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Donne, Resistenza, Costituzione. Il 4 giugno 2026 a Reggio Emilia

Piece teatrale su Piazzale Loreto

Milano: “Largo 15 Martiri di Piazzale 10 agosto 1944” di Claudio Consonni

Piazzale Loreto fa ancora molto discutere. Questa una iniziativa teatrale offerta a tutti in collaborazione tra ANPC, ANPI e ANPPIA con le istituzioni milanesi mentre è disponibile un libro che brevemente presentiamo.

Era uscito durante covid 19 un libro prezioso sull’eccidio di Piazzale Loreto che merita attenzione.

“Il nostro silenzio avrà una voce Piazzale Loreto fatti e memoria” è l’impegnativo titolo del volume che raccoglie tre interventi con la prefazione di Paolo Pezzino in qualità di Presidente dell’Istituto nazionale “Parri”.

La novità proposta dal volume è la documentazione che attribuisce ai GAP l’attentato di Viale Abruzzi dell’8 agosto 1944. La regola della rappresaglia pur nella sua tragica realtà della guerra, all’epoca uno a dieci o – addirittura – uno a quindici, è sempre stata rifiutata nel caso delle bombe in viale Abruzzi per sottolineare il carattere sempre più crudele dell’occupazione nazista. Vittime di guerra ricordate una per una.

L’eccidio di Piazzale Loreto del successivo 10 agosto e la lunga esposizione dei cadaveri a monito, aveva profondamente impressionato Milano e non solo per l’assortimento delle 15 vittime designate e strappate dal carcere di San Vittore senza processo con la finta “partenza per Bergamo” per la successiva deportazione. Non fu nemmeno concesso ai richiedenti il conforto religioso per esser portati invece alla fucilazione. Ad esso era seguita una rappresaglia partigiana.

L’esposizione dei cadaveri di Mussolini e degli altri gerarchi fucilati a Dongo, poi appesi alla tettoia del distributore ‘Esso’ nel medesimo luogo, fece il giro del mondo e su tutti i libri di storia fin quasi a far scordare, fuori Milano, i quindici martiri.

Nel volume la storica Elisabetta Colombo ricostruisce entrambi i fatti di sangue del 1944. La Professoressa Anna Modena fa lo spoglio dei giornali e delle pubblicazioni dell’epoca. Il Professor Giovanni Scirocco che abita vicino ricostruisce con numerose citazioni di fonti, privilegiando i testimoni diretti, diverse tra loro nei decenni che ci separano da entrambi i tristi avvenimenti alternando le più diverse opinioni e interpretazioni pubblicate su libri, quotidiani e periodici. Chissà se le recenti inchieste urbanistiche milanesi, comprendendo la totale ristrutturazione urbanistica del Piazzale “che privilegia – secondo Scirocco – gli avvenimenti del 29 aprile 1945 rispetto a quelli del 10 agosto 1944” potranno favorire un ripensamento?

Il libro infine ha dato l’occasione nell’ottantesimo anniversario di svolgere un partecipato convegno, con l’intervento di tutti e tre gli autori, nel quale sono state aperte altre piste di ricerca, una delle quali basata su una memoria di oltre 50 pagine scritte dall’allora Cappellano del carcere, Monsignor Pontiggia, sulla catena delle esecuzioni capitali del fascismo a cui seguono, ancor più crudelmente quelle dei repubblichini e nazisti.

Per l’occasione il Comune ha cambiato il nome del piazzale “Largo 15 Martiri di Piazzale Loreto 10 agosto 1944”.

COMMEMORAZIONE dei primi Caduti della Divisione Val d’Arda. Monte Lana 2 giugno 2026

Martedi 2 GIUGNO 2026  si terrà la COMMEMORAZIONE dei primi Caduti della Divisione Val d’Arda (4 giugno 1944):
Benvenuto Carini di Bettola
Giuseppe Carini di Bettola
Antonio Rossetti di Gropparello
Eugenio Silva di Morfasso
L’incontro avrà luogo, come da locandina allegata, con il seguente programma:
Ore 10,00 Santa Messa nel Santuario di Santa Franca (Morfasso)
Orazione Ufficiale  Patrizia Calza – Sindaco di Gragnano Trebbiense
A seguire Deposizione Corona d’alloro al Cippo in Montelana

Tina Anselmi a Torino ricordata dall’Anpc

“Tina Anselmi non è un santino o un’icona agiografica: è stata una donna scomoda e coraggiosa, che ha saputo andare controcorrente, anche nel suo partito.

E non mi riferisco alla firma della legge sull’aborto (i ministri sono tenuti a firmare le leggi del Parlamento), ma alla lotta contro la massoneria.

Ieri con l’Azione Cattolica di #Torino, con l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, con il MEIC, con il Centro Studi Giorgio Catti e con Rosy Bindi abbiamo riflettuto sulla sua figura”.

ANPC Torino

Mostra “La finestra della libertà” a Cassano d’Adda

Ogni anno, in occasione della giornata della memoria, i volontari dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e dell’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) di Cassano d’Adda incontrano le classi quarte e quinte dell’Istituto Comprensivo “Quintino di Vona”.

L’obiettivo è ricordare la Shoah, riflettere sull’importanza della memoria attiva  e  riscoprire l’attualità dei valori, di chi si oppose al nazifascismo: libertà, uguaglianza, pace e giustizia.

Quest’anno, il percorso ha approfondito la storia dai bambini del ghetto di Terezin, che durante la prigionia trovarono nella pittura e nella poesia un antidoto alla paura e alla violenza, oltre alla vicenda di Anna Frank, simbolo della forza dell’animo e del potere della parola.

Dopo gli incontri, ai ragazzi è stato proposto di esprimere le proprie emozioni e riflessioni attraverso l’arte, proprio come fecero quei bambini: disegnando, scrivendo, creando origami e pensieri sulla libertà, la memoria e la speranza.

Questa mostra raccoglie i loro lavori: colori, parole e forme che raccontano come le nuove generazioni sanno ancora trasformare la memoria in impegno e la storia in futuro di pace e fratellanza.

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Luisa Ghidini – Comotti

2 giugno 1946 – 2 giugno 2026 Città metropolitana da Milano

A ottant’anni dal due giugno, ANPC Città Metropolitana di Milano con ANPI Ortica organizza la proiezione del film C’è ancora domani presso il teatro IL MARTINITT.

Le Madri della Repubblica – voci, canti, storie

Il 21 e 22 maggio alle ore 19.00 a Roma, presso L’ANMIG – Auditorium della Casa Madre – a Piazza Adriana 3, verrà presentato “Le Madri della Repubblica – voci, canti, storie”, un progetto corale ideato e progettato dall’Associazione teatrale “Controchiave” e dal coro “Inni e canti di Lotta Giovanna Marini” diretto da Sandra Alos Cotronei.

Lo spettacolo è promosso dall’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) in collaborazione con L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC), è parte integrante del progetto “Vie Maestre” e primo passo verso l’intitolazione di una strada alle 21 Madri anche nella città di Roma come in tanti altri luoghi del Paese.

Lo spettacolo, sugella un evento importante anzi più di uno: l’ottantesimo anniversario del Referendum che ha dato vita alla Repubblica e la conseguente nascita della Costituzione.

Lo spettacolo vuole raccontare e allo stesso tempo rendere omaggio alle 21 Madri Costituenti che hanno contribuito con il loro pensiero, la loro azione ed il loro impegno politico alla scrittura di uno dei documenti giuridici più avanzati al mondo.

Le 21 Madri attraverso questa “Perform-azione” ci parleranno di loro, della loro storia, dei loro legami con il mondo femminile delle associazioni e di come sono arrivate a prendere parola in quella grande sala.

Il coro “Inni e Canti di Lotta Giovanna Marini” che nel corso della sua storia ha portato in lungo ed in largo nel nostro Paese i canti della resistenza e della lotta che tanti lavoratori e lavoratrici hanno cantato per resistere alle ingiustizie, tornerà sul palco ancora una volta a dare voce a questi canti.

Questi ultimi, nello svolgersi delle vicende storiche, sono stati utilissimi per dare forza alle classi più fragili per combattere contro chi costruiva il proprio potere economico e politico attraverso lo sfruttamento di braccianti, contadini ed operai. Ma le classi operaie e contadine hanno saputo alzarsi e combattere anche grazie a questi canti, che con i loro testi battaglieri ed irriverenti, hanno contribuito ad alimentare le lotte per la libertà e l’uguaglianza.

L’associazione “Controchiave” risponderà alle voci del Coro con un discorso che ci svelerà le identità di queste 21 donne e ci aiuterà a comprendere il ruolo fondamentale che queste hanno avuto nel redigere il documento. Le voci dei e delle performer punteranno soprattutto l’accento nelle sfumature di un linguaggio che sostanziava i discorsi di tutte le Madri Costituenti e che metteva a fuoco i temi del lavoro, della famiglia, dell’aborto, del divorzio e della parità di diritti tra uomo e donna.

I canti, le biografie e le vicende storiche si rispecchieranno negli occhi dei volti delle 21 Madri della nostra Repubblica nell’istallazione curata da Maria Chiara Calvani con le allieve dei corsi di disegno.

Insieme alle allieve abbiamo fatto riemergere le loro espressioni da foto ingiallite e sbiadite, espressioni attente e vigili che non perdevano l’occasione per portare nell’aula dell’Assemblea Costituente la voce di una moltitudine di donne e madri, in un tempo storico devastato dalla guerra ed in un’Italia immersa mani e piedi nella miseria e nella sofferenza”.

Lo spettacolo parla a tutti noi ed alla realtà sociale e politica che stiamo vivendo e stiamo agendo ogni giorno e ci tiene legati con un filo alla nostra storia perché possiamo ancora ritrovare quella coscienza e vederla come una risorsa per combattere nel presente.

Maria Chiara Calvani

(pubblicato su: https://www.pressenza.com/it/2026/05/le-madri-della-repubblica/)

A Cinisello Balsamo mostra dal 29 maggio al 7 giugno: “Il ritorno alla Libertà. Dal fascismo alla Costituente”

Vaticano Zero Day di Luigi Ricci

La storia di Don Gaetano Tantalo

Un prete cattolico imparò in segreto la matematica ebraica perché sette sconosciuti ebrei potessero celebrare la Pasqua mentre i nazisti li cercavano.

‎Settembre 1943. Bussano alla porta.

‎Don Gaetano Tantalo aprì e trovò sette facce che riconosceva dalle estati in tempo di pace: famiglie ebree che erano andate in vacanza nei paesi di montagna vicino alla sua chiesa. Famiglie che avevano mangiato con lui. Che avevano risposto alle sue infinite domande sulle loro tradizioni. ‎Ora scappavano per salvarsi la vita. ‎Era l’8 settembre. L’Italia aveva appena firmato l’armistizio. Le truppe tedesche invadevano il paese. Un mese dopo, le SS avrebbero fatto irruzione nel ghetto ebraico di Roma deportando 1.259 persone ad Auschwitz. Solo 16 sarebbero sopravvissute. ‎Quelle sette persone – le famiglie Orvieto e Pacifici, due famiglie imparentate tra loro erano fuggite prima che iniziassero i rastrellamenti. Si ricordavano del prete curioso di Tagliacozzo Alto che aveva fatto tante domande sull’ebraismo.‎Tantalo aveva 38 anni. Viveva da solo in una piccola canonica attigua alla sua chiesa, in alto nei monti dell’Appennino, a 80 chilometri da Roma. Una stanza piccola. Un letto. Una scrivania. Un inginocchiatoio davanti a una finestra che dava direttamente sulla chiesa.

‎Aveva già affrontato l’impossibile. A sei anni era caduto in una buca di calce viva ed era uscito senza scottature. A dieci, un terremoto lo aveva sepolto sotto la sua scuola. Una pietra lo colpì in faccia con tale violenza da spingere entrambi gli occhi fuori dalle orbite. La nonna glieli pulì nel grembiule. Lui se li rimise a posto da solo. ‎Diventò prete a 25 anni. Conosciuto per una disciplina estrema. Digiunava costantemente. Dormiva tre ore a notte. Gli abitanti del villaggio sussurravano che fosse già un santo. ‎Quando sette profughi ebrei si presentarono alla sua porta, non si mise in preghiera. Non esitò. Non fece i conti con il rischio.

‎«Entrate. Qui siete al sicuro». ‎Li fece entrare tutti e sette nella sua canonica. Uno spazio pensato per una persona ora ne ospitava otto. ‎Per nove mesi da settembre 1943 a luglio 1944 vissero nascosti nelle stanze sul retro di una chiesa cattolica. ‎Ecco cosa rende questa storia diversa. ‎La maggior parte dei soccorritori nascondeva gli ebrei e li teneva in vita. Tantalo nascose gli ebrei e li mantenne ebrei. ‎Possedeva una Bibbia ebraica. La diede a loro. ‎Ogni venerdì sera li salutava con «Shabbat Shalom». Restava in silenzio mentre loro accendevano le candele dello Shabbat. Non menzionava mai la propria fede. Lasciava che fosse la loro a riempire la stanza.‎Quando si avvicinarono le feste alte, volle che potessero osservarle correttamente. Ma il calendario ebraico è lunare non coincide con quello cattolico. Calcolare quando cadono le festività richiede di capire i cicli della luna e formule complesse.

‎Tantalo non aveva testi ebraici. Nessun modo di consultare un rabbino. Tutti i rabbini che avrebbe potuto chiedere erano morti o deportati. ‎Così studiò da solo. ‎Su un pezzetto di carta fece i calcoli a mano. Quel foglio coperto dalla sua scrittura è oggi esposto a Yad Vashem, a Gerusalemme.

‎Poi arrivò la Pasqua del 1944. ‎La più sacra delle festività ebraiche. Il racconto dell’Esodo dall’Egitto. Richiede la matzah pane azzimo cotto in meno di 18 minuti perché l’impasto non possa lievitare. ‎Non c’era matzah da nessuna parte. Chiunque avesse venduto matzah in un panificio sarebbe stato chiuso. Qualsiasi famiglia che ne possedesse sarebbe stata arrestata. ‎Tantalo decise di cuocerla lui stesso.

‎Andò in un villaggio vicino dove una fabbrica di mattoni refrattari aveva un forno. Chiese ai proprietari di pulirlo completamente. Non disse loro il motivo. ‎Portò farina, acqua e una lunga pala per infilare e togliere il pane dai forni. ‎Poi chiese a Enrico Orvieto – uno dei rifugiati di aiutarlo. Enrico aveva preparato la matzah da giovane a Firenze. Insieme impastarono la farina con l’acqua. Bucarono la pasta. La infilarono nel forno. La tirarono fuori in meno di 18 minuti. ‎Un prete cattolico e un profugo ebreo. Che cuocevano la matzah in un forno da mattoni. Nell’Italia occupata dai nazisti.

‎Ne fecero abbastanza per il Seder. ‎Quella notte, sette profughi ebrei celebrarono la Pasqua in una canonica cattolica tra le montagne. Lessero l’Haggadah. Fecero le Quattro Domande. Ricordarono l’Esodo mentre vivevano il loro personale esodo.

‎Tantalo procurò piatti nuovi perché il cibo potesse essere kasher. Fornì il vino. Restò con loro per tutta la cerimonia. Ascoltò preghiere in ebraico che capiva a malapena. ‎Alla fine c’è la tradizione di nascondere un pezzo di matzah chiamato afikoman. Rappresenta la speranza della redenzione.

‎Tantalo conservò un pezzo di quella matzah. ‎Non lo mangiò mai. Non lo buttò mai. Lo portò sempre con sé. ‎Nel luglio del 1944, gli Alleati liberarono l’Abruzzo. ‎Gli Orvieto e i Pacifici uscirono dalla canonica. Per la prima volta in nove mesi, stavano alla luce del sole come loro stessi. ‎Tutti e sette erano sopravvissuti.

‎Tornarono a Roma. Ricostruirono le loro vite. Ebbero figli. Ebbero nipoti. ‎Tantalo tornò nella sua stanzetta. Tornò ai suoi digiuni e alle sue preghiere. ‎Ma nove mesi di stress nascosto, cattiva alimentazione e una canonica gelida gli avevano distrutto la salute. Si ammalò di tubercolosi. Poi enfisema. Poi problemi cardiaci. ‎Gli Orvieto seppero che stava morendo. Raccolsero dei soldi. Lo mandarono dai migliori medici di Roma. Pagarono tutto. ‎Non bastò.

‎Don Gaetano Tantalo morì il 13 novembre 1947. Aveva 42 anni. ‎Due anni e mezzo dopo la fine della guerra. ‎Quando raccolsero i suoi effetti personali, trovarono un piccolo pezzo di pane indurito. Dalla forma strana. Vecchio di oltre tre anni. ‎La matzah della Pasqua del 1944. ‎L’aveva conservata fino alla morte.

‎Nel 1978, Yad Vashem lo riconobbe come Giusto tra le Nazioni. A Gerusalemme fu piantato un albero in suo onore. ‎Nel 1995, Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò Venerabile a un passo dalla santità nella Chiesa cattolica.

‎I calcoli scritti a mano sono a Gerusalemme. ‎La matzah si è sbriciolata molto tempo fa. ‎Ma la storia sopravvive.

‎Don Gaetano Tantalo. Morto a 42 anni. Salvò sette vite.

‎Il prete che imparò da solo la matematica ebraica perché i suoi amici potessero celebrare la libertà mentre il mondo bruciava.

‎L’uomo che ogni venerdì per nove mesi salutò dei profughi ebrei con «Shabbat Shalom». ‎Il soccorritore che capì che amare il prossimo significa onorare il Dio del prossimo. ‎Sette persone sopravvissero. ‎Tre generazioni dei loro discendenti vivono grazie a ciò che fece.

‎E da qualche parte, in un museo di Gerusalemme, c’è un piccolo pezzo di carta coperto di numeri scritti a mano la prova che un uomo in un villaggio di montagna italiano imparò un calendario lunare a mano perché sette sconosciuti potessero osservare la Pasqua in mezzo a un genocidio.

‎Il suo crimine? Credere che la fede senza le opere è morta.

‎La sua eredità? Un pezzo di matzah che tenne in tasca per tre anni. E sette vite che sono diventate settanta.

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