ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

2-7 Aprile 1944, Leonessa (Rieti)

La strage di Leonessa fu una strage nazista avvenuta tra il 2 aprile 1944 e il 7 aprile 1944 a Leonessa e nelle frazioni circostanti, nel corso del quale vennero uccisi 51 civili.

 

Era Venerdì Santo. Don Concezio Chiaretti stava celebrando la Messa. I parrocchiano lo invitarono a fuggire, ma lui si presentò al prefetto Di Marsciano, che aveva individuato alcune persone da giustiziare per aver fondato il CLN. Don Concezio si mise fra esse. In tutto erano 24, tra cui Ugo Tavani. Mancò il tenente Umberto Pietrostefani, incarcerato a Rieti, nei giorni precedenti, dallo stesso di Marsciano. Furono tutti ammassati, sotto sorveglianza delle SS, nella sala consiliare del Comune. Alle ore 15, le vittime designate furono portate a Fossatelle , un terrapieno alla vista di Leonessa e a gruppi vennero trucidati con scariche di mitra dai tedeschi. Fossatelle fu scelto perché i leonessani potessero assistere allo spettacolo. Prima di essere colpito, Don Concezio si voltò verso i fedeli affacciati e inerpicati sui tetti e li benedisse. Le sue ultima parole furono: “Ecce agnus dei” Altre 19 persone vennero ammazzate, quel giorno, a Morro Reatino, paese sulla strada fra Leonessa e Labro.

7 Aprile 1944 – Don Concezio Chiaretti

Don Concezio Chiaretti era cappellano degli alpini. Lo ritroviamo, nel 1943, parroco di Leonessa, cittadina alle pendici del Terminillo, in provincia di Rieti. Sulla strada di Rieti transitano i convogli dei tedeschi che portano rinforzi e rifornimenti alla Linea Gustav su cui resistono alla avanzata Alleata. La strada che da Orvieto porta a Ortona sull’Adriatico, percorso protetto dalle colline e montagne, passa a sud del Terminillo, mentre Leonessa è sul lato nord del monte, quindi non interessa la strategia di Kesserling.   Leonessa è anche dirimpettaia di Cascia, divisa da un altopiano sugli 800 e i 1.100 metri , lungo una trentina di chilometri. A Cascia, il 28 dicembre del 1943, è stata proclamata la repubblica partigiana dalla brigata Gramsci (che fa parte del CLN di Terni), cioè è stato istituito un poter costituzionale su un piccolo territorio, in nome del comunismo. A Leonessa, invece, si è formato, nell’ottobre del ’43, un comitato cittadino allo scopo di aiutare e incoraggiare i giovani leonessani a sottrarsi alla leva. Don Concezio presiede il comitato avendo accanto Giuseppe Zelli e Ugo Tavani. Al tenente Roberto Pietrostefani viene affidata una minima forza armata, per tenere sotto controllo una situazione di guerra tutt’intorno. Ce n’è bisogno. Infatti, arriva a Leonessa il commissario prefettizio Pietramanico con l’ordine ai coscritti di presentarsi alla caserma di Rieti. Don Concezio e Pietrostefani lo dissuadono con le cattive e il commissario prende la corriera per ritornare in città a chiedere rinforzi. Viaggia in compagnia di un partigiano, tale Wolfango Costa, che lo fredda. E’ il 26 febbraio del 1944. Nei giorni seguenti, Don Concezio incontra il prefetto di Rieti e lo induce a un compromesso: nessuna reazione violenta e in cambio il parroco convincerà i giovani a consegnarsi spontaneamente. Subito dopo, il giovane prete corre a Cascia e chiede un aiuto ad Alfredo Filipponi , commissario della Brigata Gramsci e presidente della repubblica di Cascia. I due inventano un intervento. Gli uomini della Gramsci assaltano un camion, che porta via i giovani leonessani, li liberarono e li aiutano ad imboscarsi. Filipponi crede di aver guadagnato, come premio, la reggenza di Leonessa. Il 16 marzo, quelli della Gramsci entrano armati a Leonessa. Ma don Concezio ribadisce che la città rimane sotto la responsabilità del comitato, la cui rappresentanza viene affidata all’avvocato Giuseppe Climenti, il 18 marzo. Filipponi stabilisce degli accantonamenti dei suoi nelle frazioni di Pulcini e di Piedipoggio e postazioni di avvistamento e di allarme al Passo del Fuscello e ad Albaneto. La città di Leonessa, nel 1944, conta 1.500 abitanti e l’intero comune 4.500. La guerra raggiunge questa gente il 31 marzo. Un reparto esplorativo del maggiore tedesco Wilke spazza via la guardia partigiana al Passo del Fuscello e di Albaneto e apre la strada alle forze della Wehrmacth del colonnello Ludwig Schanze, circa 2000 militari sostenuti dai carri armati. Partecipa all’operazione anche un reparto della Guardia Nazionale Repubblicana. Il rastrellamento inizia a Poggio Bustone, nella notte del 31 marzo. I tedeschi e i fascisti imprigionano 170 uomini che verranno deportati ai campi di concentramento di Cinecittà e di Aprilia. Il paese viene bruciato. Il 2 aprile, Schanze entra a Leonessa. Rassicura gli abitanti e prosegue per Cascia. E’ la domenica delle Palme e Don Concezio porge i ramoscelli d’ulivo ai fedeli. Dietro la Wehrmacht viene il battaglione della SS Polizei rafforzato da cinque camionette di camice nere comandate dal prefetto di Rieti Ermanno Di Marsciano. Sono loro che devono punire la città. La prima strage, con fucilazione di 11 uomini, avviene a Cumulata nella notte del 6 aprile. Quando si fa giorno è Venerdì Santo, 7 marzo del 1944. Il rastrellamento preleva 24 persone, fra queste c’è Don Concezio. Alle ore 15 del 7 marzo, i rastrellati vengono portati a Fossatelle e , a gruppi, vengono abbattuti da scariche di mitra. Fossatelle è stato scelto perché i paesani possano assistere allo spettacolo. Prima di essere colpito, Don Concezio si volta verso i parrocchiani affacciati e sui tetti e li benedice. Sul monumento marmoreo, che oggi sorge a Fossatelle in ricordo delle vittime, è scolpita la frase : “Ecce agnus Dei”. Pompeo De Angelis

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Un pensiero su “2-7 Aprile 1944, Leonessa (Rieti)

  1. ottaviano lombardi in ha detto:

    ED ancora oggi abbiamo gentaglia che disprezza queste Vittime, e non si rende conto che hanno la possibilità di godere di quella libertà per la quale debbono ringraziare Questi nostri martiri, loro vittime…

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