Commemorazione Don Giuseppe Borea a Piacenza
In ricordo del martirio di don Giuseppe Borea, Sabato 9 Febbraio p.v. si terrà, a cura delle Associazioni partigiane e del comitato spontaneo che si è costituito per ricordarne la figura, la commemorazione del tragico evento, attraverso la celebrazione di una messa che verrà officiata: alle ore 9,00 nella chiesetta di Santa Maria del Suffragio (cappella del cimitero di Piacenza). Al termine verrà posta, a cura di ANPI e ANPC, una corona di alloro sulla tomba di don Giuseppe nella cappella funeraria del Pio Ritiro Cerati.
È il 9 febbraio 1945, mancano poco più di due mesi alla fine della guerra. Dalle carceri di Piacenza un giovane sacerdote viene prelevato e condotto nel recinto del cimitero urbano. Il plotone di esecuzione della Repubblica sociale punta il mitra contro di lui, che stringe al petto il crocifisso e cade martire, benedicendo i suoi carnefici. Accade tutto in fretta, nel silenzio. La condanna a morte era scritta da tempo e a niente è servito il lavoro concitato di chi fino all’ultimo ha tentato di sventare il peggio. Chi predicava il vangelo e la pacificazione è stato ucciso, come sul Golgota, da soldati imbestialiti. Quel sacerdote si chiama don Giuseppe Borea e non ha ancora compiuto trentacinque anni. In realtà ne dimostra molti meno. Ha un viso da bambino, l’aria timida e una grande bontà d’animo. Don Giuseppe è parroco di Obolo, frazione in Comune di Gropparello, da oltre un anno è anche cappellano della Divisione partigiana Valdarda. La sua storia personale si intreccia con i fatti della Resistenza in Italia al regime nazifascista e con le tante storie di uomini che proprio lui confessa, conforta, assiste nell’ora della prova.
Un ringraziamento speciale al nostro Presidente Provinciale Mario Spezia.

Il 27 gennaio di 74 anni fa il campo di Auschwitz veniva liberato. La fine “dell’orrore e del male assoluto, indicibile”, come lo ha definito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale in occasione della cerimonia per Giornata della Memoria, quest’anno dedicato alle donne nella Shoàh. Diciamo subito che il momento che stiamo attraversando ci impone a considerare la Giornata della Memoria non una data a ritualità obbligata, ma riflettere su cos’è stato l’Olocausto, non incidente della storia, ma la lucida scelta di una ideologia malvagia e disumana, che ha messo in atto una macchina costruita per la “soluzione finale”, non solo del popolo ebraico, ma anche di oppositori politici, disabili, malati di mente, omosessuali , testimoni di Geova, rom sinti e slavi. Un elenco ricordato dal Presidente Mattarella non per puntigliosa precisione notarile, ma per evidenti motivazioni politiche. Ma l’orrore dell’Olocausto rimane sempre: il piano di cancellazione di un popolo, contro il quale da sempre si riversano odio e disprezzo. Colpisce che un Senatore della Repubblica, Lanutti, citi un testo come I “protocolli” dei “savi anziani” di Sion un falso clamoroso, che ebbe circolazione non solo in Germania. In Main Kamps Hitler scrisse “ Quando questo libro diventerà breviario di tutto il popolo il pericolo ebraico potrà essere considerato scomparso”. In Italia il testo fu pubblicato per la prima volta nel febbraio 1921, prima della marcia su Roma e poi nell’ottobre del 1937 e nel ’38, a cura di Giovanni Preziosi un luciferino personaggio.Segno che l’antisemitismo era da sempre un elemento caratterizzante del fascismo. Sul libro ci torneremo, perché riserva qualche sorpresa. Ora se si arriva a citare un libro come questo, significa che l’intossicazione antisemita sta riemergendo. Prima il negazionismo, esercitazione intellettualistica, che pure ha trovato qualche compiacente sponda politica. Ora un antisemitismo minaccioso che si manifesta in forme anche violente e che trova pericolosa attenzione anche a livelli istituzionali, soprattutto in qualche Paese europeo del Centro Europa, da un passato non esattamente limpido. A questo rinnovato antisemitismo si aggiungono segnali di xenofobia e razzismo, alimentato da forze politiche che ne fanno quotidiano uso a fini elettorali. Consola vedere quante scuole affrontano questi temi.
Anche ieri al Quirinale c’erano ragazzi impegnati, guidati da insegnanti sensibili. Una via obbligata questa dei giovani. Si contano sulle dita di una mano i testimoni diretti, come ieri la poetessa Edith Bruck. Rendere la memoria cultura di fondo, insegnamento da trasferire da generazione a generazione. Questo dipende da noi, che viviamo il tempo del trapasso. Una grande responsabiltà, ma un dovere verso i milioni di morti, affinché non possano dire di “essere morti invano”.

Verrà posata una nuova pietra d’inciampo a Milano nella settimana della Memoria con una cerimonia pubblica : una pietra per Franco Rovida, eroico tipografo de “Il Ribelle” arrestato pochi giorni dopo Bianchi e Olivelli e morto nel campo di concentramento di Melk. Ecco la sua breve biografia:

Non a tutti è data la possibilità di essere ricordati con affetto e ammirazione. Giuseppe Accorinti lo sarà. Per la sua personalità, cortesia da gentiluomo d’altri tempi, ma soprattutto per la sua coerenza e legame con un passato che riusciva a far rivivere, un passato fatto di coraggio, ideali, sacrificio, generosità ed entusiasmo. La sua carriera all’Eni e consociate è stata importante, con grandi esperienze all’estero in un momento storico vivace e di cambiamento in vaste aree di Asia e Africa, tutte convergenti nel Mediterraneo. In questi giorni di dolore non vogliamo illustrare un curriculum, ci saranno altre occasioni, ma cogliere l’essenzialità della sua vita. Che è stata sempre di prima linea, ma mai discostandosi dalle sue ferme convinzione e dal profondo spirito cristiano. Era una generazione quella, uscita dalla guerra, fatta di giovani già adulti e che avevano avuto grandi maestri. Un momento della nostra storia che si vorrebbe ignorare, cancellare, condannare all’oblio e sostituirla con una “falsa” memoria. Sarebbe tempo di agire per recuperare quella memoria e combattere la sua attuale, rozza e sfacciata manipolazione. Giuseppe fino all’ultimo giorno ha lavorato al “suo” libro Quando Mattei era l’impresa energetica_ io c’ero. Volume giunto alla sua quarta edizione arricchito di nuovi documenti e testimonianze, soprattutto su Enrico Mattei, di cui aveva scrutato fino al fondo la sua complessa personalità. Giuseppe si era molto impegnato nell’azione dell’ANPC individuandone la peculiarità e l’altezza dei valori. Per ora lo ricordiamo indaffarato fra centinaia di pagine, troppe come diceva l’editore. Avrebbe dovuto tagliarne molte … Immaginiamo la sua difficoltà a farlo. Perchè Giuseppe apparteneva a quelle persone che con Cicerone del de senectute pensano che Memoria minuitur … nisi eam exerceas. Gius
Ieri, 15 gennaio è venuto a mancare nella sua casa a Roma il nostro amico Giuseppe Accorinti all’età di 90 anni. Il funerale sarà celebrato venerdì 18 gennaio alle ore 10:00 presso la Cappella dell’Istituto Massimo di Roma (via Massimiliano Massimo, 7 – Eur).

