ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

30 Gennaio 1944: Anniversario Battaglia di Albacina

Il 30 Gennaio, il comandante Agostino esegue una azione di sabotaggio presso la stazione di Genga: viene danneggiato un piccolo ponte ed interrotta la linea ferroviaria. Questo sabotaggio permetterà alla formazione di compiere una grande impresa: l’azione partigiana alla stazione di Albacina del 2 Febbraio, definita (dalla “Relazione: I militari..” op. cit. pg 88) “un episodio di notevole importanza militare, che si può dire unico nel corso della Resistenza”.

Un treno, che trasporta giovani reclutati a forza e diretto al Nord (forse in Germania), scortato da soldati tedeschi è costretto a fare sosta alla stazione di Albacina, per la precedente interruzione della linea a Genga. Informatori di Albacina portano la notizia a Poggio San Vicino.

In un abboccamento tra i partigiani del San Vicino e quelli di Fabriano si decide l’attacco al treno per la stessa notte del 2 febbraio. Il gruppo San Vicino attaccherà alla testa del convoglio, il gruppo di Fabriano attaccherà alla coda. Il segnale, piuttosto impreciso, è il lancio di una bomba a mano. Infatti nessuno dei due Gruppi poteva avere  certezza di essere puntuale all’appuntamento. Nonostante la difficoltà dei collegamenti, la sorpresa riuscirà. Il nucleo principale dell’operazione è composto da quindici uomini che scendono dal San Vicino lungo la strada della Venza, attraversano la provinciale Settempeda all’altezza della “Figuretta”, attualmente presso la sede dello stabilimento Merloni. Traversano la ferrovia all’altezza del passaggio a livello di Monte Rustico e guadano il fiume Esino dopo “Le cune”. A quel punto il fiume aveva pochissima acqua per una deviazione del flusso a scopo industriale. Seguono lo stradello lungo la sponda sinistra del fiume, fino al congiungimento col fiume Giano e si vengono a trovare alla testa del convoglio che è collocato nel binario più lontano dalla stazione di Albacina.

Segue un lancio di bombe a mano a cui corrisponde un lancio da parte del gruppo di Fabriano che si era appostato in coda al convoglio. Faceva parte del Gruppo di Fabriano il giovane partigiano Angelo Falzetti, oggi Presidente dell’Anpi di Fabriano

La mossa è fortunata perché disorienta la scorta tedesca che non ha sufficienti vedette ed  è mal disposta nella difesa del convoglio. La sorpresa ha successo. Scompaginata e con ordini contrastanti la scorta, dopo aver subito perdite, si dà alla fuga. Le numerose reclute vengono condotte alla Porcarella. Il Salvadori parla di settecento uomini, ma il comandante Agostino stima che fossero circa cinquecento. La maggior parte ritornò a casa dopo diversi giorni, ma molti rimasero ad ingrossare le file della formazione.

L’azione militare è semplice e lineare, condotta con audacia ed accortezza. E’ anche fortunata perché permise di liberare e di sottrarre al nemico una forza considerevole di uomini. Il risultato può essere considerato sorprendente. Fu anche catturato materiale militare molto importante, fra cui una mitragliatrice Breda 22 che si rivelerà decisiva nella battaglia di Chigiano.

In tutte queste azioni partigiane è difficile valutare le perdite del nemico, perché gli attaccanti dovevano subito abbandonare il terreno dello scontro. Alle prime ore del mattino arrivarono truppe tedesche che raccolsero i morti ed i feriti. I partigiani persero un uomo al primo assalto. Una bomba a mano aveva tranciato un cavo della corrente elettrica in cui inciampò un giovane, Attilio Roselli che morì fulminato. Altri vi sarebbero incappati, se non fosse stato subito collocato un uomo a segnalare il pericolo. Ercole Ferranti fu abbattuto da una raffica di mitra della scorta.

(tratto dal libro di Bartolo Ciccardini: “La Resistenza di una comunità. La Repubblica autonome di Cerreto d’Esi”).

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