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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

A Milano una Pietra d’inciampo in memoria di Carlo Bianchi

Oggi a Milano, in via Villoresi 24, dove aveva sede la fabbrica cartotecnica e tipografica della sua famiglia e la sua abitazione, è stata posta una pietra di inciampo per ricordare Carlo Bianchi.

Paolo Petracca, Presidente IREF – ACLI ha così commentato: “Non c’è futuro senza memoria. Ai tanti che passeranno per quella via sui Navigli, l’invito è a leggere la lapide posta accanto al numero civico e ad inciampare consapevolmente sul sampietrino dorato di Carlo. Una delle tante pietre miliari del cammino millenario ambrosiano che ci insegnano, con la testimonianza, quale sia la via giusta da percorrere per rinascere umani e giusti”.

Chi era Carlo Bianchi?
Il 12 luglio del 1944 Carlo aveva 32 anni e 3 figli (ed una in arrivo) quando fu fucilato a Cibeno di Carpi dopo essere stato deportato e torturato nel campo di Fossoli. Cosa pensava, voleva, ripudiava e sperava Carlo Bianchi? Una summa di ciò che credeva è nella foto pubblicata qui sopra di un documento tratto da Il Ribelle (Esce come e quando può): il famoso “Schema di discussione sui principi informatori di un nuovo ordine sociale”, scritto insieme al beato Teresio Olivelli, di cui era intimo e fraterno amico. Carlo, ingegnere, cattolico con un orientamento progressista, nel 1943 sottopose al cardinale Schuster un promemoria, che verrà approvato, con le linee guida di un “Segretariato del popolo” per venire incontro alle difficoltà e alle necessità dei milanesi meno abbienti, duramente provati dalla guerra e dai bombardamenti. In occasione dell’inaugurazione del “conseguente” centro di assistenza per i poveri così scriveva alla moglie Albertina l’11 gennaio 1944: «…per ritrovare la parte migliore di noi è necessario dimenticarci, dare quanto più è possibile, agire per il bene, tuffarci nella carità. […] Appunto perché ho figli sento che occorre per loro salvare l’avvenire dell’Italia, della civiltà, della libertà, della dignità: per essi voglio dare il mio contributo alla ricostruzione del domani, riserbandomi la gioia di avervi uniti e stretti attorno a me nella nostra casa, quando la pace, quella vera, tornerà a sorriderci e a consolarci».

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