ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

2 giugno 2021: nascita del Forum delle associazioni antifasciste e della resistenza

Intervento Cristina Olini, Vicepresidente Nazionale Anpc al Nuovo Cinema Aquila

Buongiorno a tutti, sono Cristina Olini Vicepresidente Nazionale ANPC. Prima di continuare ad illustrare i restanti punti della Carte dei valori e degli intenti permettetemi di assolvere al compito di portare a tutti il saluto della nostra Presidente Mariapia Garavaglia, assente per impegni commemorativi in Lombardia.

Desidero inoltre complimentarmi con tutti gli organizzatori e tutte le Associazioni che hanno aderito e lavorato per la nascita di questo Forum.

Allora andiamo avanti,

6) Lottare contro ogni discriminazione e contro ogni razzismo.

Il problema fondamentale del mondo che si globalizza è quello di imparare a vivere uniti nel rispetto delle diversità. Il pluralismo non è un impedimento, ma una ricchezza, qualora si riesca a realizzare l’unità intorno a un ethos comune.

L’art. 3 dei principi fondamentali della nostra Costituzione richiama alla pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 Guardiamoci intorno, dove sembra prevalere un clima di continua conflittualità, non è fuori luogo affermare che c’è bisogno di un risveglio delle coscienze, del recupero di una comprensione generale, del rispetto delle opinioni altrui, del dialogo costruttivo per il bene comune, di una memoria condivisa per costruire, giorno per giorno, l’edificio della libertà e della giustizia sociale.  Impegno quindi di tutti, nessuno escluso, ad operare all’insegna della solidarietà tra i popoli ed al reciproco rispetto.  

7) Chiedere la piena applicazione da parte di tutte le istituzioni democratiche delle leggi vigenti, contro i rigurgiti neofascisti.

Nel 1993, dopo la legge Scelba, con la legge Mancino, la principale legge italiana contro l’incitamento all’odio e alla discriminazione, si è tentato di restringere le possibilità di fare propaganda ed esporre simboli fascisti.  La legge stabilisce le aggravanti per i reati commessi con finalità razziste o discriminatorie, e punisce «chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», proibisce di creare organizzazioni ispirate a questi valori e impone il loro scioglimento.

La legge stabilisce anche il divieto esibire bandiere, slogan o altri simboli di organizzazioni violente o discriminatorie.

Nel 2017 il deputato del PD Emanuele Fiano ha scritto una legge che restringe significativamente la possibilità di fare propaganda al fascismo, ma la legge approvata dalla Camera è ferma da allora al Senato.

Attualmente sfuggono dalle tipologie di reato tutti quei comportamenti che, sebbene abbiano natura individuale, sono comunque prefigurabili come apologia di fascismo, nonché contrari alla democrazia e ai suoi princìpi fondanti di libertà ed eguaglianza. Si pensi, al cosiddetto «saluto romano».

Una serie di avvenimenti della recente cronaca ci insegnano che tali messaggi fanno breccia soprattutto tra quelle generazioni per le quali la trasmissione della memoria storica è giunta in maniera molto debole o affievolita. Questo sostrato ideologico alimenta o conferisce una qualche pseudo-legittimità a comportamenti imperniati sull’odio e sull’intolleranza. Per tutte queste ragioni, assieme a una forte battaglia di carattere culturale dobbiamo vigilare e chiedere alle istituzioni di usare tutti i mezzi previsti per far rispettare la democrazia.

8) Operare per la formazione civile dei cittadini, in particolare dei giovani, alla luce dei valori essenziali della Repubblica democratica e antifascista

Oggi si festeggia la Repubblica e quindi la Costituzione. Questa carta ha rappresentato e rappresenta un elemento essenziale della nostra convivenza civile, al di là del suo stesso significato giuridico.

A distanza di tanti anni essa ha retto alla prova della storia ed è stata una grande forza per il paese. E’ una costituzione vitale perché vivo e vitale è il suo impianto di fondo, frutto di uno sforzo comune per trovare valori e regole che potessero essere condivise da tutti, malgrado le grandi differenze che pure separavano le varie anime della Costituente (quella cristiana, quella socialista, quella comunista e quella liberale) frutto di una convergenza di pensiero e di equilibrio, vi era in tutti la volontà di raggiungere l’accordo e l’unità come furono uniti i resistenti nella lotta al nazifascismo.

Dalla resistenza è nata la Costituzione e la resistenza vive nella Costituzione.

Una Costituzione che va difesa e sostenuta se crollasse sarebbe un’offesa a tutti coloro che hanno dato la vita per la conquista della libertà, della giustizia sociale, della solidarietà, della pace. Ecco quindi il dovere della memoria. Dobbiamo continuare a sensibilizzare i giovani su queste problematiche, insistere perché nelle scuole si faccia più informazione

Affidiamo a loro la difesa delle istituzioni democratiche, la pratica della solidarietà che ci ha sempre contraddistinto, ma anche la salvaguardia di tre punti cardine consacrati nella costituzione. L’unità d’Italia, il Tricolore e la pace.

Lo studio della nostra costituzione merita di essere approfondito perché tutti possano trarne stimolo per contribuire allo sviluppo della coscienza civica e democratica dei cittadini. Quindi particolare attenzione alle nuove generazioni, affinché non cadano vittime degli errori del passato e comprendano quanto sia prezioso il bene della libertà e perché siano sempre più consapevoli che senza memoria storica non si costruisce un futuro di pace e di progresso in nome della dignità dell’uomo.

9) lottare per la piena attuazione del progetto di un’Europa libera, unita, democratica, solidale e promotrice di pace.

Dalle ferite, non ancora rimarginate, di un conflitto senza precedenti, scaturì il rifiuto della guerra, come strumento di confronto fra i popoli. Non è un’aspirazione generica alla pace. È una precisa e ineludibile indicazione costituzionale, di valore universale, per la cui osservanza ci siamo battuti e continueremo a batterci.

Fin dal 1943 troviamo riferimenti che evidentemente presupponevano la scelta di operare in una logica di superamento delle logiche nazionaliste e di confrontarsi in una pacifica area di solidarietà.

Nel 1948 De Gasperi affermava che libertà e giustizia sociale si difendono e si raggiungono solo in un clima di sicurezza e di pace e che quindi per resistere ai pericoli è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l’Europa, un’area che ha sviluppato una comune civiltà.

Bisogna impegnarsi a dare il via ad un processo di riflessione, di studio e di azione che sappia dare all’ideale europeo quella base di cultura politica , che nasce certamente dal recupero della parte migliore  e più feconda delle antiche culture politiche del vecchio continente, ma che deve aprirsi alla costruzione di una nuova civiltà, edificata nell’intelligenza  di un presente che assieme ai rischi cela anche le potenzialità  di sviluppo di una società democratica, equa e giusta , quella composta dai cittadini d’Europa.

10) promuovere iniziative tese a salvaguardare la pace, alla luce dell’art. 11 della costituzione della repubblica, della carta delle nazioni unite e degli atti costitutivi della unione Europea.

Se si vuol far regnare la pace in un paese, in un continente, non c‘è che una strada ed è quella di praticare la giustizia verso tutti, a cominciare dai più deboli, senza esclusione di razza, di religione, di nazionalità. Solo così l’uomo può vivere una vita pienamente umana quale premessa ad una comunità libera e al ricrearsi di una solidarietà economica e morale basata sulla pace e sulla prosperità. Finché saremo in assenza di una giustizia sociale internazionale, ci troveremo sempre sotto la minaccia della guerra.

Notate come sono concatenati tra loro i nostri intenti.  Oggi qui siamo chiamati ad unire tutti i nostri sforzi per questi intenti in comune ognuno con la propria identità ma per un fine condiviso.

Concludo ricordando un episodio molto significativo della nostra storia.

Quando De Gasperi portò la notizia a Nenni della morte di una sua figliola nel lager tedesco, Oscar Luigi Scalfaro che era presente, vide i due che si abbracciarono piangendo e allora un po’ stupito domandò a De Gasperi quali fossero i loro rapporti e De Gasperi rispose “abbiamo sofferto insieme.”

Senza questo “aver sofferto insieme non ci sarebbe stata la Costituzione”.

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