ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

17 Aprile 1944

17 aprile1944, Monte Falterona, Stia(AR)

17 vittime uccise dai nazisti della divisione Hermann Göring  Fallschirm-Panzer-Aufklärungs-Abteilung HG.

17 Aprile FOLIGNO, NOCERA, GUALDO TADINO

Dal 17 APRILE 1944 e per tre settimane: forze tedesche – reparti di Alpenjäer- e fasciste investono una vasta area compresa tra Colfiorito, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, sbandando completamente la IV Brigata Garibaldi di Foligno. Tra il 17 e il 23 aprile nelle frazioni di Colle Croce, Mosciano, Serre e Sorifa unità SS tedesche massacrano circa ventiquattro civili. 120 persone, rastrellate nel territorio comunale di Nocera Umbra, vengono deportate nel campo di concentramento di Cinecittà a Roma.

17 aprile1944, Mosciano-Collecroce Colfiorito

Dal 17 aprile e per tre settimane: forze tedesche e fasciste investono una vasta area compresa tra Colfiorito, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, sbandando completamente la IV Brigata Garibaldi di Foligno. Tra il 17 e il 23 aprile nelle frazioni di Colle Croce, Mosciano, Serre e Sorifa unità SS tedesche massacrano circa 24 civili. 120 persone, rastrellate nel territorio comunale di Nocera Umbra, vengono deportate nel campo di concentramento di Cinecittà a Roma.

17 aprile, ROMA

All’alba ha inizio il rastrellamento del Quadraro, il tormentoso “nido di vespe”, operazione[1] voluta da Kappler e dal questore Caruso, sia per rompere la solidarietà prestata alla Resistenza[2], sia per recuperare necessaria e preziosa mano d’opera per il Reich.[3] Gli uomini di ogni età vengono strappati dalle loro abitazioni e dopo una prima selezione e registrazione vengono portati nel campo di raccolta di Cinecittà, dal quale qualcuno riesce a fuggire. Tra i rastrellati anche alcuni partigiani, come Mario Lo Cicero[4], militante in una formazione del PSI.

Si complimenterà il generale Maltzer definendo l’azione: “Eine solide Arbeit“, un buon lavoro.

La sera stessa del rastrellamento Kesselring, richiamandosi alla uccisione nel lunedì di Pasqua di parecchi suoi soldati, fa pubblicare dai giornali romani un monito in cui si dice:”Il comando Superiore germanico è stato perciò costretto ad arrestare oggi nel detto quartiere tutti i comunisti e quegli uomini abili al lavoro che collaborano con i comunisti o li appoggiano […]La popolazione di Roma comprenderà queste misure. Essa può evitarle in avvenire e potrà prevenire gli attentati che ne sono causa, partecipando attivamente alla lotta contro la delinquenza politica e informando il Comando Superiore germanico di ogni preparazione o esecuzione di attentati”.

Dopo alcuni giorni e dopo una sosta a Terni, i rastrellati vengono imprigionati nel campo di concentramento di Fossoli di Carpi[5] per essere poi, per la maggior parte, inviati al lavoro forzato in Germania.

Una settimana dopo il rastrellamento, come risposta all’azione nazista, i partigiani della VIIIa zona del PCI, con la collaborazione dei ferrovieri, attuano un sabotaggio nei pressi della stazione Tiburtina, facendo deragliare un treno che trasportava circa 300 prigionieri, prelevati nella varie carceri romane e avviati ai lager tedeschi.

 

[1] Kappler la chiamò “Unternehmen Walfisch”, Operazione Balena.

[2] Al Quadraro si trovavano le basi di tre formazioni partigiane: la VIIIa zona comunista del PCI, la “Banda del lavoro” del Partito d’Azione e la “Banda Rossi” di Bandiera Rossa. Nell’ex sanatorio Ramazzini e nelle grotte si nascondevano non solo resistenti ma anche perseguitati politici e razziali, militari sbandati e renitenti alla leva obbligatoria. Moelhausen, console nazista a Roma affermò che: “Chi vuole sfuggirci ha due strade: o va in Vaticano o al Quadraro”.

[3] L’operazione di rastrellamento del Quadraro fu anche il banco di prova per successivi pesanti rastrellamenti che i nazisti avrebbero dovuto effettuare in maggio, in ottemperanza ad un ordine ricevuto da Berlino che prevedeva l’invio in Germania, al lavoro forzato, di 20.000 uomini. Entro il 7 maggio Kesselring voleva avere da Kappler i relativi piani operativi.

[4] Mario Lo Cicero poi riuscì a fuggire da Fossoli con Emilio Marucci. In casa di Giuseppe Caprari, il fratello aveva nascosto sotto il letto manifestini di Bandiera Rossa. Giuseppe Caprari fuggì, gettandosi dal treno, nel tratto tra Fossoli e Suzzara. Con lui fuggirono Renato Corsi e Adolfo Bonfanti. Anche Francesco Mattei, non inserito tra i deportati a Ratibor, fuggì da Fossoli. Con lui fuggirono altre persone, tra cui il padre Adolfo, il fratello Mario, Fiore Petrella, Costantino Zini, Aldo Zini e Biagi Silvestrini. Altro fuggitivo da Fossoli fu Ulisse Baroni.

[5] Della loro presenza a Fossoli scrive nel suo diario Poldo Gasparotto, alla data del 5 maggio. Poldo Gasparotto, Diario di Fossoli. Bollati Boringhieri 2007. pag.32.

 

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