Si è tenuta, lo scorso 21 ottobre a Gragnano Trebbiense, Comune in provincia di Piacenza, l’intitolazione della ristrutturata scuola primaria a Tina Anselmi, nel convegno a ricordo della figura della partigiana cattolica, primo ministro donna della nostra Repubblica, coordinato dal direttore del quotidiano locale Libertà, sono intervenute Rosy Bindi (in video conferenza) e la nostra presidente Maria Pia Garavaglia, entrambe, come Rosy Bindi, già titolari del Ministero della Sanità.
A seguire:
– Video dell’incontro
– articolo di Libertà del 22.10
Sunto dell’evento apparso sui media locali: Piacenzasera e IL Piacenza:
“Abbiamo bisogno del coraggio di Tina Anselmi, esempio per i nostri ragazzi e tutti noi”
Giovedì 27 ottobre, dalle 10.00 alle 20.00, la Casa della Memoria e della Storia ospita una maratona di lettura di brani tratti da M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega 2019, romanzo storico che ricostruisce la nascita del Fascismo tra il 1919 e il ’24. L’evento è organizzato in occasione del centenario della Marcia su Roma fascista del 1922 dalle associazioni residenti della Casa – Associazione nazionale ex deportati, Associazione nazionale ex internati, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, Associazione nazionale partigiani d’Italia, Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, Circolo Gianni Bosio, Federazione italiana associazioni partigiane, Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza – insieme all’Istituzione Biblioteche di Roma Capitale cui appartiene la Casa della Memoria e della Storia, con l’intento di rinnovare l’impegno per la memoria attiva e la verità storica.
Inaugura la maratona, con la lettura dell’incipit del romanzo, Miguel Gotor, assessore alla Cultura di Roma Capitale, al quale faranno seguito, avvicendandosi lungo tutto l’arco della giornata, cittadini, studenti, attori, giornalisti, rappresentanti politici ed esponenti della cultura.
L’iniziativa si concluderà alle 20.00 e sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagine Facebook della Casa della Memoria e della Storia
Cerimonia in ricordo dei "piccoli Martiri di Gorla", quartiere di Milano dove una bomba ha colpito la scuola elementare Francesco Crispi causando la morte di 180 scolari con tredici maestre e la direttrice.
Per l'Anpc era presente Carla Bianchi Iacono.
Pubblichiamo l’intervista che Silvio Mengotto ha fatto all’attore, Alex Cendron che a fine settembre tenne lo spettacolo sulle Aquile Randagie a Milano, nel quartiere Gorla.
Aquile Randagie – credere disobbedire resistere
Il solstizio d’inverno è la notte più buia e lunga dell’anno, un lungo tramonto dove pare che il buio abbia vinto per sempre. Una antica leggenda narra che fu proprio in questa notte che il santo cavaliere sconfisse il drago, ed è in una notte come questa che è ambientata la storia narrata in Aquile Randagie – credere disobbedire resistere –, una storia vera, scritta e interpretata in un magistrale monologo dall’attore Alex Cendron. Lo spettacolo sta registrando un vasto successo popolare nei teatri e negli oratori d’Italia. Ne parliamo con l’autore e attore Alex Cendron.
Alex Cendron, ex capo scout, oggi è attore a tempo pieno. La passione giovanile per il teatro si è trasformata in professione. “Mi piace farlo – dice Alex Cendron – senza confini di mezzo, dal teatro al cinema, passando per la televisione. Ho una vita un po’ bohemienne, monacale, un po’ da illuso, ma sono tendenzialmente felice”.
Raggiunta l’autonomia ha iniziato a collaborare con diversi teatri stabili. Ha interpretato testi di P.P. Pasolini, Giovanni Testori e Cechov. Recitato con Lucrezia Lante della Rovere e duellato nella Locandiera con Amanda Sandrelli. Candidato finalista, come miglior attore e protagonista, nel 2019 al Premio Maschera del Teatro italiano per l’interpretazione di don Lorenzo Milani.
Nel suo curriculum professionale troviamo la collaborazione per la produzione televisiva RAI e una manciata di film dove ha recitato con Claudio Bisio, Diego Abatantuono, Enrico Brignano, Neri Marcorè, Alessandro Gasman e Ambra Angiolini. In passato ha spesso pagato l’affitto lavorando in spot pubblicitari. “Sono stato capo scout – continua Cendron – da qui la connessione con le Aquile Randagie. Da molti anni studio drammaturgia. Prima della pandemia ho iniziato a scrivere Credere disobbedire resistere, il primo progetto importante. Qualche anno fa ho affrontato uno degli spettacoli più belli della mia vita nel ruolo di don Milani in occasione del cinquantenario della sua morte. Sicuramente lo spettacolo mi ha aiutato ad entrare nell’ottica e prendere il toro per le corna e scrivere, portare in scena Aquile Randagie”
D. Come nello scoutismo anche don Milani lavorava sui ragazzi. Non lo trova interessante questa comunanza? “Certo. Ci sono similitudini interessanti. Anche con Baden, sacerdote e protagonista delle Aquile Randagie ci sono similitudini che troviamo anche nella forma di rapporto con i giovani di fede. Una similitudine anche tra i personaggi carismatici ma anche burberi. Don Milani era molto simpatico ma parecchio burbero, spigoloso, come lo era Baden”
D. Come è nato lo spettacolo di una storia vera e sconosciuta? “Ho conosciuto questa storia attraverso un libro uscito in ambito scout sulle Aquile Randagie, mi affascinò moltissimo tanto che decisi di fare il secondo tempo di formazione – chi fa il capo scout deve fare due tappe formative – a Colico, località che sapevo essere collegata alla storia delle Aquile Randagie. In quella settimana formativa ho conosciuto la loro storia. Sono stato in val Codera, altro luogo importante per le Aquile Randagie. All’epoca ero ancora studente in accademia come attore. Una delle mie fascinazioni attoriali era il monologo Vajont di Paolini. Quando conobbi la storia delle Aquile Randagie pensai che quella storia potesse diventare il mio Vajont. Una storia da raccontare perché fa parte anche della mia storia scout”
D. Come riuscì a raccogliere la documentazione storica? “All’epoca covavo questo desiderio raccogliendo informazioni, libri, tutto ciò che poteva essermi utile. L’incontro e l’amicizia con Federica Frattini fu decisivo. Federica, donna scout, all’epoca era bibliotecaria e presidente dell’ente Baden di Milano che conosceva la storia e il fratello di Baden. Ho cercato anche l’appoggio di chi la storia ne aveva le fonti di prima mano. Una storia lunga 17 anni, inizia nel 1928 e termina nel 1945. Il parto del monologo è stato lungo e laborioso. Un anno prima del Covid ho iniziato la stesura. Facendo spesso le tourne’ teatrali, non potevo portarmi i libri e la documentazione necessaria. Ho rimediato comprandomi uno scanner che mi ha permesso di avere, in pochissimo spazio, tutti i libri e la documentazione necessaria. Durante il lungo lockdown, chiuso in camera mia a Milano ho scritto il testo. Ho debuttato a Milano nel dicembre 2021”.
D. Lo spettacolo registra una vasta popolarità in tutta Italia. Viene richiesto anche nelle scuole e negli oratori. Qual è la reazione del pubblico che ha riscontrato? “Molto positiva e ne sono felicissimo. Lo è in qualsiasi ambito, sia in quello teatrale, sia nel debutto della Cooperativa Teatro dove in platea c’erano molti scout, sino all’ambito scout puro, piuttosto che in un ambito cattolico o ANPI. Questo mi da piacere, sia come attore, sia come autore. Sin dall’inizio ho pensato di scrivere uno spettacolo che potesse essere multistrato, ma principalmente fruibile da tutti, compresi quelli che nulla sanno di scoutismo, di questa storia, anzi c’è maggior attrattiva. Le persone che mi dicono di non amare molto gli scout, dopo lo spettacolo si ricredono, cosa che mi fa ulteriormente piacere”
D. I colleghi che ne pensano dello spettacolo? “In ambito teatrale, essendo un mondo piuttosto lontano da quello cattolico, si guarda agli scout con scetticismo. Spesso fraintendono l’essenza e la intendono in senso militarista. Anche da molti colleghi a cui ho fatto leggere il testo e che hanno visto lo spettacolo ho avuto questo riscontro positivo e ne sono felice”
D. Non crede sia uno spettacolo fruibile per i giovani, i ragazzi? “Ho fatto anche delle scolastiche e penso di farne ancora. Personalmente mi fa piacere perché sono stato capo scout. Credo sia innegabile il gusto dell’educatore, cioè poter essere significativi per delle persone ancora in formazione è uno dei piaceri che da l’essere capo scout. Da la sensazione di fare un intervento efficace verso qualcuno. Anche se non è un intervento formativo, preciso, può diventare lo stimolo per sbocciare. Lo scoutismo durante lo spettacolo avrebbe questo come obiettivo, non quello di plasmare gli individui, bensì di aiutare le persone su ciò che potrebbero essere al meglio. Ho fatto anche una scolastica strana”
D. In che senso? “Una insegnate scout, che ha visto lo spettacolo al debutto, contatta la produzione, fissa la replica e vado a farla a Sesto Dan Giovanni. Sono felicissimo di essere in questa scuola. Convinto che fossero dei liceali, mi vedo arrivare bambini di seconda e terza elementare, seduti sulle poltrone con le gambe a penzoloni perché non toccavano terra. Sono preoccupatissimo. Si mette male. In realtà è stato un pubblico molto attento. Sono certo che il lavoro fatto dall’insegnante ha aiutato moltissimo. Anche se erano troppo piccoli, il capire di più è anche frutto di un lavoro. L’idea di scrivere una storia che possa essere emotivamente coinvolgente, per me lo è stato, credo che sia giusto. Sostengo, e credo, che una qualunque storia è sempre raccontata dal punto di vista di qualcuno. L’illusione di avere una storia oggettiva è difficile. Spesso parlando dell’oggettività, o la tensione all’oggettività, diventa un allontanarsi dall’emotività perché bisogna parteggiare per qualcuno, anche se è solo una persona, un ragazzino, piuttosto che un bambino. Devi parteggiare per quella persona se vuoi che possa emozionarti. Ho scritto il testo pensando a questo”
17 ottobre. Come ogni anno la Banda musicale delle FFSS esegue il concerto all'interno della stazione Tiburtina in prossimità del binario da dove partirono gli Ebrei rastrellati al ghetto il 16 Ottobre 1943. E' stata deposta una corona in memoria dei Ferrovieri vittime del Nazifascismo.
Per l'Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.
Cerimonia di commemorazione oggi 16 ottobre 2022 in occasione del 79esimo anniversario della razzia del Ghetto che ha visto la deportazione di 1.024 cittadini romani di religione ebraica nei campi di concentramento nazisti, di cui solo 16 sono sopravvissuti. Rimandata alla serata del 17 ottobre la tradizionale fiaccolata che va da Santa Maria in Trastevere al Ghetto perché la giornata di oggi coincide con una festività ebraica. Sono intervenuti il vice presidente della Regione Lazio Daniele Leodori, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni e il rabbino capo di Roma Riccardo Shemuel Di Segni. Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.
Qualsiasi parola possiamo pronunciare è povera per onorare il sacrificio dei nostri “fratelli maggiori ” sacrificati nella città che era la loro da millenni. La brutalità di chi non si riconosce parte della stessa umanità ancora oggi serpeggia in varie situazioni. Solo con la vigilanza e l’impegno a promuovere la fratellanza umana diventa sincera la nostra solidarietà e grato il ricordo. A loro dedichiamo lo splendido discorso della sen. Liliana Segre alla inaugurazione della XIX legislatura della nostra Repubblica parlamentare democratica. Alla sede della sovranità del popolo italiano è affidata la custodia dei valori scolpiti nella nostra costituzione.
Saranno beatificati domenica 16 ottobre 2022 a Boves, cittadina del Cuneese. Presente anche una delegazione di Schondorf, il paese del comandante delle SS responsabile dell’eccidio.
Don Ghibaudo, 23 anni soltanto, e don Bernardi, 45, domenica 16 ottobre saranno beati.
I martiri di Boves, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, oggi, domenica 16 ottobre, saranno proclamati beati. Tutto è pronto nella cittadina alle porte di Cuneo per la celebrazione presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi con il vescovo di Cuneo e di Fossano, Piero Delbosco, e il presidente della Conferenza episcopale piemontese, Franco Lovignana, vescovo di Aosta. Saranno presenti anche i vescovi Brunetti (Alba), Arnolfo (Vercelli) Miragoli (Mondovì) e gli emeriti Ravinale, Cavallotto Guerrini e Micchiardi.
Una giornata di festa per onorare i due sacerdoti «uccisi in odio alla fede» nella prima rappresaglia nazista in Italia compiuta dopo l’armistizio dell’8 settembre. Tra le 24 vittime dell’eccidio compiuto il 19 settembre 1943 c’erano anche loro, il parroco don Giuseppe nato a Caraglio, di 46 anni, e il suo giovane vice, don Mario di 23 anni, nativo di Borgo San Dalmazzo e sacerdote da soli tre mesi. Quel tragico giorno era iniziato con uno scontro tra uno dei primi gruppi partigiani e i tedeschi, con il rapimento di due SS. Il loro comandante, Jaochim Peiper, coinvolse don Bernardi e l’imprenditore Antonio Vassallo come mediatori per la loro liberazione. Nonostante l’esito positivo della trattativa Peiper ordinò di incendiare il paese. Al termine della lunga giornata don Giuseppe e Vassallo furono trucidati e bruciati, don Mario ucciso nell’atto di benedire un bovesano colpito dal fuoco di un soldato tedesco. Fin dalle prime ore del giorno si erano impegnati per cercare di salvare il paese e i suoi abitanti a costo della loro stessa vita. Seppure prigioniero don Bernardi invitò alcune ragazze a pregare con lui davanti alla salma di un soldato tedesco, un gesto che negli anni ha portato frutti di pace e di riconciliazione.
Alla cerimonia di domenica pomeriggio, che si terrà dalle 15 in piazza Avis (vicino al santuario di Madonna dei Boschi) ci sarà anche Irma, una delle ragazze che in quel tragico giorno, pregò accanto a don Bernardi e al soldato ucciso.
Il processo di beatificazione è iniziato nel maggio del 2013, la firma ufficiale del vescovo di Cuneo e di Fossano, era allora Giuseppe Cavallotto, fu apposta nel convento delle Clarisse di Boves. Dallo stesso luogo il 26 aprile del 2016 partirono le reliquie dei due sacerdoti per essere traslate nella chiesa di San Bartolomeo, ora punto di riferimento per la preghiera e la richiesta di perdono da parte di molti devoti ai due «martiri». Da qualche anno la comunità delle suore si è trasferita a Bra, ma una loro delegazione sarà presente alla cerimonia a dimostrazione del forte legame con tutta la comunità.
Numerosi gli appuntamenti che si sono susseguiti dopo l’annuncio, avvenuto il 9 aprile scorso, della volontà di papa Francesco di proclamare beati don Bernardi e don Ghibaudo. Mostre, momenti di preghiera hanno segnato questi mesi, come si è intensificato il rapporto con la comunità di Schondorf. Un’amicizia che affonda le radici nella comune volontà di lavorare per la pace iniziata quando l’Associazione don Bernardi e don Ghibaudo scoprì che Peiper è seppellito nella parte laica del cimitero della parrocchia di Schondorf.
Il parroco di Boves, don Bruno Mondino, scrisse una lettera per chiedere di incontrarsi e in poco tempo arrivò da parte del suo collega tedesco, Heinrich Weiss, la risposta affermativa. Da allora le due comunità hanno condiviso momenti di preghiera e di amicizia. Una delegazione sarà presente alla cerimonia, ci sarà anche il loro coro insieme a quello della parrocchia bovesana e della Cattedrale di Cuneo ad animare la Messa. Il quadro che raffigura i due beati è stato realizzato da don Gianluca Busi, parroco di Marzabotto, un ulteriore segnale di condivisione tra comunità che hanno sofferto e che sono rinate nel segno del bene comune.
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