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25 Aprile 2022: Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci e Divisione Val Taro


25 Aprile Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci e Divisione Val Taro. Passo del Cento Croci. Hanno copartecipato: Comune di Albareto PR, Comune di Tornolo PR, Comune di Varese Ligure La Spezia. Associazione Partigiani Cristiani Tigullio. Associazione Partigiani Cristiani Varese Ligure, 34°Red Bull Infantry Division Association, F.E.B. Forca Expedicionaria Brasileira.

Il 25 Aprile 2022 a Poggio Bustone

Stamane, 25 aprile 2022, l’ANPC di Rieti ha celebrato la Liberazione a Poggio Bustone, paese natio di Attilio Piccioni, padre costituente. I volontari ANPC hanno deposto una corona sul Monumento ai Martiri della Resistenza, portando il loro saluto ed il loro impegno a non dimenticare. Un omaggio è stato lasciato anche sulla lapide presente all’esterno dell’abitazione di Piccioni.

Pubblicato su: https://www.rietinvetrina.it/lanpc-celebra-il-25-aprile-a-poggio-bustone/

Il 25 Aprile a Roma: a Largo Argentina la Vicepresidente Olini

A Roma, oltre al tradizionale corteo a Porta San Paolo, dove erano presenti Silvia Costa e Maurizio Gentilini, si è svolta una manifestazione a Largo di Torre Argentina, dove ha parlato la Vicepresidente Nazionale Cristina Olini assieme al nostro Alfiere Pierpaolo Barbieri. Ecco il suo intervento:

Assolvo innanzi tutto compito di portare i saluti della nostra Presidente Mariapia Garavaglia impegnata nelle commorazioni a Milano.Rin grazio gli organizzatori e tutti i presenti.

 25APRILE è il dovere della Memoria.  Il dovere di ribadire che la resistenza è stata guerra per la conquista della libertà. Non solo fatto d’armi ma soprattutto un travolgente moto di popolo un grande movimento di ideali e di azioni che ha poi trovato espressione e traduzione diretta nella Costituzione repubblicana.

Come rappresentante dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani nella ricorrenza della Liberazione ribadisco a gran voce che la resistenza non può essere monopolizzata in schemi di parte, perché essa è stata un movimento al quale hanno partecipato donne, uomini vecchi, giovani di tutti i ceti sociali e di diverse formazioni civico-culturale e vi hanno partecipato in modo spontaneo e in comunione di intenti. E questo vale anche per la numerosa schiera di sacerdoti, suore. parroci vescovi che mettendo a rischio la propria vita hanno fornito una collaborazione coraggiosa e talvolta temeraria, forte era il legame tra ideali ed azioni.

Il contributo dei cattolici italiani al movimento resistenziale fu vasto e articolato. All’indomani dell’8 settembre 1943 le organizzazioni cattoliche assunsero un ruolo nel Comitato Nazionale di Liberazione, alimentando – in particolare a Roma – quella “resistenza civile” che è stata sottovalutata dalla storiografia: gli istituti religiosi, oltre ad ospitare molte riunioni del Comitato Nazionale di Liberazione, si prodigarono nel dare rifugio e protezione ai ricercati e perseguitati politici, fra cui numerosi dirigenti dei partiti antifascisti. Anche sul piano militare l’impegno fu concreto: i cattolici che parteciparono attivamente furono circa 80.000 uomini su un totale di 200 mila partigiani, con figure anche di sacerdoti combattenti. E’ bene ricordare il contenuto del “Certificato al Patriota” rilasciato ai partigiani combattenti che recitava così: “Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi.”

Non c’è dubbio che anche senza la resistenza, le forze anglo americane che al momento dell’armistizio già erano sbarcate nel Sud, ci avrebbero liberati. Ma se Alcide De Gasperi, quale Presidente del Consiglio, poté parlare a fronte alta ai governanti dei Paesi vincitori, lo si deve soprattutto a chi, in quel drammatico periodo scelse di stare dalla parte giusta.

Per questo riteniamo che l’omaggio più eloquente ai gloriosi caduti sia quello di meditare sulle ragioni che li spinsero a ribellarsi e a sacrificarsi. Ed è proprio ricordando le loro rinunce, le loro sofferenze, il loro olocausto che tutti dovremmo sentire il dovere di restare fedeli agli ideali di libertà di pace e di giustizia che sono stati a fondamento della lotta di liberazione.

Il 25 aprile non è importante solo per ricordare la resistenza da un punto di vista storico ma è l’occasione per spronare, in particolare i giovani, a mantenere vivi quei valori che hanno contrassegnato quel periodo. Continua la resistenza nel rifiuto della violenza, nel coraggio della verità, nella pazienza del mutuo rispetto.

Continua nella scelta di quella libertà morale che è misura della personalità dell’uomo e fondamento di umana convivenza, di autentica democrazia.

Quest’anno la nostra Festa è segnata dall’angoscia per la guerra nel cuore della Europa, una tragedia che ci costringe a riflettere sul valore di democrazia, libertà, autonomia, autodeterminazione degli Stati. La Resistenza degli Ucraini è anche la nostra, perché stanno difendendo principi che non possono essere patteggiati. Un popolo che viene improvvisamente attaccato, per sete di potere, per interessi economici, da un regime che ha paura dell’Europa e della Libertà e della democrazia ai suoi confini. Ma a cosa importa dei motivi per cui sono stati ingiustamente attaccati a tutta la popolazione inerme? Cosa importa a quei bambini che costretti a vivere nei sotterranei chiedono di vedere il sole, perché tutto questo? Perché tanti morti nelle fosse comuni o abbandonati per strada? Quali colpe hanno commesso per meritare tutto questo? Le immagini che ci giungano da quelle città distrutte sembrano quelle che vediamo sui documentari della seconda guerra mondiale. Con una unica differenza erano in bianco e nero.

L’Ucraina non deve arrendersi anzi non può arrendersi, la guerra deve finire ma senza resa. Il sostegno all’Ucraina deve essere senza riserve: cercare in tutti i modi qualsiasi percorso che conduca al cessate il fuoco e poi al dialogo; esprimere massima solidarietà con accoglienza e con invio di ogni genere necessario alla sopravvivenza ed anche purtroppo con l’invio delle armi. Un popolo inerme sarebbe sopraffatto da un invasore, senza che possa resistere. La resa significherebbe la morte di un popolo e di una idea di democrazia e libertà.

Gli altri anni eravamo tutti insieme a Porta San Paolo a celebrare la liberazione, oggi ci siamo divisi, ma devo sottolineare che per l’ANPC non è una scissione o una divisione siamo qui come siamo a porta San Paolo, perché il 25 aprile non può dividere chi rappresenta la lotta partigiana dove tutti erano uniti nell’intento di riportare la libertà e la democrazia. Il 25 aprile deve unire.

Grazie all’impegno delle associazioni qui presenti e al dissenso interno alla stessa Anpi è stato ottenuto un risultato chiarificatore dichiarato sabato a Bari dal presidente Pagliarulo sul valore della resistenza Ucraina.

Ci riconosciamo pienamente nelle parole usate dal Presidente Mattarella durante l’incontro al Quirinale con le Associazioni d’Arma e Partigiane.

Abbiamo condiviso con il governo e il Parlamento italiano la scelta unitaria della Unione Europea e di altri Stati di adottare severe sanzioni contro la Federazione Russa, di salvare milioni di sfollati e di sostenere anche con armi la Resistenza Ucraina per difendere la sua libertà.

Concludo con un ammonimento di Enrico Mattei, partigiano e nostro fondatore, che oggi molto si addice: Guai ad essere deboli, ma guai anche a non fare ogni tentativo, senza cedimenti e con fermezza, per avanzare sulla strada che faciliti la reciproca conoscenza e convergenza verso mete, che non possono non essere comuni: di progresso, di libertà e di pace”.

25 Aprile 2022 a Ferrara

Ha preso il via mercoledì 20 aprile 2022, e si concluderà il prossimo 3 maggio, il calendario degli appuntamenti messo in campo dal ‘Comitato Celebrazioni 25 aprile‘, con il coordinamento dell’Istituto di Storia Contemporanea del Comune di Ferrara, per ricordare il 77° anniversario della Liberazione. Accanto ai consueti momenti celebrativi di tipo istituzionale (domenica 24 aprile a Porotto e lunedì 25 aprile 2022 a Ferrara in piazza Cattedrale), le molte proposte di quest’anno spaziano tra iniziative di carattere culturale e storico concertate con le realtà associative del territorio e vere e proprie occasioni di festa e di ritorno alla normalità, per condividere insieme il ricordo di importanti momenti della storia nazionale e della nostra comunità.

Il ‘Comitato Celebrazioni 25 Aprile’ è composto da Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara e Prefettura di Ferrara, Associazione Nazionale Partigiani cristiani (ANPC), da Anpi, associazioni combattentistiche e patriottiche, associazioni culturali e no profit, autorità religiose, Comunità Ebraica, Istituto di Storia contemporanea, istituzioni scolastiche, movimenti femminili, Museo del Risorgimento e della Resistenza, rappresentanze delle Forze dell’ordine e militari e Ufficio scolastico provinciale.

Alla manifestazione oltre alla nostra partecipazione erano presenti Anpi Croce Rossa Italiana e Associazioni d’Arma e Combattentistiche, Nastro Azzurro e Assoarma. Le istituzioni con i loro rappresentanti, il Prefetto e il Picchetto d’Onore della Aeronautica Militare – Comando Operazioni Aerospaziali (COA) Ferrara. Per la prima volta era presente una delegazione con il labaro/stendardo della Brigata Ebraica. Per l’occasione era presente il Ministro dell’Istruzione Prof. Patrizio Bianchi.

Nel pomeriggio ci siamo radunati al parco pubblico per deporre un omaggio floreale alla targa che ricorda il partigiano e statista Benigno Zaccagnini.

Alleghiamo il comunicato stampa della Sezione di Ferrara inviato alle testate dei giornali locali.

Pubblichiamo le foto della partecipazione al 25 aprile nell’ambito delle manifestazioni del Comitato di cui facciamo parte e coordinato dal Comune di Ferrara.

Il 25 Aprile 2022 a Parma

A Parma in tantissimi in Piazza Garibaldi. L’Anpc sfila con in testa il nostro Vicepresidente Nazionale Ferdinando Sandroni.

Ferdinando Sandroni con l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma

ANPC Parma: presentazione secondo volume di Montagne Partigiane

24 Aprile 2022 – Presentato a Belforte, paese natale di Giliotti, il secondo volume di montagne partigiane. Presente il sindaco di Borgotaro, città decorata di medaglia d’oro v.m. accompagnato dall’assessora Mortali.

25 Aprile a Roma: Altare della Patria

“A tutti i nostri amici, a tuti coloro che festeggiano la Liberazione, all’Italia gli auguri di ANPC.  Sia occasione di un cammino verso l’unita e verso l’Europa unita! Viva la Resistenza, viva l’Italia, viva l’Europa!”.

Sull’Altare della Patria la Vicepresidente Nazionale Cristina Olini con il nostro Alfiere Pierpaolo Barbieri ed il nostro medagliere.

Il 25 Aprile 2022 a Terni

Alle celebrazioni a Terni, in rappresentanza dell’Anpc il nostro Consigliere Nazionale Alberto Liurni, il quale ci annuncia che presto partirà un programma condiviso per le prossime celebrazioni assieme alle Acli.

25 Aprile 2022 a Roma: Museo di Via Tasso e Porta San Paolo

Oggi 25 Aprile la visita al Museo di Via Tasso della Vicepresidente Nazionale Silvia Costa con Maurizio Gentilini. Presenti anche il Sindaco Gualtieri, l’Assessore Gotor e l’On. Andrea Casu.

Dopo il Museo della Liberazione di Via Tasso a Porta San Paolo. In rappresentanza dell’Anpc la Vicepresidente Silvia Costa e Maurizio Gentilini.

Il nostro 25 aprile con la Resistenza ucraina, per l’Europa e per la pace. Intervento di Silvia Costa

Questo 25 aprile si carica di tanti significati che riconducono alla radice dei valori per i quali si sono battuti e sono morti uomini e donne, di diverse convinzioni politiche e fedi religiose, in Italia e in Europa. 77 anni fa la liberazione dal regime nazifascista, la democrazia, la libertà, la pace.  La Resistenza, armata e disarmata, civile e militare, è stata tutto questo, con l’aiuto degli Alleati angloamericani, e con la visione di politici illuminati anche se con culture politiche diverse. È stata prima di tutto una risposta a una esigenza etica condivisa e popolare: restituire dignità alla persona umana, conquistare la libertà, creare le basi di una convivenza civile, realizzare un futuro di pace.

Ne è una tragica testimonianza il Museo della liberazione di via Tasso dove sarò con il Sindaco Gualtieri.

Oggi però non ci possiamo limitare a ricordare in tante piazza d’Italia questa pagina fondamentale della nostra storia che ha reso possibile la nascita della Repubblica e la nostra Costituzione e che ha visto un vasto movimento di popolo e di resistenti antifascisti: Cattolici democratici, socialisti, comunisti liberali, repubblicani, azionisti. Un movimento che ha coinvolto anche i resistenti esiliati o al confino: da Sturzo a Spinelli da Pertini a Terracini. Ma in questo 25 aprile, a due mesi dall’ ingiustificabile guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, come vice presidente dell’associazione nazionale dei partigiani Cristiani chiedo che nella manifestazione di Porta San Paolo si esprima la più ferma condanna dì questa aggressione, la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ucraino , aggredito militarmente , che sta vivendo questa tragedia con milioni di profughi e migliaia di vittime e che sta eroicamente difendendo il proprio Paese, la sua indipendenza, libertà e democrazia. Chi si chiama partigiano non può essere equidistante in questa guerra unilaterale!
Una Resistenza , quella ucraina, che non ha di fronte il regime nazista di 70 anni fa ma un regime certamente autocratico e imperialista, quello di Putin, che usa l’aggressione armata, con bombardamenti e missili come mezzi per conquistare il territorio di uno Stato indipendente, che colpisce la popolazione civile con crudeltà efferata violando ogni convenzione internazionale , che vuole seminare terrore tra donne e bambini, usando anche efferati mercenari di altre guerre, che concepisce i “corridoi umanitari” come deportazione di ucraini in Russia , che non intende avviare un vero negoziato ma punta alla conquista e distruzione dell’Ucraina e alla destituzione della sua leadership politica. Un regime che ha paura dell’Europa e della libertà e della democrazia ai suoi confini così come della libera informazione chiudendone le fonti anche ai suoi cittadini e perseguitando i dissidenti. Per questo come Associazione nazionale partigiani Cristiani, insieme ad altre voci, in questi due mesi e in una iniziativa con altre associazioni partigiane a Roma, abbiamo criticato posizioni di equidistanza espresse dal presidente dell’Anpi che assimilavano aggressori e aggrediti delegittimando la resistenza ucraina e equiparando la responsabilità dell’invasore con quella dell’invaso. Così come abbiamo ritenuto grave il dubbio su chi avesse perpetrato la strage di Bucha! Abbiamo apprezzato quindi il chiarimento della posizione espressa sabato a Bari da Pagliarulo e abbiamo fortemente condiviso le solenni, chiare parole pronunciate venerdì dal Presidente Mattarella.

Con il Governo e il Parlamento italiano abbiamo condiviso la scelta unitaria della UE e di altri Stati di adottare severe sanzioni contro la Federazione Russa, di salvare, proteggere e accogliere milioni di profughi e di sfollati tra cui tanti, troppi bambini!

Per questo abbiamo detto che è legittimo sostenere anche con le armi la Resistenza ucraina perché non soccomba, difenda la sua libertà e induca Putin a fermare la sua azione bellica.

Proprio le associazioni partigiane non possono dimenticare l’aiuto militare venuto alla Resistenza italiana ed europea dagli angloamericani che ha portato alla giornata della liberazione che oggi celebriamo.
A chi dice che non serve più la Nato o che la Nato si è troppo ampliata, rispondo che, proprio a causa di questa aggressione scatenata da Putin in Europa, due paesi neutrali come Svezia e Finlandia ma anche la Svizzera stanno valutando di entrare nella Nato e che le repubbliche baltiche stanno chiedendo alla Nato maggiori postazioni di difesa. Un vero autogol!

A chi ricorda che l’articolo 11 della nostra Costituzione recita che l’Italia ripudia la guerra aggiungo che continua dicendo “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: ovvero quello che fa Putin! Ma aggiunge anche che “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.” Ed è su questo che dobbiamo lavorare insieme in Europa!

Perché come europei e come democratici dobbiamo avere l’ambizione di operare sempre nella logica della costruzione della pace e della cooperazione internazionale. Dobbiamo capire che oggi l’orizzonte della nuova Resistenza è europeo: tra chi vuole promuovere libertà, democrazia e giustizia sociale e lavora per il progetto politico degli Stati Uniti d’Europa per la pace e lo sviluppo e chi insegue una politica di potenza anche con la forza e lavora contro la Ue. Per questo è importante il risultato delle elezioni in Francia anche per il futuro dell’Europa. Per questo si deve lavorare per sostenere la resistenza ucraina e in parallelo per una decisa azione diplomatica per la pace, a cominciare dalle nostre parole. Mi spaventa infatti un linguaggio che ormai si è impadronito dei media e della Politica nazionale e internazionale troppo bellicista, troppo focalizzato sui sistemi di arma e meno sulle strategie per la fine di questa guerra e di questi morti, meno sulla cultura del prendersi cura del mondo e della vita degli esseri umani! Anche se ci sono straordinarie testimonianze di solidarietà, sostegno e abnegazione. Penso ai 6000 religioso che sono restati in Ucraina per assistere anziani. Donne e bambini e penso ai tanti giovani volontari italiani impegnati. Ma mi sembra che una cupa rassegnazione stia dilagando invece di una vigile inquietudine e della ricerca di ogni via per far tacere le armi.
È un bene quindi che si levino dal Papa, da Assisi, dalle associazioni, dalla cultura, parole di pace e di riflessione sulla insensatezza della guerra ma sempre ricordando che basterebbe che Putin cessasse l’aggressione, che aprisse un varco ad un serio negoziato, e che tutti fossero disponibili, a partire dalla Ue, per avviare un confronto sugli assetti internazionali in una nuova logica di cooperazione internazionale e di sicurezza , a partire dalla disponibilità già espressa da Zelensky di non chiedere l’entrata nella Nato ma uno status di neutralità. E allora dobbiamo chiedere alla Ue, come tanti di noi hanno proposto in questi due mesi, di assumere una forte iniziativa unitaria per dare forza, visibilità e concretezza a iniziative serie per trovare le vie del cessate il fuoco, della trattativa per una pace che non sia però una resa.

La Ue deve dunque andare oltre le visite di questo o quel leader politico, deve designare un team di negoziatori autorevoli e credibili, non lasciando il tavolo a una improbabile trattativa asimmetrica tra aggressore e aggredito, o a interlocutori poco credibili, deve incalzare il Segretario generale dell’ONU Gutierrez, cercare alleanze anche con altri Paesi, con il Vaticano e altre chiese. Deve far capire al mondo che non siamo certo noi a non volere la fine di questa insensata guerra. Una guerra ai confini dell’Europa politica e dentro L’Europa geografica, insieme ai tanti conflitti “a bassa intensità” nel mondo (in particolare in Africa e nel Medio Oriente) a cui ci stiamo assuefacendo, pretende che la Ue assuma finalmente il ruolo di in attore globale con una accelerazione della Unione della politica estera e della difesa che le dia forza e capacità di autonomo giudizio politico , per non cadere nelle strategie belliciste di chi potrebbe perseguire altre finalità rispetto alla difesa dei resistenti o di chi usa la vita di persone innocenti come mezzo per affermare la propria supremazia.
La nostra azione di europei che vogliono anche aprire le porte ad una Confederazione degli Stati candidati deve essere dunque più audace, fortemente e visibilmente orientata al cessate il fuoco e alla pace e su questo mettere in difficoltà Putin.

Occorre che l’Unione europea senta la responsabilità che le viene anche dalla Resistenza, da quel 25 aprile e dai suoi valori di esercitare una leadership morale prima che politica assumendo una forte azione diplomatica per ridisegnare un nuovo assetto internazionale che riprenda la finalità del disarmo, dell’ampliamento della democrazia e della cooperazione internazionale. Perché se è evidente che una pace senza giustizia non è vera pace ma una resa, in ogni nostra azione dobbiamo avere la costruzione della pace come fine. Con le parole di Sant’Agostino come bussola: “Non c’è via per la pace, la pace è la via”.

Silvia Costa

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