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Chi ha paura dei partigiani? Di Mario Calabresi

Condividiamo con tutti voi la bella newsletter che Mario Calabresi ha dedicato all’incredibile intimidazione e aggressione subita in provincia di Varese il 12/11 scorso dalla scrittrice e ricercatrice di storia contemporanea  Chiara Colombini alla presentazione del suo libro “Anche i partigiani però …”. Questo mette in luce un pericoloso ritorno di movimenti inneggianti al fascismo e al disprezzo per i valori della Resistenza, di cui tutti dobbiamo essere avvertiti e vigili.

Il link: https://www.mariocalabresi.com/category/stories/

Chi ha paura dei partigiani? Di Mario Calabresi

Prima immagine: una ricercatrice che ha dedicato la sua vita alla storia delle formazioni partigiane presenta un libro in cui affronta i luoghi comuni più diffusi sulla Resistenza. È stata invitata dalla sezione locale dell’ANPI. Fuori, uno schieramento di polizia e carabinieri garantisce che la serata si svolga con tranquillità. Una comunità neonazista attiva nella zona ha attaccato tre striscioni di contestazione. Azzate, provincia di Varese, 12 novembre 2021.

Seconda immagine: due giorni prima a Torino muore una donna che per tutta la vita si è dedicata a far funzionare l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza “Giorgio Agosti”. Si chiamava Dada Vicari e ha coltivato la memoria di quelli che si sono battuti e sono caduti per la libertà, come suo padre Michele, ferroviere, partigiano, fucilato il 18 aprile 1945, il giorno dello sciopero generale di Torino, ad appena una settimana dalla liberazione dal nazifascismo.

A legare le due immagini, i fantasmi che tornano mentre un pezzo prezioso di memoria ci lascia, è Chiara Colombini, 48 anni, autrice del libro Anche i partigiani però…. È lei che ha avuto bisogno della scorta di polizia e carabinieri per presentare il suo volume, che è proprio dedicato a Michele e Dada Vicari. «Anch’io lavoro all’Agosti, dove sono raccolte tutte le carte delle formazioni partigiane del Piemonte, e Dada mi aveva adottato, era una persona di grande umanità e teneva sotto la sua ala tutti i giovani che passavano dall’Istituto».

Chiara è stata in provincia di Varese per un piccolo giro di presentazioni; le avevano detto che ci sarebbero potuti essere problemi, ricordando la dura contestazione che due anni prima un nutrito gruppo di neofascisti fece contro lo scrittore Francesco Filippi, autore di Mussolini ha fatto anche cose buone, un altro libro sul dilagare di luoghi comuni e chiacchiericcio che in tempi di disinteresse, ignoranza e ritorni di fiamma vengono presentati come verità storiche.

«Mi avevano avvisato, ma voglio sottolineare che è stata una tre giorni deliziosa, con sale piene e belle discussioni, ma lascia perplessi che per presentare un libro ci voglia la polizia e questo mi sembra un segnale non proprio rasserenante. Non per me, anzi lo striscione che mi riguarda non l’ho considerato insultante e nemmeno minaccioso. Ma lo sai cosa c’era scritto, usando una rima banale? “Chiara Colombini, mangia bambini”. Mi viene da ridere. La mia preoccupazione è invece legata alla situazione più generale, al fatto che un gruppo neonazista riesca a condizionare le attività culturali di una zona e richieda la mobilitazione delle forze dell’ordine settantasei anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale».

Quando ho letto la notizia, in un trafiletto nei giornali locali e in una comunicazione dell’Istituto Ferruccio Parri, del cui comitato scientifico Chiara fa parte, avevo appena finito di trascrivere la mia conversazione con Javier Cercas (qui trovate il podcast) e mi risuonava in testa la sua frase contro “la dittatura del presente”, quel modo di vivere immersi in ciò che accade nell’istante, dimenticando ciò che è successo soltanto una settimana prima: «Il passato di cui esiste ancora memoria e testimonianza non è passato, ma fa parte del presente, se ce ne dimentichiamo viviamo un tempo mutilato».

Ho cercato Chiara Colombini perché mi sembrava che la sua vicenda e quello che mi aveva detto Cercas si parlassero, volevo capire il suo lavoro e grazie a quale scintilla fosse nata la passione per la Resistenza: «È accaduto leggendo Fenoglio. Io sono nata ad Alba e quei luoghi delle Langhe mi sono familiari, ma i suoi libri mi hanno lasciato soprattutto la voglia di conoscere i protagonisti oltre il romanzo e così ho incontrato la figura di Nuto Revelli che mi ha spalancato un mondo. Mi ha fatto capire la complessità e le difficoltà di una scelta come quella partigiana nell’estate del 1943. Revelli era un militare di carriera, un ufficiale degli Alpini ed era andato volontario in Russia. Non era stato antifascista nel ventennio, ma era tornato con ferite umane profondissime e con una voglia di ribellione fortissima. Diventò un capo partigiano leggendario, ma con grande onestà intellettuale ha sempre ricordato la difficoltà di quella scelta. Io studiavo filosofia ma leggere i suoi ricordi mi ha fatto nascere la domanda fondamentale: io che cosa avrei fatto?».

E così la vita di Chiara ha preso la sua direzione che l’ha spinta oggi a confrontarsi con i luoghi comuni che si sono fatti sempre più spazio negli ultimi venticinque anni, ha scelto di fare un libro divulgativo, con un titolo provocatorio, non per storici, ma per tutti.

«Oggi il discorso contrario alla Resistenza è radicatissimo, ha trovato la sua capacità di saltare il fosso della memoria neofascista e di diventare di più ampia diffusione all’inizio degli Anni Novanta, con la fine della Guerra Fredda e della Prima Repubblica. In questa nuova fase si è fatta strada l’idea che l’antifascismo e la Resistenza non potessero più essere il punto di legittimazione della Repubblica e oggi viviamo immersi in un clima che dà pessimi segnali. Se sia fascismo o no, quello che torna non lo so, ma quello che colgo è un clima che non mi piace. Non nasce dalla denigrazione della Resistenza ma è qualcosa di più complesso, è come se si fossero rotti gli argini e così, ora, è possibile fare affermazioni e dire cose che non si sarebbero mai immaginate. Penso ai discorsi razzisti prima di tutto».

Così Chiara è ripartita da lontano e nel suo libro in ogni capitolo affronta una delle accuse mosse ai partigiani, una delle semplificazioni utili a sporcare e denigrare: “Erano tutti rossi”, “Inutili e vigliacchi”, “La violenza è colpa loro”, “Rubagalline”, “Assassini”.

«Nel confrontarmi con i luoghi comuni non cercavo delle giustificazioni e nemmeno di santificare i partigiani, ma volevo raccontare una storia fatta da esseri umani, che ovviamente non erano perfetti e avevano insieme contraddizioni, slanci meravigliosi e limiti. Quello che io amo ricordare è che ci sono state persone che nel momento più nero della disperazione di una guerra di occupazione, dopo vent’anni di dittatura, abbiano trovato un motivo per reagire e il coraggio di salire in montagna».

Leggendo il libro di Chiara Colombini e parlando con lei ci si rende conto che tutto il revisionismo, le accuse e i famosi luoghi comuni partono da un dato falsato: si dimentica che c’erano i nazisti, si dimenticano le atrocità della guerra. «Questo è l’elemento fondamentale dei giudizi liquidatori: l’azzeramento del contesto storico e il tentativo di giudicare il passato con il metro dell’oggi. Se non si capisce quale era la situazione, allora la scelta armata è inconcepibile».

Per ripartire davvero dall’inizio, come fa quando incontra i ragazzi delle scuole, è necessario rispondere alla domanda su chi fossero i partigiani: «Erano persone molto diverse tra loro, per provenienza sociale, politica, geografica e con idee spesso opposte sul presente e sul futuro, ma che in un momento di grandissima precarietà e incertezza, in un momento in cui la sopraffazione era legge, hanno reagito. Certo sono stati una piccola minoranza i partigiani in armi, ma più grande era l’area che li sosteneva. Una larga parte era rappresentata dai più giovani, c’erano anche trentenni e quarantenni con una formazione politica alle spalle, già antifascisti o che lo erano diventati nel corso della guerra ma soprattutto tanti ragazzi, nati e cresciuti sotto il fascismo e senza un’idea politica ben precisa. Uno degli aspetti che mi affascina di più è questa natura composita così ricca. E non erano tutti comunisti. Certo la risposta al luogo comune non deve portare a sminuire il ruolo delle Brigate Garibaldi, che erano la metà dei combattenti, ma è scorretto stabilire un rapporto organico tra formazioni partigiane e partiti politici».

Ogni storia ha un luogo di elezione, un punto in cui le cose sembrano avere un senso più nitido e vero, per Chiara quel luogo è la Cascina Langa narrata da Fenoglio nel Partigiano Johnny, si trova a 700 metri d’altezza tra i paesi di Benevello e Trezzo Tinella, da qui si apre un panorama mozzafiato su tutta la pianura e sulla corona delle Alpi. Per il partigiano Johnny quella cascina solitaria era un rifugio, il luogo degli amici e della cagna lupa.

Anch’io, quando un giorno ci sono arrivato, portato da Angelo Gaja che voleva farmi capire l’essenza dell’Alta Langa, mi sono innamorato di quel luogo e ho riletto lo scrittore che imparai ad amare all’università per quella sua lingua asciutta ed essenziale che definisce alla perfezione ogni cosa.

La rassegna stampa della Conferenza del Forum del 22 Novembre

 La rassegna stampa della conferenza del 22 Novembre 2021 del Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza sul tema “A quando lo scioglimento delle organizzazioni fasciste?”:

https://fb.watch/9smvm-cnWV/ tg3 nazionale 22 novembre 2021

https://www.fanpage.it/politica/lanpi-chiede-al-governo-di-sciogliere-urgentemente-forza-nuova-lo-prevede-la-legge/ Fanpage 22 novembre 2021

https://www.repubblica.it/politica/2021/11/22/news/anpi_fascismo_partiti-327352307/?fbclid=IwAR1GjNhvL5mo3Dk-OWtuytlEYWRk8d619SioflgTJ8RE8_G_bXCii5SRR38 la Repubblica (in abbonamento) 22 novembre 2021

https://www.radioradicale.it/scheda/652843/a-quando-lo-scioglimento-delle-organizzazioni-fasciste?fbclid=IwAR2BXBYDEDELlFpfW2xeTwJwbi-N9-RmIx0cJXt-iaVwtnfT0Et6Y0LwmlU Radio Radicale (videoregistrazione integrale) 22 novembre 2021

Conferenza Forum Associazioni Antifasciste e della Resistenza il 22 Novembre 2021

Scarica qui il file in versione pdf:

Il 13 novembre a Rieti: anteprima Santa Barbara nel mondo

Sabato 13 novembre 2021, nella sala consiliare della prestigiosa sede delle Provincia di Rieti, si è svolta l’anteprima della manifestazione “Santa Barbara nel mondo” e la presentazione del progetto ANPC “Dai luoghi degli esili alla Costituzione Repubblicana, alla costruzione dell’Europa”.

Ideatore ed organizzatore impeccabile dell’evento Pino Strinati, presidente dell’Associazione Santa Barbara nel Mondo e Consigliere Nazionale dell’ANPC.

Una mattinata densa di interventi con il coordinamento del prof. Alessio Valloni Preside della scuola Elena Principessa di Napoli e l’onorevole presenza del Vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili.

Lo scrittore Giuseppe Mastromarino ha illustrato la sua opera letteraria “Don Giovanni Minozzi” alla quale è stato consegnato il premio cultura “Come Barbara”. L’autore nel suo libro ha voluto sottolineare oltre alla grande l’umanità del sacerdote abruzzese anche la figura poliedrica, amico di grandi personaggi storici e culturali dell’epoca. Un grande tra i grandi, un umile tra gli umili, un fratello e un amico con tutti.  

Presenti molti studenti e professori del Liceo delle Scienze umane di Rieti. Attenti e preparati hanno posto molte domande interessanti all’autore oltre a presentare i lavori di gruppo elaborati a scuola sulla inclusione.

Conferito a Silvia Costa il riconoscimento “Una vita per la promozione della Cultura” per il suo lavoro come Commissario Straordinario per il recupero dell’ex carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano. Silvia Costa ha esposto le finalità del progetto e mostrato con un video la situazione attuale dell’ex carcere.

Cristina Olini, vicepresidente nazionale dell’ANPC ha presentato il progetto dell’associazione “Dai luoghi degli esili, alla Costituzione Repubblicana, alla costruzione dell’Europa”.

Una delle finalità del progetto è quella di diffondere il valore della ricerca delle memorie fra i giovani per questo la caratteristica innovativa del progetto è la creazione di una serie di prodotti multimediali consultabili in rete, con delle video interviste a storici di riferimento e a esperti.

Il tema del progetto è l’attività degli esponenti antifascisti italiani in esilio nel periodo tra le due guerre mondiali, il loro contributo all’elaborazione delle idee costituzionali e la loro attività in seno all’Assemblea Costituente, della quale quest’anno ricorre il 75 anniversario dell’elezione e dell’avvio dei lavori; il loro apporto fu fondamentale nella promozione del pensiero europeista e nella progettazione e realizzazione delle prime istituzioni sovranazionali.

L’importanza dei luoghi dell’esilio come momento di riflessione su una nuova idea di Europa contrassegnata da pace, libertà e democrazia e il ruolo degli esiliati politici nell’epoca dei totalitarismi è stato determinante per la costruzione delle istituzioni repubblicane e alla definizione dei grandi progetti che hanno portato alla nascita delle prime grandi istituzioni europee.

Per ultimo, ma non meno coinvolgente, l’intervento di Don Cesare Faiazza, segretario Generale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno. Don Cesare continua l’opera iniziata da Don Minozzi con l’ispirazione fondativa che la contraddistingue e la identifica: farsi prossimo. Generosi e misericordiosi sempre diceva Don Minozzi. Al riguardo è stato mostrato un video che riportava un documentario del tg1 in occasione dei 100 anni dalla nascita della fondazione ad Amatrice dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

Sono stati consegnati inoltre riconoscimenti da parte dell’Associazione Santa Barbara nel Mondo allo scrittore Giuseppe Mastromarino, agli alunni e professori della scuola dell’EPN di Rieti e all’ANPC.

Presenti al convegno anche Aladino Lombardi, consigliere nazionale ANPC ed alcuni associati.

Un grazie particolare a Pino Strinati per il suo impegno e disponibilità.

I più vivi complimenti a tutti i ragazzi presenti che hanno dimostrato grande interesse e coinvolgimento.

Una bella galleria fotografica con un articolo dedicato all’evento anche su: https://www.rietinvetrina.it/consegnato-il-premio-come-barbara-a-giuseppe-mastromarino-e-il-riconoscimento-culturale-a-silvia-costa-le-foto/

Tutta la manifestazione è stata registrata e verrà pubblicata sui nostri siti.

Milano ricorda le vittime di Nassiriya: 12 Novembre 2021

Anche Milano il 12 Novembre ha ricordato la strage di Nassiriya, con una cerimonia presso la stele in piazza Sant’Ambrogio.  Dopo l’intervento di Elena Buscemi ( Presidente del consiglio del Comune Milano) sono intervenuti il Gen. Jacopo Mannucci Benincasa, comandante provinciale dei carabinieri, che ha sottolineato lo spirito di servizio che ha sempre contraddistinto l’arma dei Carabinieri e come possa essere esempio per tanti giovani. Il Gen. Alfonso Miro, comandante militare esercito che ha ringraziato l’arma dei carabinieri. Per ANPC presente Luisa Ghidini Comotti, Presidente Sezione Anpc Milano.

Terni ricorda i caduti di Nassiriya: 12 novembre 2021

Alla cerimonia di commemorazione che si è  svolta in Largo caduti di Nassiriya in Corso del Popolo, erano presenti rappresentanti delle istituzioni politiche, civili e militari. Per Anpc era presente il Consigliere Nazionale Alberto Liurni.

Una corona d’alloro è stata deposta sotto la targa realizzata nel decennale della strage. Subito dopo è stata data lettura dei nomi dei Caduti, ai quali sono stati resi loro gli onori militari.

12 Novembre: giornata del ricordo dei caduti di Nassiriya

#pernondimenticare. Le parole di Mariapia Garavaglia: “Che tragedia! Morirono non per azione di guerra ma per la costruzione di una pace che purtroppo non c’è ancora. Colpì tutto il popolo italiano. Ora il rischio è l’oblio”.

100 anni fa nasceva Alessandra Codazzi: il ricordo di Silvia Costa

Il ricordo della nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa: “Vorrei ricordare che 100 anni fa, l’11 novembre 1921 nasceva Alessandra Codazzi, partigiana, sindacalista della CISL e poi senatrice della DC. Una donna intelligente, aperta, vivace e generosa, una grande amica! Alessandra proveniva da una benestante famiglia cattolica di Reggio Emilia. Il padre era il tenente colonnello Alberto Codazzi (1892-1987), discendente di Agostino Codazzi, e successivamente dirigente dell’Azione Cattolica; la madre era Luisangela Boër (1891-1975), originaria di una famiglia di Oderzo. Rifiutando da sempre di aderire alle organizzazioni giovanili fasciste, Sandra assorbì dalla famiglia il clima di apertura all’antifascismo. Il quattro agosto 1943 il padre organizzò in casa propria la prima riunione dei maggiori esponenti cattolici, tra cui Giuseppe Dossetti, per decidere le modalità della lotta armata antifascista. Sandra, con i fratelli Francesco e Giorgio, cominciò la lotta clandestina, aderendo inizialmente alle brigate Garibaldi e divenendo poi staffetta partigiana combattente per la 284ª brigata partigiana di ispirazione cattolica Fiamme Verdi “Italo”, nascondendosi nell’Appennino reggiano e assumendo il nome di Rosario per evitare di essere catturata dai nazifascisti. Laureatasi in lettere e filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, entrò dapprima nell’Azione Cattolica e nel 1954 nella CISL di Giulio Pastore, dove frequentò il Corso lungo presso il centro studi della CISL a Firenze con Mario Romani. Tra il 10 e il 13 maggio 1962, in occasione del IV congresso confederale della CISL tenutosi al Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Roma, venne designata a dirigere l’ufficio lavoratrici e nel 1966 costituì gli uffici provinciali lavoratrici che avrebbero avuto il compito di mantenere vivace il tema del lavoro femminile. Si occupò inoltre dei diritti dei lavoratori sino a divenire segretario nazionale della Filta, la categoria dei tessili della CISL. Alle elezioni politiche del 1976 e in quelle del 1979 fu eletta senatrice della Democrazia Cristiana. Nel novembre 1982, in occasione del quindicesimo convegno del movimento femminile della DC, venne eletta membro del comitato nazionale. Risultò eletta anche alle elezioni politiche del 1983. Rimasta nubile per tutta la vita, dopo il trasferimento a Roma visse con la famiglia in un appartamento nel quartiere africano. È morta nella casa di cura Assunzione di Maria Santissima e i funerali si sono tenuti nella chiesa di Santa Emerenziana; le ceneri sono conservate nel cimitero del Verano. A lei va nel giorno del Suo compleanno il mio pensiero affettuoso e grato”.

“Grazie per l’importante ricordo. Onore e una grata preghiera per Sandra Codazzi”. Le parole della Presidente Garavaglia che si unisce assieme a tutta l’Anpc a questo ricordo.

Santa Barbara nel mondo a Rieti l’anteprima il 13 Novembre 2021

“Con la festa della patrona della diocesi e della città di Rieti che si avvicina, si fanno più intense le attività dell’associazione Santa Barbara nel Mondo. Per sabato 13 novembre è infatti in programma un’anteprima della manifestazione che ogni anno anima il territorio con premi e proposte culturali. Dalle ore 10, nella sala consiliare del palazzo della Provincia, sarà presentata l’opera letteraria di Giuseppe Mastromarino “Don Giovanni Minozzi”, alla quale l’associazione guidata da Pino Strinati ha assegnato il premio “Come Barbara”. Nell’occasione si parlerà anche del progetto dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani “Dai luoghi degli esili, alla Costituzione Repubblicana, alla costruzione dell’Europa”. L’evento offrirà anche spazio al riconoscimento “Una vita per la promozione della Cultura”, che sarà conferito a Silvia Costa, vice presidente Associazione Nazionale Partigiani Cristiani”. (Pubblicato su: su Frontiera settimanale Rieti).

Segnaliamo un bel video su Don Minozzi:

Borse di studio alla memoria di Angelo Sferrazza in una giornata su Diritto e Costituzione a Roma Tre

Pubblichiamo la locandina dell’evento di presentazione del Centro di ricerca «Diritto penitenziario e Costituzione – European Penological Center – che si  terrà il prossimo Venerdì 17 dicembre 2021 alle ore 11-13,30 presso la Sala del Consiglio, Dipartimento di Giurisprudenza Università Roma Tre.

Al termine della giornata, nella quale interverrà come relatrice la nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa, vi sarà la cerimonia di consegna del Diploma di Master di II livello in “Diritto penitenziario e Costituzione” alle Dottoresse Eleonora Pasqui ed Eleonora Santoro, vincitrici delle borse erogate dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) e intitolate alla memoria di “Angelo Sferrazza” per ricerche sulla figura di Eugenio Perucatti. La consegna avverrà alla presenza dell’On. Mariapia Garavaglia, Presidente di ANPC.

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