5 Maggio 2020: 20 anni dalla morte di Gino Bartali




“Al Passo del Cento Croci, abbiamo ricordato, ringraziato, quanti dei nostri Partigiani Cristiani hanno fatto e dato durante la lotta di liberazione dall’8 settembre 1943 fino ai primi giorni del maggio 1945.
Purtroppo non abbiamo potuto fare di più di questo; una concessione straordinaria da parte dell’attuale Governo Italiano, che ci ha permesso però di ricordare tutti i Partigiani caduti in combattimento e quelli che sono mancati durante questi anni. Porto un saluto anche a mio padre Armanino Armando Partigiano della squadra sabotatori, che da casa ha seguito l’evento in diretta video.
Un particolare ringraziamento va ai rappresentanti delle Comunità di Albareto, Tarsogno Tornolo, Varese Ligure intervenuti stamani, e ai loro abitanti che tanto hanno fatto durante la lotta di liberazione.
Un super ringraziamento va al nostro Cappellano Mons. MARIO PERINETTI, che ha invocato la Benedizione del nostro Signore.
A voi tutti, dall’alto delle cime del nostro Appennino ho mandato un fraterno saluto con l’auspicio di incontrarvi TUTTI al prossimo 25 aprile alle ore 11 a 100 Croci per la SS Messa. Umberto Armanino”
“Lontani fisicamente, ma uniti negli ideali. W la Liberazione, w l’Anpc: Valle d’Aosta. Ezio Berard”
Alberto Liurni (Anpc Terni) ha rappresentato tutte le Associazioni d’Arma e l’Anpc con il Sindaco di Stroncone.
Le foto della Commemorazione ufficiale a Ferrara con Francesco Bertelli, segretario provinciale.
Le foto a Settimo Milanese.
Cassano d’Adda

A Rieti, il conferimento della Targa ad honorem a Radio Mondo (https://www.rietinvetrina.it/lanpc-nazionale-conferisce-targa-ad-honorem-a-radiomondo-rieti/)
A Terni il nostro Consgilere Nazionale Alberto Liurni.

A Milano intervistata Carla Bianchi Iacono. Qui il video:
L’ANPC partecipa all’iniziativa del network delle piattaforme del Terzo settore “Dentrotutti” con un Quaderno tematico dedicato a illustrare la storia e il significato morale e civile dell’anniversario della Liberazione, che verrà presentato nelle prossime settimane.

Il portale Dentrotutti
Presentazione su Vita
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Leggi qui il testo: Messaggio del Presidente della Repubblica_
La nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia ha risposto: “Desidero esprimere a nome di tutta la nostra amata Associazione e di ciascuno degli aderenti un grato pensiero al Presidente della Repubblica, che non ha mancato di farsi sentire presente nella circostanza fausta, per il ricordo di 75 anni di pace ritrovata per il sacrificio dei martiri per la libertà, ma anche dolorosa per il sacrificio di tanti nostri concittadini in questa pandemia: vicini agli operatori impegnati a combattere la malattia e alle famiglie delle vittime.
È un 25 aprile speciale che ricorderemo nella storia dell’Italia per come il nostro popolo, come tutti i popoli europei e del mondo, hanno dovuto affrontare una sconosciuta emergenza. I nostri concittadini hanno dimostrato una grande capacità di sottostare alle regole, consci che si è trattato di esprimere una generosa partecipazione al destino comune. La indispensabile quarantena non è stata affrontata da tutti con le stesse possibilità di sopportazione. Ci sono state persone ‘invisibili’ per cultura, ceto, condizioni sociali che soffrono maggiori e inimmaginabili disagi. Un pensiero ai loro sacrifici e un grazie a chi volontaristicamente in qualche modo porta loro soccorso.
L’augurio reciproco vi giunga tramite un verso di una canzone partigiana piemontese: “Questa antica parola – popolo – suoni divina al mio compagno signore e a me stirpe contadina”.
Viva l’Italia di cittadini liberi e uguali!
Viva il 25 aprile 2020!”.


Resistenza contro il coronavirus. Contro le paure. Contro l’incertezza. «In giorni come questi, in cui facciamo i conti con una pandemia senza limiti, serve davvero una capacità nuova di rispondere all’emergenza. Che guardi all’Europa, innanzitutto, e che non tradisca la lezione dei nostri padri».
Mariapia Garavaglia, già ministro della Salute e presidente della Croce Rossa italiana, è un fiume in piena. Di idee, di risposte, di proposte. Il 25 Aprile si avvicina e i 75 anni della Liberazione, per lei che oggi guida l’Associazione nazionale dei partigiani cristiani, sono l’occasione per allargare lo sguardo e ricordare le conquiste che la ritrovata libertà del secondo dopoguerra ha portato all’Italia. «Menomale che abbiamo il Sistema sanitario nazionale… » esordisce.
Peccato che sia imprigionato da veti e velleità regionali, Rcome dimostrano le tensioni continue di questi due mesi… Purtroppo la riforma del 2001 ha finito per trasformare il regionalismo e l’autonomia in surrogati del localismo. Il Covid- 19 è diffuso a livello internazionale, figuriamoci se si fa imprigionare nei confini di un territorio. In uno scenario del genere, dobbiamo garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute e, nello stesso tempo, preoccuparci che i servizi offerti rispettino il principio d’equità. E poi occorre ricordare che, in materia di sicurezza nazionale, lo Stato può sostituirsi alle Regioni se necessario, facendo prevalere la logica della cooperazione nazionale e dell’uguaglianza.
La politica dei tagli lineari alla sanità in questi vent’anni ha fatto danni che sono sotto gli occhi di tutti. È vero. Il Ssn ha subito in questi anni critiche inverosimili. La sanità non è una spesa, ma un investimento. Abbiamo avuto l’illusione che si potessero tagliare sconsideratamente i posti letto, che non servisse un’alleanza con l’università per formare nuovi medici e questi sono i risultati. In reatà, ben prima di questa crisi, dovevamo sapere che l’epidemiologia è una scienza vera, da non trascurare, che dobbiamo sapere quanto investire in geriatria, quanto in pediatria. La legge 833 del 1978 puntava a de-ospedalizzare e a rafforzare la sanità di territorio. Con più medici di base, ci sarebbe stata più prevenzione. Invece abbiamo avuto fretta di costruire nuove strutture, senza pensare di mandare a casa dei malati il personale sanitario adatto. La verità è che stiamo cambiando pelle antropologicamente, rassegnandoci quasi all’abbandono delle persone più anziane.
Eppure senza la nostra memoria storica non c’è futuro, ci ricorda tutti gli anni il 25 Aprile. Come rileggere i 75 anni della Liberazione in un periodo come questo? Penso che questo anniversario abbia ancora molto da dirci. Allora scoprimmo la forza di un Paese e, nello stesso tempo, l’importanza di rinascere insieme e grazie agli altri. Cosa avrebbe fatto l’Italia da sola in quella fase? Lo dico a chi pensa di chiudere tutto, ai sovranisti. Questo 25 Aprile deve tornare a far sognare gli italiani, pur in un momento di grande dolore. Donne e uomini partigiani hanno dato la vita per sconfiggere l’odio e i totalitarismi, per regalarci la pace dopo le guerre. Abbiamo bisogno di una Resistenza nuova.
Non crede ci sia un problema di classe dirigente non all’altezza, rispetto ad allora? Questa vicenda ha mostrato lo stato di salute precario di cui gode la nostra classe politica. Non ci si improvvisa statisti. Dobbiamo guardare all’Europa, agli Stati Uniti d’Europa che saranno sempre più indispensabili. Ricordiamolo anche alla Germania: quando aveva bisogno, noi c’eravamo. Se adesso si parla di 37 miliardi di prestito quarantennale a tassi bassissimi, prendiamolo. Può essere l’occasione giusta. Poi si torni a studiare come finanziare la salute. Servono dirigenti nuovi e non nominati dalla politica. Quando ero ministro, c’era un elenco nazionale a cui si accedeva esclusivamente in base alle competenze. La lottizzazione ha fatto molto male agli ospedali.
Lei ha ricordato l’orizzonte europeo in cui ci muoviamo. Che ruolo possono avere, in questa cornice, i cattolici? Il Vecchio continente ha radici cristiane, tanti cattolici hanno dato la vita per sconfiggere l’inimicizia tra i popoli. Sono stati loro i partigiani dell’Europa unita, saranno loro gli interpreti del nuovo umanesimo che serve all’Italia e all’Europa.
(Pubblicato su: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/nuova-resistenza-dopo-la-pandemia-si-torni-a-sognare)
La festa nazionale del 25 aprile nasce ufficialmente con la Legge numero 260 del 27 maggio 1949, presentata dal V governo De Gasperi, che stabilisce il giorno festivo ricordato come «Anniversario della Liberazione». Una ricorrenza – a 75 anni da quegli eventi – che mai come quest’anno potrà essere riletta e rimeditata in chiave di unità nazionale e di recupero della memoria civile.
Ogni Paese ha i suoi “fatti costitutivi”: pensiamo alla festa nazionale del 14 luglio per la Francia, anniversario della presa della Bastiglia nel 1789, e al 4 luglio per gli Stati Uniti d’America, che commemora l’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776. Il 25 Aprile 1945 ricorda la liberazione dell’Italia dalla dittatura e la sconfitta delle forze nazifasciste da parte degli Alleati e delle forze della Resistenza. E’ una data che segna il recupero di una coscienza civile che la società italiana aveva smarrito, che ci assegna una identità nazionale e che deve essere considerata la radice fondativa delle istituzioni democratiche. E’ una radice popolare, di uguaglianza e di riscatto civile, che ha origine nella lotta di liberazione. Perciò deve essere prima di tutto la festa di tutti gli Italiani.
Fin dall’antichità le feste avevano il senso della liberazione, della gioia collettiva, dell’incontro con l’altro. Le feste civili sono rievocazioni dell’appartenenza sociale, hanno il senso della “memoria” e della “moralità”, caratteristiche indispensabili per sentirsi parte della vita e del mondo. E ci ricordano ciò che gli Altri – nel corso della storia – hanno fatto per noi, per non cedere all’oblio e alla superficialità. E poi, tutte le feste hanno un carattere inclusivo, unitivo.
La Resistenza fu un’esperienza collettiva fatta da tante persone di origine diversa, di storia diversa, di formazione politica diversa o a volte assente. Gli obiettivi erano due: liberare l’Italia dall’occupante tedesco e dal regime fascista e creare un paese libero e democratico dopo 20 anni di dittatura. Dall’impegno di quei tanti – di quel mosaico di esperienze e provenienze, unite in un “idem sentire” – è maturata la consapevolezza che dopo la guerra ha portato a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana.
La Resistenza riunì nella medesima lotta persone, esperienze e classi sociali diverse: Nord e Sud d’Italia; uomini e donne; militanti di varie idee politiche e di varie forze, accomunati dal desiderio di libertà e dalla lotta ai totalitarismi; ufficiali e soldati delle Forze Armate italiane, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelsero di non arrendersi alle forze naziste e di non combattere per la Repubblica di Salò guidata da Mussolini.
La Resistenza fu anche un fenomeno europeo (e quindi alla base dell’idea di Europa unita, dopo l’epoca tragica del trionfo dei nazionalismi). Pensiamo a tutti gli esiliati politici (dai fratelli Rosselli a don Sturzo, da Parri a Turati, da Pertini a Donati…) rifugiati in vari paesi d’Europa a partire dagli anni ’30, che prepararono la rinascita morale e democratica del paese. Anche questa “geografia degli esili” ha fatto nascere l’idea di Europa, così come molti intellettuali e politici antifascisti (pensiamo ai padri De Gasperi, Adenauer, Schuman, Monnet, Spinelli), nel dopoguerra, contribuirono alla creazione delle prime istituzioni europee.
Tra i vari aspetti che caratterizzarono la Resistenza italiana, vanno ricordati anche i contributi fondamentali che fornì la lotta non armata, quella che viene definita “resistenza morale”: gli scioperi operai nelle grandi fabbriche del nord; la cosiddetta “via dei conventi e delle canoniche”, con i preti, i religiosi e i laici impegnati a nascondere e ad aiutare partigiani, ebrei perseguitati, rifugiati e soldati alleati; tutti coloro che dopo la guerra non chiesero il riconoscimento formale di partigiano, ma senza l’aiuto dei quali i partigiani combattenti non avrebbero potuto svolgere la loro battaglia.
Una lettura di questo genere trova conferma nella tesi di Norberto Bobbio: La Resistenza è stata anche un “momento imperfetto”, che può e deve cercare la sua compiutezza nella democrazia e attraverso la Costituzione. Del 25 aprile, si recupera così il valore morale, politico e sociale. Ha prodotto una Costituzione che ha trovato il proprio minimo comune denominatore nell’antifascismo, ha saputo contemperare le esigenze di libertà e giustizia di ogni uomo e ha ribadito la centralità del lavoro. Citando Sandro Pertini “non ci può essere vera libertà senza giustizia sociale e viceversa”.
Se si muove da questi punti fermi, dobbiamo essere contrari ad ogni rivendicazione “proprietaria” del 25 aprile, da parte di qualsiasi parte politica. E inoltre, si deve evitare l’errore di parlare del 25 aprile e della Resistenza senza dire la verità. Ad esempio che ci fu anche – secondo la definizione di Claudio Pavone – una guerra civile tra chi aderì alla repubblica di Salò e chi scelse la lotta per la democrazia, o che dopo la Liberazione si verificarono vendette terribili, tra le diverse fazioni politiche o per odio verso la religione o le singole persone. Si deve avere il coraggio di investigare con occhio e metodo critico su altri fatti, che in passato sono stati giudicati come tragedie o errori politici (via Rasella e le Fosse Ardeatine, la strage di Porzûs, il cosiddetto Triangolo della morte, le vendette private). Così come dobbiamo riscoprire altri fatti e attori della Resistenza: pensiamo agli internati militari, ai carabinieri, ai ferrovieri, agli operai, alla brigata ebraica, ai tanti “eroi feriali”.
Dobbiamo sforzarci nel fare sintesi, nell’evitare letture retrospettive, ma piuttosto stimolare il confronto critico, educare alla partecipazione democratica e alla cittadinanza attiva, usare linguaggi nuovi, per raggiungere le giovani generazioni.
Dobbiamo mettere la verità al riparo della ragione piuttosto che dell’odio, dell’ideologia, della retorica o dell’indifferenza, che sono componenti volatili e tossiche della storia. Conviene sempre aver presente il monito di Primo Levi: «Meditate che questo è stato». Più che una frase è un’epigrafe, che riflette tutto il valore e l’importanza della memoria. Non solo affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche e soprattutto perché l’impossibilità della rassegnazione all’orrore e alla sua realtà continui a restare custodita nel tempo da chi sopravvive.
Maurizio Gentilini
Segretario dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani
(intervista pubblicata su: https://www.meridianoitalia.tv/index.php/l-italia-nel-mondo-4/17-interna/55-25-aprile-2020-festa-della-liberazione-e-dell-unita-nazionale)
Pubblichiamo il messaggio di Noemi di Segni, Presidente UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane) per il 25 Aprile: “Celebriamo un nuovo appuntamento con il 25 Aprile, la festa della libertà riconquistata con sacrificio dopo anni di spietata dittatura. Festa della libertà affermata, da tramandare, ravvivare e che siamo tutti indistintamente chiamati a difendere con la massima consapevolezza e determinazione.
Il 25 Aprile è quindi la festa identitaria dell’Italia. Un appuntamento con la Storia, con la Patria, con la nostra bandiera, che non potrà mai essere un appuntamento “divisivo”, ma il riconoscimento collettivo di quanto avvenuto nelle nostre città – dalle più grandi alle più piccole – e soprattutto occasione per formare coscienze, educare i giovani, responsabilizzare chi ha incarichi istituzionali di ogni rango. Oltre al tricolore issato sulle nostre terrazze, in questi giorni di forzata permanenza nelle nostre case, è la Costituzione con i suoi principi fondamentali ad essere la bandiera scritta che sventola sul nostro modo di essere, di vivere e di riconoscerci nei rapporti che instauriamo tra cittadini, tra amministrazioni, tra enti. Oggi più che mai li sentiamo come fondamenti di rilevanza quotidiana – la salute, la vita, la solidarietà, la speranza di lavorare e socializzare liberamente.
Quello che oggi rivolgo è un invito alla coerenza e alla unicità di questo appuntamento con la storia. I valori del 25 Aprile e il solenne ricordo della Liberazione sono inconciliabili con qualsiasi manifestazione di apologia del fascismo, di nostalgia e rievocazione di un regime oscuro e devastante con inni e cori in piazze e cimiteri.
È bene anche sottolineare, per sgombrare il campo da ogni equivoco, che il 25 Aprile è dedicato al ricordo esclusivo della Liberazione dal nazifascismo, a ribadire un grazie profondo a chi ha combattuto per la liberazione del nostro Paese – i partigiani italiani, gli Alleati e a fianco a loro la Brigata Ebraica. Tutte le altre liberazioni o pretese di liberazione (vere o travisate) vanno celebrate o affrontate in altri giorni e altre sedi.
Il 25 Aprile è 25 Aprile. Non è la Liberazione di altri popoli e o il sollievo da altre tragedie ed epidemie vissute qui e altrove. È doveroso far comprendere ai nostri figli che quello è stato un giorno sognato per anni e che all’indomani del 25 Aprile si è ricominciato a sognare. E così come è giorno di festa per gli italiani è giorno anche di responsabilità concreta e morale – non solo nel riconoscere le colpe e il concorso alla causa della guerra e alle deportazioni, ai processi mai celebrati, ai fascisti mai sgombrati – e di un agire preciso affinché nulla del passato possa risorgere e ripresentarsi come norma e consuetudine della nostra realtà istituzionale, italiana ed europea.
Significativo fu in quei mesi drammatici il contributo dell’ebraismo italiano, perseguitato, deportato e sterminato dai nazifascisti ma alla fine presente in prima linea in molte azioni decisive della Resistenza. E al suo fianco l’impegno degli eroici volontari della Brigata Ebraica, accorsi da lontano ma accomunati dallo stesso ideale di libertà, che si distinsero in molte prove di coraggio sacrificando anche la loro vita, contribuendo poi a risollevare le nostre comunità dalle macerie e dalla disperazione.
A tutti coloro che si spesero per questa causa, che ne sono narratori e testimoni, va oggi il nostro commosso ringraziamento”.

L’Anpc ha aderito alla campagna social #RaccontiamolaResistenza promossa dall’Istituto Parri. Ecco come l’iniziativa è presentata sul loro sito e su facebook: “Ci avviamo tutti insieme verso la grande festa del 25 aprile, una celebrazione che abbiamo pensato e voluto virtuale e virtuosa come mai prima d’ora, che vedrà una maratona Facebook dalle 9 alle 21, in collaborazione con i canali web di Rai Storia e del Corriere della Sera. Dopo i saluti istituzionali, ci sarà spazio per un messaggio da parte di tutte le associazioni di partigiani, combattenti e deportati, nonché di numerose società storiche. La campagna #RaccontiamolaResistenza proseguirà fino al 2 maggio, data della fine della guerra in Italia. Tante iniziative con l’unico obiettivo di ricordare, festeggiare e storicizzare adeguatamente il 25 Aprile e la Resistenza, una stagione fondativa della nostra vicenda nazionale, con un pensiero sempre attento all’oggi e all’emergenza in corso”. Scarica qui il palinsesto: palinsesto-def (l’Anpc è alle 9:23 il Giorno della Liberazione).
(per saperne di più clicca: http://www.reteparri.it/eventi/raccontiamolaresistenza-verso-la-grande-festa-del-25-aprile-oltre-5399/?fbclid=IwAR0PR0MQG0tpBDeeDVwGdUopACG-roAArg_C4unXQaE1MrUsxhqU5m2bcTc)
L’Anpc ha anche collaborato insieme alle Associazioni della Casa della Memoria alla campagna “25 APRILE 75 ANNI DI LIBERTA’” su facebook nella pagina “Biblioteca Casa della Memoria” o sul sito: www.bibliotechediroma.it . Qui il video dell’intervista del nostro Segretario Maurizio Gentilini: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=541619766494834&id=166942503962564?sfnsn=scwspwa&extid=cT7A4juc3srugbLE
Il comunicato stampa con tutte le iniziative per il 25 Aprile 2020 della Casa della Memoria: comunicato stampa Biblioteche Casa della Memoria
