ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Ogni generazione rilegge la storia

Alcuni amici ci hanno scritto domandandoci se fosse giusto ritornare ai temi della Resistenza ed alle polemiche che essi contengono e ripropongono. Noi riteniamo che non si tratti di rinnovare una polemica o di precisare fatti accaduti. Ma si tratti invece di un’altra cosa naturale e necessaria: quella di valutare quegli avvenimenti con gli occhi di oggi, perché la storia è sempre attuale per tutte le generazioni.

A questo proposito, ad una di queste lettere abbiamo così risposto: “Caro amico, ogni generazione deve rileggere la storia.

I comunisti hanno tentato di dare una loro versione della Resistenza perchè questo giudizio storiografico e quindi politico, li legittimava ad essere coloro che avrebbero sostituito il fascismo. Il 18 Aprile dimostrò che non avevano maturato questo diritto. L’associazione dei Partigiani Cristiani fu fondata da Mattei, che conosceva bene le vicende, essendo uno dei capi, per rivendicare la presenza dei cattolici e dei democratici cristiani.

La resistenza dei comunisti era più organizzata e più esperta. Loro avevano già un apparato clandestino ed una esperienza maturata in Spagna. Usavano anche uno strumento politico (il commissario politico) che le altre formazioni non avevano. Erano forse il gruppo più combattivo, ma non il più numeroso. I cattolici si appoggiavano più ai militari ed avevano una diversa strategia nella salvaguardia della popolazione e non avevano una struttura politica accanto alla struttura militare. Spesso si dichiaravano apolitici, ma il termine era sbagliato perche volevano dire che non rispondevano ad un partito (e quindi apartitici) ma il fatto che fossero antifascisti era già un forte connotazione politica. I comunisti li accusavano di attendismo. In realtà i cattolici furono il tessuto della resistenza civile che era il consenso senza il quale non  si poteva svolgere l’azione partigiana. Così si evitarono conflitti che sarebbero stati gravissimi, anche se ci furono comunque episodi gravi.

Liberata l’Italia ci furono diverse interpretazioni sulla fine della Resistenza. Anche dentro il Partito Comunista ci fu una tendenza favorevole ad un processo democratico ed una che si preparava ad una seconda spallata. E su questo ci si divise.

Per noi il filo legittimo della storia è Resistenza, Repubblica, Costituzione e scelta democratica occidentale.

Le brigate rosse hanno ripreso il tema di una Resistenza da completare contro la DC. Ma anche in molti altri, la non accettazione del 18 Aprile, fa dare una interpretazione unilaterale alla Resistenza.

Anche l’ANPI che ufficialmente ha una corretta posizione unitaria è afflitta da corpuscoli che ritengono vera Resistenza quella dei comunisti e attendismo opportunista quella dei cattolici.

Anche i cattolici hanno commesso l’errore di non dare il giusto peso alla loro Resistenza, considerandola un contributo necessario, ma da dimenticare al più presto per non indebolire la difesa dal comunismo. Però, venuto meno il comunismo, emerge una nuova lettura della storia: quella della riconquista della dignità civile dell’Italia, compromessa dalla guerra fascista e dalla sconfitta, con il valore della Resistenza armata e con la dignità con cui il popolo italiano, nella Resistenza civile, si oppose all’imbarbarimento.

Quella pagina va riletta perché il problema politico di oggi è quello di combattere contro un nuovo e grave imbarbarimento.

(BC)

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