ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

16 Marzo 1978: il rapimento di Aldo Moro

PER NON DIMENTICARE di Mario Spezia

Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo di Unità Nazionale, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa. Gli uomini delle Brigate Rosse uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta: il responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi (52 anni); l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci (42 anni); la guardia di P.S. Giulio Rivera (24 anni); il vicebrigadiere di P.S. Francesco Zizzi (30 anni); la guardia di P.S. Raffaele Iozzino (24 anni).

Dopo una prigionia di 55 giorni, le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Moro. Due giorni dopo il sequestro, mentre in San Lorenzo al Verano si celebravano i funerali degli uomini della scorta, venne fatto ritrovare il primo dei nove comunicati che le BR inviarono durante i 55 giorni del sequestro: «Giovedì 16 marzo, un nucleo armato delle Brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la Dc è stata artefice nel nostro Paese – dalle politiche sanguinarie degli anni Cinquanta alla svolta del centrosinistra fino ai giorni nostri con l’accordo a sei – ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l’esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste».

A distanza di 43 anni da quel tragico evento che ha profondamento segnato il cammino della nostra Repubblica, nel piangere la scomparsa dei 5 uomini della scorta, vogliamo ricordare che il disegno politico che fin dalla Resistenza i padri costituenti, di cui Aldo Moro rappresentava un autorevole esponente, hanno percorso verso un Italia libera e democratica, ha bisogno di essere riaffermato e consolidato ogni giorno perché il cambiamento va governato con la pazienza di chi sa aiutare la sua metabolizzazione da parte delle società su cui incide e va aggiornato continuamente sulla base dell’esigenza di governare una modernizzazione sempre indigesta alla gran parte della classe dirigente. Alla luce di tutto questo non è utopico ritenere che quegli stessi valori che unirono gli italiani oltre settant’anni fa, sono gli stessi valori intorno ai quali una nuova pacificazione sociale, ancor più necessaria oggi a seguito del dramma causato dall’emergenza sanitaria, si può costruire nell’interesse del Paese.

Piacenza 16 marzo 2021

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