Giornata dell’ Europa e delle vittime del terrorismo: con il ricordo imperituro e grato allo statista martire Aldo Moro riconfermiamo l’impegno a promuovere i valori fondanti della democrazia e dello sviluppo solidale e di cooperazione fra i popoli a presidio della pace. L’ANPC unisce nel ricordo e nell’impegno le date significative della nostra identità.
La Vicepresidente Nazionale, On. Silvia Costa, con il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’associazione “II Popolari” stamattina hanno portato un omaggio floreale a Via Caetani.
Il prossimo 9 maggio saranno passati 46 anni dal ritrovamento nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, del cadavere dell’on. Aldo Moro, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse; a commemorazione del Suo martirio inoltriamo, con preghiera di pubblicazione il nostro ricordo, accompagnato dall’invito a prendere parte alla celebrazione della una Santa Messa a suffragio che per lui e per gli uomini della scorta barbaramente trucidati: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, don Franco Capelli celebrerà Giovedi 9 maggio pv alle ore 18.00 presso la chiesa di San Corrado Confalonieri in Piacenza – via Lanza, 58/B.
46 anni fa, il 9 maggio 1978, veniva ritrovato a Roma, in via Caetani dopo 55 giorni di prigionia, il cadavere dell’on. Aldo Moro trucidato dalle Brigate Rosse; in suo onore e memoria con la Legge 4 maggio 2007, nr. 56 il Parlamento ha dedicato il giorno 9 maggio, quale “Giorno della Memoria” delle vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice. La giornata è stata istituita per ricordare e tributare il riconoscimento del Paese alle vittime nonché il sostegno morale e la vicinanza umana alle loro famiglie. Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico, accademico e giurista italiano, due volte Presidente del Consiglio dei ministri, Segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Cattolico fervente, nel 1935 entrò a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari, segnalandosi ben presto anche a livello nazionale. Nel luglio 1939 venne scelto, su consiglio di Giovanni Battista Montini, di cui, proprio in quegli anni, divenne amico, come presidente nazionale dell’Associazione. Mantenne l’incarico sino al 1942, quando fu chiamato alle armi, prima come ufficiale di fanteria, poi come commissario nell’aeronautica. Dopo qualche anno di carriera accademica, fondò nel 1943 a Bari, con alcuni amici, il periodico La Rassegna che uscì fino al 1945. Nel luglio dello stesso anno prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli. Ricordare Aldo Moro significa ricordare il più grande statista, alla pari con Alcide De Gasperi, del nostro Paese: tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne prima segretario (1959) e poi presidente (1976) e fu più volte ministro; cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri.
Ricordare Aldo Moro vuole anche essere l’occasione per riproporre la considerazione dei valori che hanno determinato le scelte di un uomo politico al quale la fedeltà alla propria ispirazione cristiana ha chiesto il sacrificio della vita. La dimensione dell’uomo la si può cogliere dalle parole che ha utilizzato nel 1944, quando in occasione della fine della guerra, gran parte degli italiani guardava con preoccupazione al domani e si domandava cosa occorreva fare per affrontare il futuro, diceva Aldo Moro: “E adesso? Da dove ripartire? Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada: dobbiamo, appunto, ricostruire. Cominciamo da qui. Rimettiamoci tutti a fare, con semplicità, il nostro dovere. Chi ha da studiare, studi. Chi ha da insegnare, insegni. Chi ha da lavorare, lavori. Chi ha da fare della politica attiva, la faccia, con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano. Madri e padri attendano ad educare i loro figlioli. E nessuno pretenda di fare più o meglio di questo. Perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità”. Sono parole che anche oggi ci servono per guardare al nostro futuro con la certezza che tutto dipende da noi, da ognuno di noi, dal senso di responsabilità e l’impegno che sapremo mettere in campo.
A ricordo del martirio dell’on. Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, barbaramente trucidati: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, Giovedì 9 maggio pv alle ore 18.00 presso la chiesa di San Corrado Confalonieri in Piacenza – via Lanza, 58/B don Franco Capelli celebrerà una Santa Messa a suffragio.
Oggi giornata mondiale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Alla radice del Diritto Internazionale Umanitario, ovunque per chiunque. Purtroppo nelle recenti guerre non viene più rispettato il simbolo per eccellenza della protezione dei vulnerabili: bambini, vecchi, malati e non belligeranti . Ogni anno decine di delegati perdono la vita nella assistenza dei più vulnerabili. Con un pensiero di gratitudine un grandissimo augurio per la missione della più grande organizzazione di volontariato, che semini esempi di dono, di solidarietà e sviluppo umano. Ci ricorda che “Ognuno è responsabile di tutto dinanzi a ciascuno“. Mariapia Garavaglia
Ogni anno, intorno alla data del 25 aprile, Festa della Liberazione, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza ricorda i molti cattolici che, nel territorio piacentino, hanno dato la vita per la libertà.
Gruppo dei partecipanti alla commemorazione
Quest’anno, il 30 aprile nella chiesa di San Vittore alla Besurica, il parroco don Franco Capelli, anch’egli figlio di partigiani, dettaglio che ha aggiunto un surplus di valore emotivo, ha celebrato la messa a suffragio di eminenti figure locali come don Giuseppe Borea, Francesco Daveri, il beato don Giuseppe Beotti, Giuseppe Berti, Nato Ziliani e Pino Fumi. Questi uomini, insieme a molti altri, hanno combattuto per la libertà e la democrazia durante gli anni bui della nostra storia.
Mario Spezia
Pagare di persona Mario Spezia, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza, ha sottolineato l’importanza del ricordo e dell’omaggio a queste figure di spicco, citando le parole di Don Primo Mazzolari: “Solo chi si misura nella folla col proprio cuore e confronta sulla strada e sulla barricata la propria anima può sperare di essere ascoltato in un’ora non lontana, quando il pensar bene, disgiunto dal pagare di persona, non sarà neanche preso in considerazione”. Questa citazione riassume profondamente lo spirito di chi ha lottato non solo con le armi, ma anche con la fede e le convinzioni morali.
Il baratro della guerra “Si vis pacem, para bellum” («se vuoi la pace, prepara la guerra») è la famosa sentenza latina citata da don Capelli nell’omelia che, a suo dire, esemplifica quello che sta succedendo oggi. “Infatti – ha affermato – c’è una grande corsa agli armamenti, e la ricerca di superare l’altro sempre e comunque, ci sta portando nel baratro dove si trovano già tanti bambini, uomini e donne, vittime della guerra”. Don Franco (figlio di un partigiano) ha ricordato poi con gratitudine il prof. Giuseppe Berti nel suo impegno di credente cristiano: “un uomo saggio, silenzioso, un vero maestro in umanità, un uomo dallo stile sobrio, capace di ascolto e di grande premura nel farsi carico dei problemi”.
Don Franco Capelli
“Inoltre come non fare memoria – ha aggiunto don Capelli – del beato don Giuseppe Beotti, della sua canonica di Sidolo, aperta a tutti, a partigiani, avversari, soldati feriti… Un prete che ha scelto, nel momento del pericolo, di rimanere al suo posto. Una persona vera, dal cuore grande che, come ha detto il nostro Vescovo Adriano, – ha sottolineato don Franco – in un tempo segnato dalla violenza e dalla logica della contrapposizione, ha abbracciato i criteri evangelici, decidendo di stare di sopra delle parti contrapposte, disarmato e perciò vulnerabile, portatore di un’istanza di possibilità e di aiuto a chiunque si presentasse alla necessità. Grazie a don Beotti, la sua canonica e quel paese di montagna, si trasformarono in uno spazio umano di speranza”. Il ricordo è proseguito con la figura di don Giuseppe Borea: “Un altro martire – ha detto don Capelli – ucciso per colpire in lui tutta la comunità cristiana. Un uomo che è morto come Gesù, perdonando i suoi uccisori”.
La lezione della storia La celebrazione nella chiesa della Besurica, carica di emozioni e di ricordi, è stata un momento di riflessione sulla costante necessità di difendere i valori di libertà e democrazia in ogni epoca. Eventi come questi, che uniscono la spiritualità alla storia, sono essenziali per mantenere viva la memoria collettiva e rappresentano un ponte tra passato e presente, mostrando come le lezioni della storia siano sempre attuali e pertinenti. Alla celebrazione erano presenti i consiglieri comunali: Salvatore Scafuto e Tiziana Albasi, oltre a rappresentanti: ANPI, MCL, ACLI , ANVCG, MUSEO DELLA RESISTENZA.
Il 26 aprile si è tenuta la Festa della Liberazione dell’ANPC nazionale. Protagonista la città di Alatri, il cui territorio fu teatro della più importante presenza partigiana tra ‘8 settembre e la liberazione da parte degli alleati il 2 giugno del 1944, dove operò Carlo Costantini giovanissimo partigiano, tra i fondatori del foglio clandestino Libertà che sarà Segretario provinciale della Democrazia Cristiana, sindaco di Alatri e per anni presidente dell’ANPC in provincia di Frosinone. Ma protagonista anche il sito del Campo di internamento de Le Fraschette, istituito durante la Seconda Guerra mondiale dalle autorità militari del territorio di Alatri, in località Fraschette. Benché progettato per ospitare prigionieri di guerra, finì per diventare luogo di internamento di civili per lo più slavi e greci, e delle altre popolazioni direttamente in guerra con l’Italia. L’attuale parco de Le Fraschette è oggetto di un progetto di riqualificazione per trasformarlo in luogo della memoria storica del campo e delle persone internate, un progetto di riqualificazione al quale aveva molto lavorato Carlo Costantini.
Carlo Costantini, è stato autore di vari saggi e convegni di studio sul campo di concentramento delle Fraschette, sull’opera dei partigiani cattolici nel frosinate e su “Lino Rossi partigiano cristiano”, sul 25 aprile, sulla figura di Don Giuseppe Morosini, nativo di Ferentino, e sulla figura del Vescovo di Alatri, Monsignor Edoardo Facchini, anima della Resistenza cattolica in ciociaria, segretario diocesano delle confraternite, Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Durante la Seconda Guerra Mondiale Costantini fu giovanissimo esponente dell’Azione Cattolica ad Alatri, dopo l’8 settembre, con l’aiuto del clero e con l’assenso di Monsignor Facchini, promossero la diffusione del giornale clandestino “La libertà” che invitava i giovani coscritti a non rispondere al “Bando Graziani” per l’arruolamento nelle file della Repubblica Sociale e operò a sostegno della Resistenza contro i nazifascisti.
Il convegno è stato aperto dal Sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, e successivamente sono seguiti gli interventi del figlio di Carlo Costantini, Mario, della vicepresidente nazionale dell’ANPC, Silvia Costa, della Presidente nazionale dell’ANPC, Mariapia Garavaglia e di padre Umberto Fanfarillo parroco della Chiesa di Santa Dorotea a Trastevere.
Nel pomeriggio padre Umberto ha celebrato una Messa presso il Campo de Le Fraschette alla fine della quale è la Presidente Garavaglia ha deposto una corona di fiori al monumento in ricordo degli internati. Successivamente la presidente Garavaglia e la scrittrice e ricercatrice Marilinda Figliozzi hanno delineato la storia del campo di internamento e l’importanza di realizzare un luogo della memoria che sappia parlare alle giovani generazioni di un periodo storico così tragico per l’Italia.
Carlo Costantini (1927-2023) e una copia del giornale clandestino Libertà
Pubblichiamo la relazione del Presidente Anpc di Frosinone, Mario Costantini, figlio di Carlo Costantini:
L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Trieste per il 25 aprile ha organizzato due iniziative: la deposizione di una corona d’alloro alla lapide in onore del martirio in Risiera di Paolo Reti, medaglia d’oro al valor militare, e una messa in onore del contributo dei partigiani cattolico-democratici alla Resistenza, e in particolare alla Liberazione di Trieste e della regione. La messa è stata celebrata alle ore 19,00 nella chiesa di Notre Dame de Sion. La cerimonia in onore di Paolo Reti si è tenuta alle 11,00 nell’atrio d’ingresso di Palazzo Diana di piazza San Giovanni. «Nell’omaggio a Paolo Reti, l’Anpc intende ricordare e accomunare tutti i cattolico-democratici che con il loro impegno e il loro sacrificio contribuirono a liberare Trieste, la regione, l’Italia intera dal giogo dell’oppressore».
In allegato gli articoli pubblicati su “Il Piccolo”:
Una cerimonia partecipata e che ha richiamato in piazza e per le strade migliaia di bergamaschi.
Bergamo ricorda l’importanza della Resistenza come monito fondamentale in un periodo fatto di conflitti, soprattutto per quanto riguarda le vicissitudini in Ucraina e Medio Oriente. Tramite un corteo, nella mattinata di giovedì 25 aprile, la città ha voluto omaggiare tutti quei partigiani che hanno messo in gioco la propria vita nel segno di un senso patriottico, di unità nazionale e soprattutto per ottenere la pace.
Il percorso, partito da Piazzale Marconi, è passato per le vie principali del centro, tra cui via Pignolo, dove è stata omaggiata la lapide in memoria di Ferrucciodell’Orto, giovane membro del Fronte della Gioventù, prelevato, torturato e ucciso dai fascisti, i quali volevano sapere i nomi dei suoi compagni; morì senza parlare. Successivamente, in una Piazza Vittorio Veneto gremita, hanno preso luogo gli omaggi delle autorità e delle rappresentanze militari al ‘Monumento al Partigiano’ e alla ‘Torre dei Caduti’, con la deposizione di una corona d’alloro in memoria di tutte le Donne Partigiane. Tra le autorità presenti, in omaggio a questi veri e propri eroi nazionali, sono intervenuti il sindaco Giorgio Gori, il presidente provinciale PasqualeGandolfi e l’ex ministro e parlamentare PierLuigiBersani.
“Vi confesso che non ho potuto fare a meno di chiedermi – sottolinea un emozionato Gori – quanti di noi sarebbero oggi disponibili a testimoniare con la stessa forza come fatto in quel periodo, a costo della vita, con amore per la patria e la libertà; la risposta che mi sono dato è: pochi, forse pochissimi. Difficile allora non vedere la nostra incoerenza; celebriamo l’eroismo di giovani che per combattere il fascismo non esitarono a prendere le armi, pagando spesso questa scelta con la vita, mentre ora rivendichiamo la libertà come risultato acquisito, escludendo ogni rischio personale per difenderla. Siamo tutti per la pace, ma senza il sacrificio degli antifascisti del tempo, i quali combatterono con le armi, non ci sarebbe nessun 25 aprile. Questo giorno è radice della nostra Costituzione e quindi, necessariamente, patrimonio di tutti come patria morale degli italiani”. A conclusione del suo intervento il sindaco di Bergamo ha voluto leggere il monologo di Antonio Scurati, in celebrazione alla giornata odierna, che è salito agli albori delle cronache per essere stato censurato nella trasmissione Rai nel quale doveva essere raccontato.
Le parole di Bersani: “La prima parola di questo 25 aprile è pace, fermate le guerre. Si affidi al negoziato quello che le armi non possono risolvere, se non a prezzo di nuovi bacini d’odio, terrorismi sanguinosi e altri conflitti. Ormai si parla sempre più anche di bambini inermi che perdono la vita o vedono morire, davanti a loro, parenti e amici; davanti a questa barbarie viene da chiedersi: cosa ce ne facciamo delle ragioni e dei torti, se perdiamo una soglia minima di umanità comune e condivisa? A chi negozia sia ben chiaro un concetto: se la pace è prima di tutto allora devi essere disposto a dare qualcosa in più di quello che dovresti, secondo le tue ragioni. A volte guardiamo in faccia agli orrori di una devastante Guerra Mondiale; non fermiamoci solo a dire ‘mai più’: non è vero, è solo consolatorio, infatti sta succedendo ancora. Lo scatenamento della volontà di potenza e odio può sempre arrivare. Non pensiamo mai che il progresso o la storia possano risolvere questo problema. Il compito della politica e della cultura è rendere l’uomo più umano, cioè più capace di vivere in armonia con gli altri; si deve partire da qui per spiegare alle nuove generazioni cosa sia il fascismo e la differenza chiara con la democrazia. Il fascismo è nato con idee e miti che possono risorgere e che vanno combattuti al loro nascere: il mito della fascinazione e della forza, fino a fare della violenza uno strumento di lotta politica, le differenze che diventano disuguaglianza e gerarchie. (…) La nostra Costituzione è antifascista in ogni suo articolo, contro le pratiche del fascismo, a cominciare dai principi di uguaglianza ed equilibrio nei poteri. Democrazia ed emancipazione sociale devono darsi la mano, per proseguire nel tempo. Se la democrazia non mantiene la promessa, perde senso nella vita dei cittadini. Molti ragazzi sono morti per la patria e sta a noi decidere se tutti coloro che si sono sacrificati l’hanno fatto per niente o per qualcosa”.
Le parole di Marina Pighizzini: “Un bel XXV Aprile a Bergamo, molto partecipato! Le cerimonie commemorative sono incominciate mercoledì 24 Aprile al Cimitero di Bg. con la S.Messa celebrata al campo dei caduti della Libertà – deposizione di corona d’alloro alla tomba dei Partigiani. Peccato una pioggia scrosciante , e freddo, hanno abbreviato i discorsi del Sacerdote e delle autorità ; comunque il clima era di fraternità, amicizia e condivisione di valori umanitari. Giovedì 24 le cerimonie sono cominciate in Città Alta ( parco delle Rimembranze) sulle lapidi che ricordano: i caduti per la Libertà, i caduti nei campi di concentramento e i caduti dell’esercito di liberazione italiano 1943/1945.
In città bassa il corteo ha attraversato il centro città tra ali di folla festante. Omaggio : alla Torre dei caduti, al monumento al partigiano, alla targa delle donne partigiane che nel ’43 hanno sfidato il regime per portare alla Torre dei caduti i fiori in ricordo di un ‘eccidio di partigiani. Tanta gente (più del solito) ad ascoltare i discorsi degli oratori . Molto apprezzato l’intervento dell’on. Bersani. Presente sul palco anche il candidato sindaco per la destra , alle prossime elezioni (giugno) che ha ascoltato perchè dichiaratamente antifascista. Anche in provincia numerose manifestazione ( impossibile partecipare a tutte ) abbiamo scelto Torre Boldone che nonostante la giunta di destra ci ha invitato e ringraziato per l’adesione. Siamo rimasti contenti per la grossa affluenza che ci fa ben sperare e per l’invito in tutti i discorsi ad andare a votare”.
Domenica 28 aprile 2024 alle ore 16,00 a Berlforte si è svolta l’inaugurazione del murale dedicato a don Guido Anelli il prete volante. Presente il Vicepresidente Nazionale Ferdinando Sandroni.
Terni ha celebrato il 25 Aprile con un ricco programma di eventi. Il Consigliere Nazionale Alberto Liurni alle celebrazioni a Stroncone nella foto a sinistra con la bandiera Anpc.
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