Le Associazioni della Casa della Memoria e della Storia, di cui facciamo parte, vi invitano alla presentazione del volume di Edith Bruck “Il pane perduto” il 31 Maggio alle ore 18:30 in diretta sul canale YouTube ANPPIA Nazionale.
Si allega il documento dello Speciale inviato dal centro Studi a tutti gli Istituti Comprensivi e gli Istituti Scolastici di istruzione secondaria superiore della Regione Piemonte con un approfondimento sulle tematiche dei tre filmati (Boves -19 settembre 1943; Battaglia di Forno C.se del 7/8/9 dicembre 1943; Il carcere Le Nuove) realizzati dal Centro Studi Catti nell’ambito del Progetto storiografico multimediale: “Dal totalitarismo fascista alla Costituzione Repubblicana” condiviso con il Consiglio regionale del Piemonte. Il documento resterà posizionato, senza scadenze temporali, sul Sito del Centro Studi Giorgio Catti. Si ringrazia il Segretario Marco Castagneri.
“L’Europa unita è il nostro destino per difendere la pace e la democrazia. Partigiani per sempre, ispirati ai principi cristiani, dobbiamo in ogni sede e in ogni momento, promuovere una Unione Europea forte, leader globale nella transizione sostenibile che guarda alle nuove e future generazioni facendo tutto il possibile per lasciare in eredità un pianeta preservato e amato come casa comune; una interdipendenza fra persone e popoli aiutata dalla digitalizzazione; una solidarietà umana che non dimentichi persone e popoli vulnerabili. Mariapia Garavaglia”.
“Con una doverosa preghiera di suffragio dobbiamo ricordare che il sistema democratico del Paese ha perso con la sua morte il tutore di un sistema democratico aperto alla alternanza per conquistare tutte le fasce popolari (non populiste) alla democrazia come bene insostituibile ma fragile. Partigiani sempre, per continuare nel solco del pensiero e delle scelte di Moro, memori che la sua Democrazia Cristiana ha saputo sempre, anche nelle più gravi difficoltà, mantenere la barra al centro. Mariapia Garavaglia”.
Le parole della nostra Presidente Mariapia Garavaglia: “È la più grande organizzazione volontaria presente in quasi tutti gli Stati membri dell’ONU ( 192) È nata in Italia a Castiglione delle Stiviere per una illuminazione dello svizzero Henry Dunant. I principi fondativi sono sette: umanità, universalità, neutralità, indipendenza, imparzialità, unità. La sua bandiera croce bianca in campo rosso non ha significato religioso ma è il rovescio della bandiera Svizzera, Stato neutrale che ospita a Ginevra il quartiere generale della Croce Rossa internazionale. È la protezione dei più vulnerabili in guerra e nelle catastrofi naturali. In Italia gode della massima reputazione e durante l’attuale pandemia non c’è situazione che non veda impegnate le donne e gli uomini con la divisa rossa delle emergenze e col simbolo inconfondibile di Cri. Auguri a tutti i volontari sparsi nel mondo negli scenari più terribili e dolorosi ( ogni anno cadono molti di loro silenziosamente) perché continuino a portare umanità nel soccorso. Auguri e grazie alla Croce Rossa Italiana“.
Stasera verso le 23,30 su Tv7 il servizio su Ventotene alla vigilia della festa d’Europa e in occasione dell’80° del Manifesto concepito nel confino degli antifascisti. Una terra di confino e di esilio fin dall’antichità come narra la storia delle sette donne della famiglia giulio claudia, a partire da Giulia foglia di Augusto, esiliata all’inizio del primo secolo dopo Cristo non certo per suoi costumi leggeri ma per la lotta dinastica e le trame di Livia la seconda moglie di Augusto a favore del figlio Tiberio . Un bel servizio di Adriana Pannitteri con la preziosa testimonianza del l’archeologa prof Mariarosaria Barbera che sta collaborando al nostro progetto per valorizzare l’area romana di Ventotene e di Santo Stefano.
La nostra Vicepresidente Nazionale è il Commissario Straordinario del Governo per il recupero dell’ex-carcere di Ventotene.
Con questo parole ha abbracciato il progetto: “Sarà un luogo per la next-generation di europei, dove rigenerarsi e generare futuro”.
Nella foto Silvia Costa all’inaugurazione dell’Infopoint di Ventotene-Santo Stefano.
«Se non c’è Resistenza – dice Mariapia Garavaglia, presidente Associazione nazionale partigiani cristiani – rimane la Resa, ha ammonito Bonhoeffer, martire a Flossenburg. La Resistenza è stata perciò necessaria per non tradire le radici stesse dell’umanesimo che ci ha generato»
Nell’editoriale del 25 aprile di Avvenire il direttore Marco Tarquinio si sofferma sul valore della Liberazione di ieri come oggi, anche per chi non ci crede. “La Resistenza – scrive il direttore – al nazifascismo è stata fatta per tutti, anche per quelli che combattevano dalla nera parte sbagliata. E la Liberazione è maturata per tutti”. Se i partigiani di ieri lottavano per la vita contro un’ideologia della morte, i “resistenti” di oggi devo opporsi a chi torna a schierarsi con il partito della morte. “Di chi non vede i “clandestini” quando annegano. Di chi non si preoccupa dei vecchi e dei fragili che a centinaia ogni giorno anche in Italia continuano a soffocare a causa del Covid. Di chi considera la scuola in sicurezza che non possiamo permetterci perché le cose “serie” e prioritarie sono ben altre. E, di nuovo, la Resistenza va fatta per tutti, anche per quelli che non ci credono”. E’ sempre tempo di resistere perché «la pandemia, se mai, – dice Maripia Garavaglia – aiuta a sottolineare il fatto che ciò che diede vita alla Resistenza vale ogni giorno della vita, essere attenti ai bisogni, cercare di mantenere liberi i cittadini dalle paure, dalle sofferenze, dai bisogni anche materiali. La libertà, l’unità, la coesione, la responsabilità e la solidarietà di 78 anni fa servono oggi. Nonostante non appartenga alla generazione dello slogan Oggi e sempre Resistenza, credo invece ci voglia. Oggi e sempre resistenza! Perché la liberazione deve essere una liberazione da tante cose. Non ci sono liberatori, diceva Teresio Olivelli, ci sono le persone che si liberano e che liberano. L’editoriale di Marco Tarquinio è molto pertinente e lo sottoscrivo perché il 25 Aprile è sempre il giorno dell’impegno a favore della libertà di tutti»
In occasione della posa della Pietra d’inciampo al cattolico milanese Carlo Bianchi, per la seconda volta l’arcivescovo Mario Delpini cita la sua figura nella veste di educatore che ha seminato il bene contro il male. Non crede sia una dichiarazione importante per la chiesa come per la società italiana?
«La Resistenza cattolica è stata grande e importante, meno celebrata rispetto ad esperienze che venivano da altri mondi, per pudore, per non fare politica perché la chiesa, anche quando sembrava collaterale, in realtà non era un partito. Essere un partito che sostiene l’ANPI è più facile che essere una chiesa che sosteneva i cattolici che erano, per altro, disseminati in diversi partiti non in un partito solo. Pensiamo a Rodano che era un cattolico che militava in una altra area. Quindi noi, non so come, dovremmo recuperare nella narrazione la presenza dei cattolici non per farlo sapere, chi vuole lo sa, ma perché abbiamo bisogno che la gioventù si affidi a questi principi che soni principi del cristianesimo: la fraternità, l’aiuto ai poveri, l’aiuto a creare un mondo migliore di come lo si trova, che sono proprio sfide adatte ai giovani. Dobbiamo recuperare l’esperienza dei cattolici resistenti che hanno reso possibile anche la Resistenza armata perché i cattolici, spesso, hanno detto “noi non spariamo, non uccidiamo, serviamo”. Le donne erano staffette, oppure donne che in casa dovevano supplire all’assenza di uomini mantenendo la vita sociale ed economica. I cattolici semplici battezzati, ma ci sono stati anche preti e suore, hanno ritenuto di essere fedeli all’impegno evangelico aiutando i fratelli senza distinzione, curavano gli ebrei come i renitenti, i disertori, perfino i loro torturatori che li avevano traditi. E’ un monito che vale per sempre in un momento in cui, come dice papa Francesco, sembra che la guerra mondiale è fatta a pezzettini. Ci sono democrazie che sembrano fondate sulle elezioni, invece hanno dei padroni dello Stato, dei dittatori. Siccome la democrazia, la libertà non possono essere considerate, conquistate una volta per sempre, chi si ispira al Vangelo, sa che è una battaglia, personale e comunitaria, contro il male, contro l’odio che bisogna fare sempre»
Non crede che la storia dell’Oscar, organizzazione scoutistica clandestina che ha salvato la vita a più di 2000 persone, sia ancora poco conosciuta?
«Certamente. Oscar è l’organizzazione con la quale i giovani, le Aquile randagie, hanno impedito stragi. Si erano frapposte tra i partigiani che volevano colpire, o i tedeschi in ritirata, o i nostri fascisti che pervicacemente instillarono l’odio nella nostra comunità italiana. Lo scoutismo è un movimento adattissimo ai giovani perché recupera la cultura dell’ambiente, il rispetto delle regole, l’organizzazione della vita e il voler lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato. Se ai giovani dessimo l’esempio prima, poi anche i messaggi su questi temi, potremmo pensare che la prossima generazione, anche di dirigenti politici italiani, possa essere migliore»
“Il Sindaco Serpagli con il Presidente della Sezione di Albareto, dott. Vincenzo Genco, hanno deposto fiori alle lapidi che ricordano i nostri caduti”. Il Vicepresidente Nazionale e Presidente Anpc Parma Ferdinando Sandroni
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