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Archivio per la categoria “Articoli”

L’uomo che arrestò Mussolini di Mario Avagliano

Il 28 marzo presentazione in anteprima con l’autore Mario Avagliano del libro “L’uomo che arrestò Mussolini” presso la Sala Consiliare del Comune di Rieti.

Storia del comandante partigiano Luigi Pierobon

Pubblichiamo questo articolo uscito su Il Dolomiti intitolato: “”Muoio tranquillo. Il signore mi accolga fra i suoi in cielo. È l’unico augurio e più bello che mi faccio”. Storia del comandante partigiano Luigi Pierobon.

Fucilato a ventidue anni è stato il primo comandante della brigata partigiana “Stella”, che operò in Valle dell’Agno. Un approfondimento necessario dopo lo sfregio alla targa commemorativa della via a lui dedicata nella città laniera.

Se i vandali che hanno deturpato la targa dedicata a Luigi Pierobon a Valdagno, in provincia di Vicenza, avessero letto con attenzione le note biografiche che seguono il suo nome magari avrebbero esitato prima di incidervi una svastica. O forse l’obiettivo era proprio la vita esemplare di Pierobon. Un nome che ancora oggi in valle dell’Agno dice qualcosa, e non soltanto agli appassionati di storia e ai cultori della memoria.

Una vita tanto luminosa, la sua, da rendere ancora più oscuro il gesto che, lungi dall’infangarne l’immagine, l’ha probabilmente fatta riscoprire anche a chi non conosce la storia della Valle dell’Agno durante la Resistenza.

La notizia ha scatenato l’indignazione a Valdagno, città medaglia d’argento al Valor Militare per attività partigianaCondanna ferma e unanime da parte del sindaco, dell’ANPI e di diversi rappresentanti politici. Ma chi era Luigi Pierobon? E perché la sua figura è ancora oggi tanto sentita in vallata?

Pierobon nasce a Cittadella, in provincia di Padova, il 12 aprile 1922. Cresce in una famiglia numerosa, nutrita di valori cristiani ed etica civile. Attratto dagli studi umanistici, dopo il liceo si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova, sostenendo con successo numerosi esami fino all’autunno 1943, quando ormai è a un passo dalla laurea. Nel frattempo è chiamato alle armi e a partire dal febbraio 1943 frequenta un corso allievi ufficiali, prima sul Carso e poi in Toscana. 

Luigi Pierobon – dal sito https://biografieresistenti.isacem.it

Con l’8 settembre lo studente Pierobon matura la sua decisione: salire in montagna per opporsi a un regime e a una visione del mondo che contrastano totalmente coi suoi ideali. Nell’inverno, assieme ad altri giovani padovani, entra in contatto coi primi gruppi partigiani che operano sulle montagne del vicentino. Come ben ricostruito da Giorgio Fin e Giancarlo Zorzanello nel loro saggio Con le armi in pugno, Pierobon è in alta valle del Chiampo dai primi di marzo 1944. Lo chiamano “Professore”, epiteto che diviene il suo primo nome di battaglia.

In una lettera alla famiglia, datata 6 marzo 1944, Pierobon scrive: “Ripenso ai tempi in cui […] eravamo giovani e tranquilli. Ora pensieri ce ne potrebbero essere, ma si è giovani. A 20 anni non è il tempo delle tristezze e dei dubbi, ma degli ideali e delle forti decisioni”. 

Dapprima presente nel gruppo partigiano riunito da Giuseppe  Vero “Marozin”, Pierobon, per divergenze di visione e di metodo con il controverso capo partigiano, passa presto al gruppo guidato da un altro padovano, Clemente Lampioni “Pino”, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

Fin dalle prime settimane il giovane laureando viene apprezzato per carattere e capacità, tanto che quando “Pino” viene ferito, Pierobon viene scelto come comandante dai suoi compagni. Poche settimane dopo, il 17 maggio 1944, a malga Campetto si forma la brigata “Ateo Garemi”: dei due battaglioni che la compongono, l’“Apolloni” e lo “Stella”, entrambi dedicati a partigiani caduti, quest’ultimo è affidato proprio a Pierobon, che ne diviene comandante

Così, a 22 anni, Pierobon diviene “Dante”, nome di battaglia che rispecchia il suo amore per la letteratura. In questa veste progetta azioni, puntate, sabotaggi, tesse relazioni, sempre facendosi notare per la mitezza di carattere e la serenità di giudizio. Fra i giovani con cui entra in contatto c’è Alfredo Rigodanzo, un giovane liceale di Selva di Trissino, suo coetaneo, destinato a diventare commissario politico della formazione dopo l’uccisione di “Pino”.

Luigi Pierobon e Alfredo Rigodanzo durante un trasferimento – dal libro «Con le armi in pugno».

Fra le azioni partigiane progettate da Pierobon, una delle più brillanti avviene nella notte fra il 23 e il 24 luglio 1944, quando una cinquantina di partigiani riesce a penetrare nel campo del Sottosegretariato alla Marina della RSI di Montecchio Maggiore e, senza perdite né per i partigiani né per i marinai repubblichini, disarma l’intero presidio e preleva diciotto milioni di lire in contanti e titoli. 

La quasi totalità di quella somma, eccettuata una parte che viene trattenuta per finanziare la formazione, sarà portata a Padova, al comando del CLN regionale da una giovanissima staffetta, Teresa Peghin “Wally”, scomparsa pochi giorni fa a cento anni. Partigiana valorosa, “Wally”, a cui i fascisti uccideranno il padre a un mese dalla Liberazione, sarà decorata nel dopoguerra con croce al Valor Militare.

È un colpo straordinario, che porta moltissimi giovani vicentini a salire in montagna e ingrossa le file del battaglione “Stella”, che dall’8 agosto viene promosso brigata. Sono proprio i successi della formazione guidata da Pierobon a spingerlo inconsapevolmente verso la morte. Il 15 agosto 1944 scende a Padova per incontrare i vertici del CLN regionale e per prendere contatti con altri giovani da aggregare alla brigata. Viene però arrestato su delazione. Anche Clemente Lampioni subisce in quei giorni la stessa sorte.

Interrogato e torturato, Pierobon non rilascia informazioni. Due giorni dopo viene fucilato alla caserma di Chiesanuova“Pino” è invece impiccato in via S. Lucia, in centro a Padova. Al sacerdote che lo assiste prima dell’esecuzione, “Dante” domanda il necessario per scrivere un’ultima lettera da indirizzare alla famiglia. Così descrive i suoi ultimi momenti di prigionia: “Ho appena fatta la SS. Comunione. Muoio tranquillo. Il signore mi accolga fra i suoi in cielo. È l’unico augurio e più bello che mi faccio. Pregate per me”.

Ormai di fronte al plotone di esecuzionerisponde con sdegno alla proposta di aver salva la vita in cambio della collaborazione. Queste le sue parole: “Siete servi venduti. Noi moriamo per l’Italia”

Luigi Pierobon verrà decorato alla memoria con la medaglia d’oro al valor militare. Il suo nome, accanto a quello di altri 106 studenti caduti, è oggi inciso al palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova, a cui pure stata concessa la medaglia d’oro per il contributo dato alla lotta per la Libertà.

Articolo a cura di Michele Santuliana

(su: https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/storia/2025/muoio-tranquillo-il-signore-mi-accolga-fra-i-suoi-in-cielo-e-lunico-augurio-e-piu-bello-che-mi-faccio-storia-del-comandante-partigiano-luigi-pierobon)

A Cassano d’Adda la mostra sugli IMI

Dal 22 al 31 marzo 2025 la mostra fotografica “Resistere, non piegarci”. La Resistenza senz’armi dei Militari Italiani nei lager nazisti (1943-1945) a Cassano d’Adda presso la Biblioteca in Via Dante Alighieri,4.

Inaugurazione della mostra sabato 22 marzo 2025 alle ore 16:00.

Di seguito la locandina con tutte le informazioni

18 marzo: Giornata in memoria delle vittime del Covid a Bergamo

“L’ANPC di Bergamo ha ricordato le vittime del Coronavirus nel 5° anniversario del doloroso evento. Riteniamo doveroso essere presenti nei momenti più “provanti” della nostra città.  E a Bergamo il Covid ci ha martirizzato. Ne siamo usciti, con coraggio e umanità ma non dimentichiamo che le “guerre” non sono mai finite. Marina Pighizzini”.

Nota Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza su iniziative 80esimo della Liberazione

Sarà un grande 25 aprile

Il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza opererà affinché in tutto il Paese l’80° della Liberazione risuoni come una grande Festa popolare e nazionale in ricordo di tutte e tutti coloro che in tanti casi hanno sacrificato la propria vita, la propria giovinezza per un Paese finalmente libero e liberato. Partigiane, partigiani, staffette, donne, lavoratori, deportati, internati, militari, forze dell’ordine, sacerdoti, antifasciste, antifascisti, intere famiglie.

La Costituzione del 1948 è stato il frutto di questa lotta, un dettato civile che riguardava e riguarda tutti: libertà, eguaglianza, solidarietà, lavoro, pace, dignità della persona, in una piena democrazia fondata sul pluralismo.

Il Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza ha prodotto per l’occasione un logo “Liberazione80” che alleghiamo e che accompagnerà tutte le iniziative.

18 marzo 2025

Il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza:

ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

AICVAS – Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna

ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti

ANEI – Associazione Nazionale Ex Internati nei campi nazisti – Volontari della Libertà

ANFIM – Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri

ANPC – Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

ANPPIA – Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti

ANRP Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione e loro familiari

FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane

FIVL – Federazione Italiana Volontari della Libertà

Il video dell’incontro del 12 marzo alla Casa della Cultura e dello Sport “Silvio di Francia”

Pubblichiamo il video dell’incontro “Partigiane e partigiani cattolici nella Resistenza a Roma”.

Resistenza:il contributo dei partigiani cristiani

Pubblichiamo un articolo di Gaetano Quadrelli su “La Voce e il Tempo” di domenica 16 marzo 2025.

Memoria – “80 anni di libertà e adesso?”: nell’incontro organizzato a Cumiana dall’Anpc l’importanza dei valori condivisi.

“Un momento di riflessione sull’importanza che tiene vivi i valori che hanno animato la Resistenza, per contratsare ogni forma di autoritarismo e intolleranza. E’ questo lo spirito che ha animato “80 anni di libertà. E adesso?”, l’incontro tenutosi a Cumiana lo scorso 1° marzo, organizzato dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. L’iniziativa in vista dell’80° anniversario della Liberazione, “è nata dal desiderio di rappresentare il pluralismo che animò la Resistenza” come sottolineato dalla Consigliera regionale Monica Canalis. (…) Nella lectio magistralis Mariapia Garavaglia ha ricordato che le ragioni della Costituzione sono “alla base della comunità nazionale” e consolidarli è “un’impresa che si trasmette da una generazione all’altra”.

Qui la versione integrale dell’articolo.

Paesaggi della memoria, il progetto educativo per raccontare ai giovani la Resistenza

Pubblichiamo il bell’articolo della giornalista Giulia Giuffra (https://beemagazine.it/paesaggi-della-memoria-il-progetto-educativo-per-raccontare-ai-giovani-la-resistenza/). Un incontro alla Casa della Memoria e della Storia per parlare delle nuove frontiere dell’insegnamento e dell’importanza di conoscere il passato, per preservare dagli errori il nostro futuro

Il 25 aprile 1945 segna la fine del processo di liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Per celebrare gli 80 anni di questo fondamentale punto di svolta storico, Anpc – Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e Indire – Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa, in collaborazione con DiCultHer – Associazione Internazionale per la Promozione della Cultura Digitale -, hanno promosso un incontro per discutere dell’esperienza dei laboratori didattici tra passato e presente, nella suggestiva cornice della Casa della Memoria e della Storia di via San Francesco di Sales a Roma, allo scopo di insegnare i valori della Resistenza ai giovani.

Educare i giovani alla storia

«Siamo in un momento storico critico. Ora che i testimoni della Seconda guerra mondiale non sono più tra noi, in tutta Europa dilagano nazionalismo, negazionismo e cancel culture» ha esordito Silvia Costa, vicepresidente nazionale dell’Anpc. Mai come oggi, davanti a un pericoloso dilagare delle false informazioni, risulta indispensabile educare i giovani a una «coscienza critica delle fonti».  «Sono ottanta anni dall’anno del riscatto, quando nacque la consapevolezza democratica», ha continuato Costa «quando nel 1946 le donne votarono per la prima volta, nacquero la Repubblica e la democrazia italiana». Un anniversario per riflettere anche su una parte della storia spesso trascurata, come la realtà dei partigiani cattolici e l’esperienza della Giac (Gioventù italiana di azione cattolica), ha ricordato Gianfranco Noferi, consigliere nazionale Anpc. 

Il progetto, promosso da Indire, prevede attività didattiche per i docenti a partire dal lavoro di ricerca “Archivi e memoria come mezzo per una comunicazione culturale che abbia un impatto sociale”. Da cui prendono spunto i dialoghi sui “Paesaggi della memoria”: luoghi simbolo dell’antifascismo, della deportazione, della Seconda guerra mondiale, della Resistenza e della Liberazione in Italia. «I ragazzi devono sentirsi parte, se non guida, del processo di riappropriazione del loro patrimonio culturale, bisogna stimolarli a parlare della Costituzione», ha affermato Carmine Marinucci, presidente di DiCultHer. Si tratta di «permettere ai giovani di rendersi conto dei potenti strumenti che possiedono e responsabilizzarli».

Imparare dalle fonti

Irene Zoppi, storica e collaboratrice tecnica alla ricerca presso Indire, ha chiarito che il progetto nasce col proposito di «coinvolgere i ragazzi in prima persona in un processo di risignificazione delle fonti». Attraverso un metodo «multi-percettivo» e transdisciplinare, l’iniziativa punta in modo particolare a far produrre ai ragazzi elaborati multimediali. Scelta compiuta nella convinzione che «le competenze critiche si costruiscano tramite l’ingaggio effettivo», ha affermato Pamela Giorgi, coordinatrice dell’Archivio storico di Indire. Per realizzare questo obiettivo ricorrere a foto e film è particolarmente funzionale alla didattica. Un’operazione che ha permesso di valorizzare le 14.000 fotografie sulla storia delle istituzioni e della scuola italiana custodite nell’archivio storico di Indire; una fonte di grande interesse storico, in quanto, ha ricordato Giorgi, negli archivi scolastici è possibile trovare preziose informazioni sulle deportazioni. Attraverso questi strumenti, i ragazzi sono invitati a ragionare sul tema dell’estraneità, per arrivare progressivamente, e in modo autonomo, a maturare una consapevolezza sulle leggi razziali.

Scuola e cinema

«L’audiovisivo tocca la sfera emotiva con meccanismi di transfert che possono portare a cambiamenti reali» e per questo è nato il progetto “La scuola allo schermo”, ha dichiarato Francesca Caprino, ricercatrice di Indire specializzata in didattica per studenti con bisogni educativi speciali (Bes). Un repertorio ragionato per i docenti di film, documentari, cortometraggi e interviste, da utilizzare in classe per approfondimenti su temi selezionati. L’argomento su cui hanno sentito l’esigenza di lavorare negli ultimi anni è stato soprattutto quello della pace. «Esiste un’ampia letteratura su cinema e non violenza» ha affermato Caprino «ma spesso per parlare di pace si finisce a parlare di guerra e le narrazioni che scelgono di non rappresentare la guerra sono incredibilmente poche». Tra i vari esempi di documenti audiovisivi raccolti dal progetto, ha ricordato “Il Cinegiornale della pace” di Cesare Zavattini del 1963, girato in piena guerra fredda. 

La nuova scuola

In una realtà complicata da narrazioni false e visioni parziali, condizionate da una forte impalcatura ideologica, Manfredi Merluzzi, Direttore Centro Interuniversitario per la Ricerca e Sviluppo della Public History, ha sottolineato l’immenso pericolo che corriamo davanti alla possibilità di perdere la memoria storica. «Quando sovra stimolate, tutte le società tendono a dimenticare, perché sacrificano i ricordi meno funzionali alla loro sopravvivenza» e la storia in questo momento, ha detto, «ha perso la sua centralità nella ricostruzione del passato, ma quando si perde la capacità critica di elaborare gli eventi che ci hanno preceduto, la realtà diventa manipolabile». Per questo è diventato indispensabile rendere più fruibili le conoscenze umanistiche, valorizzando la contaminazione tra discipline. Ciò che è urgente costruire in questo momento, ha avvertito Luigi Mantuano, vicepresidente della Società italiana scienze umane e sociali, è «una coscienza politica, senza la quale non possono funzionare né la cultura della pace né la storia per immagini. Tutto si può ridurre a nazionalismo, anche la Costituzione». Dobbiamo abbandonare il modello di scuola nozionistico, nell’idea di dover prevenire sentimenti di «rifiuto e difesa davanti all’avanguardia. Perché avanguardia ed educazione del popolo devono andare di pari passo e un’educazione che sia anche per la “massa”» ha affermato «non può essere elitaria. È in gioco la democrazia. La scuola da sola non ce la fa, serve un’alleanza anche con il terzo settore e le istituzioni». 

Giulia Maria Giuffra

Per chi avesse perso l’incontro qui la registrazione:

17 marzo 2025: Giornata dell’Unità Nazionale

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera all’Altare della Patria. Il Capo dello Stato si è poi raccolto in un minuto di raccoglimento e ha ascoltato ‘Il silenzio’. La Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della Bandiera, istituita nel 2012, si celebra nella data della proclamazione, avvenuta a Torino il 17 marzo del 1861, dell’Unità d’Italia. Sono passati 164 anni dall’unificazione della Patria.

All’Altare della Patria l’Anpc era presente con il Medagliere portato dall’Alfiere Lucia Scagnoli ed il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

16 marzo1978 le brigate rosse rapirono l’onorevole Aldo Moro

È uno degli avvenimenti, nella vita di ognuno di noi, di cui anche dopo molti anni si ha piena memoria. 

Con Moro finisce l’epoca della politica di mediazione e di costruzione della migliore soluzione possibile per i cittadini,nell’interesse di Tutti!  

Col rapimento di Moro e’ cambiato il ruolo vero della politica, come arte del possibile, sostituendo il valore del dialogo tra i partiti con la misera personalizzazione dei rappresentanti degli elettori.

Nell’anno che celebra la nostra ritrovata libertà onoriamo grati un martire cui è stata sacrificata la vita perché lo Stato non  cedesse al ricatto eversivo delle Brigate Rosse. Col ricordo anche la preghiera.

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