ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

ANPC Tigullio, intervento per le celebrazioni del 25 aprile a Sestri Levante da parte del Presidente Armanino Umberto e On. Luca Squeri A.N.P.C.Nazionale

A.N.P.C.Tigullio Discorso del Presidente Armanino Umberto in occasione delle celebrazioni del 25 APRILE – SESTRI LEVANTE 24-04-2026 – Piazza Matteotti.

“Carissimi Cittadini, Autorità civili e militari, amici. Carissimo Sindaco Francesco Solinas, Assessori, Consiglieri e un saluto carico di stima e fratellanza a tutte le Associazioni Combattentistiche qui presenti, d’Arma e di Volontariato. La Vostra storia e il vostro servizio sono il pilastro su cui poggia la nostra Patria; la vostra presenza qui oggi onora la memoria di chi ha combattuto e ci ricorda che la fedeltà alle istituzioni è il primo dovere di ogni uomo libero.Questa sera, non siamo qui per compiere un semplice rito. Siamo qui per restituire a questa piazza e a questa città una verità storica integrale una memoria che per troppo tempo è stata raccontata con una voce sola, come se la Libertà avesse avuto un unico colore o un unico proprietario.

Celebrare il 25 Aprile oggi, in questa Sestri Levante significa onorare il sacrificio di chi ha combattuto senza pretendere in cambio, il diritto di monopolizzare il pensiero degli altri.

Parlo a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani Sezione Tigullio, ma parlo soprattutto, come figlio, nipote, erede di uomini che hanno vissuto il fango, la fame e il gelo tra i monti della nostra terra; i Partigiani Cattolici. Parlo come un Carabiniere, in congedo, ma che ha giurato fedeltà assoluta allo Stato e sono fiero di ricordare che, la nostra Resistenza, quella delle Divisioni Cattoliche quali anche le Divisioni Cento Croci e Val Taro, non nacque dal desiderio di sovvertire l’ordine, ma dal bisogno profondo di restaurarlo.

Fu guidata da uomini d’onore come il Comandante Salvestri Federico, sicuramente più ricordato col nome di battaglia “Richetto”, e come diceva il nostro Cappellano Don Mario Perinetti, “ Forgiato Alla Scuola Dell’Arma”, e il comandante dei sabotatori Vitturin e molti altri.

Lo chiamavano “Vitturin de W Diu” perché dopo ogni morale dei Cappellani prima della missione, rispondeva sempre, a voce ferma: “W Dio” il nostro Amico Partigiano Figone Giuseppe. Erano entrambi sottufficiali dell’Arma. Uomini che non cercavano l’ideologia, ma la Patria,– la Legge– e la dignità dell’uomo.

Ma cosa spingeva un giovane, allora, a lasciare tutto per rischiare la vita? Cari Amici, non era solo un calcolo politico. Era una scelta di coscienza.

In questo, il ruolo dei nostri Cappellani fu decisivo e monumentale. Penso a Don Giovanni Battista Costa, a Don Luigi Canessa, a Don Calindo, Don Zanello. Loro non erano sui monti solo per amministrare i sacramenti; erano le bussole morali dei nostri Padri.

Chiunque di voi sia salito al monumento al Passo del Cento Croci, avrà visto quella scena scolpita nella pietra che è il cuore della nostra identità: il Cappellano che parla al Partigiano inginocchiato, in raccoglimento prima della missione. Quella, non è una semplice benedizione religiosa. È il passaggio della “Morale”.

Il Cappellano, ricordava al combattente che, anche nella necessità della lotta armata, non si doveva MAI cedere all’odio. Diceva loro: “Combattete per la libertà, ma restate puri; non diventate come coloro che combattete”. Essere Partigiani Cristiani significava restare umani nell’orrore.

È l’etica che ha portato Don Giovanni Battista Bobbio, parroco di Valletti, al martirio fucilato perché scelse il silenzio della Croce invece del tradimento!!! Provate a immedesimarvi in questa circostanza! Fucilato perché scelse il silenzio della Croce invece del tradimento!

Questa è la nostra nobiltà: una forza che non nasce dalla violenza, ma dalla fede nei valori eterni. “Non dobbiamo poi dimenticare il ruolo fondamentale che l’Arma dei Carabinieri ebbe proprio qui, nel cuore di Sestri Levante. In quei mesi bui, il Comandante della Stazione e i suoi uomini non abbandonarono la popolazione. Restarono al loro posto, rischiando tutto per fare da scudo tra i cittadini e la barbarie. Grazie a loro, molte vite furono salvate dalla deportazione e dalla fucilazione!

Mi raccontò più volte l’amico Angelo Rossignotti che nel febbraio del ’44, dodici cittadini sestresi finirono nel mandato di cattura delle SS perché non volevano piegarsi al fascismo. I Carabinieri della Locale Stazione rischiarono tutto per avvertirli: riuscirono a convincerne nove a non ripresentarsi, salvando loro la vita. Ma tre di loro non intesero il pericolo o non fecero in tempo e il giorno dopo si ripresentarono e trovarono le SS ad attenderli in ufficio. Arnaldo Terzi, Dante Sedini e Giacomo Campodonico furono deportati e morirono nei campi di sterminio nazisti. I loro nomi sono oggi scolpiti nelle nostre strade, ma il loro sacrificio è scolpito nel nostro dovere di non dimenticare.

Fu esattamente questa stessa etica del dovere lo spirito di chi non si piega che portò molti altri militari dell’Arma a salire sui monti per unirsi alle Divisioni cattoliche come la Cento Croci.

A loro va il nostro applauso più sentito: perché lo Stato NON HA MAI smesso di esistere dove c’era un Carabiniere fedele al suo giuramento!”. Mio padre Armando e mio zio Lorenzo, nel Reparto Sabotatori, non portavano il fazzoletto rosso. “Mi proteggeva la Madonna, la mamma di Gesù”, mi ripeteva mio Padre nei suoi racconti.

Loro, come tanti altri, erano i “Ribelli per Amore” sì, Ribelli per Amore! Difendevano questa terra con le armi, ma anche con l’intelligenza e con il cuore! 

Vedo qui tante bandiere dei sindacati… 

Ricordiamolo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, furono i Partigiani Cattolici della Divisione Cento Croci a nascondere una parte dei macchinari della Fincantieri a Varese Ligure proteggendo il lavoro di generazioni e il futuro economico delle nostre famiglie!

Facendo poi saltare i ponti, come quello qui vicino in Località Casali, tra Casarza L. e Castiglione C., per impedire il transito dei tedeschi, proteggevano non solo i macchinari, ma l’anima stessa della Comunità di Sestri Levante.

Oggi, con l’Amministrazione del Sindaco Francesco Solinas, Sestri Levante dimostra che si può essere uniti senza essere uniformi.

La democrazia è partecipazione, non esclusione. Il 25 Aprile è di tutti: è dei cattolici, dei garibaldini, dei militari, degli operai è di chiunque creda che la libertà sia un dono da custodire e non una bandiera da agitare contro l’avversario.

Per suggellare questo impegno, voglio farvi partecipi delle parole che i nostri Padri mormoravano nelle notti d’attesa, quelle scritte dal Beato Teresio Olivelli durante la prigionia.

“parole che oggi dedico a tutti voi, ma soprattutto ai giovani di Sestri Levante: per una Italia che sia degna dei nostri morti e dove nessuno sia schiavo, ma dove ognuno sia fratello!” Lavoriamo quindi insieme, affinché questa “libertà nella verità” sia la bussola del nostro futuro. W LE DIVISIONI CATTOLICHE! W I PARTIGIANI! W L’ARMA DEI CARABINIERI, SESTRI LEVANTE e L’ITALIA LIBERA

La Preghiera dei Ribelle, scritta dal Beato Teresio Olivelli durante la sua prigionia nei campi di concentramento nazisti. 

«Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele, che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione. «Dio che sei la Verità e la Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura. Noi ti preghiamo, Signore. «Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria; sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nella amarezza. Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti. «Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. «Se cadremo fa che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità. «Tu che dicesti: “Io sono la risurrezione e la vita”, rendi all’Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie. «Sui monti ventosi e sulle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che solo tu sai dare. «Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi “ribelli per amore”».

Riflessioni dell’Oratore Ufficiale On.Luca Squeri .di A.N.P.C. Nazionale

L’on. Luca Squeri è intervenuto, richiamando la propria storia familiare legata alla Resistenza. Dopo aver sottolineato il dovere di trasmettere i valori autentici della lotta di Liberazione, ha citato un noto intervento di Luciano Violante che, da presidente della Camera, invitava a comprendere, pur senza indebite equiparazioni, anche le ragioni storiche di chi si schierò dalla parte opposta. Per on. Squeri il 25 aprile deve essere una festa unificante, patrimonio di tutti, che celebra la libertà e il ruolo della Resistenza nella nascita della Costituzione italiana.

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento