ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

25 aprile: una data da non dimenticare

Pubblichiamo l’intervento del nostro Presidente in Valle d’Aosta Ezio Berard: “La Resistenza e la Liberazione sono avvenimenti sempre più lontani nel tempo; coloro che hanno vissuto in prima persona quel periodo travagliato della nostra storia sono ormai pochissimi, alcuni hanno ancora la consapevolezza di essere testimoni e al di là della presenza fisica, hanno il desiderio di ritrovare nelle parole che diranno o ascolteranno, il senso dei loro sacrifici, la cronaca di fatti ormai lontani e il ricordo di coloro che sono Caduti per la libertà. Il 25 aprile è sempre stato per gli uomini che hanno fatto la Resistenza una giornata di ricordi e di impegno diretto, nell’intento di tramandare alle nuove generazioni il vissuto storico e gli ideali in cui hanno creduto.

La scomparsa dei protagonisti diretti, ci pone di fronte a un impegno preciso: quello di ricordare il 25 aprile perché è la data che richiama alla memoria un’Italia uscita dalla dittatura e dalla guerra, un’Italia che ha voltato pagina. Gli stessi sentimenti e le stesse sensazioni dai protagonisti di quel determinato periodo storico, dovrebbero essere anche nostri; per chi come me ha avuto la fortuna di conoscere di persona molti protagonisti della Resistenza valdostana ed italiana è più facile; non è lo stesso per le giovani generazioni che spesso sottovalutano o addirittura ignorano ciò che la Resistenza e La Liberazione hanno significato per l’avvento della democrazia.

Alcuni di noi hanno avuto la possibilità, per curiosità storica o per lavoro, di “camminare nelle orme”, intrise di storia vissuta di alcuni dei protagonisti, di aver parlato con loro, di aver raccolto storie e testimonianze. Nel concludere il loro racconto ci invitavano a tramandare la memoria, ricordando che la Repubblica democratica e la Costituzione Italiana sono nate dall’antifascismo e dalla Resistenza e che la strada percorsa per raggiungere gli obiettivi è stata irta di soprusi, di intimidazioni, di disagi e sacrifici di ogni genere. Per qualcuno quel “cammino di libertà” è significato dolore fisico e morte.

La situazione attuale ci ricorda che diventa sempre più urgente insegnare ai giovani che non bisogna mai smettere di ricordare e se necessario ribadire ciò che la storia ha ampiamente provato. Bisogna resistere allo sbiadire naturale dei ricordi, con nuove ricerche documentate, con la ristampa di foto e di documenti, con incontri e conferenze; perché bisogna resistere per mantenere vivo il ricordo di coloro che hanno sofferto e dato la vita per un ideale; perché bisogna resistere culturalmente per contrastare chi  lavora per sminuire il significato della Resistenza.

Scriveva nel 1960 uno dei tanti protagonisti della Resistenza: «Abbiamo conosciuto gli orrori di una dittatura, di un tragico conflitto, di una guerra civile: ci sentiamo di chiedere all’Onnipotente solo benedizioni per tutti gli uomini, affinché mai più il germe della violenza possa insinuarsi nei loro cuori. […] Non desisteremo mai dal diffondere fra le giovani generazioni la nostra fede nei principi democratici. Non ci stancheremo mai di rammentare di quale grande dono ci è dato di godere, finché siamo liberi. Perché la Libertà, dono supremo e allo stesso tempo bene comune come l’aria che si respira, è soggetta ad essere tenuta nel suo giusto valore solo quando ci viene a mancare».                                                                                                                     Ezio Bérard”.

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