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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Una pietra d’inciampo per Cesare Lorenzi a Sesto San Giovanni

A Sesto San Giovanni sono state posate 10 Pietre d’inciampo in memoria di deportati uccisi nei lager nazisti c’è stata la posa della pietra che ricorda Cesare Lorenzi. Presente alla cerimonia, affollatissima anche di studenti coinvolti in una storia sconosciuta, la figlia Raffaella e il nostro socio Silvio Mengotto. La breve storia: nella fabbrica Falck Cesare Lorenzi solidarizza con molti antifascisti che gli affidano l’impegno di cassiere del Soccorso Rosso. Partecipa all’attività clandestina che sfocia negli scioperi del ’43 e del ’44. Viene scoperto e incarcerato a San Vittore. Dal Binario 21 della Stazione centrale di Milano viene caricato su un treno che, dopo una sosta a Brescia lo porta a Mauthausen. Nella brevissima sosta bresciana rivede per l’ultima volta la moglie e la piccola Raffaella di otto anni. Il 22 maggio ’45, qualche giorno prima della liberazione del campo, muore per tubercolosi.

Pubblichiamo l’articolo di Silvio Mengotto e le foto che ci ha inviato.

“Viva l’Italia furono le ultime parole di papà”

Una pietra d’inciampo per Cesare Lorenzi

Lunedì 16 gennaio ’23 sono state posate 11 Pietre d’inciampo in varie vie di Sesto San Giovanni, sui marciapiedi davanti alle case dove vivevano alcuni di coloro che vennero deportati e uccisi nei lager nazisti: Stefano Belli, Giuseppe Valenari, Francesco Capellini, Guido Valota, Giuseppe ed Ettore Merati, Oriade Previati, Angelo Biffi, Guglielmo Sistieri e Cesare Lorenzi.

Le Pietre d’inciampo è un progetto monumentale europeo creato per tenere in vita la Memoria di tutti i deportati nei campi di concentramento nazisti. In Europa, dal 1995, ne sono state posate oltre 70.000. Durante la guerra, tra Sesto San Giovanni e Monza, furono 570 i lavoratori arrestati dai nazifascisti e internati nei campi di sterminio in Germania, 233 non ritornarono. Dopo il conflitto, l’industriale cattolico Enrico Falck ha voluto che i nomi dei deportati della Falck fossero scritti sulle grandi lastre di bronzo sotto la Loggia di Piazza dei Mercanti a Milano. Nella lunga trafila delle persone morte per la libertà “c’è anche – dice Raffaella Amurri – il nome di mio padre: Cesare Lorenzi lavoratore presso le acciaierie Falck”. 

Cesare Lorenzi nasce nel 1903 a Guardistallo (Pisa). Padre antifascista e socialista con dodici figli, quattro moriranno giovanissimi. “La nonna – dice Raffaella Amurri – ogni mattina si recava in chiesa per la Messa. Se mio nonno ha trasmesso i valori di libertà, democrazia e solidarietà, la nonna ha trasmesso il Vangelo, lo si viveva in casa. Questi figli hanno assorbito dei valori importanti che il fascismo non ha distrutto”.

Cesare Lorenzi emigra a Sesto San Giovanni dove raggiunge i due fratelli maggiori Carlo e Sole, che lavoravano alla Falck. Durante la Resistenza i due fratelli diventeranno partigiani. In fabbrica Cesare Lorenzi, clandestinamente svolge l’incarico di tesoriere di Soccorso rosso raccogliendo denaro a sostegno delle famiglie di coloro che erano condannati al carcere o al confino dal Tribunale fascista.

L’antifascismo si manifestò apertamente con gli scioperi per il caro vita, in testa le donne, nel marzo 1944. Al seguito di questi scioperi Cesare Lorenzi viene arrestato e deportato a Mauthausen con un convoglio proveniente da Novi Ligure. Con altri deportati partirà dal Binario 21 della stazione Centrale di Milano. La famiglia era all’oscuro di questa partenza. “Fu uno sconosciuto – ricorda Raffaella Amurri – di cui non sapremo mai il nome, che ci recapitò un bigliettino di papà che permise di rintracciarlo e rivederlo, insieme ad altri prigionieri, su un carro bestiame in partenza da Brescia per la Germania. Avevo nove anni e ricordo che un soldato tedesco lo fece scendere dal carro bestiame. Rimanemmo insieme una decina di minuti. Risalito sul vagone merci papà si affacciò dal finestrino con un calice di vino bianco, ci fece coraggio e la promessa che, a guerra finita, ci avrebbe raggiunto. “Viva l’Italia” furono le ultime parole di papà. Ancora oggi quell’immagine mi dà forza!”

A metà aprile del ’44 Cesare Lorenzi viene internato a Mauthausen con matricola n. 63754, poi trasferito al Comando Steyr per rientrare a Mauthausen nel novembre. Insieme a migliaia di detenuti affrontò la terribile Marcia della morte riuscendo a sopravvivere. Il 5 maggio ’45 l’Armata americana libera tutti i prigionieri del campo di Mauthausen. Il 18 maggio ’45 viene curato nell’ospedale da campo per malnutrizione. In data 22 maggio ’45 muore per tubercolosi.

Alla cerimonia della posa sono presenti la figlia Raffaella Amurri, le autorità civili e comunali di Sesto San Giovanni, l’Aned, Simone Locatelli, presidente del Municipio 2 di Milano, tantissimi amici e gli studenti di una scuola professionale di Sesto San Giovanni. “Ho pensato – dice Monica Federici, insegnante – che potesse essere un’uscita importante per gli studenti e per mantenere vivo il ricordo di chi, con il sacrificio della vita, ci ha donato la libertà che ancora oggi respiriamo. Un’esperienza importante, diversa dalle normali uscite didattiche”. “Non abbiamo mai sentito parlare di Cesare Lorenzi – dice lo studente Ibrahim – è stato bello ascoltare la sua storia. Un ricordo che rimarrà”. Per lo studente Abdel: “è stato importante rispolverare la memoria. Ogni volta che passerò in questa via “inciamperò” nella memoria di Cesare Lorenzi”. Prima della posa Raffaella Amurri, alzando al cielo la pietra d’inciampo, dice ai presenti: “Oggi mio padre è tornato a casa”.

16 gennaio ’23                                                          Silvio Mengotto”.

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Un pensiero su “Una pietra d’inciampo per Cesare Lorenzi a Sesto San Giovanni

  1. Aladino Lombardi in ha detto:

    Ottima iniziativa. Ricordare sempre 👋👏🙏

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