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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

4 Giugno 1944 – La liberazione di Roma

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Il generale Clark arrivò al mattino alla testa di un piccolo convoglio di jeep militari e di fotoreporter. Ma invece che al Campidoglio, dove volevano arrivare, si ritrovarono tutti dalle parti di Piazza San Pietro nel dedalo dei vicoli del quartiere Borgo. Un prete fece capire alla colonna dei militari che la direzione era sbagliata. Fu poi un ragazzo in bicicletta, pedalando furiosamente ed urlando alla gente di fare largo, ad accompagnarli a Piazza Venezia, percorrendo Corso Vittorio e poi Via del Gesù.

Ai suoi collaboratori Clark confidò con compiacimento: “Comunque siamo arrivati a Roma prima che Ike attraversasse la Manica ed invadesse la Lombardia”. Nel suo breve discorso non nominò mai il britannico Alexander le cui vittorie erano state decisive sul fronte di Cassino (tratto dal libro “La battaglia di Roma” di Claudio Fracassi, Mursia).

“Quando lo Stato unitario e risorgimentale crollò, restò in piedi nella coscienza civile degli italiani, nel pieno della guerra civile il senso dello Stato. Certamente una Patria (con la retorica P maiuscola) morì l’8 settembre, ma altrettanto certamente una patria (l’umile Italia di Salvo D’Acquisto) si conquistò il diritto di esistere nell’ adempimento del dovere, anche se gli ordini non sarebbero mai arrivati.

Mi fece notare questa cosa straordinaria Vernon A. Walters, personaggio leggendario che è stato anche il famoso vicecapo della Cia che si rifiutò di coprire lo scandalo Watergate, ai tempi di Nixon e poi negli anni ottanta ambasciatore viaggiante di Reagan.

Una sera, a cena, mi raccontò un episodio della sua vita molto avventurosa, che lo aveva  colpito in modo particolare. Walters era entrato a Roma nel 1944 con la prima jeep dell’esercito americano. Veniva dalla via Appia, entrò per porta San Sebastiano, la passeggiata archeologica, il Colosseo ed arrivò a Piazza Venezia. Le ultime camionette tedesche si attardavano ancora a Ponte Milvio e nessuno poteva prevedere cosa sarebbe potuto ancora succedere. L’impressione dell’immagine di questa città  monumentale e deserta era fortissima e lui ed i suoi commilitoni erano ammutoliti per l’emozione.

“A questo punto mi resi conto – mi raccontava Walters – che al centro della scalinata del Milite Ignoto era accesa una fiamma e che due Carabinieri armati facevano la guardia immobili. Erano passati gli ultimi carri tedeschi ed i Carabinieri erano là, immobili. Arrivavano le Jeep che precedevano le autoblinde americane ed i Carabinieri erano là, immobili. Mi resi conto che Roma era Eterna!”.

L’emozione del giovane soldato americano di fronte al senso del dovere dei poveri e dispersi  italiani, ci dice quanto è stato importante rimanere dignitosamente in piedi nella sventura”. (Tratto dal libro “Aspettando il 18 Aprile”, Bartolo Ciccardini, Ed. Studium).

 

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