Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale una rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione.
Per la nostra Associaizone era presente la Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia. Hanno preso la parola il Presidente del Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma, Gen. C.A Mario Buscemi, il Presidente della Confederazione fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, Prof. Claudio Betti, e il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Presidente della Repubblica. Erano presenti rappresentanti del Governo, del Parlamento e i comandanti delle Forze armate.
Pubblichiamo il discorso del Presidente della Confederazione fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, Prof. Claudio Betti:
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,durante il suo intervento, in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Il nostro Presidente della Sezione di Piacenza ha rilasciato una bella intervista su Piacenza Sera dal titolo: “Come può essere equidistante chi si richiama alla parola partigiano?”.
“L’obiettivo comune deve essere che chiunque, qualsiasi mezzo abbia disposizione, valorizzi gli strumenti che portino al cessate il fuoco. Solo non si può chiedere la resa, mentre aiutare la legittima difesa di un popolo comporta assicurare ogni possibile aiuto, comprese le armi”. Sono le parole di Maria Pia Garavaglia, presidente nazionale dell’Associazione partigiani cristiani, che esprime una posizione netta sul conflitto in Ucraina e su uno dei dilemmi che in queste settimane ha animato il dibattito pubblico nel nostro Paese: “E’ giusto inviare le armi o no ai combattenti ucraini?”.
I partigiani cristiani, rappresentati a Piacenza dal presidente Mario Spezia, sulla guerra scatenata da Putin non nutrono i dubbi che hanno attraversato, almeno su scala nazionale, l’altra associazione erede dei combattenti della Resistenza, l’Anpi. “Non può esserci nessuna – afferma Spezia – equidistanza a fronte di quello che stiamo assistendo in Ucraina, dove c’è stata un’aggressione deliberata, e d’altronde chi si richiama all’eredità storica di una parola come ‘partigiano‘, come può non schierarsi da una parte?”.
“Abbiamo guardato con stupore – prosegue – al dibattito sull’equidistanza che ha investito l’Anpi, noi non possiamo che stare dalla parte di un popolo come quello Ucraino che è stato aggredito e non c’è molto altro da aggiungere. Certo si deve discutere degli errori fatti in passato, della strategia da adottare nei confronti del presidente russo, ma sarebbe come aprire una discussione su Mussolini, affermando che ha fatto anche cose buone. Che senso avrebbe ora?”.
“Vorrei che invece tutti ci domandassimo – afferma Spezia – perchè è nata l’Europa unita, perchè dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno cercato di costruire un processo unitario? La risposta è semplice: per mantenere la pace. E ci siamo riusciti per oltre 70 anni, il periodo più lungo di assenza di conflitti della nostra storia. Se Putin si è permesso di invadere l’Ucraina, e siamo di nuovo precipitati in uno scenario di guerra, lo dobbiamo all’indebolimento dell’idea di Europa. Anche grazie all’azione della America Trump, al processo che si è innescato con la Brexit e l’uscita del Regno Unito; non dobbiamo dimenticare che c’è chi ha operato scientemente per rendere più debole il vecchio continente, farne una pedina più insignificante sullo scacchiere mondiale”.
E tuttavia anche nel mondo cattolico ci sono riserve sulle forniture di armi, c’è un’anima pacifista molto attiva, e soprattutto c’è Papa Francesco che ogni giorno si pronuncia con gran forza contro la guerra. “Tutti abbiamo a cuore le parole del Pontefice – dice Spezia – ma non possiamo confondere il suo messaggio con la politica, che è laica. Voglio ricordare che sul piano dei principi i cattolici si opposero alla legalizzazione dell’aborto, ma di fronte all’esito del referendum nazionale presero atto del risultato. Aldo Moro disse allora che la questione attiene alla coscienza personale di ognuno, ma non si poteva mettere in discussione una legge dello Stato. E invece oggi siamo tornati a fare confusione tra Stato e Chiesa, ma non è corretto mischiare questi due piani. Tutti speriamo che la guerra cessi il prima possibile come ha espresso la presidente Garavaglia, ma non possiamo chiedere agli Ucraini di arrendersi”.
Avvicinandosi la ricorrenza del 25 aprile, è stata ricordato a Chiusola di Sesta Godano, in provincia della Spezia, il sacrificio della medaglia d’oro tenente Piero Borrotzu. Dopo la Messa celebrata dal parroco don Carmine Capasso e la deposizione di corone alla memoria, si è svolta la cerimonia ufficiale, organizzata dal Comitato Unitario della Resistenza della Spezia e dal Comune di Sesta Godano, presenti gli alunni e le alunne dell’Istituto comprensivo locale. Per conto del Comitato Unitario ha tenuto l’orazione ufficiale l’on. Egidio Banti, pro-presidente dell’Associazione Partigiani Cristiani. Banti ha sottolineato il valore del sacrificio di Borrotzu, che si consegnò volutamente ai tedeschi e ai repubblichini, sopraggiunti sul luogo in seguito ad una delazione, per evitare rappresaglie sulla popolazione del piccolo borgo della Val di Vara. Condannato a morte, chiese di essere fucilato al petto. Purtroppo, ha sottolineato Banti, lo fecero altri italiani, facenti parte della X Mas. A tale riguardo, l’oratore ha poi sottolineato il significato della medaglia d’oro al valor militare che la Repubblica ha concesso a Piero Borrotzu: “Tenente di fanteria che aveva deciso di rifiutare la consegna delle armi ai tedeschi occupanti e si era unito ai partigiani – ha detto Banti- Borrotzu era considerato in quel momento un disertore, avendo abbandonato il proprio reparto. La concessione della medaglia d’oro, però, rende giustizia al suo comportamento valoroso, e conferma il fatto che la Resistenza fu lotta di liberazione contro l’invasore straniero, nella fedeltà al giuramento che egli, come tanti altri militari, avevano prestato”. Banti ha poi sottolineato come nella lapide vicina a quella che ricorda Borrotzu, sul muro della chiesa di Chiusola, siano riportati i caduti del luogo nella seconda guerra mondiale e, tra loro, due ragazzini di dieci anni, fratelli gemelli, uccisi da una bomba: “La guerra – ha detto il rappresentante dell’ANPC – è sempre una strage inutile, che strappa la vita alle persone, ed in particolare ai più giovani. Per questo i partigiani si battevano in armi, sì, ma perché la guerra finisse e perché non ce ne fossero più. Un monito che rimane oggi di assoluta attualità”.
Carla Bianchi Iacono presenterà il libro “Teresio Olivelli. Ribelle per amore”. Sabato 9 Aprile alle ore 17,30 presso il Circolo Acli Lambrate Giovanni Bianchi a Milano. Qui di seguito la locandina.
Nel 78° Anniversario della strage, alla presenza del Sindaco Gianluca Gizzi, delle Autorità, delle Associazioni Combattentistiche, d’Arma e Partigiane e Religiose, della Cittadinanza nonché ad una rappresentanza di studenti, ha avuto luogo una sentita e partecipata Commemorazione in onore e ricordo dei 51 Martiri di Leonessa, Villa Gizzi, Villa Pulcini, Villa Carmine, Ponte Riovalle e Cumulata trucidati dai nazifascisti. Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi ed Ottavio Battisti della Sezione di Rieti.
Tra i Martiri è doveroso ricordare Don Concezio Chiaretti, Presidente del locale Comitato di Liberazione Nazionale – CNL – catturato mentre celebrava la Messa nella Chiesa di San Giuseppe.
La madre disperata lo raggiunse e gli urlò:” FIJU SCAPPA! TE VAU CERCHENNO LI TEDESCHI”.
IL Comune di Leonessa è stato decorato di Medaglia d’Argento perché come recita la motivazione ” RESISTEVA CON INTREPIDO CORAGGIO ALLO STRANIERO ACCAMPATO IN ARMI SUL SACRO SUOLO DELLA PATRIA, OFFRENDO LA VITA DI NUMEROSI SUOI FIGLI PER LA CAUSA DELLA LIBERTÀ”.
Un pensiero grato ed affettuoso a Vitaliano Felici e Antonio Cipolloni che tanto hanno dato per la memoria di questo territorio.
Sindaco Gianluca Gizzi con la fascia tricoloreOttavio Battisti
Il libro è stato presentato da Paolo Cova con l’autore, il Prof. Ernesto Preziosi. Pubblichiamo la locandina dell’evento e qualche foto della presentazione.
Pubblichiamo questa notizia pubblicata sul bollettino parrocchiale “Comunità d’amore” della parrocchia S. Filippo Neri di Milano:
“Carissimi, vorremmo sottolineare la forte testimonianza – purtroppo poco diffusa – dei più di 6.000 sacerdoti e suore cattolici che sono rimasti in Ucraina per fornire riparo, cibo, curare i feriti, fornire sostegno spirituale e amministrare i sacramenti. Alcune persone, come riportato dalle testimonianze diffuse su alcuni social network, si sono confessate per la prima volta, per prepararsi alla morte. Vogliono anche confessarsi al telefono; ma il prete non può farlo. Alcuni sono andati a battezzarsi prima di andare in guerra e fare la prima Comunione. Migliaia di persone si sono rifugiate nei seminari di due città; la Chiesa li accoglie e li nutre, dà loro un posto dove dormire e lavarsi, e sostegno spirituale. Una granata ha colpito la residenza del vescovo di Kharkov, ma nessuno è rimasto ferito; e lì continuano a preparare i pasti da portare in due vicine stazioni della metropolitana. Nella diocesi di Kyiv, la capitale, i supermercati sono vuoti; non c’è pane e acqua. Il vescovo ausiliare è incaricato di inviare il necessario e aiuta anche a caricare i veicoli con cui sono distribuiti. Donne e bambini, circa 160, sono stati accolti in un seminario; e due collegi cattolici sono stati convertiti in dormitori. Seminaristi e volontari li servono.
Più di mille conventi e case di monache (924 in Polonia e 98 in Ucraina) aiutano i profughi e gli sfollati a causa della guerra. Ma non si è visto e saputo niente, perché questa notizia non compare nei telegiornali. Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce silenziosamente. Cerchiamo di essere noi il mezzo per informare tutti. Anche questa è risurrezione”.
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