ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Massimo Gizzio, il coraggio dello studente partigiano

Quello che colpisce, in questi giorni dedicati alla Memoria, non è la volgare vigliaccheria di chi cerca invano di infangarla, ma l’abisso di ignoranza che questi atti tradiscono. Anche per questo diventa due volte importante ricordare quel che è accaduto. Ed è fondamentale che non si perda la riconoscenza nei confronti di coloro che furono capaci di combattere allora gli occupanti nazisti, le colpevoli complicità fasciste, l’ignavia di molti. Oggi pomeriggio nella sala della Protomoteca, in Campidoglio, Roma rende onore a una giovane vittima di quei giorni di barbarie, Massimo Gizzio, ferito a morte dai fascisti, che gli spararono alle spalle il 29 gennaio 1944. Non aveva ancora 19 anni Massimo e viene quasi naturale chiamarlo così, solo col nome, come si fa con ogni ragazzo della sua età. Era nato a Napoli, il 1° agosto 1925, ma nel 1928 la famiglia si trasferì a Roma, al seguito del padre, dirigente dell’Istituto nazionale delle Assicurazioni. E non ne aveva ancora 17 quando, nel 1942, ottenne la maturità classica al liceo Tasso con il massimo dei voti. La sua scelta antifascista si compie in quegli anni di studio, a partire dalla ripugnanza per le leggi razziali e dalle rivendicazioni di quella libertà asfissiata da decenni di regime mussoliniano. Massimo frequenta la parrocchia di San Roberto Bellarmino, ma entra presto in contatto con la Resistenza. Nel 1943 viene arrestato e – come d’uso – torturato dalla polizia fascista. Riesce a resistere – e a non rivelare un nome o un dato che potesse danneggiare i compagni – fingendosi pazzo. Riconquista la libertà dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio. L’inverno dell’occupazione nazifascista lo trova in prima linea nell’organizzare il movimento degli studenti che affianca la Resistenza. È lui, matricola di Giurisprudenza, ad organizzare i primi scioperi alla Sapienza, legando il suo nome a quello di coetanei come i futuri registi Carlo Lizzani e Luigi Magni, a professori come Pilo Albertelli, Don Paolo Pecoraro e Renzo Lapiccirella. Subito dopo lo sbarco degli alleati sulle spiagge tra Nettuno e Anzio, il 22 gennaio 1944, proprio Massimo Gizzio e Carlo Lizzani promuovono lo sciopero della Sapienza il 24 e quello del liceo «Dante Alighieri» di via Ennio Quirino Visconti, proclamato per il 29 gennaio. Per difendere le scuole, che i fascisti volevano chiudere, e impedire la razzia da parte dei tedeschi di giovani da portare al nord. Come ha scritto Felice Cipriani «Massimo Gizzio era consapevole di assumersi una grande responsabilità e lo fece con determinazione». Dieci anni fa venne allestita a Roma una mostra sulla «Resistenza studentesca nella Capitale» e in quella occasione venne pubblicato un piccolo a prezioso libro «Massimo Gizzio, uno studente per la libertà», a cura di Lorenzo Teodonio, cui dette il suo contributo la sorella di Massimo, Maria Luisa. Quelle pagine ci consentono oggi di ripercorrere quelle ore drammatiche. Lo sciopero del «Dante Alighieri» ebbe successo, quasi tutti gli studenti abbandonarono le aule nonostante l’opposizione del preside Ladogna. Mentre davanti al liceo si ritrovavano studenti di altre scuole e universitari, arrivarono un gruppo di fascisti. Furono loro a sparare contro i ragazzi. Massimo Gizzio, che stava arrivando da piazza Cavour, fece appena in tempo a rendersi conto di quanto stava succedendo e cercò di allontanarsi verso via Valadier. Ma un attimo prima di svoltare l’angolo e mettersi al riparo, venne colpito alle spalle. Massimo Gizzio è morto il 1° febbraio, dopo due giorni di agonia, «perdonando i suoi assassini» raccontò il suo confessore. Ad assolverli in un aula di tribunale, anni dopo penserà la vigliacca ipocrisia di una giustizia che aveva fretta di liberarsi di fascicoli scomodi. Tra i tanti che preferirono voltare la testa, Massimo Gizzio resta un esempio di coraggio ed è a questi esempi che dobbiamo la nostra democrazia. Ed è giusto che oggi in Protomoteca, nella giornata promossa dal «Comitato Massimo Gizzio» e dall’Associazione nazionale partigiani, accanto agli studenti di oggi del liceo «Dante Alighieri» ci siano l’orchestra e il coro della scuola media «Giuseppe Giacchino Belli», guidati dai loro insegnanti. Tra loro c’è anche il violinista Marco Quaranta. Lui che di Massimo Gizzio è un nipote che quel ragazzo non ha potuto conoscere.

Fallai Paolo

(pubblicato su Corriere della Sera 30 gennaio 2014)

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: