ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “luglio, 2026”

19 luglio 2026:S. Messa in ricordo del martirio del Beato Don Giuseppe Beotti

Tra il 19 e il 20 luglio del 1944 le truppe tedesche, durante il rastrellamento che coinvolse la montagna parmense, giunsero anche a Sidolo piccola frazione del Comune di Bardi in provincia di Parma facente parte della Diocesi di Piacenza; il parroco, don Giuseppe Beotti, pur conscio dell’arrivo delle truppe nazisdte, decise di rimanere nel paese trascorrendo la notte in chiesa, in preghiera. All’arrivo delle truppe tedesche in paese, il 20 luglio 1944 viene prelevato dalla canonica e fucilato, in prossimità della chiesa  insieme a don Francesco Delnevo e al seminarista Italo Subacchi, che si erano rifugiati con lui in chiesa ed ai civili: Benci Bruno, Bozzia Francesco, Brugnoli Giovanni, Brugnoli Girolamo, Ruggeri Giuseppe (di Borgotaro).

Don Giuseppe Beotti è stato beatificato il 30 settembre 2023 in Cattedrale a Piacenza alla presenza del cardinale Marcello Semeraro e le sue spoglie sono conservate nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Gragnano Trebbiense (Pc) dove don Beotti crebbe con la sua famiglia. Domenica 19 luglio pv alle ore 15.30 nella chiesa di Sidolo di Bardi, a ricordo del martirio del Beato don Giuseppe Beotti verrà celebrata una Santa Messa.Giuseppe Beotti https://share.google/uTZeHSiNQIMoKDqCR

Don Andrea Gaggero: una storia dimenticata

Lo torturarono per quaranta giorni di fila. Botte, sevizie, privazioni di ogni genere. Lo massacrarono, dentro e fuori, in quello che fu un inferno. Volevano i nomi dei suoi compagni, dei partigiani, ma lui rimase muto. 

Don Andrea Gaggero, giovane prete, era un pacifista. Ma collaborava con la Resistenza per cacciare l’invasore e far finire la dittatura. Per questo fu arrestato e torturato. Non parlò, nonostante ormai fosse ridotto ad una poltiglia. 

Per questo lo spedirono prima a Bolzano, poi a Mauthausen. Qui, anziché rimanere buono, Don Gaggero iniziò a dare una mano alla resistenza clandestina. Lo torturarono ancora per giorni e giorni. E ancora una volta non parlò, non fece un nome.

Finita la guerra, entrò in contrasto con la chiesa e smise di esser prete.

Si dedicò alla pace, ne divenne un testimone, un missionario. Ogni premio che vinceva per il suo impegno, lo devolveva in beneficienza. Ogni azione, ogni passo della sua vita, fu incentrato su questo: la pace. Perché aveva visto la guerra, le torture e i morti e dedicò un’intera vita a quella missione. Divenne Presidente del Movimento italiano per la Pace. Organizzò, assieme ad Aldo Capitini, la prima marcia per la Pace Perugia-Assisi. 

Fu instancabile, devoto alla causa per decenni. Si spense l’8 luglio 1988 dopo una vita di lotte e di impegno.

Un personaggio che oggi in tanti hanno dimenticato.

15 luglio 2026 – Presentazione documentario di Giorgio Della Rocca

Vaticano Zero Day

“Il controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici è in grado di orientare sottilmente i comportamenti e perfino riscrivere la storia umana…”

Con questa significativa riflessione del Santo Padre, richiamata nel volume Vaticano Zero Day, si è aperto uno dei momenti più intensi dell’incontro ospitato nella Chiesa di San Rufo – Centro d’Italia.

La presentazione del libro di Luigi Ricci, moderata da Paolo Festuccia, Capo Redattore de La Stampa, ha accompagnato il pubblico in una riflessione che va oltre la tecnologia.

L’intelligenza artificiale, gli algoritmi, la manipolazione dell’informazione e le nuove guerre ibride non rappresentano soltanto una sfida informatica o geopolitica: interrogano il nostro rapporto con la libertà, la memoria, la verità e l’identità delle persone. Il messaggio emerso è chiaro: il progresso tecnologico non può essere separato dalla responsabilità etica. L’innovazione deve rimanere al servizio dell’uomo e mai sostituirsi alla sua coscienza.

Un sentito ringraziamento a Luigi Ricci, a Paolo Festuccia, a tutti i partecipanti e agli enti promotori che hanno reso possibile un incontro capace di stimolare un confronto autentico su uno dei temi più decisivi del nostro tempo. La cultura continua a essere il luogo in cui le domande più difficili trovano spazio, dialogo e consapevolezza.

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