ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Il saluto di Bartolo Ciccardini alla presentazione del libro di Cipolloni

Carissimo Cipolloni,

mi dispiace che l’influenza che sta spopolando Roma mi abbia impedito di venire a presentare il tuo libro questo pomeriggio.

Sarei voluto venire per esprimere, oltre alle congratulazioni e all’apprezzamento per il tuo lavoro, tre concetti che mi sono stati ispirati dalla tua opera.

Il primo è questo. La Resistenza, man mano che la conosciamo meglio, con quel distacco che viene dal trascorrere del tempo, ci appare come un avvenimento più complesso, più articolato e più profondo.

Non è fatto solo di azioni armate, di scontri militari, ma anche di comportamenti civili, di atti coraggiosi di persone che esercitavano un’azione costruttiva contro l’imbarbarimento, volta a salvare il nostro vivere civile. Questa Resistenza civile merita di essere riconosciuta insieme agli episodi valorosi della Resistenza armata e della Resistenza di coloro che accettarono l’internamento per rifiutare l’adesione al collaborazionismo con i tedeschi. Del resto va notato che la Resistenza civile, la solidarietà attiva delle popolazioni, era la condizione senza la quale non ci sarebbe stata nessuna Resistenza.

Il secondo concetto che si impone nella tua ricostruzione è l’importanza dei sacerdoti nella Resistenza.

La loro partecipazione non è ideologica e non è partitica. Ma è una ferma posizione in difesa delle popolazioni, che fa sì che essi siano riconosciuti in ogni occasione come capi naturali dell’opposizione civile alle barbarie. I tedeschi individuarono subito questa responsabilità ed il numero dei sacerdoti uccisi ne è la testimonianza. La nostra storia non ha dato il sufficiente valore a questo sacrificio, relegando la strage dei sacerdoti come se fosse una serie di episodi isolati, a sé stanti, non connessi con la realtà sociale in cui la Resistenza operava.

Il terzo carattere che emerge dal tuo lavoro è l’esistenza di una “zona franca” che aveva i suoi problemi, le sue vicende dolorose, ma anche il suo eroismo quotidiano. L’occupazione tedesca non poteva essere comprensiva di tutto il territorio. I tedeschi occupavano i gangli vitali del territorio italiano, ma ne lasciavano libere intere zone, soprattutto quelle della montagna, dove la società italiana, che non aveva uno Stato in cui riconoscersi, si autogestiva.

Questa autogestione doveva supplire alla mancanza di una autorità, con degli accordi morali, fra notabili, fra esponenti della società civile, fra dirigenti di quel che restava della organizzazione amministrativa. Una sorta di patto per conservare le regole e per difendere i perseguitati. Questa era una Resistenza quotidiana di un’Italia non occupata, che subiva incursioni e rappresaglie, ma che di fatto aveva una sua autonomia da gestire.

Non abbiamo studiato questa realtà di una Italia liberata da sé stessa. Eppure tutte le zone che vanno dall’Appennino marchigiano ai monti di Rieti, erano in questa situazione. Erano le zone dove operò una straordinaria formazione, la Brigata Maiella, dove comandanti militari assunsero funzioni di coordinamento, dove brigate partigiane, armate, portarono a termine azioni decisive, con il supporto delle popolazioni, dove vissero istituzioni pubbliche che mantennero le regole della società civile con il volontariato ed una pubblica moralità. Io ti invito ad approfondire questo tema, perché  questo è importante per la memoria e l’onore delle nostre genti, dei nostri paesi e della nostra Resistenza.

Bartolo

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