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La Resistenza 75 anni dopo tra storia e sfide globali: Convegno Firenze 9 Marzo 2019

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A settantacinque anni di distanza dai venti mesi che segnarono prima la morte e poi la rinascita della Patria, stanno emergendo nuove sfide alla democrazia di dimensioni planetarie. In particolare la deriva politica internazionale che vede il trionfo dei populismi, impone il dovere di una riflessione “nuova”, soprattutto a chi si richiama alle idee, ai valori e ai protagonisti della guerra di liberazione italiana.

Gli elementi di discontinuità intervenuti nel corso della storia recente (dal ’68, alla caduta del muro di Berlino, alla globalizzazione e alla sua crisi) hanno interrotto la linearità del rapporto tra l’esperienza resistenziale e l’evoluzione della vicenda politica democratica che ne fu diretta espressione.

Tale esperienza, determinante supporto politico alla nascita della repubblica democratica, deve essere collocata al centro dello studio, del dibattito, della ricerca storica, come uno dei passaggi più alti della storia del nostro paese. Un passaggio storico nato dall’impegno e dal sacrificio dei combattenti della guerra di liberazione.

Lo stesso impegno civile e morale che mosse, allora, i partigiani – uniti nell’ideale di libertà e democrazia pur tra le varie culture di provenienza – ci impone di affrontare e discutere criticamente le principali derive che emergono oggi, e che giungono a proporre il ritorno ai vecchi nazionalismi che fecero, del secolo scorso, il tempo delle due guerre mondiali. La riproposizione e l’aggiornamento della prospettiva europea e delle sue idee portanti – in primis democrazia e solidarietà – appaiono oggi la via più realistica e ragionevole per uscire dalle derive populiste e dai pericoli per la pace, e la migliore forma per onorare la generosa e lungimirante lezione storica della Resistenza.

Il Convegno ha ricevuto il Patrocinio della Camera dei Deputati.

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È morta Rosetta Stame. Una vita dedicata al ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine

rosetta stame fotoOgni anno Rosetta Stame ricordava le vittime  delle Fosse Ardeatine nel sacrario dove si commemora la strage.

Questa notte Rosetta Stame, figlia di Ugo, tenore e partigiano trucidato alle fosse Ardeatine, è morta all’età di 81 anni.

Era presidente dell’ANFIM, associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la ricorda così: “Ho appreso con commozione la notizia della scomparsa di Rosetta Stame (…) ha difeso per decenni, con coraggio e determinazione, la memoria dei martiri e quella di tutti i caduti per la libertà.  Ai suoi familiari e ai membri dell’Anfim esprimo sentimenti di cordoglio e solidarietà, con riconoscenza per l’opera infaticabile da lei svolta”.

I funerali si terranno domani 28 febbraio 2019 presso la Chiesa di S. Giuseppe Moscati a Roma (Cinecittà est).

L’Anpc si unisce con commozione al cordoglio dei familiari e dell’Anfim.

E’ nata la rete lombarda per un’Europa unita

convegno 22 febbraio 2019

Nei mesi scorsi, diverse associazioni quali: A.C.L.I., A.N.E.D., A.N.P.C., A.N.P.I. Lombardia, A.N.P.P.I.A., A.R.C.I. Lombardia, C.G.I.L. Lombardia, C.I.S.L. Lombardia, F.I.A.P., F.I.V.L., LIBERA Lombardia, M.F.E., U.I.L. Lombardia, si sono ritrovate per dare vita alla costituzione di un coordinamento, denominato “RETE LOMBARDA PER UN’EUROPA UNITA, INCLUSIVA, DEMOCRATICA E SOCIALE CONTRO LA DERIVA RAZZISTA, XENOFOBA E SOVRANISTA”.

L’intento di questo gruppo è di aiutare i cittadini lombardi ad orientarsi, in vista dell’appuntamento elettorale del 26 maggio prossimo, dal cui esito dipenderà l’indirizzo della storia europea e della nostra democrazia.

Lo scorso 22 febbraio si è svolto a Milano, presso la Camera del Lavoro, un convegno cui hanno partecipato moltissimi cittadini e studenti.

Con il salone completamente gremito, sintomo dell’interesse dei cittadini a un tema così importante, il referente dell’ANPI regionale, Tullio Montagna ha preso la parola per un breve saluto ai partecipanti e un ringraziamento ai relatori.

Evidenziando poi che quanto accaduto in questi giorni (il caso del maestro di Foligno e le scritte razziste presso la casa di una famiglia di Melegnano che ha adottato un ragazzo senegalese) non è altro che la conferma del clima di odio e d’intolleranza che ormai sta dilagando nel nostro paese. Ha quindi preso la parola il presidente ANPI Milanese Roberto Cenati per ricordare che già qualcosa si sta muovendo sul nostro territorio per contrastare questi fenomeni fascisti e razzisti ricordando che sabato 2 marzo a Milano si svolgerà una manifestazione contro la Legge Salvini che avrà come titolo e slogan “PEOPLE PRIMA LE PERSONE”.

Gli interventi sono stati coordinati da Attilio Geroni – giornalista de Il Sole 24 Ore ed esperto di politica ed economica internazionale.

Sono intervenuti:

Don Virgionio Colmegna – Presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano. Europa, migranti: una marcia difficile verso un mondo migliore. La visione di un cittadino europeo

Prof. Alessandro Santoro – Scienze delle Finanze Università Milano Bicocca. Euro e spesa pubblica: cosa dicono i dati?

Dott.ssa Luisa Trumellini – Presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo. L’Europa al bivio tra unità federale e disgregazione. La minaccia del sovranismo futuro e il sovranismo nell’Europa attuale.

Prof Andrea Bosco – Università di Firenze. Il percorso dell’Europa da Ventotene a oggi: “Il significato storico della Rivoluzione Europea”

Prof.ssa Giulia Rossolillo – Università di Pavia. Prospettive attuali dell’unità europea. Le cause del disamore. I possibili rimedi.

Duccio Facchini – Giornalista, autore del libro “Alla deriva” ed. Altreconomia. La complessità del fenomeno migranti: i dati di realtà, le paure, i disagi, le utilità, gli errori nella fase dell’accoglienza, le leggi sbagliate. Ora la “caccia al migrante”. Gli italiani stanno meglio?

Si è detto che mettere in discussione l’Europa vuol dire mettere in discussione la libertà; la Comunità Europea è nata dalle ceneri del fascismo e del nazismo, non esiste un’uscita dall’euro di sinistra, ma solo di destra. Siamo a un passo dal completamento del Federalismo Europeo, manca la condivisione politica di obiettivi e progetti tra il Consiglio e il Parlamento Europeo.

Per quanto riguardo al tema dell’immigrazione nel nostro paese è ancora in vigore la legge Bossi-Fini e recentemente la Legge Salvini che contrariamente a quanto si vuol far credere, non garantisce nessuna sicurezza soprattutto per gli immigrati.

Nel nostro paese la percentuale di chi sovrastima il problema dell’immigrazione è superiore a quella registrata negli altri paesi della C.E., frutto del pressante condizionamento mediatico dei politici della maggioranza e dei mezzi di comunicazione a loro asserviti.

Mentre il Paese e i suoi governi si vantano della riduzione drastica degli sbarchi di profughi, le corti d’assise italiane riconoscono le atrocità che accadono nei Lager in Libia come verità processuale. Donne seviziate e spesso gravide per gli stupri, uomini e bambini prigionieri di luoghi e pratiche atroci, sequestrati e rinchiusi, ricattati, torturati oltre il concepibile, fino alla morte. La sistematica tratta degli esseri umani è diventata in Libia attività imprenditoriale. Un’Europa indegna dei propri valori firma accordi con governi fantoccio e finanzia milizie purché i migranti siano trattenuti altrove (vedi il libro “L’attualità del male – La Libia è verità processuale”).

La conclusione è stata che l’Italia, fuori dalla Comunità Europea sarebbe come un vaso di coccio in mezzo ad un vaso di ferro. Metafora che ben fa comprendere a quali rischi ci stiamo esponendo se il risultato elettorale delle prossime elezioni europee andasse verso una deriva di sovranità.

Colombo Lorenzo e Luisa Ghidini Comotti

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A Savona Antonio Rossello presenta: Olga

Antonio Rossello con il patrocinio dell’ Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona  e del Centro XXV Aprile

presenta:

Olga

(Montag edizioni)

presso la Feltrinelli point, via Astengo 9-11r Savona
26 febbraio, martedì ore 18.00


Introduce: Teresa Ferrando (presidente ISREC Savona)
Sarà presente Luigina Balaclava (cugina del deportato)

Attraverso la storia avventurosa di due protagonisti che si inseguono dalle Langhe al mare si arriva alla storia vera di un soldato IMI (internati militari italiani) condotto a Dachau e ritornato a casa alla fine del ‘45.


In Appendice: “Racconto della prigionia in Germania di Nonno Cesare (1943-1945) e lettere di Cesare Troia (1925-2008)” con Prefazione della Prof.ssa Luigina Balaclava.

Per informazioni tel.019823895, savona@feltrinellifranchising.it

 

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Ricordo di Adriano Ossicini

Adriano-OssiciniIl titolo di “ribelle per amore” ben si attaglia a definire la figura di Adriano Ossicini, scomparso a 98 anni, dopo una vita spesa per il bene del prossimo. Figlio di un fondatore del Partito popolare, antifascista militante fin da studente nelle file della FUCI, dopo il 1938, assieme a Franco Rodano, fu uno degli animatori del Movimento dei Cattolici Comunisti e del Partito della Sinistra Cristiana. Attivissimo nella resistenza durante l’occupazione tedesca di Roma e nel CLN. Allievo del professor Giovanni Borromeo, nei reparti dell’ospedale Fatebenefratelli salvò dalla deportazione decine di ebrei romani nascondendoli e inventandosi una malattia fittizia ma altamente contagiosa, il “morbo di K” (come le iniziali dei due ufficiali nazisti Kesselring e Kappler), che impediva alle SS di ispezionare le corsie. Medico e docente universitario, fu uno degli iniziatori della psicologia e della neuropsichiatria in Italia. Mantenne sempre la passione per la politica e per le battaglie ideali e civili. Con Ferruccio Parri fondò la Sinistra Indipendente e fu senatore per molte legislature, vicepresidente del Senato e ministro per la Famiglia e la solidarietà civile del governo Dini tra il 1995 e il 1996. Se ne va con lui uno degli ultimi testimoni e protagonisti del Secolo breve, un vero padre della patria e una delle grandi coscienze critiche del cattolicesimo italiano.

I rurali e la razza

Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco, Edoardo Zavattari. Chi sono? Pochissimi risponderebbero alla domanda. Sono i nomi di dieci,  si fa per dire, studiosi che sottoscrissero nel luglio 1938 il Manifesto della razza, conosciuto anche come  Manifesto degli scienziati razzisti , fondamento “scientifico” delle leggi razziali del 1938.

14luglio1938-ilmanifestodellarazza-300x225-300x225A questo manifesto aderirono con solerzia e spesso senza una particolare giustificazione 329  fra docenti universitari, magistrati, medici, militari giornalisti ed esponenti del clero; famoso padre Gemelli  che aveva una sua particolare  teoria a sostegno e giustificazione del razzismo. Quello del mondo cattolico è uno dei temi ancora da chiarire, con coraggio e verità. “La coscienza del legame tra la Chiesa e gli ebrei è oggi per noi cattolici un fatto di popolo. Ma negli anni trenta in pochi capirono, mentre sopravvivevano vecchi pregiudizi”. Lo ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, la Conferenza Episcoale Italiana, a chiusura di un interessante convegno tenutosi alla Dante Alighieri il 19 novembre: “Chiesa, fascismo ed ebrei, la svolta del 1938”. Fra i 329 compaiono due nomi che colpiscono, Amintore Fanfani e il prof Gaetano Azzariti, secondo presidente nel 1957 della Corte Costituzionale! Ottanta anni fa. Una data che quest’anno è stata ricordata con un’attenzione particolare, perché in giro si respira aria mefitica.  Il 28 ottobre, data della cosiddetta “marcia su Roma”, un manipolo di nostalgici ha sfilato a Predappio davanti alla tomba di Mussolini, indossando magliette con scritte antiebraiche come, al di là di ogni ritegno,  una vigorosa “massaia rurale” pesarese: “Auschwitzland”. Quel campo di sterminio  dove furono inviate quasi tutte le ottomila vittime ebree italiane. Ma come è stato possibile che una grandissima parte del popolo italiano abbia accettato e condiviso le leggi razziali? Eppure è successo e nemmeno  lentamente. Un contributo determinante, su un terreno fertile in verità,  è stata la comunicazione, a tutti livelli e in tutte le forme. Nessuna categoria sociale è stata dimenticata, analfabeti compresi. Nel ’38 l’Italia fascista al culmine della sua esaltazione, Impero dal 1936, con un orgoglio nazionale che aveva conquistato tutti, pendeva dalle labbra del Duce. Ma c’era ancora qualcuno tiepido: i “rurali”, come venivano allora chiamati chi lavorava la terra, al contrario dei “padroni”, fascisti della prima ora. Come arrivare ai “rurali”, con una altissima percentuale di analfabetismo e certo non lettori accaniti  della stampa di regime. La radio! Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale che aveva come finalità l’indottrinamento ideologico con  la diffusione della radiofonia nelle campagne e nelle “scuole rurali”. Fu costruito    un apparecchio speciale, Radiorurale, che diversamente da Radiobalilla, al posto dei fasci aveva incrociati due rametti d’alloro. Ma il progetto Radiorurale naufragò non sul piano politico….ma tecnico! In gran parte delle campagne non arrivava l’energia elettrica!  Si corse ai ripari. Mettere altoparlanti nelle piazze dei piccoli paesi, vicino alle chiese e la domenica mattina, quando i “rurali” credenti uscivano dalla Messa e i “socialisti” al caffè o all’osteria, indottrinarli. Una eredità di “palinsesto” ancora oggi rispettata con Linea verde! Come spiegare ai “rurali” il razzismo? Ci pensa la  Confederazione Fascista dei Lavoratori dell’agricoltura, con una pubblicazione di 68 pagine dell’anno  XVI con numerose fotografie,  dal titolo chiaro e squillante: I rurali e la razza.  In prima pagina: “Siete voi, rurali, che rappresentate la razza nel suo significato più profondo ed immutabile. Voi non fate i matrimoni misti … Mussolini”! Poi in seconda, sempre Mussolini: “ La terra e la razza sono inscindibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e feconda la terra … “. In 68 pagine si sintetizza tutto il credo razzista e si esalta il valore dei “Fedeli della Terra” “che per tante generazioni, che talvolta hanno sfiorato il millennio, si sono mantenuti nello stesso podere…”. E si continua: “Il contadino è sempre stato il “continuatore della stirpe” mentre la città è il punto “debole e vulnerabile”. Quindi cari mezzadri fate figli e rimanete a lavorare la terra per il bene della stirpe! Naturalmente foto di una famiglia mezzadrile emiliana di quarantaquattro persone di cui 26 bambini.  Le didascalie  sono spesso sconcertanti. Una fra tutte. I fascisti non ignoravano la devozione di una parte notevole dei “rurali”,  quindi  foto di una croce di ferro lavorato,  numerose allora nelle strade di campagna, con un ragazzo in preghiera. Testo: “Ecco la fede che proviene dai secoli e dalle generazioni, la fede in Dio, latino e cattolicissimo, gloria e conforto delle nostre genti italiane” ! Anche un libercolo così ha completato quella strada che porta alla Shoah e che inizia in Italia con la pubblicazione nel 1921 de  ” I Protocolli” dei “ savi anziani” di Sion.  Angelo Sferrazza

da (www.infodem.it)  

 

Beato Teresio Olivelli: Epistolario

Ad un anno dalla beatificazione (Vigevano, 3 febbraio 2018) del martire Teresio Olivelli, ucciso a soli 29 anni nel lager di Hersbruck in odio alla fede cristiana, esce una raccolta dei suoi scritti più significativi che manifestano come la santità era per lui immettere il sapore di Cristo nelle pieghe della storia.
In questa selezione di lettere e testi vari Olivelli racconta se stesso, inducendo il lettore a ricostruire da una prospettiva incomparabile, cioè il pensiero di Teresio espresso dalle sue stesse parole, il suo rapporto con l’Azione Cattolica e la Fuci, il suo singolare approccio al fascismo e alla resistenza, la sua peculiare esperienza della guerra, come pure la stagione drammatica della prigionia e della persecuzione. Si è così condotti ad accostare la ricchezza del suo mondo interiore e dei suoi sentimenti, penetrando nel cuore del credente, dell’uomo di cultura, dell’alpino, del partigiano, del martire. Ne risulta il profilo umano e spirituale di un giovane accogliente e aperto a tutti, specialmente alle persone più deboli.
Mediante un appropriato lavoro di contestualizzazione e di analisi dei singoli scritti, l’autore fa emergere tutte le sfaccettature di questa singolare figura di esponente dell’Azione Cattolica e della Fuci innalzato alla gloria degli altari, ponendone in risalto specialmente la fedeltà al Vangelo e l’amore alla Chiesa.
Gli scritti di Teresio Olivelli rivelano la figura di un giovane che è stato coraggioso protagonista del suo tempo, icastico modello di una Chiesa in uscita, che non ha paura di inoltrarsi nel mare aperto della storia, affrontando anche la veemenza delle tempeste e la contraddittorietà di onde anomale e malvage. La sua testimonianza è stimolo per i laici, specialmente per i giovani, ad essere parte attiva di una Chiesa ospedale da campo, aperta a tutti soprattutto alle persone fragili e ferite.

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Paolo Rizzi (a cura), «Beato Teresio Olivelli, Epistolario (1932-1944). Antologia di lettere e scritti vari», Cittadella Editrice, 2019, pp. 316, € 17,50. Prefazione del Card. Angelo Becciu, Prefetto Congregazione delle Cause dei Santi

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GIORNO DELLA MEMORIA 2019 ALLA CASA MADRE

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Nella sede della Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane a Piazza Adriana, Roma si è svolta lunedì 28 gennaio 2019, la celebrazione della Giornata della Memoria, alla presenza dei rappresentanti delle Associazioni, diverse Autorità e numerosi giovani delle terze medie dell’Istituto Giovanni Falcone di Cascina. Per l’Anpc erano presenti i Vicepresidenti Nazionale, Angelo Sferrazza e Annamaria Cristina Olini e il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

Nel silenzio la mattinata si apre con dei video di intense immagini di repertorio sulle condizioni dei prigionieri nei lager nazisti e un pezzo di un film sulla liberazione degli americani. Il video inizia e termina con la scritta: “Mai più…”.

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Piccolo ed emozionante accompagnamento musicale con Michele Tisei al violino e al piano Beatrice Zocca (figlia di Adalberto Zocca, Vicepresidente storico dell’ANMIG, recentemente scomparso nel cui ricordo si leva un applauso commosso dalla sala).

 

Betti.jpgPrende la parola il Presidente della Confederazione, Prof. Claudio Betti, con un abbraccio ideale a tutti coloro che hanno sofferto l’inumanità delle leggi razziali ricordando le parole di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Ribadisce l’importanza di testimoniare quello che fu, anche se i sopravvissuti sono sempre meno, per scuotere le coscienze e condannare tutti quelli che anche oggi purtroppo inneggiano ai contenuti del fascismo. Vergogna è il grido verso chi ha negato la libertà e la dignità umana. “Ricordare è lottare affinchè la storia non si ripeta” ha affermato con forza. Chiude il suo discorso raccontando di un preside americano, sopravvissuto alla Shoah, che ogni anno ai suoi docenti scriveva una lettera all’apertura dei corsi esortandoli ad aiutare i loro studenti a diventare essere umani in primis. È l’invito che fa anche oggi alle Scuole.

MontaganoSegue un video con testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento e la testimonianza davvero toccante dal vivo di un sopravvissuto, Michele Montagano, classe 1921, vicepresidente nazionale Anmig, reduce dai campi di prigionia e ultimo sopravvissuto dei 44 eroi di Unterlüss: “Chiusi nei lager, soldati e ufficiali, dovevamo sopportare la disciplina rigida e vessatoria, le sadiche punizioni, la fame terribile, il rigore del clima senza adeguati indumenti, la mancanza d’assistenza sanitaria, la sporcizia, i parassiti, la privazione di notizie da parte delle famiglie, la lenta distruzione della personalità, per ridurci a cani randagi”. “La mia – ha precisato Montagano – non è stata solo una prigionia, è stata una vera Resistenza contro la Germania nazista, espressa con una piccola ma grande parola: “NO”; quel “NO” che abbiamo gridato sino alla fine, a costo del supremo sacrificio della vita, quel NO che andava contro il nostro stesso corpo che per sopravvivere voleva far smettere quelle atroci torture”. Furono circa 700.000 gli internati. Montagano sopportò 8 anni di prigionia: erano costretti a lavorare almeno 11 ore al giorno, al freddo, patendo la fame, umiliati ed insultati senza poter reagire “temendo torture fatali”. Il suo appello ai giovani: “Ricordatevi di noi non per quello che abbiamo patito ma soprattutto per la nostra scelta, una scelta democratica, di libertà e di pace”. Prende la parola dopo un lungo applauso con standing ovation per Michele Montagano, l’Ambasciatore Alessandro Cortese De Bosis: “Il dovere della memoria ci impone di ricordare oltre alle vittime del genocidio, anche tutti coloro che hanno aiutati tanti ebrei a salvarsi e poi a tornare in Palestina”.

dika.jpgE poi la testimonianza di un giovane ventenne, Bernard Dika, Alfiere della Repubblica Italiana. Questo importante riconoscimento premia il suo merito nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche o sportive nonchè l’impegno nel volontariato o singoli atti o comportamenti ispirati ad altruismo e solidarietà. Nel 2015 Bernard Dika è stato eletto Presidente del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana e ha promosso iniziative per il mantenimento della memoria delle stragi nazifasciste perpetrate in Toscana nell’estate del 1944 ed ha rappresentato gli studenti toscani nelle ricorrenze dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema e dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. Ha posto all’attenzione delle istituzioni le istanze degli studenti toscani e si rivolge sempre ai giovani affinchè possano diventare sempre di più protagonisti e non più spettatori del nostro paese. Ma come può essere possibile realizzare questo concretamente? Innanzitutto conoscere la storia è qualcosa di importante, ma se pensiamo alla storia solo come ad un ricordo di qualcosa di eroico o lontano non serve a nulla e non avrebbe senso celebrare un solo giorno all’anno la giornata della memoria. “I testimoni sopravvissuti che oggi sono qui e che abbiamo la fortuna e l’onore di ascoltare e conoscere, non sono eroi. Se pensiamo a loro come degli eroi noi non ci sentiremo mai in grado di fare quello che hanno fatto loro…li vedremo sempre come un qualcosa di lontano da noi. Invece anche noi nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo dire NO ad ogni forma di sopruso: per esempio se in classe c’è una persona più debole che subisce una ingiustizia, possiamo e dobbiamo difenderla. E così, dai piccoli gesti che si arriva a cambiare ciò che non va. Il primo passo è non voltarsi dall’altra parte, non essere indefferenti – come diceva la Senatrice Liliana Segre – non far finta di niente, non pensare che la guerra è una cosa lontana da noi e che quindi non ci riguarda. Quella guerra lontana oggi, domani può bussare alla tua porta”. Incoraggia quindi tutti i giovani, portando anche l’esempio di Bartali che salvò tante vite nascondendo documenti falsi nella canna della sua bici, e conclude con una bellissima frase di San Giovanni Paolo II: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro!”.

Marsili.jpgSegue la testimonianza di Mario Marsili, superstite della strage di Sant’Anna di Stazzema del 12 Agosto 1944: aveva solo 6 anni quando i tedeschi arrivarono in quel paesino. A colpi di fucile e incendiando le case, morirono centinaia di civili inermi, che lì si erano nascosti e rifugiati (per arrivarci ci volevano due ore di camminata). “La mattina, alle ore sei, sono venuti questi tedeschi, ci hanno preso, ci hanno portato nella stalla, dove poi ci avrebbero dato fuoco. Mia madre mi mise a cavalcioni dietro una porta dove c’erano due massi raccomandandomi di stare lì in silenzio. La mamma era dentro, però per la paura, che questi tedeschi mi vedessero, si era precipitata verso la porta. Vidi mia madre per difendermi e non farmi scoprire, colpire con lo zoccolo (l’unica “arma” che aveva) quel tedesco. A questo gesto il tedesco la colpì fino ad ucciderla, lì davanti ai miei occhi. Qualcuno poi mi trovò. Mi portarono all’ospedale di Valdicastello, dove ebbi le prime cure, perchè ero tutto bruciato, ma lì i dottori mi diedero per spacciato essendo troppo gravi le ustioni riportate; tuttavia mia zia mi portò a Marina di Pietrasanta, dove c’erano delle suore che mi curarono con tanto amore per un anno e mezzo. E piano piano riuscii a guarire”. Il 25 aprile del 2003 l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì a Genny Bibolotti Marsili, la sua mamma, la medaglia d’oro al valore civile, con la seguente motivazione: “Con istintivo ed amoroso slancio, anche se gravemente ferita, per salvare la vita al figlioletto che aveva nascosto, non esitava a richiamare su di sé l’attenzione di un soldato tedesco, scagliando sul medesimo il proprio zoccolo, ottenendo in risposta una raffica di mitraglia che ne stroncava la giovane esistenza. Genny Bibolotti Marsili. Nobile esempio di amore materno spinto fino all’estremo sacrificio”. Mario Marsili termina dicendo: “Questa è la mia testimonianza per dire NO alle guerre! Lottiamo insieme per la pace e la democrazia!”.

La Fanfara dell’arma dei Carabinieri ha suggellato la chiusura della celebrazione del Giorno della Memoria con l’Inno di Mameli.

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(Una bella Galleria FOTOGRAFICA con cronaca della mattinata anche su: http://www.anmig.it/casa-madre-il-giorno-della-memoria/)

Commemorazione Don Giuseppe Borea a Piacenza

In ricordo del martirio di don Giuseppe Borea, Sabato 9 Febbraio p.v. si terrà, a cura delle Associazioni partigiane e del comitato spontaneo che si è costituito per ricordarne la figura, la commemorazione del tragico evento, attraverso la celebrazione di una messa che verrà officiata: alle ore 9,00 nella chiesetta di Santa Maria del Suffragio (cappella del cimitero di Piacenza). Al termine verrà posta, a cura di ANPI e ANPC, una corona di alloro sulla tomba di don Giuseppe nella cappella funeraria del Pio Ritiro Cerati.don giuseppe borea 2019

È il 9 febbraio 1945, mancano poco più di due mesi alla fine della guerra. Dalle carceri di Piacenza un giovane sacerdote viene prelevato e condotto nel recinto del cimitero urbano. Il plotone di esecuzione della Repubblica sociale punta il mitra contro di lui, che stringe al petto il crocifisso e cade martire, benedicendo i suoi carnefici. Accade tutto in fretta, nel silenzio. La condanna a morte era scritta da tempo e a niente è servito il lavoro concitato di chi fino all’ultimo ha tentato di sventare il peggio. Chi predicava il vangelo e la pacificazione è stato ucciso, come sul Golgota, da soldati imbestialiti. Quel sacerdote si chiama don Giuseppe Borea e non ha ancora compiuto trentacinque anni. In realtà ne dimostra molti meno. Ha un viso da bambino, l’aria timida e una grande bontà d’animo. Don Giuseppe è parroco di Obolo, frazione in Comune di Gropparello, da oltre un anno è anche cappellano della Divisione partigiana Valdarda. La sua storia personale si intreccia con i fatti della Resistenza in Italia al regime nazifascista e con le tante storie di uomini che proprio lui confessa, conforta, assiste nell’ora della prova.

Un ringraziamento speciale al nostro Presidente Provinciale Mario Spezia.

Oggi, mercoledì 30 Gennaio alla Casa della Memoria a Roma

Nell’ambito della Settimana della Memoria in un ricco e diversificato programma di attività del progetto “La Memoria Genera Futuro”, oggi mercoledì 30 gennaio alle ore 17:00 presso la Casa della Memoria e della Storia in Via San Francesco di Sales, 5 a Roma, verrà proiettato il documentario “1938- quando scoprimmo di non essere più italiani” di Pietro Suber (Italia, 2018, 74′, distribuito da Istituto Luce Cinecittà), con la presentazione del nostro Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza. Il film descrive le vicende di italiani ebrei e non ebrei durante il periodo che intercorre dalla pubblicazione delle leggi razziali (1938) alla deportazione dall’Italia (1943-1945). A parlare non sono solo i perseguitati, ma anche i persecutori e poi anche gli altri testimoni, cioè quella stragrande maggioranza di italiani che non aderirono all’applicazione delle leggi razziali, ma neanche si opposero.

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