ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Verso il referendum Costituzionale

Già nei mesi scorsi l’ANPC ha diffuso un comunicato relativo alla propria posizione nei confronti del referendum per le modifiche alla Costituzione. Una posizione riassumibile nella massima attenzione al dibattito in corso, al pieno rispetto degli argomenti e delle posizioni dei due schieramenti e di coloro che devono ancora discernere e decidere rispetto al proprio voto.  Il nostro statuto e la nostra storia ci impongono di essere  garanti della memoria dei tanti che hanno sacrificato la vita per garantire all’Italia una carta costituzionale e un assetto democratico. In questo senso, riteniamo che il miglior contributo che possiamo dare è quello di invitare tutti i cittadini a partecipare al voto e di aiutare gli elettori a meglio comprendere i quesiti referendari e la “posta in gioco”, per poi decidere – in piena libertà e coscienza – su quale delle due caselle apporre la propria croce.

 

Per questo motivo abbiamo apprezzato il lavoro svolto dall’Istituto De Gasperi di Bologna, che non è fautore né del Si né del No, ma sta svolgendo un ottimo lavoro di formazione ed informazione (http://www.istitutodegasperi-emilia-romagna.it).

Pubblichiamo quindi volentieri il “testo a fronte” della Costituzione, articolo per articolo, prima e dopo l’intervento del Legislatore: clicca e scarica istituto-de-gasperi-referendum-costituzionale-studio

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Convegno Milano 27Ottobre:“La partecipazione delle donne alla Resistenza”

COMUNICATO STAMPA

CONVEGNO: “La partecipazione delle donne alla Resistenza”

MILANO 27 Ottobre 2016 ore 09:00, presso la Sala Brodolini (CISL), Via Tadino, 23.

 Il Convegno è parte di un progetto promosso dall’ANPC in collaborazione con l’Istituto Luigi Sturzo, dedicato alla valorizzazione della memoria ed alla divulgazione della conoscenza degli eventi che portarono alla liberazione dal nazi-fascismo e alla rinascita della democrazia in Italia e in Europa (con una particolare attenzione al contributo della componente del movimento resistenziale che muoveva da una coscienza e da ideali cristianamente ispirati). Il Convegno fa parte delle iniziative promosse dalla Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane per la celebrazione del settantesimo anniversario della Resistenza e della Guerra di liberazione, sostenute dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Programma:

Saluti Autorità.

Luigi Ganapini (“La condizione quotidiana nel ventennio e le scelte dopo l’8 settembre 1943”); Roberta Cairoli (“Le molteplici forme della Resistenza civile delle donne nel periodo 1943-1945”): Elisabetta Salvini (“Alcune figure significative di donne cattoliche impegnate nella Resistenza”).

Letture di alcuni brani significativi sugli argomenti trattati da parte di studenti  in alternanza scuola-lavoro presso JOB.

Proiezione di filmati sulle donne resistenti.

Sintesi conclusiva: Luisa Ghidini.

Moderatore: Carla Bianchi Iacono.

Si ringrazia per il sostegno all’iniziativa: CISL Milano Metropoli.

Per eventuali informazioni:

Segreteria ANPC

Piazza Adriana, 3

00193 Roma

Tel: 06-68400125; fax: 06-6868830

Web: www.anpcnazionale.com

 

Con preghiera di cortese pubblicazione e diffusione.

Clicca qui per l’invito – programma convegno-milano-anpc

convegno-milano-programma

Un grande pezzo di storia dell’Eni che se ne va

L’8 ottobre 2016, alla bella età di 95 anni è morto il Dott. VINCENZO GANDOLFI  per oltre 10 anni Capo della Segreteria del PRESIDENTE ENI ENRICO MATTEI. Era il  Dirigente  in costante vicinanza con Lui al punto che era l’unico che sapesse sempre dove stesse il Suo Capo. Un analogo atteggiamento di totale silenzio e riservatezza circa i fatti del passato dei quali era stato a conoscenza -e in un certo senso anche protagonista- Vincenzo GANDOLFI  ha conservato per tutta la Sua vita,  coltivando sempre -dopo la tragica scomparsa di 54 anni fa nel cielo di Bascapè-  nel silenzio un sentimento di totale devozione nei confronti del Suo PRESIDENTE . Un grande pezzo della storia dell’ENI che se ne va. Il funerale avrà luogo lunedì 10 ottobre alle 11 nella Parrocchia del GESU’ BUON PASTORE alla Montagnola. Lascia le 2 Figlie Chiara e Maria Grazia. Un REQUIEM e le nostre più vive condoglianze.

G.Accorinti

In ricordo dei partigiani ALFREDO e ANTONIO Di DIO

 

 

Cremona In ricordo dei partigiani  di ALFREDO  ANTONIO Di DIO

MERCOLEDI  12  OTTOBRE  2016 ALLE  ORE  10,30presso la cappella di famiglia Di Dio nel civico cimitero cittadino, L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI, in occasione dell’anniversario della morte di ALFREDO DI DIO avvenuta il 12 OTTOBRE del 1944, ricorderà con una breve cerimonia presieduta dal prof. Angelo Rescaglio ed un momento di raccoglimento suggerito da mons. Vincenzo Rini, le figure di ALFREDO e del fratello ANTONIO, quest’ultimo deceduto con morte gloriosa il 13 febbraio 1944.

Ardimentosi giovani cattolici Resistenti caduti nella Lotta di Liberazione, i fratelli Di Dio furono insigniti entrambi della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Saranno presenti le Associazioni Resistenziali. Un particolare invito è rivolto alle Associazioni d’Arma Combattentistiche cittadine. La Cittadinanza tutta è invitata a partecipare. Alla commemorazione aderisce l’Amministrazione Comunale di Cremona.

ALFREDO DI DIO – Medaglia d’Oro al Valor Militare, massimo riconoscimento del valore militare, con la seguente motivazione: «Ufficiale dell’Esercito in s.p.e. fin dal primo giorno della resistenza fu alla testa del proprio reparto nell’accanita battaglia contro l’oppressore. Organizzò i primi nuclei partigiani e con magnifico ardimento li condusse nell’impari lotta attraverso una serie di audaci imprese. Catturato dal nemico, con sdegnosa fierezza subì i duri interrogatori e, riuscito a farsi liberare, temerariamente riprese il suo posto di combattimento partecipando alle operazioni che, attraverso lunghi mesi di sanguinosa lotta, portarono alla conquista della Vai d’Ossola. In questo primo lembo d’Italia valorosamente conquistato resistette per quaranta giorni con i suoi uomini stremati, affamati e male armati contro forze nemiche di schiacciante superiorità, finché con le armi in pugno incontrò eroica morte alla testa dei suoi partigiani..»

— Valle Strona, settembre 1943; Valle d’Ossola, Val Vigezzo, Finero, settembre – ottobre 1944.

ANTONIO DI DIO – Medaglia d’oro al Valor Militare, massimo riconoscimento del valore militare, con la seguente motivazione: «Partigiano di indomito valore, già distintosi per ardimento ed audacia in numerosi combattimenti, attaccato da preponderanti forze nazifasciste rifiutava l’ordine di sganciarsi dall’accerchiamento e resisteva sul posto animando e spronando i compagni alla resistenza ad oltranza. Accortosi che il suo comandante, rimasto ferito, era stato accerchiato, accorreva vicino a lui per evitare che venisse sopraffatto dal nemico e con sublime spirito di sacrificio e di abnegazione cercava di metterlo in salvo. Cadeva colpito da una raffica di mitraglia che troncava la sua eroica esistenza offerta in olocausto alla redenzione della Patria.»

— Megolo (Novara), 13 febbraio 1944

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Le due anime dei fratelli Antonio e Alfredo si ricongiunsero dunque così alla luce del loro eroismo dopo aver dato alla Patria, in impeto di cavalleresca dedizione, gioventù che già  si preannunziavano ricche di promesse. Nel nome di Alfredo e Antonio potranno mai ricomporsi le lacerazioni ancora esistenti fra i cittadini se tutti intenderanno il messaggio di amore contenuto nelle ultime parole pronunziate da Alfredo: “La mia vita per l’Italia”. ANPC CREMONA  (Giorgio Carnevali)

(Pubblicato su: http://www.welfarenetwork.it/cremona-in-ricordo-dei-partigiani-di-alfredo-antonio-di-dio-20161006/)

Beatificato il prete che denunciava i crimini del Reich

1985275_dachau_engelmar_unzeitig_cna-jpg-pagespeed-ce-wt_fqanoppCittà del Vaticano – E’ stato beatificato a Wuerzburg, in Germania, il prete che denunciava dal pulpito i crimini del Terzo Reich. Padre Engelmar Unzeitig è stato dichiarato martire da papa Francesco e venerabile da Benedetto XVI. Una figura finora poco conosciuta ma eroica. Fu arrestato nel 1941 per aver denunciato il trattamento degli ebrei da parte dei nazisti e per questo deportato nel campo di concentramento di Dachau. Le sue prediche scuotevano, erano insolite, soprattutto servivano ad incoraggiare i cattolici a restare fedeli a Dio e a resistere alle menzogne del regime. La sua predicazione non poteva durare a lungo, non poteva essere tollerata oltre dalle Ss. Nel 1943 preso e incarcerato a Dachau, dove finivano soprattutto i sacerdoti. Lì tra il 1938 e il 1945 sono stati deportati 2.579 tra preti, seminaristi e monaci, insieme a 141 tra pastori protestanti e preti ortodossi. Di questi, 1.034 sono morti nel campo di Dachau.

Il beato Engelmar era nato nel 1911 a Greifendorf, nell’odierna Repubblica Ceca. Nel campo riuscì a guadagnarsi la fama di “santo” e “angelo di Dachau” per la cura che aveva dei prigionieri ammalati di febbre tifoidale. Nelle baracche i malati venivano ammassati e spesso morivano in uno strazio senza fine, senza cure, senza assistenza, senza cibo.

Padre Unzeitig, in una lettera, scrisse: «Qualunque cosa facciamo, qualunque cosa vogliamo, è sempre e solo la grazia che ci guida e ci porta. La grazia di Dio onnipotente ci aiuta a superare ogni ostacolo. L’amore duplica le nostre forze, ci rende fantasiosi, contenti e liberi. Se solo la gente sapesse che cosa Dio ha in serbo per quelli che Lo amano!». E ancora: «Anche dietro i più grandi sacrifici e le peggiori sofferenze c’è Dio con il suo amore paterno, che è soddisfatto dalla buona volontà dei suoi figli ai quali dona la felicità».

Il tifo contagiò anche padre Unzeitig che morì il 2 marzo 1945. Poche settimane dopo, gli americani liberarono i detenuti. Per la Chiesa è stato ucciso in odium fidei.

(pubblicato su:http://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/beatificato_germania_reich_prete_dachau_denuncia_nazismo-1985493.html)

Convegno a Torino: “Resistenza e radici spirituali dell’UE”.

COMUNICATO STAMPA

 locandina-torino-jpegCONVEGNO: “Resistenza e radici spirituali dell’Unione Europea”

TORINO 21 Ottobre 2016 ore 09:00, presso il Museo del Carcere “Le Nuove”

 Il Convegno è parte di un progetto promosso dall’ANPC in collaborazione con l’Istituto Luigi Sturzo, dedicato alla valorizzazione della memoria ed alla divulgazione della conoscenza degli eventi che portarono alla liberazione dal nazi-fascismo e alla rinascita della democrazia in Italia e in Europa (con una particolare attenzione al contributo della componente del movimento resistenziale che muoveva da una coscienza e da ideali cristianamente ispirati). Il Convegno fa parte delle iniziative promosse dalla Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane per la celebrazione del settantesimo anniversario della Resistenza e della Guerra di liberazione, sostenute dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Di particolare significato il luogo di svolgimento dei lavori – l’ex carcere “Le Nuove” di Torino, ora trasformato in museo – e la partecipazione attiva alla preparazione e alla realizzazione del convegno di due classi di liceo con i rispettivi docenti. Due elementi che sottolineano il forte intento educativo e formativo dell’iniziativa, col fine di tramandare alle giovani generazioni i valori della Resistenza e della democrazia.

Programma:

I SESSIONE: Annarita Papa (Noi: la loro voce); Giuseppina Mafodda (Donne e carcere: dal tribunale speciale alla guerra partigiana); Floriana Diena (Giuseppe, non esiste malvagità nell’uomo); Valerio Morello (Beato Giuseppe Girotti: un martire per carità); Marco Castagneri (Resistenza e prigionieri cristiani); Felice Tagliente (Carcere e Resistenza: detenuti europei e Agenti di Custodia);

II SESSIONE: Paolo Acanfora (La Resistenza cattolica tra mito della nazione ed appartenenza europea); Walter Crivellin (Alcide De Gasperi: un padre dell’Unione Europea); Ermes Segatti (Resistenza e multiculturalismo).

Moderatori: Maurizio Gentilini e Giovanni Bianchi.

Si ringrazia per il sostegno all’iniziativa l’Associazione “Nessun uomo è un’isola” ONLUS, la Regione Piemonte, Torino Metropoli, Città di Torino e Circoscrizione 3. Alleghiamo invito e locandina dell’evento.

Per eventuali informazioni:

Segreteria ANPC

Piazza Adriana, 3

00193 Roma

Tel: 06-68400125; fax: 06-6868830

Web: www.anpcnazionale.com

 

Con preghiera di cortese pubblicazione e diffusione.

E’ gradita conferma di partecipazione.

Lettera ai soci: a proposito del referendum

Amici carissimi,

si è aperto tra di noi nei giorni scorsi un dibattito sulla decisione che abbiamo preso circa tre mesi fa di affrontare la prossima scadenza del referendum costituzionale occupandoci dell’approfondimento delle modifiche al testo costituzionale e astenendoci dal dare in quanto associazione indicazioni di voto.  A sollecitarci in tal senso fu la decisione dell’ANPI e del suo segretario Carlo Smuraglia di schierarsi apertamente per il no.

Per iniziativa dell’ANPC e dell’ANED si riunirono nella sede di piazza Adriana in Roma tutte le associazioni partigiane e combattentistiche che deliberarono unanimemente di impegnarsi ad approfondire i termini della riforma costituzionale senza dare indicazioni di voto.

Mi sento di dire che il crescere evidente della febbre referendaria nel Paese non scalfisce né invalida in alcun modo il senso della decisione di allora. So anche che non tutti i membri dell’ANPC e i dirigenti della nostra associazione sono intenzionati a votare nel medesimo modo. Ma non è questa la ragione della decisione presa tre mesi fa.

Perché? Perché la posizione assunta dalle associazioni rispecchia al meglio – secondo me e secondo i dirigenti delle associazioni partigiane, ANPI ovviamente esclusa – la loro natura e quindi il loro compito culturale e storico.

Ero presente al congresso di Milano dell’ANPI quando  Smuraglia, per legittimare la propria discesa in uno dei due campi contrapposti, dichiarò enfaticamente: “Noi siamo un’organizzazione politica”. Anche l’ANPC è un’organizzazione politica, nel senso che non si limita a fare memoria e al reducismo.

Ma la politica non si affronta e si vive con un unico approccio e una sola modalità di intervento. Una società partecipata e democratica come quella italiana è infatti contraddistinta dal pluralismo delle presenze in campo – nella società civile come nei livelli istituzionali – che riguarda non soltanto l’orientamento valoriale ed ideologico, ma anche il proprio mestiere quotidiano.

Mi sbrigo con un esempio per evitare lungaggini. Come molti di voi, io ho in tasca più di una tessera. Quella (da sostenitore) di un partito politico, quella del sindacato, quella dell’Ordine dei giornalisti, quella degli ex parlamentari ed altre tre tessere di associazioni di volontariato, oltre naturalmente a quella delle Acli. Non mi ritengo un collezionista di appartenenze. La mia è voglia di partecipazione all’interno di una società complessa e democratica, dove le vocazioni e le funzioni sono molteplici (vengo, come molti di noi, dal mondo cattolico, dove non è mai stata di casa la “cinghia di trasmissione” cara ai comunisti, ed autonomia e pluralismo hanno segnato centinaia di esperienze) e il bello e la ricchezza della vita democratica discendono dal fatto che non tutte le presenze in campo facciano il medesimo mestiere.

Se di una cosa i cristiani possono andare fieri fin dalla Lotta di Liberazione è di aver sempre preso le parti del pluralismo. Per concludere: abbiamo scelto con tutti gli altri – ANPI esclusa – di mantenere un profilo giudicato coerente con la nostra natura storica. Non significa non scegliere e non partecipare alla contesa democratica. Semplicemente vuol dire valutare ogni volta gli obiettivi da raggiungere e i mezzi più consoni. Posso anche aggiungere da vecchio ufficiale degli alpini di avere sempre preferito le armi proprie a quelle improprie.

Ovviamente so che il mio parere è opinabile, ma è parte di un approccio concordato con tutte le altre presenze partigiane, salvo una, che discendono da storie e culture diverse, ma che hanno in comune con noi l’amore per la patria e per la democrazia.

Buon lavoro a tutti, con la determinazione comune ed abituale.

Ottobre 2016   Giovanni Bianchi

L’ultimo saluto a Gianlugi Rondi

L’Anpc ha partecipato con il suo medagliere, la Vicepresidente Cristina Olini ed il Consigliere Prinzi alla cerimonia dei funerali di Gianluigi Rondi. Ancora commossi, vogliamo ricordarlo con un pezzo scritto dal nostro Vicepresidente Angelo Sferrazza e qualche foto dell’ultimo saluto.

GIANLUIGI RONDI UN PARTIGIANO RISERVATO

Gianluigi Rondi è stato partigiano? Molti l’hanno scoperto nel giugno scorso quando gli è stata conferita la “Medaglia della Liberazione”. Il grande critico che aveva iniziato il “lavoro” nel 1945 è stato al centro della storia del nostro cinema. Quando il cinema era una cosa seria e  rispecchiava situazioni sociali (il neorealismo),  cambiamenti culturali e  modi vita. Quel cinema che esplose  subito dopo la fine della guerra, quando si respirava aria di libertà. Cancellato finalmente quel cinema di regime, quello dei “telefoni bianchi”, arma micidiale nelle mani del fascismo, che ne aveva compreso l’importanza e la capacità, assieme alla radio,di arrivare alla gente in modo rapido e diretto. I gerarchi la facevano da padroni e la “Mostra del cinema di Venezia” la sfarzosa e un po’ ridicola vetrina. Nemmeno nel periodo della cupa RSI il cinema fu trascurato. Un pezzo di Cinecittà si trasferì in laguna. A guerra finita il cinema iniziò rapidissimo un processo di trasformazione diventando anche luogo di conflitti politici. La “sinistra” e i cattolici si contesero questa arena politica, con notevole impegno! Opposizione di sinistra  contro il governo, con  Andreotti, massimo “regista”e  che ne aveva afferrato l’importanza, con nessun entusiasmo di De Gasperi preso da ben altri problemi. Si racconta  che De Gasperi addirittura  chiamasse ancora il cinema“la lanterna magica”! Rondi si fece le ossa in quel periodo e seguì una linea coerente con le sua mai nascosta scelta cattolica. E fu in prima linea, senza tentennamenti , esposto a duri attacchi. Fu definito uomo di ” destra”, idea rafforzata dal fatto di scrivere nel quotidiano di Angiolillo,  “Il Tempo”, giornale che certo non nascondeva la sua posizione politica, non tenero con la sinistra e molto vicino a quegli ambienti romani dove il neofascismo era ben accetto. La biografia di Rondi è conosciuta così come il suo ruolo. Severo nel giudizio, ascoltato e coerente. E lo fu nel suo convinto ricordo della Resistenza”. Diceva di “aver servito la causa della Liberazione”, considerandola il momento più alto della sua vita. Si rammaricava quando lo accusavano di essere di destra, lui che aveva militato nel ”Movimento dei cattolici per il Comunismo”. Diceva anche che ” la vita partigiana è una cosa seria da non usarla come ombrello”. Cosa che fece, quando altri   saltabeccavano da un partito all’altro. Fu Dc dichiarato e si iscrisse al Pd. Il cinema e la cultura italiana devono molto a  Gian Luigi Rondi. Anche l’ANPC. Angelo Sferrazza

 

Addio a Gianluigi Rondi

La Presidenza ANPC con tutto il Direttivo ed i soci con dolore e commozione salutano il loro Presidente Onorario Gianluigi Rondi, venuto a mancare ieri.

rondiUn grande uomo, conosciuto soprattutto per il suo impegno nel cinema, lucido ed appassionato fino alla fine, aveva ricevuto da poco la medaglia della Liberazione dal Ministro della Difesa per il 70° Anniversario della Lotta di Liberazione. Sempre presente ai nostri Convegni fino all’ultimo a Roma nonostante le difficoltà fisiche, con una immensa cultura, un anima gentile ed una grande passione.

Ai familiari le nostre più vive condoglianze. Lo ricorderemo per sempre.

I funerali si terranno il 24 Settembre alle ore 15:00 presso la chiesa di Santa’Anselmo all’Aventino (Roma).

 

8 Settembre 2016

Ai tradizionali eventi per la ricorrenza del 73° Anniversario dell’8 Settembre 1943, che si svolgono con perno a Porta San Paolo in Roma, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha preso parte con il Medagliere accompagnato e scortato a livello di Ufficio di Presidenza Nazionale dalla Vicepresidente Nazionale Maria Cristina Olini, affiancata dal Socio Pier Paolo Barberi.

Gli eventi organizzati e curati dal Cerimoniale di Roma Capitale, diretto dalla Dottoressa Emilia Maturi presente e vigile personalmente sul campo, hanno avuto inizio con una Messa in Suffragio svoltasi nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, presso il Colle Campidoglio, dove il Medagliere di ANPC è stato tra i pochi simboli e stendardi partecipanti alla liturgia a fianco del Gonfalone del Comune; in tanti, purtroppo, hanno preferito disertare per schierarsi in anticipo, sgomitando, laddove la presenza del Capo dello Stato richiamava reporter e telecamere.

Ad attendere le rappresentanze ufficiali, tra cui quella di Anpc, dei veloci bus medi del Comune di Roma Capitale, che hanno trasferito con perfetto rispetto dei tempi i partecipanti alla liturgia a ridosso delle Mura Aureliane di Porta San Paolo, dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con al seguito le altre Autorità con in testa la Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha deposto una prima Corona d’Alloro al Memoriale che ricorda quei tragici eventi e quanti, civili e militari, caddero nell’ultimo estremo tentativo di quella che viene in ottica post resistenziale definita la Difesa di Roma, forse più propriamente secondo la definizione originale germanica l’ultimo tragico, per le armi italiane, atto della Battaglia per Roma svoltasi a partire da poche ore dopo l’annunzio dell’armistizio da parte di Pietro Badoglio, diffuso dall’EIR, che costituiva anche l’unica e purtroppo ambigua direttiva alle Forze Armate ed ai Comandanti sul campo, che la Divisione “Granatieri di Sardegna”, responsabile della difesa di quel settore, interpretò nel senso più restrittivo ed assoluto di non cedere in nulla alla aggressiva reazione germanica, volta a disarmare e catturare le truppe sino a poco prima alleate.

Questo spiega la grandissima partecipazione di Granatieri in congedo con i loro simboli a Porta San Paolo, prima presso le Mura Aureliane, dove il nostro Medagliere è stato affettuosamente accolto tra le loro fila, poi al Parco della Resistenza, presso il Monumento agli 87.000  militari, Caduti combattendo nei Reparti regolari nel corso di quella che nell’ottica nazionale italiana è la Guerra di Liberazione (13 ottobre 1943, 2 maggio 1945) a fianco delle Armate Alleate nella cui ottica il nostro contributo, sia di reparti regolari, sia di combattenti in formazioni oltre le linee (la Resistenza, tra cui quella dei Partigiani Cristiani, con o senza fucile) viene inquadrato nell’ambito della Campagna d’Italia, particolarmente dura ed onerosa dopo l’inclemente autunno inverno del 1944, durissimo anche per la resistenza partigiana, sia in armi che civile o più semplicemente ecclesiale cristiana, a causa del famigerato Bando Graziani, che non lasciava scelta o scampo.

In realtà intorno Roma erano schierate ben sei divisioni, anche se l’unica materialmente e psicologicamente preparata al cambio di fronte era la Divisione Ariete al comando del Generale Raffaele Cadorna, che respinse invitta una divisione corazzata tedesca alla confluenza tra la Cassia e la Cimina, grazie anche al supremo sacrificio del giovanissimo Sottotenente del Genio, il ventitrenne Ettore Rosso, Medaglia d’Oro al Valore Militare alla Memoria e Dottore in Ingegneria honoris causa alla Memoria del Politecnico di Milano dove era studente, anche se con fortissimo sentimento patriottico aveva rinunziato al rinvio per motivi di studio, arruolandosi volontario.

La continuità di Valori e di Spirito, in particolare in riferimento alle Forze Armate, è stata messa in risalto dalla Ministro della Difesa Roberta Pinotti nella sua allocuzione ai radunisti presenti a Porta San Paolo, convenuti a frotte da tutta Italia.

Tra i passi significativi del suo discorso segnaliamo “Ề un paese scosso, che sta facendo ancora i conti con le ferite del terremoto del 24 agosto, quello che oggi rende onore ai Caduti della Difesa di Roma di 73 anni fa“. (…). “Fu la speranza di costruire un futuro di libertà e di democrazia, oltre al sacro dovere di difendere la patria  – ha proseguito la Ministro Pinotti –  ad animare le azioni di quegli uomini e donne e a dare loro la forza per continuare ad avere prospettive, sogni, progetti per i quali impegnarsi, sacrificarsi e crescere come individui e come collettività nazionale“.

Tra i primissimi Caduti di quei giorni – come ha ricordato Pino Ferrarini, che ha parlato quale Rappresentante di ANPC alla cerimonia svoltasi sabato 10 settembre alla Montagnola in Roma –  anche una religiosa, Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo nativa di Amatrice, cittadina oggi alla cronaca per il sisma. Ề una delle prime testimonianze resistenziali di pietas cristiana. La religiosa si oppose con virulenza ad soldato tedesco che tentava di strappare dal collo di un Caduto, la cui salma stava componendo, una catenina d’oro votiva, colpendo ripetutamente al volto il militare tedesco con il crocifisso che si accingeva a deporre sul petto della salma, subendone a sua volta la rabbiosa furia. Suor Teresina morirà in seguito a causa dei traumi riportati

Centrale nei fatti d’arme noti come combattimenti della Montagnola fu l’Istituto religioso Gaetano Giardino, che ospitava circa quattrocento bambini orfani di guerra e minorati psichici, aggregato a Forte Ostiense dove erano asserragliati gruppi di soldati italiani di varie armi e popolani sommariamente armati intenzionati a resistere, ai quali fornirono assistenza il Direttore Don Pietro Occelli e trentacinque suore francescane. I religiosi da subito si prodigarono nell’accoglienza e nell’assistenza dei feriti, prestando loro le cure del caso.

Quando i paracadutisti tedeschi, supportati dal fuoco di artiglieria, irruppero nel forte, appiccando con lanciafiamme il fuoco anche a strutture dell’istituto religioso, fu proprio il Direttore dell’Istituto Don Pietro Occelli ad assumersi il rischioso compito di mostrare in segno di resa un drappo bianco legato ad una pertica; intanto le suore provvedevano a distribuire indumenti civili ai soldati scampati nel tentativo di sottrarli alla rabbia tedesca.

Furono così da subito Partigiani Cristiani, caratterizzandosi anche e soprattutto per quell’approccio di pietas e di caritas che li ha sempre contraddistinti.

Questo lo spirito che ritroviamo in altri passi del discorso della Ministro Pinotti, che ha proseguito: “Quella stessa speranza in un futuro fatto di certezze che oggi abbiamo il dovere di sostenere come istituzioni e singoli cittadini, in favore delle centinaia di vittime del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia“. (…) “Nella straordinaria gara per sostenere le popolazioni, i nostri militari – ha con enfasi affermato Roberta Pinotti – sono stati presenti fin dalle prime ore, tante capacità in un impegno crescente dei giorni successivi per soccorrere e rassicurare, aiutare a ricostruire per riportare la normalità dopo un evento così tragico”. (…) “Quando ho visto il sindaco di Amatrice abbracciare il comandante del Genio Militare che ha ricostruito il ponte e che il sindaco ha detto di voler chiamare Ponte della Rinascita, è stato un momento di grande commozione. In esso abbiamo visto la sofferenza ma anche riconosciuto il germe della speranza di chi vuole ricostruire alle persone le loro case e restituire a quei territori l’aspetto che avevano prima del sisma”.

E la Ministro Pinotti ha concluso con un concetto che a noi appare significativo nello spirito cristiano: “Ề anche questa l’Italia che oggi serra i ranghi a porta San Paolo e, come i tanti che qui, 73 anni fa, non esitarono a mettere a repentaglio la propria vita, rinnova il giuramento di amore per la patria“. E di pietas e di carità cristiana aggiungiamo noi.

Giorgio Prinzi

 

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