ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

ARMIAMOCI DI LUCE

(Pubblicato nel N.34 di http://www.camaldoli.org)

 

Oggi,1° Dicembre è la prima Domenica di Avvento del triennio liturgico. E’ la domenica in cui si legge Isaia (“le spade si forgeranno in vomeri di aratro”), in cui si ritorna con gioia a Gerusalemme ritrovata (Salmo 121), in cui viene promesso il ritorno del Signore:” La notte è avanzata , il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre ed indossiamo le armi della luce”, scrive Paolo ai Romani.

 

Importanza della memoria

Ci sono tre indirizzi nella storiografia della Resistenza di cui celebreremo il 70° anniversario, proprio in questo triennio. Tre indirizzi che ci propongono tre diversi atteggiamenti fondativi della nuova identità della Patria italiana.

Il primo indirizzo ispira una storiografia che guarda con maggiore attenzione alla Resistenza armata, con forte contenuto ideologico, e perciò portata a condannare l’attendismo, parola che contiene già un giudizio sfavorevole ad ogni forma di autogoverno responsabile

Il secondo indirizzo ispira la storiografia della guerra civile e della zona grigia: due minoranza politiche si sono affrontate in una guerra civile, mentre la maggioranza della popolazione era la “zona grigia” che cercava soltanto di sopravvivere.

Il terzo indirizzo ispira la storiografia della Resistenza civile che guarda con attenzione, accanto alle importanti e decisive operazioni armate, anche alla resistenza  morale, che va dal sacrificio dei soldati  che si immolarono anche senza avere ordini precisi, dall’internamento di militari che rifiutano l’arruolamento, al rifiuto della barbarie da parte delle popolazioni, del clero, delle donne e di tutta la società che accoglieva i perseguitati ed i sofferenti.

Come scrive Pietro Scoppola: “Il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di partecipazione e coinvolgimento senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti proponevano con la loro accanita polemica contro gli attendisti. È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato recuperando il significato originale di resistere. Insomma il fenomeno della lotta armata, che conserva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di resistenza civile”.

L’Associazione dei Partigiani Cristiani aveva preparato e presentato alla Presidenza del Consiglio, per il 70° anniversario della Resistenza un programma di studi e di ricerca dedicato al particolare significato di questo terzo indirizzo storiografico che spesso è stata tralasciato per l’egemonia esercitata dalla cultura politica dominante.

 

Il Progetto di ricerca dei Partigiani Cristiani

Il progetto aveva tre caratteristiche che lo rendevano perfettamente rispondente alla richieste dal bando per le Celebrazioni del 70° anniversario: la modernità degli strumenti, la dedicazione ai giovani, il contenuto formativo.

Partiamo dal contenuto formativo: il progetto, senza dimenticare gli avvenimenti conosciuti, si soffermava su tre aspetti ancora inesplorati:

  1. Le stragi delle popolazioni inermi: gli episodi “apocalittici”, punto massimo della follia ideologica che colpiva la civiltà umana, indicato da Dossetti come “segno dei tempi”da non dimenticare; (Dossetti, partigiano disarmato, è sepolto tra le vittime di quelle stragi!).
  2. Il sacrificio dei sacerdoti. Tutte le località che hanno vissuto l’esecuzione del suo prete lo ricorda e lo commemora. Ma nessuno ha studiato il perché di questa particolare persecuzione, fortissima nel numero delle vittime e nelle modalità atroci delle esecuzioni. Forse per una disconoscenza voluta, forse causata dal fatto che i sacerdoti erano ritenuti dai tedeschi i capi naturali della Resistenza civile.
  3. Il contributo delle donne: non solo il contributo nobilissimo delle combattenti e delle dirigenti di movimenti politici, ma anche il contributo umile, quotidiano, nella pietà cristiana, delle donne che nascondevano i perseguitati, curavano i feriti, seppellivano i morti e dividevano il pane, i vestiti e le speranze con i disperati. La pietas di un popolo, l’amore delle mamme che si sostituiva ad un’altra mamma lontana.

 

Per gli  altri due aspetti il programma prevedeva una piattaforma informatica che fosse archivio di memorie, ma anche scuola permanente, organizzata per i giovani, interattiva e multimediale,  ovviamente aperta a tutte le scuole storiografiche ed a tutti i contributi delle Associazioni e degli Istituti.

Il progetto ha, proprio per questo, partnership importantissime: una Università, (la LUMSA); un Istituto di ricerche storiche, l’Istituto Luigi Sturzo); un Istituto di ricerca politica, l’Istituto Alcide De Gasperi di Bologna; un’Associazione di promozione popolare, le Acli; un ufficio storico di un grande gruppo:l’ENI, fondato da Enrico Mattei, capo dei Partigiani Cristiani e fondatore dell’ANPC.

E, per la prima volta, per la parte riguardante l’eccidio dei sacerdoti, abbiamo ottenuto il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

A questo punto il progetto è stato obliterato per una strana congiuntura burocratico-organizzativa.

 

L’infarto burocratico

La Presidenza del Consiglio ha da sempre delegato l’esame dei progetti alla Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, con un decreto che riconosce la loro autonomia nella selezione dei progetti da presentare.

La Confederazione, con un suo Comitato apposito, ha escluso dalla valutazione il  Progetto per un vizio formale: la firma del Presidente dell’ANPC era in calce ad ogni parte del progetto, ma non era ripetuto in ogni pagina del progetto. Questo vizio formale ha provocato il rifiuto “tombale” ad esaminare il progetto.

Secondo la legge, l’Amministrazione pubblica in caso di bandi erga omnis è tenuta non solo ad accettare, ma addirittura a promuovere (come “amministrazione amica”) la correzione dei difetti risolvibili. Ma il Comitato a ciò delegato non è un’amministrazione pubblica e, come Comitato privato si rifiuta di farlo.

L’invito da parte delle Amministrazioni competenti a correggere il vizio formale non è stato accolto. Il progetto che nessuno ha visto o letto non sarà presentato alla Presidenza del Consiglio, per questo conflitto burocratico-formale.

La cosa più dolorosa è che in questa vicenda tutti hanno ragione: l’Amministrazione dello Stato non vuole ledere l’autonomia della Confederazione delle Associazioni; la Confederazione, da parte sua, ritiene ingiusto correggere il vizio formale. Il progetto non sarà neppure esaminato. Una tragedia italiana? No, una farsa burocratica italiana, una fra mille.

 

Facciamolo insieme

Noi faremo in clandestinità ed in povertà il nostro progetto. Abbiamo già studiato il nostro Dossetti partigiano, nel nostro convegno del 13 febbraio 2013. Abbiamo già ricordato nel luglio scorso il programma di Camaldoli che avrebbe ricostruito l’Italia, che fu scritto, per l’appunto, nel luglio del 1943. Ricorderemo i soldati internati fra i quali, il nostro maestro Giuseppe Lazzati. Studieremo il significato dell’eccidio dei sacerdoti ed il contributo della pietas femminile.

Dispiace solo della ferita che viene inferta, per rigidità burocratica, alla fraternità i fra diversi indirizzi culturali e politici che era viva nella Resistenza, che era generativa nella Costituente. Offesa a cui non vogliamo dare significati politici.

Chiediamo aiuto a tutti gli uomini ed alle donne, ai giovani,  che credono nella Resistenza, nella Costituzione e nell’Italia per realizzare questo progetto. Aderite ai Partigiani cristiani e lo porteremo a termine tutti insieme, ispirandoci al verso di una poesia, che ricorda la lettera di Paolo ai Romani di questa prima Domenica di Avvento, dedicata alla Resistenza da Padre David Maria Turoldo, partigiano cristiano,: “Riprendiamoci, amici, il nostro nome di battaglia ed armiamoci di luce”

 

 

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Un pensiero su “ARMIAMOCI DI LUCE

  1. Giuseppe Accorinti in ha detto:

    Segretario,

    sei sempre bravissimo

    BUONADOMENICA e grazie

    A cc

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