Si è svolta questa mattina a Roma la presentazione del volume “David Sassoli. La saggezza e l’audacia. Discorsi per l’Italia e per l’Europa” (Feltrinelli) curato da Claudio Sardo. La prefazione è firmata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il libro è stato presentato al Teatro Quirino, con la partecipazione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di Romano Prodi (già presidente del Consiglio e poi della Commissione Ue), del segretario del Partito democratico, Enrico Letta, dello scrittore Paolo Rumiz, moderati dalla giornalista Lucia Annunziata.
Presente anche il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi che ha dichiarato: “Questo libro è un patrimonio sull’Europa e dell’Europa. Gli interventi sono stati meravigliosi”.
David Sassoli aveva un’idea chiara dell’Italia e dell’Europa: aperte al futuro e consapevoli delle proprie imperfezioni. È scomparso l’11 gennaio 2022. Oggi possiamo ereditare le parole e le intuizioni, l’esperienza e lo sguardo di un grande politico italiano. I fondi ricavati dalle vendite di questo libro saranno devoluti al Centro di riferimento oncologico di Aviano.
Oggi alla cerimonia in ricordo di questo tragico evento era presente in rappresentanza dell’Anpc il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi, assieme all’Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor e ad altri rappresentanti di Istituzioni e Associazioni. Hanno deposto una corona d’alloro presso il Muro del Deportato collocato all’interno del Cimitero Monumentale del Verano.
I nomi sulle lapidi sono circa 2700. Sono partiti dal binario 1 della Stazione Tiburtina. Ci sono 4 lapidi con i nomi dei ferrovieri che ricordano il tragico evento. “Una storia – dichiara Aladino Lombardi – quella dei ferrovieri che sarebbe da approfondire soprattutto per il loro contributo per salvare alcuni deportati con diversi stratagemmi”. “Una di quelle lapidi – ricorda sempre Aladino – è stata posta dalla nostra Presidente Mariapia Garavaglia quando era Vicesindaco di Roma”.
Nella prima foto Aladino Lombardi con il quasi centenario Mario di Maio, partigiano di S. Lorenzo. Nella seconda con il Presidente ANED Aldo Pavia. Nella sesta con Michele Gotor, Assessore alla Cultura di Roma Capitale.
ANPC esprime vicinanza ai familiari di Mario Artali e alla Federazione Italiana Associazioni Partigiane, di cui era Presidente Onorario. Partigiano, amico, è stato valoroso difensore dei valori fondativi della nostra Repubblica. A Milano, fedele alla sua visione di società solidale e partecipativa, ha accolto nel Circolo De Amicis molte associazioni. Esempio di sincero democratico ed esempio per le nuove generazioni. Grazie Mario!
“Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania”. Queste le parole di un grande Papa, di un teologo che ha reso la fede amica della ragione e in tal modo ha superato le difficoltà di comprensione con ebrei e islamici, che gli hanno riconosciuto l’amicizia. Mite e determinato, “gentile e sapiente “ come lo ha definito il Presidente Mattarella. La storia lo riconoscerà come una pietra miliare della cultura occidentale, come europeista e uomo di relazioni portatrici di pace – queste le parole della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia per ricordare Benedetto XVI.
Il 27 dicembre di 75 anni fa veniva promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana.
Mariapia Garavaglia, nostra Presidente Nazionale, ricorda questa data così: “Incontro tra culture politiche diverse che condividono i valori fondanti della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza. Una tappa storica di cui siamo tutti debitori e testimoni di valori. Un pensiero alle donne e agli uomini che c’è l’hanno donata”.
Questa giornata è stata promossa da Anpc assieme all’Associazione Santa Barbara nel mondo, con il prezioso della Fondazione Varrone, con il patrocinio del Comune di Rieti, con la collaborazione del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco e la partecipazione di Fratres e la Confraternita della Misericordia.
Repubblica di oggi, 21 dicembre 2022, ha pubblicato il Comunicato Stampa della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia, come replica all’articolo apparso su Repubblica il 17 dicembre a firma di Paolo Mastrolilli su Enrico Mattei.
Tocca a ciascuno offrire una luce anche durante l’attraversamento del deserto dello spirito. Un dono di ciascuno a chi ci è prossimo ed un dono da cercare e per cui ringraziare. Dono sempre, non solo a Natale.
Lunedi 19 dicembre 2022 presso la Casa della Memoria e della Storia a Roma si è tenuto il seminario “Cattolici e Socialisti nella Resistenza a Roma (1943-1944), organizzato nell’ambito del progetto “Patriottismo italiano durante l’occupazione tedesca a Roma (1943-1944): le Forza Armate Italiane, la Santa Sede e le dinamiche della Resistenza”. Il progetto, sostenuto dal Ministero della Difesa, è promosso dalla nostra Associazione ANPC in collaborazione con l’università LUMSA di Roma.
Ha presentato il convegno la nostra Vicepresidente Nazionale Anna Maria Cristina Olini, che ha portato i saluti e gli auguri di buon lavoro della Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia: “Il progetto è rivolto alla valorizzazione della memoria e alla divulgazione delle vicende che hanno segnato quel periodo, indagando anche le ricadute che tali vicende hanno sortito sulla vita politica e istituzionale dei periodi successivi. Argomenti che finora sono stati affrontati dalla storiografia in maniera settoriale, non senza lacune, e limitate ad un pubblico specialistico. Conseguenza di ciò la scarsa conoscenza di molte vicende e personaggi che hanno contribuito in maniera determinante alla rinascita del nostro Paese e delle prime grandi istituzioni europee. Una delle finalità del progetto è quella di diffondere il valore della ricerca e della memoria storica fra i giovani e per questo, oltre al coinvolgimento di una rete di istituzioni culturali ed a un comitato scientifico di alto profilo nazionale e internazionale si è scelto di investire su contenuti di tipo audio video e su una infrastruttura di rete avanzata, in modo di dare un carattere permanente e duraturo all’iniziativa ed offrire una ampia capacità divulgativa, in particolare presso gli studenti delle scuola e delle università. Anche questo seminario sarà interamente registrato e inserito in rete. Proprio per sostenere l’attività di studio e ricerca tra i giovani sono state attribuite due borse di studio ad altrettanti studenti universitari giudicati particolarmente meritevoli, nell’ambito del progetto. Dopo un attento esame dei curricula proposti per l’attribuzione delle borse di studio, la commissione scientifica ha deciso all’unanimità di destinare le borse di studio alle studentesse Maria Ioana Tarnita e Maria Longobardi”.
Il seminario ha avuto l’importante contributo della Fondazione Bruno Buozzi (con il Presidente Giorgio Benvenuto), della Fondazione Giacomo Matteotti (con il Segretario Generale Rossella Pace) e dell’Istituto Romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (rappresentato da Anna Balzarro). I loro interventi sono stati davvero preziosi e potrete ascoltarli presto nel video realizzato.
L’incontro è collegato alle iniziative di studio promosse del gruppo di ricerca “Un laboratorio politico: Roma, la Santa Sede e l’Italia (1943-1944)”, coordinato dal vicedirettore dell’Istituto storico Germanico di Roma, Lutz Klinkhammer, assieme per l’Università LUMSA dal prof. Andrea Ciampani, ed al prof. Andrea Ungari, collaboratore dell’Ufficio Storico dell’Esercito. Il gruppo di lavoro vede tra i suoi partner anche il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, l’Istituto per la storia dell’Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia (ISACEM).
Martedì 20 dicembre, alle 14.30, a Calavino, i funerali di “don Bepi” Grosselli, uno dei preti trentini più noti, morto a dieci giorni dai 96 anni, domenica 18 dicembre nella “casa del clero”, presso il Seminario Maggiore, a Trento. Nato a Calavino il 27 dicembre 1926, ordinato prete nel 1950, per 16 anni fu professore presso il seminario minore arcivescovile; assistente provinciale delle ACLI dal 1966 al 1971, catechista nelle scuole, dal 1967 al 1989 fu delegato dell’arcivescovo Gottardi per la Pastorale del lavoro.
Uomo del dialogo e del confronto, fu vicino agli operai e alle loro famiglie, in particolare quelli della Michelin che raggiungeva nelle ore del cambio-turno con rapide volate in bicicletta. Gli fu levato l’incarico della pastorale del lavoro (1989) dall’arcivescovo Sartori non senza le proteste del mondo operaio e sindacale. Fu spostato alla pastorale del turismo e del tempo libero. Mantenne tale mansione sino al 2009. Nel frattempo fu destinato anche quale parroco di Montevaccino, la piccola comunità sull’Argentario. In 17 anni di ministero pastorale seppe creare un forte legame con la popolazione della frazione di Trento.
Ma “don Bepi” Grosselli fu anche un valido direttore e fondatore di cori di montagna oltre che armonizzatore di brani della tradizione corale. Ha fondato e diretto il coro Lagolo e la corale “Bella ciao”. Negli anni Sessanta aveva diretto pure il coro dei vigili urbani di Trento. Per il suo impegno verso il prossimo, nel 2006 il presidente della provincia, Dellai, lo insignì dell’Aquila ardente di San Venceslao, la massima onorificenza dell’autonomia provinciale. Analogo riconoscimento gli fu attribuito nel 2016 dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta.
Non fu mai un prete-operaio ma il prete degli operai. Il “don” delle tute blu, rigorosamente vestito in borghese senza la “telàra” da prete che, negli anni del dopo concilio, cominciava a essere lasciata nel ripostiglio delle sagrestie. Fu prete di quella Chiesa chiamata a sporcarsi le mani con il mondo delle fabbriche; con il sindacato che non faceva sconti a nessuno, men che meno alle tonache accusate di collateralismo con i “padroni”.
Si misurò con le proteste degli studenti; con la società che stava cambiando e che fu scossa dalla stagione del terrorismo. Il vescovo veneziano Gottardi, arrivato nel 1963 a Trento come un doge, con un mantello a strascico di sete e di broccati lungo cinque metri, grazie a quel prete di campagna mandato a occuparsi del mondo del lavoro seppe scendere dalla cattedra e immergersi nei problemi reali della “sua” comunità.
Fu “don Bepi” a convincerlo a far visita, il giorno di Natale del 1974, agli operai metalmeccanici, in lotta per il contratto, accampati in una tenda rossa in piazza Duomo a Trento. Fu Grosselli a guidare il corteo degli operai della Michelin (aprile del 1974) fin dentro la cattedrale; a lasciare che il sindacalista della Fim-Cisl, Giuseppe Mattei, facesse “la predica” ai devoti del venerdì santo per spiegare loro le ragioni della lotta sindacale. Fu aspramente redarguito per questo dall’arcivescovo Gottardi il quale, capito di aver sbagliato, il giorno seguente lo convocò per chiedergli scusa.
Le “prediche”, cioè i sermoni della messa, “don Bepi” li preparava leggendo il giornale. Perché, diceva, la Chiesa deve misurarsi con la cronaca, con ciò che vive la gente. Certo faceva il prete e diceva le orazioni, come no. Ma per lui era orazione anche il canto corale, tanto che aveva composto e armonizzato decine di brani proposti ancor oggi dai cori di montagna. Non contento aveva aggregato attorno a sé i suoi compaesani della “valle del vento”. Sessant’anni fa diede vita al coro “Lagolo”, più tardi alla corale “Bella ciao” perché anche la classe operaia avesse un proprio coro e una propria identità sul pentagramma.
La montagna fu un’altra delle sue passioni. Trascinava comitive di aclisti e di monache su e giù per i sentieri anche più impervi. Di quelle scorribande resta una pubblicazione sulle chiesette e i capitelli di montagna. Perché Bepi Grosselli sapeva scrivere e sapeva fare sintesi: di autori e di letture. Era una testa pensante, sempre in bilico sulla linea del fuoco. Per tutta la sua lunga esperienza di prete della pastorale del lavoro dovette mediare fra capra e cavoli, tra chiesa istituzione e operai metalmeccanici. In particolare, quelli della Michelin se lo trovarono a fianco per vent’anni. Lui c’era sempre: nelle rivendicazioni e nel confronto con “il padronato”, come si diceva allora.
Fu “adottato” anche dall’ANPI, l’associazione dei partigiani, che il 25 aprile rievocava la guerra di liberazione dal nazi-fascismo. Molte bandiere rosse, pochi credenti, ma a messa da “don Bepi” andavano convinti. Per sentire messaggi di speranza e parole di giustizia. E se “la classe operaia va in Paradiso”, Bepi Grosselli ci è andato di sicuro. Per dire alla Madonna: “Bella, ciao”.
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