ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Il nostro 25 aprile con la Resistenza ucraina, per l’Europa e per la pace. Intervento di Silvia Costa

Questo 25 aprile si carica di tanti significati che riconducono alla radice dei valori per i quali si sono battuti e sono morti uomini e donne, di diverse convinzioni politiche e fedi religiose, in Italia e in Europa. 77 anni fa la liberazione dal regime nazifascista, la democrazia, la libertà, la pace.  La Resistenza, armata e disarmata, civile e militare, è stata tutto questo, con l’aiuto degli Alleati angloamericani, e con la visione di politici illuminati anche se con culture politiche diverse. È stata prima di tutto una risposta a una esigenza etica condivisa e popolare: restituire dignità alla persona umana, conquistare la libertà, creare le basi di una convivenza civile, realizzare un futuro di pace.

Ne è una tragica testimonianza il Museo della liberazione di via Tasso dove sarò con il Sindaco Gualtieri.

Oggi però non ci possiamo limitare a ricordare in tante piazza d’Italia questa pagina fondamentale della nostra storia che ha reso possibile la nascita della Repubblica e la nostra Costituzione e che ha visto un vasto movimento di popolo e di resistenti antifascisti: Cattolici democratici, socialisti, comunisti liberali, repubblicani, azionisti. Un movimento che ha coinvolto anche i resistenti esiliati o al confino: da Sturzo a Spinelli da Pertini a Terracini. Ma in questo 25 aprile, a due mesi dall’ ingiustificabile guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, come vice presidente dell’associazione nazionale dei partigiani Cristiani chiedo che nella manifestazione di Porta San Paolo si esprima la più ferma condanna dì questa aggressione, la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ucraino , aggredito militarmente , che sta vivendo questa tragedia con milioni di profughi e migliaia di vittime e che sta eroicamente difendendo il proprio Paese, la sua indipendenza, libertà e democrazia. Chi si chiama partigiano non può essere equidistante in questa guerra unilaterale!
Una Resistenza , quella ucraina, che non ha di fronte il regime nazista di 70 anni fa ma un regime certamente autocratico e imperialista, quello di Putin, che usa l’aggressione armata, con bombardamenti e missili come mezzi per conquistare il territorio di uno Stato indipendente, che colpisce la popolazione civile con crudeltà efferata violando ogni convenzione internazionale , che vuole seminare terrore tra donne e bambini, usando anche efferati mercenari di altre guerre, che concepisce i “corridoi umanitari” come deportazione di ucraini in Russia , che non intende avviare un vero negoziato ma punta alla conquista e distruzione dell’Ucraina e alla destituzione della sua leadership politica. Un regime che ha paura dell’Europa e della libertà e della democrazia ai suoi confini così come della libera informazione chiudendone le fonti anche ai suoi cittadini e perseguitando i dissidenti. Per questo come Associazione nazionale partigiani Cristiani, insieme ad altre voci, in questi due mesi e in una iniziativa con altre associazioni partigiane a Roma, abbiamo criticato posizioni di equidistanza espresse dal presidente dell’Anpi che assimilavano aggressori e aggrediti delegittimando la resistenza ucraina e equiparando la responsabilità dell’invasore con quella dell’invaso. Così come abbiamo ritenuto grave il dubbio su chi avesse perpetrato la strage di Bucha! Abbiamo apprezzato quindi il chiarimento della posizione espressa sabato a Bari da Pagliarulo e abbiamo fortemente condiviso le solenni, chiare parole pronunciate venerdì dal Presidente Mattarella.

Con il Governo e il Parlamento italiano abbiamo condiviso la scelta unitaria della UE e di altri Stati di adottare severe sanzioni contro la Federazione Russa, di salvare, proteggere e accogliere milioni di profughi e di sfollati tra cui tanti, troppi bambini!

Per questo abbiamo detto che è legittimo sostenere anche con le armi la Resistenza ucraina perché non soccomba, difenda la sua libertà e induca Putin a fermare la sua azione bellica.

Proprio le associazioni partigiane non possono dimenticare l’aiuto militare venuto alla Resistenza italiana ed europea dagli angloamericani che ha portato alla giornata della liberazione che oggi celebriamo.
A chi dice che non serve più la Nato o che la Nato si è troppo ampliata, rispondo che, proprio a causa di questa aggressione scatenata da Putin in Europa, due paesi neutrali come Svezia e Finlandia ma anche la Svizzera stanno valutando di entrare nella Nato e che le repubbliche baltiche stanno chiedendo alla Nato maggiori postazioni di difesa. Un vero autogol!

A chi ricorda che l’articolo 11 della nostra Costituzione recita che l’Italia ripudia la guerra aggiungo che continua dicendo “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: ovvero quello che fa Putin! Ma aggiunge anche che “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.” Ed è su questo che dobbiamo lavorare insieme in Europa!

Perché come europei e come democratici dobbiamo avere l’ambizione di operare sempre nella logica della costruzione della pace e della cooperazione internazionale. Dobbiamo capire che oggi l’orizzonte della nuova Resistenza è europeo: tra chi vuole promuovere libertà, democrazia e giustizia sociale e lavora per il progetto politico degli Stati Uniti d’Europa per la pace e lo sviluppo e chi insegue una politica di potenza anche con la forza e lavora contro la Ue. Per questo è importante il risultato delle elezioni in Francia anche per il futuro dell’Europa. Per questo si deve lavorare per sostenere la resistenza ucraina e in parallelo per una decisa azione diplomatica per la pace, a cominciare dalle nostre parole. Mi spaventa infatti un linguaggio che ormai si è impadronito dei media e della Politica nazionale e internazionale troppo bellicista, troppo focalizzato sui sistemi di arma e meno sulle strategie per la fine di questa guerra e di questi morti, meno sulla cultura del prendersi cura del mondo e della vita degli esseri umani! Anche se ci sono straordinarie testimonianze di solidarietà, sostegno e abnegazione. Penso ai 6000 religioso che sono restati in Ucraina per assistere anziani. Donne e bambini e penso ai tanti giovani volontari italiani impegnati. Ma mi sembra che una cupa rassegnazione stia dilagando invece di una vigile inquietudine e della ricerca di ogni via per far tacere le armi.
È un bene quindi che si levino dal Papa, da Assisi, dalle associazioni, dalla cultura, parole di pace e di riflessione sulla insensatezza della guerra ma sempre ricordando che basterebbe che Putin cessasse l’aggressione, che aprisse un varco ad un serio negoziato, e che tutti fossero disponibili, a partire dalla Ue, per avviare un confronto sugli assetti internazionali in una nuova logica di cooperazione internazionale e di sicurezza , a partire dalla disponibilità già espressa da Zelensky di non chiedere l’entrata nella Nato ma uno status di neutralità. E allora dobbiamo chiedere alla Ue, come tanti di noi hanno proposto in questi due mesi, di assumere una forte iniziativa unitaria per dare forza, visibilità e concretezza a iniziative serie per trovare le vie del cessate il fuoco, della trattativa per una pace che non sia però una resa.

La Ue deve dunque andare oltre le visite di questo o quel leader politico, deve designare un team di negoziatori autorevoli e credibili, non lasciando il tavolo a una improbabile trattativa asimmetrica tra aggressore e aggredito, o a interlocutori poco credibili, deve incalzare il Segretario generale dell’ONU Gutierrez, cercare alleanze anche con altri Paesi, con il Vaticano e altre chiese. Deve far capire al mondo che non siamo certo noi a non volere la fine di questa insensata guerra. Una guerra ai confini dell’Europa politica e dentro L’Europa geografica, insieme ai tanti conflitti “a bassa intensità” nel mondo (in particolare in Africa e nel Medio Oriente) a cui ci stiamo assuefacendo, pretende che la Ue assuma finalmente il ruolo di in attore globale con una accelerazione della Unione della politica estera e della difesa che le dia forza e capacità di autonomo giudizio politico , per non cadere nelle strategie belliciste di chi potrebbe perseguire altre finalità rispetto alla difesa dei resistenti o di chi usa la vita di persone innocenti come mezzo per affermare la propria supremazia.
La nostra azione di europei che vogliono anche aprire le porte ad una Confederazione degli Stati candidati deve essere dunque più audace, fortemente e visibilmente orientata al cessate il fuoco e alla pace e su questo mettere in difficoltà Putin.

Occorre che l’Unione europea senta la responsabilità che le viene anche dalla Resistenza, da quel 25 aprile e dai suoi valori di esercitare una leadership morale prima che politica assumendo una forte azione diplomatica per ridisegnare un nuovo assetto internazionale che riprenda la finalità del disarmo, dell’ampliamento della democrazia e della cooperazione internazionale. Perché se è evidente che una pace senza giustizia non è vera pace ma una resa, in ogni nostra azione dobbiamo avere la costruzione della pace come fine. Con le parole di Sant’Agostino come bussola: “Non c’è via per la pace, la pace è la via”.

Silvia Costa

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