ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

9 Settembre 1943 – A 70 ANNI DALLA BATTAGLIA DELLA MONTAGNOLA di Emanuela Pendola

Ciccardini e Rondi
Dall’8 al 10 settembre del 1943 i militari del Primo reggimento granatieri di Sardegna, insieme ai cittadini residenti dell’allora borgata Montagnola-San Paolo, hanno resistito strenuamente e con grande amor di patria al tentativo delle unità tedesche di occupare Roma. È per ricordare questo anniversario che il 10 settembre 2013 si è svolta la commemorazione del 70esimo della battaglia della Montagnola, nel piazzale dell’Eur intitolato a questo episodio della Resistenza.
Alla celebrazione, che si è aperta con la deposizione di una corona di alloro al monumento ai caduti, con il picchetto e la banda dei Granatieri, hanno partecipato l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna (Angs), rappresentata dal presidente, il generale Mario Buscemi, la Parrocchia Gesù Buon Pastore, membri delle associazioni di ex combattenti e partigiani, fra cui il segretario nazionale dell’Associazione nazionale partigiani cristiani (Anpc), onorevole Bartolo Ciccardini, il presidente onorario dell’Anpc Gian Luigi Rondi e Vito Francesco Polcaro dell’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi) di Roma. A rendere omaggio all’anniversario c’erano anche il Centro Sociale Anziani Casale Ceribelli, il vice sindaco di Roma Capitale Luigi Nieri e l’assessore alle politiche culturali Flavia Barca, i rappresentanti del Municipio VIII fra cui il presidente Andrea Catarci e l’assessore alla Cultura e alla memoria Claudio Marotta, oltre al vice sindaco del comune di Amatrice Giuseppe Monteforte.
La cerimonia è stata preceduta dalla lettura del messaggio inviato dal segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra per conto del capo dello stato Giorgio Napolitano per augurare un’ottima riuscita dell’evento in cui si rievoca la battaglia della Montagnola: “una drammatica pagina della storia nazionale che induce a riflettere sul significato e sulla forza degli ideali di libertà e di giustizia che in quei giorni animarono i cittadini e i soldati italiani”.
«Un fatto storico emblematico perché vi sono racchiusi tutti i valori che nella Resistenza troveranno il loro compimento», come ha ricordato l’onorevole Bartolo Ciccardini, Segretario nazionale dell’Anpc, che ha raccontato gli eventi che coinvolsero gli abitanti della Montagnola.
Nel 1943 in quella zona della Capitale non c’erano alti palazzi e file di isolati come oggi, ma si estendevano a vista d’occhio dei prati erbosi chiamati “colline del Tevere”. Qui abitava una piccola comunità di pastori, alcuni dei quali vivevano nelle grotte di tufo, e c’era un istituto religioso con annesso un orfanotrofio dove venivano curati i figli dei caduti in guerra.
In questo luogo avvenne il primo fatto militare dopo l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre quando le truppe tedesche erano intenzionate a prendere possesso della città.
I granatieri italiani di stanza al forte Ostiense non seguirono la divisione che si ritirava da Roma, ma rimasero con l’ordine di opporsi alle forze preponderanti dei tedeschi, resistendo per una giornata. In quell’occasione ai granatieri si unirono carristi, carabinieri, gruppi di soldati italiani di varie armi e popolani sommariamente armati.
«Non c’erano divisioni in quel momento – ha sottolineato Ciccardini -, c’era la scelta fra combattere e non combattere e presero la decisione di fare il proprio dovere: su questa scelta si fonda poi la rinascita italiana».
A raccogliere le storie dei partigiani della Montagnola in un libretto, fu poi il parroco Don Pietro Occelli, che in quel frangente dovette intervenire per aiutare i soldati, curare i feriti e raccogliere i caduti.
C’è la storia di Luigi Perna, medaglia d’oro al valore militare alla memoria, che a 22 anni era il comandante del plotone dei granatieri di stanza a Roma e che morì colpito da un proiettile anticarro. Quando Don Pietro gli chiuse gli occhi, aveva in tasca due sfilatini, uno per sé e uno per il suo attendente, che era morto mentre gli lanciava un tascapane pieno di proiettili.
Altro toccante episodio è quello di suor Teresina, al secolo Cesarina D’Angelo, nativa di Amatrice. La religiosa era figlia di pastori, nipote del fornaio che venne poi trucidato sulla soglia della chiesa. Quel giorno stava componendo i morti nella cappella del forte Ostiense e aveva un crocifisso d’ottone con cui toccava loro le labbra in segno di benedizione. Un soldato tedesco che passava lì accanto fu attratto dal brillare di una catenina d’oro al collo di un caduto, ma mentre il militare tentava di strappare l’oggetto, la religiosa afferrò il crocifisso di metallo e colpì ripetutamente al viso il tedesco, subendone la furiosa reazione. In quell’istante altre persone accorsero nella cappella mettendo in fuga il soldato straniero, ma suor Teresina, già malata gravemente, morirà otto mesi dopo in una clinica di via Trionfale.
Secondo Ciccardini questo «è il ricordo dell’inizio di una resistenza non politica e non ideologica, ma dettata da amore per l’umanità offesa».
La storia poi fece il suo corso: avuta ragione dei combattimenti, i tedeschi proseguirono verso il centro di Roma lungo la via Ostiense, sino a porta San Paolo, dove era stata allestita un’ultima linea resistenziale che impegnò il nemico sino al tardo pomeriggio del 10 settembre.
Complessivamente, alla Montagnola, al forte Ostiense e nelle vicinanze si contarono 53 caduti, di cui 42 militari e 11 civili.
La storia di suor Teresina, degli altri abitanti della borgata e dei granatieri di Sardegna, tutti ricordati nel monumento ai caduti della Montagnola, per il Presidente onorario Anpc Roma Gian Luigi Rondi, deve continuare a essere commemorata e raccontata ai giovani «affinché sull’esempio di quell’alto impegno morale e civile possano costruire un futuro migliore».
Dopo la commemorazione davanti al monumento ai caduti, nella vicina parrocchia di Gesù Buon Pastore si è svolto un seminario sul post 8 settembre nella Capitale, sul ruolo dei granatieri e della Resistenza cristiana, con i contributi del parroco Don Dino Malussano, il generale Maurizio Riccò, il generale Ernesto Bonelli, presidente del Centro studi dell’Angs, l’onorevole Ciccardini, il giornalista e scrittore Antonio Cipolloni e il presidente del Comitato provinciale dell’Anpi di Roma Vito Francesco Polcaro.

Emanuela Pendola

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