e socializzare liberamente.
Quello che oggi rivolgo è un invito alla coerenza e alla unicità di questo appuntamento con la storia. I valori del 25 Aprile e il solenne ricordo della Liberazione sono inconciliabili con qualsiasi manifestazione di apologia del fascismo, di nostalgia e rievocazione di un regime oscuro e devastante con inni e cori in piazze e cimiteri.
È bene anche sottolineare, per sgombrare il campo da ogni equivoco, che il 25 Aprile è dedicato al ricordo esclusivo della Liberazione dal nazifascismo, a ribadire un grazie profondo a chi ha combattuto per la liberazione del nostro Paese – i partigiani italiani, gli Alleati e a fianco a loro la Brigata Ebraica. Tutte le altre liberazioni o pretese di liberazione (vere o travisate) vanno celebrate o affrontate in altri giorni e altre sedi.
Il 25 Aprile è 25 Aprile. Non è la Liberazione di altri popoli e o il sollievo da altre tragedie ed epidemie vissute qui e altrove. È doveroso far comprendere ai nostri figli che quello è stato un giorno sognato per anni e che all’indomani del 25 Aprile si è ricominciato a sognare. E così come è giorno di festa per gli italiani è giorno anche di responsabilità concreta e morale – non solo nel riconoscere le colpe e il concorso alla causa della guerra e alle deportazioni, ai processi mai celebrati, ai fascisti mai sgombrati – e di un agire preciso affinché nulla del passato possa risorgere e ripresentarsi come norma e consuetudine della nostra realtà istituzionale, italiana ed europea.
Significativo fu in quei mesi drammatici il contributo dell’ebraismo italiano, perseguitato, deportato e sterminato dai nazifascisti ma alla fine presente in prima linea in molte azioni decisive della Resistenza. E al suo fianco l’impegno degli eroici volontari della Brigata Ebraica, accorsi da lontano ma accomunati dallo stesso ideale di libertà, che si distinsero in molte prove di coraggio sacrificando anche la loro vita, contribuendo poi a risollevare le nostre comunità dalle macerie e dalla disperazione.
A tutti coloro che si spesero per questa causa, che ne sono narratori e testimoni, va oggi il nostro commosso ringraziamento”.

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L’Anpc con l’Istituto Parri e la Casa della Memoria per festeggiare il 25 Aprile 2020

L’Anpc ha aderito alla campagna social #RaccontiamolaResistenza promossa dall’Istituto Parri. Ecco come l’iniziativa è presentata sul loro sito e su facebook: “Ci avviamo tutti insieme verso la grande festa del 25 aprile, una celebrazione che abbiamo pensato e voluto virtuale e virtuosa come mai prima d’ora, che vedrà una maratona Facebook dalle 9 alle 21, in collaborazione con i canali web di Rai Storia e del Corriere della Sera. Dopo i saluti istituzionali, ci sarà spazio per un messaggio da parte di tutte le associazioni di partigiani, combattenti e deportati, nonché di numerose società storiche. La campagna #RaccontiamolaResistenza proseguirà fino al 2 maggio, data della fine della guerra in Italia. Tante iniziative con l’unico obiettivo di ricordare, festeggiare e storicizzare adeguatamente il 25 Aprile e la Resistenza, una stagione fondativa della nostra vicenda nazionale, con un pensiero sempre attento all’oggi e all’emergenza in corso”. Scarica qui il palinsesto: palinsesto-def (l’Anpc è alle 9:23 il Giorno della Liberazione).

(per saperne di più clicca: http://www.reteparri.it/eventi/raccontiamolaresistenza-verso-la-grande-festa-del-25-aprile-oltre-5399/?fbclid=IwAR0PR0MQG0tpBDeeDVwGdUopACG-roAArg_C4unXQaE1MrUsxhqU5m2bcTc)

L’Anpc ha anche collaborato insieme alle Associazioni della Casa della Memoria alla campagna “25 APRILE 75 ANNI DI LIBERTA’” su facebook nella pagina “Biblioteca Casa della Memoria” o sul sito: www.bibliotechediroma.it . Qui il video dell’intervista del nostro Segretario Maurizio Gentilini: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=541619766494834&id=166942503962564?sfnsn=scwspwa&extid=cT7A4juc3srugbLE

Il comunicato stampa con tutte le iniziative per il 25 Aprile 2020 della Casa della Memoria: comunicato stampa Biblioteche Casa della Memoria

pareschi

25 Aprile 2020 Anpc Piacenza

Mario Spezia, Presidente della Sezione Anpc di Piacenza ci scrive: “Cari amici, quest’anno le celebrazioni della Festa della Liberazione non si potranno tenere nelle forme pubbliche degli anni scorsi; ugualmente va richiamata l’importanza del ricordo dei 75 anni della ricorrenza per ricordarne i valori ed i concetti fondamentali che rimangono immutabili: in particolar modo la necessità dell’assunzione di responsabilità diretta, da parte di ognuno di noi, al fine dare il proprio contributo alla crescita della comunità. Per significare anche quest’anno la presenza della nostra Associazione a ribadire perennemente l’apporto dell’intero popolo italiano nelle sue varie espressioni politiche, religiose e civili, alla Resistenza, abbiamo preparato una riflessione ripresa dal settimanale diocesano Il Nuovo Giornale e abbiamo altresì condiviso con ANPI un volantino celebrativo (Il Nuovo Giornale è leggibile gratuitamente on line, in questo periodo emergenziale digitando il link: ilnuovogiornale.ita.newsmemory.com). Ricordo anche che domenica 26 aprile pv, per tutti i protagonisti della Resistenza, religiosi e civili, alle ore 11, il nostro vescovo mons. Gianni Ambrosio durante la celebrazione della messa in Cattedrale a porte chiuse, che sarà trasmessa in streaming sul sito della diocesi e sull’emittente Telelibertà (canali 72 o 98 del digitale terrestre) in sintonia con l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, ricorderà i piacentini che in forza della loro esperienza di fede sono stati uccisi durante l’ultimo conflitto mondiale. Buon 25 aprile a tutti e viva la Resistenza, viva la Repubblica, viva la Patria!”.

Clicca qui per leggere la riflessione dal titolo”Ricordare la Resistenza significa anche offrire un messaggio di speranza per il futuro”: Riflessione_ ANPC_25 aprile 2020

spezia resistenza oggi

Bisagno in streaming sino al 26 Aprile 2020

Consigliamo vivamente la visione a tutti i nostri amici e soci del film-documentario “Bisagno”, un capolavoro di Marco Gandolfo.

Da questo link : https://vimeo.com/409949942  si potrà sino a domenica 26 Aprile visionarlo liberamente.

Bisagno, un esempio per tutti noi. Buona visione a tutti!
Bisagno
Dopo anni il nome di Aldo Gastaldi (Genova 17 settembre 1921 – Desenzano del Garda 21 maggio 1945) continua a risuonare nella memoria di chi ha preso parte alla lotta di liberazione. Sottotenente del 15° Reggimento Genio, a pochi giorni dall’armistizio sale in montagna e nel giro di pochi mesi, con il nome di “Bisagno”, diventa il comandante più amato della Resistenza in Liguria.Gastaldi interpreta il ruolo non come potere, ma come servizio: è il primo a esporsi ai pericoli e l’ultimo a mangiare, riserva a se stesso i turni di guardia più pesanti. Si conquista così l’amore e la stima degli uomini e delle popolazioni contadine, senza il cui sostegno la lotta partigiana sarebbe stata impossibile. Cattolico, apartitico, con un carisma straordinario, si oppone con decisione a ogni tentativo di politicizzazione della Resistenza. È ricordato come “primo partigiano d’Italia”. La sua statura umana e cristiana ha segnato la vita di molti compagni”.

 

Una piazza virtuale per il 25 Aprile 2020

Vi segnaliamo l’iniziativa comune di ANPC, ANPI, della rete nazionale Ferruccio Parri e di tante realtà di impegno sociale, civile, sindacale e politico come l’Ass. Rosa Bianca, le Acli milanesi e bresciane, le Fiamme Verdi. E’ prevista alle ore 15,00 l’avvio di una piazza virtuale. Noi come Anpc partecipiamo ad una videoconferenza.
In questa locandina tutte le info: 20200425v2 Aprile Ribelli per Amore
ribelli per amore
Un caloroso saluto a tutti e buon 25 aprile 2020
Luisa Ghidini Comotti
Consiglio nazionale ANPC

Conferimento targa ad honorem a Radiomondo

“Il 25 aprile 2020, 75esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, festa della Democrazia e della Libertà, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani conferirà la targa ad honorem a Radiomondo di Rieti.

La motivazione recita: “Per aver contribuito a diffondere nei quaranta anni di attività a servizio dell’informazione libera e democratica, i valori e i principi contenuti nella Costituzione Italiana nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione”.

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I Partigiani cristiani, con questo atto, vogliono ringraziare i mezzi d’informazione che in tutti i momenti drammatici e in tutte le emergenze, con il loro servizio restituiscono speranza.

Conferendo questo riconoscimento da Rieti, Centro d’Italia, l’ANPC intende anche ricordare il ruolo simbolico di Radio Londra nel periodo resistenziale. Nel Nord e nel Mezzogiorno, nel Centro e nelle Isole, non vi è un centro abitato nel quale la voce di libertà di Radio Londra non sia stata ascoltata.

La Festa della Liberazione rappresenta la vittoria della ragione sulla barbarie e sulla dittatura.

Una vittoria che, in questa epoca di emergenza planetaria, deve essere rinnovata ogni giorno da tutti i mezzi d’informazione, per contribuire ad una nuova rinascita dell’Italia e dell’Europa.”

Pino Strinati – Consigliere Nazionale ANPC

(Pubblicato su: https://www.rietinvetrina.it/lassociazione-nazionale-partigiani-cristiani-conferisce-targa-ad-honorem-a-radiomondo/)

22 Aprile 1928: la nascita delle Aquile Randagie

Aquile randagieLa storia

La legge n. 5 art. 3 (9 gennaio 1927) dell’Opera Nazionale Balilla (ONB) decreta lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti ed obbliga ad apporre, ai restanti, le iniziali ONB sulle proprie insegne. Il 9 aprile 1928 il Consiglio dei Ministri modifica la legge ONB che col decreto n. 696, firmato dal capo del Governo Mussolini e dal Re, dichiara soppresso lo Scoutismo. Nell’ultima udienza all’ASCI in Arcivescovado, tra le lacrime, alla presenza del Card. Tosi, sono simbolicamente deposte sull’altare e consegnate “le fiamme” dei Reparti milanesi. Ma se è soppresso lo Scoutismo, alcuni Capi sono decisi a serbare fede alla “Promessa” e alla “Legge”; Giulio Cesare Uccellini Capo del MI II, che prenderà il nome di Kelly durante la resistenza, e Andrea Ghetti Scout del MI XI, detto Baden, che definisce così la clandestinità delle Aquile Randagie. Il movimento Scoutistico clandestino nella mentalità di Kelly aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di personalità, di libertà, di autonomia, di fraternità e preparare i quadri per il momento della ricostruzione; avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola visuale della vita, della storia, della politica. Il valore di questo sta nel fatto che furono dei ragazzi a dire NO al fascismo, quando tutti si piegavano nonostante le denunce con interrogatori alle sedi fasciste e alla Questura, ma il nostro NO rimaneva intatto”. Ha così origine il primo gruppo cattolico antifascista. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 le Aquile Randagie, insieme ad altri, diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che si impegnò in un’opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza, religione. Grazie al loro aiuto infatti più di 2000 persone, riusciranno a superare il confine Italiano e raggiungere la Svizzera. Alla fine della guerra, le Aquile Randagie proteggeranno tedeschi e italiani artefici di violenze, ricercati dai partigiani, chiedendo per loro una giusta pena con un giusto processo. Nel 2019 è uscito un film che ne racconta la storia, diretto da Gianni Aureli.

 

Riportiamo qui un pezzetto de “la Preghiera del Ribelle” che Don Giovanni Barbareschi, presbitero Aquila Randagia, che ha portato fino alla fine dei suoi giorni la sua testimonianza,  recitava alla fine di tantissimi suoi interventi e interviste:

“Dio che sei verità e libertà, facci
liberi e intensi: alita nel nostro proposito,
tendi la nostra volontà. Quanto più s’addensa e
incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti.
Ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”.

25 APRILE. CHE SIA SIMBOLO DI UNITA’, ANCHE IN TEMPI DI EMERGENZA

Il 75.mo Anniversario della Liberazione, il 25 aprile 2020, verrà celebrato in una situazione – nazionale e mondiale – del tutto particolare, che potrà indurre molti a riscoprirne il senso e i significati profondi.

Non in piazza né per le strade, ma forse più uniti, nonostante la provocazione e il tentativo di mistificazione di chi vuole rompere la quarantena per contestare il significato di quella che è una Festa nazionale (istituita con una legge dello Stato nel 1949) essenzialmente dedicata all’unità.

Quest’anno verrà celebrata in casa, e le Associazioni che da sempre la promuovono e sostengono hanno proposto di esporre il tricolore alle finestre e – alle 15 del 25 aprile – di intonare tutti il canto dei Partigiani assieme all’Inno nazionale, entrambi simboli di identità nazionale e di libertà.

Chi mette in discussione o dileggia il senso di questa Festa – tra le date costitutive dell’identità e della memoria nazionali – nega la vicenda storica del nostro Paese e dell’Europa. La libertà democratica appartiene a tutti – uomini e donne – ed è stata conquistata col dono della vita anche per coloro che la negano. L’auspicio è che attraverso l’informazione e i social sempre più persone – e soprattutto i più giovani – conoscano e comprendano questa storia e quella del continente bruciato da ideologie farneticanti e tragiche.
Il pericolo maggiore è quello della superficialità e dell’oblio. Siamo chiamati a ricordare che è Festa davvero ricordare 75 anni di pace, della libertà e della dignità riconquistate dopo vent’anni di dittatura fasciata, con le leggi razziali, con la sciagura della guerra a fianco dei nazisti.

Coloro che vorrebbe sostituire la denominazione della festa intitolandola a chi ha perso la vita per il Coronavirus, dimenticano anche che molte di più sono state le vittime di una disastrosa guerra.
Riconoscere il valore del 25 Aprile come parte dell’identità storica del paese significa, proprio in queste settimane così difficili e sofferte, ricordare a tutti che – pur nelle legittime diversità di idee, sensibilità, culture – siamo e restiamo Popolo.

Il 25 aprile del 1945 è la data di nascita di una nazione che ha saputo scegliere da che parte stare, confermata quando si è presentato l’appuntamento del 18 aprile 1948 e che si è riflessa negli sforzi e nei progetti per un’Europa unita. Ha fornito la classe dirigente che ha preparato e votato la Costituzione, che all’art. 32 sancisce “la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

La protezione che gli Italiani hanno potuto avere in questa terribile contingenza deriva dal Sistema Sanitario Nazionale, che ha il fondamento nella Costituzione ed è universale, uguale, equo.

Coloro che si commuovono per il valore dei nostri professionisti sanitari e si scandalizzano per le eventuali lacunosità nei servizi non sono stati tanto attivi nel difendere il Sistema sanitario quando subiva tagli nel budget, nei servizi e nel personale, solo perché considerato costoso.

Il 25 aprile è festa anche per loro, perché 75 anni fa si è conclusa una vicenda che dalle divisioni ha voluto costruire una comunità democratica, fondata sulla libertà conquistata da pochi, ma per tutti.

Per la sera del 25 aprile l’ANPC – memore della propria identità, che portò tanti uomini e donne a partecipare alla Resistenza in nome della ispirazione cristiana – propone anche l’iniziativa “La luce della Speranza”: al calar della sera accendiamo una candela e poniamola sul davanzale della finestra per ricordare tutti coloro che sono morti per la Libertà. Sarà anche un segno di speranza nel futuro e uno stimolo per discernere e affrontare i tanti cambiamenti a cui sarà sottoposta la vita di tutti.

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Aspettando il 25 Aprile: le parole della Presidente Mariapia Garavaglia

Carissimi amici, il 25 aprile 2020 rimarrà nella nostra storia per una straordinarietà che accomuna il nostro con tutti i Paesi del mondo nell’affrontare un nemico sconosciuto, che ci ha aggrediti in maniera imprevista e impetuosa. Ricordiamo la data significativa della nostra storia democratica inserendola nella attuale esperienza di sofferenza e incertezza, che affrontiamo come popolo e come singoli. Siamo gli eredi di due generazioni che hanno affrontato e superato le difficoltà della guerra, l’austerità della ricostruzione, e anche di epidemie, fortunatamente non severe come quella causata coronavirus, Covid 19.

A noi tocca preservare le conquiste democratiche, i diritti civili e politici tra i quali la nostra Costituzione, conquistata dalla Resistenza, annovera il diritto alla tutela della salute, al rispetto della dignità di tutti, considerando il valore della vita, fondamento di ogni diritto. Per dare continuità alla storia della nostra Repubblica, a 75 anni dalla vittoria della lotta di Liberazione, dobbiamo sentirci impegnati a promuovere una grande mobilitazione di popolo per conservare la pace di cui abbiamo goduto finora. Ci attende una affascinante sfida per costruire una grande casa comune, la Federazione degli Stati Uniti d’Europa, per evitare che insorgenti nazionalismi sovranisti creino divisioni innaturali, culturalmente, e pericolosi per lo sviluppo economico, non conflittuale fra gli Stati della UE.

La recente drammatica esperienza di emergenza sanitaria ha reso evidente la interdipendenza sociale, la insuperabile connessione fra tutte le economie e i rapporti imprescindibili degli scambi commerciali.

L’isolamento di ciascuno Stato indebolisce tutti  a fronte di scambi economici e sociali, in una competizione globale, planetaria, che esige di poter contare su confronti con forze che si muovono a livello planetario. La UE ha il miglior welfare del mondo; è la  prima potenza esportatrice nel mondo; produce un Pil che è circa un quinto di quello del pianeta.

Si aggiunga la sua concezione umanistica delle relazioni interne ed internazionali per poter essere la casa comune di 450 milioni di cittadini.

Le attuali sofferenze che accomunano tutti i popoli europei rende vitale completare la marcia per realizzare una vera Unione. Il destino di ciascuno coincide con quello degli altri e il destino di ogni democrazia dipende dal comune destino delle democrazie. Sia accolto l’appello accorato del Presidente Mattarella che chiede di agire, augurando “che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa”.

I movimenti europeisti incalzino i governanti, a cominciare dai Capi di Stato dei Paesi fondatori. De Gasperi, Adenauer e Schumann “hanno sognato un sogno” che scongiurasse per sempre le guerre. Vissero divisi da frontiere che incendiarono  la guerra e vollero superarle per sempre.

La Storia possa ricordare il 25 aprile 2020 come la data del risveglio dal “sonno della ragione” per preparare “mondi nuovi”.

Mariapia Garavaglia

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