Una preghiera per la dipartita di Don Luigi Di Stefano, qui nella foto con il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi, che ha condiviso un suo bellissimo ricordo. Tutta la Anpc si unisce in preghiera.
Ecco quanto ha scritto Aladino Lombardi: “Ho appreso con immenso dolore, della dipartita, ieri, del carissimo Amico, Don Luigi Di Stefano, Parroco Emerito della Cattedrale di Ferentino, nipote di Don Giuseppe Morosini “Medaglia D’oro al Valor Militare” Martire della Resistenza trucidato a Forte Bravetta. Come ogni anno, il 3 aprile scorso, abbiamo celebrato insieme la messa in onore di Don Morosini e dei Martiri Ardeatini di Ferentino. Grazie Don Luigi per la TUA indimenticabile generositร ”.
Oggi 19 Agosto nella Basilica di S. Lorenzo a Roma รจ stata celebrata una messa in suo onore officiata da Sua Eminenza il Cardinale GIOVANNI BATTISTA RE. In rappresentanza della nostra Associazione era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi, il quale ha trasmesso ai presenti il saluto della nostra Presidente Maria Pia Garavaglia, unitamente a quello di tutta la nostra Associazione. ร stata una cerimonia molto sentita e partecipata. Hanno preso parte alla cerimonia tra gli altri Gianni Letta, Vincenzo Scotti, Miguel Gotor, Pier Luigi Castagnetti, Vincenzo Sangiorgi, Lucio D’Ubaldo, Andrea Casu, Marco Fasciolo e tanti altri personaggi.
DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE ANPC, MARIAPIA GARAVAGLIA
“L’episodio verificatosi a Mirafiori nord con l’insulto vergognoso a Tina Anselmi esige una censura incondizionata da parte delle forze politiche democratiche e della societร civile. Non si puรฒ considerare l’episodio semplicemente un atto vandalico. La storia personale e pubblica di Tina Anselmi appartiene alla democrazia italiana, dono prezioso per il pluralismo delle idee e delle opinioni. Una svastica sulla targa che onora Tina Anselmi รจ una intollerabile offesa a chi ci ha donato, a costo della vita, il sistema in cui viviamo e le norme che lo regolano, che permettono anche il dissenso, ma non l’oltraggioโ.
Lavaggiorosso, nel comune di Levanto in provincia della Spezia, ha ricordato venerdรฌ 12 agosto il 78ยฐ anniversario della fucilazione del parroco, don Emanuele Toso, ad opera degli alpini “repubblichini” della divisione “Monterosa”. Quest’anno la celebrazione รจ stata ancora piรน solenne del solito, in quanto il parroco attuale padre Sergio Spiga, dei frati minori francescani, ha scelto proprio questo giorno anniversario per la cerimonia di riapertura al culto della chiesa parrocchiale di San Sebastiano, chiusa da quattro anni a seguito di un fulmine che aveva colpito il campanile e provocato danni al tetto. La messa a suffragio di don Toso รจ stata cosรฌ presieduta dal vescovo della Spezia monsignor Luigi Ernesto Palletti, che ha poi presenziato, sul piazzale antistante, alla cerimonia di ricordo del parroco, ucciso proprio di fronte alla sua chiesa.
La figura di don Toso รจ stata ricordata dal sindaco di Levanto Luca Del Bello e dal presidente provinciale dell’Associazione Partigiani Cristiani on. Egidio Banti, che ha parlato a nome del comitato unitario della resistenza. Banti ha sottolineato come la figura di don Toso, fucilato dai repubblichini senza che alcuna colpa specifica fosse emersa a suo carico, rappresenta il senso di quanto la Resistenza sia stata movimento di popolo. “Qui in diocesi – ha detto Banti – la stragrande maggioranza dei sacerdoti erano schierati con la loro gente, contro l’occupazione nazista. Per questo alcuni, come don Toso, furono uccisi e molti altri arrestati, torturati, perseguitati in vario modo. Alcuni si erano uniti alle formazioni partigiane, altri erano semplicemente dalla parte della loro gente”.
“Non ci sono dubbi – ha aggiunto il presidente dell’APC spezzina – che don Toso sia stato ucciso “in odium Fidei”, ovvero proprio anche perchรฉ era un prete. Lo testimoniano i resoconti di quanti, come il vicario foraneo don Carlo Scattini, raggiunsero Lavaggiorosso subito dopo la fucilazione, e le “memorie” del vescovo di allora monsignor Giuseppe Stella, che parlรฒ apertamente di “delitto”. Del resto, solo poche settimane prima Mussolini, consegnando in Germania la bandiera di combattimento agli stessi soldati che poi avrebbero ucciso don Toso, li esorto, testualmente, ad una “guerra di religione”. Religione che ovviamente non era quella cristiana, bensรฌ quella che aveva dato vita all’incredibile e inaccettabile “mistica fascista”. I preti diventavano quindi quasi in modo automatico degli avversari, delle persone sospette, alle quali poter dare delle “lezioni” esemplari”
“Per tutto questo il martirio di don Toso ha un significato insieme religioso e civile e bene ha fatto il Comune di Levanto – ha concluso Banti – ad intitolare a lui la sala dove si riunisce il consiglio comunale, simbolo della Costituzione democratica nata dalla Resistenza”.
Al termine della cerimonia, un corteo ha raggiunto il vicino cimitero, dove sono state deposte corone di fiori e il vescovo Palletti ha benedetto la tomba del sacerdote ucciso.
Oggi si celebra e ricorda San Massimiliano Maria (Rajmund) Kolbe Sacerdote francescano, martire Zduลska Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, Polonia, 14 agosto 1941. Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia. Entra nell’ordine dei francescani e, mentre l’Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dร vita al ยซCavaliere dell’Immacolataยป, periodico che raggiunge in una decina d’anni una tiratura di milioni di copie. Nel 1941 รจ deportato ad Auschwitz. Qui รจ destinato ai lavori piรน umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando ยซAve Mariaยป. Sono le sue ultime parole, รจ il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato ยซpatrono del nostro difficile secoloยป. La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.
Che il suo esempio ci aiuti a scegliere sempre la strada giusta da percorrere nella nostra vita.
Mario Fiorentini ha combattuto con il padre di Aladino Lombardi “Lampo” e con Aladino Govoni. Il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi ha portato ai famigliari la solidarietร e le condoglianze dell’ANPC. Il suo ricordo: “Mario Fiorentini, ci ha lasciato alla veneranda etร di 103 anni. Partecipรฒ alla lotta contro il nazifascismo nella Resistenza Romana sin dal 1943. Il suo nome di battaglia era “Giovanni”. Pluridecorato al Valor Militare, ottenne altri riconoscimenti e Onorificenze Nazionali e Internazionali. Nel 1943 incontrรฒ una giovane partigiana Alsaziana “Lucia Ottobrini”, che diverrร la Sua compagna di vita oltre che di battaglia. Mario rifiutรฒ diverse offerte di candidature in Parlamento. Preferรฌ riprendere gli studi. Per laurearsi, in matematica, per poi insegnare come Professore di matematica in diversi Atenei nazionali e Internazionali. Pertanto divenne un matematico di fama mondiale. Con Lui scompare una delle ultime voci che ancora era in grado di raccontare gli anni piรน bui della nostra storia. Anni che molti vorrebbero dimenticare o peggio ancora mistificare. ร con queste voci che vanno spegnendosi, che noi abbiamo l’obbligo ed il dovere di coltivare la memoria. Perchรฉ dimenticare il passato vuol dire condannarci a riviverlo”.
Galleria fotografica ai Funerali di Mario Fiorentini. Nelle foto: il nipote, il figlio e l’assessore alla Cultura del Comune di Roma.
A Terni la commemorazione delle vittime del primo bombardamento anglo americano sulla cittร di Terni l’11 Agosto 1943. Presente il Nostro Consigliere Nazionale Alberto Liurni.
Le parole del nostro Consigliere Nazionale Alberto Liurni: “In occasione del 79 anniversario dei bombardamenti da parte delle forze aeree anglo americane ,vorrei ricordare i militi volontari della Opera Pia Pubblica Assistenza che cercavano ,a costo della propria vita, di salvare le vittime sotto le macerie. Il mio rammarico รจ che i cittadini e le autoritร non hanno mai ricordato le azioni di questi eroi e per mia memoria vorrei ringraziare questi meravigliosi nostri concittadini che ancora piccolissimo mi avevano accettato come mascotte chiamandomi GARIBARDI e a ricordo di tutto questo ho ricevuto una medaglia di bronzo e di argento per questa mia partecipazione”.
IL CORAGGIO DELLE IDEE E LA SETE DI VERITAโ DEL โSOLITARIOโ
Esattamente 75 anni fa, il 9 agosto 1947, ad Arco di Trento moriva, a soli 21 anni, il partigiano cattolico Giorgio Morelli, โIl Solitarioโ, a seguito delle ferite riportate a Borzano di Albinea (RE) in un agguato il 27 gennaio 1946.
Il Solitario รจ il primo partigiano che il 24 aprile 1945 entra nella Reggio liberata dai nazifascisti lasciando di quello straordinario momento un ricordo indimenticabile nello scritto โEd ho piantoโ.
Giorgio Morelli, a 18 anni, entra nella formazione partigiana Brigata Garibaldi per uscirne un anno dopo ed entrare nella Brigata โItaloโ delle Fiamme Verdi fondata da don Domenico Orlandini.
Con lโamico Eugenio Corezzola nella primavera 1945 fonda โLa Pennaโ giornale delle Fiamme Verdi che, conclusa la guerra, diventerร โLa Nuova Pennaโ.
Il giornale si caratterizza per uno spirito assoluto di giustizia e di sete di veritร e per questo, giornale e promotori, subiranno forti intimidazioni compreso lโattentato che si rivelerร fatale per โIl Solitarioโ.
La storia di Giorgio Morelli, la testimonianza dei valori in cui fermamente credeva non appartiene solo al Passato.
Il Solitario รจ un esempio per tutti ma soprattutto per le giovani generazioni, la testimonianza di un ragazzo di 18 anni che si assume tutta la responsabilitร di mettere la propria vita al servizio degli ideali della Libertร e della Democrazia per sรฉ e per la propria Comunitร .
La vita di Giorgio Morelli ci dice che Giustizia e Veritร danno senso ad una vita veramente vissuta (dice di lui, un sacerdote partigiano come Luca Pallai โscrivere di Giorgio Morelli รจ come scrivere di un pensiero di Libertร , di Democrazia, di Giustizia), che la ricerca della coesione umana e sociale non puรฒ accettare omertร e conformismo, consapevoli dellโinevitabile rischio che questa scelta comporta.
Anche per questo Il Solitario รจ definito โtemerario profetaโ dallo storico del movimento cattolico prof. Sandro Spreafico.
“Chiediamo infine al Solitario di accompagnarci in questo tempo difficile con l’ombra lunga della sua testimonianza e di aiutarci ad illuminare la “notte” che stiamo attraversando per poter consolidare le fondamenta di quella Comunitร libera e solidale per la quale lottarono anche a sacrificio della vita i Partigiani reggiani”.
Pagani Giuseppe (Presidente) Stecco Marcello ( Segretario) ANPC Partigiani Cristiani Sez. di Reggio Emilia)
Oggi Milano ha ricordato i 15 martiri di Loreto, trucidati il 10 agosto 1944.
Come ogni anno รจ stato ricordato il tragico evento, simbolo della Resistenza per la cittร di Milano.
Presenti i rappresentanti delle Istituzioni che, unitamente a Roberto Cenati (Presidente provinciale Anpi), hanno sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani i valori che questi ragazzi, morti affinchรฉ noi oggi possiamo vivere liberi, ogni giorno ci ricordano.
Per ANPC Cittร metropolitana di Milano erano presenti Carla Bianchi Iacono e Luisa Ghidini Comotti.
La biografia di uno dei martiri di Piazzale Loreto:
A Carlo Bianchi รจ dedicata la puntata de ‘Le storia nella Storia’, la rubrica della Fondazione Fossoli sulla Gazzetta di Modena.
Carlo รจ stato una delle personalitร di spicco dell’antifascismo di matrice cattolica. Segno, tra gli altri, di come la Resistenza fu un fenomeno composito, cui parteciparono patrioti di orientamento ideologico anche molto diverso.
Sodale di Teresio Olivelli, internato al Campo di Fossoli, l’11 luglio del 1944 fu uno dei 67 prigionieri assassinati, i martiri della Strage del Poligono di tiro di Cibeno di cui si รจ commemorata la memoria pochi giorni fa.
Carla Bianchi, sua quarta figlia, era presente, come gli altri famigliari delle fittime, alla cerimonia: “Sono nata un mese dopo la fucilazione di mio padre. Non l’ho mai potuto conoscere”. Ne ha scoperto e approfondito la personalitร , le idee e le vicende grazie agli studi storici che gli ha dedicato, come agli altri cattolici della Resistenza: per non dimenticare il loro sacrificio per la libertร
Per segnalare storie legate al Campo di Fossoli รจ possibile inviare una email all’indirizzo fondazione.fossoli@carpidiem.it.
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