ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Morosini’s day

Don-Giuseppe-MorosiniOggi, 3 Aprile 2013, è il 69° Anniversario della esecuzione di Don Giuseppe Morosini avvenuta a Roma il 3 Aprile 1944. L’anno prossimo celebreremo il 70° anniversario. Abbiamo un anno per meditare, rivivere ed insegnare ai giovani i valori della Resistenza Cristiana.

Francesco Malgeri ha scritto uno straordinario articolo su Don Giuseppe Morosini che proponiamo alla vostra attenzione perchè serva a questo scopo. Leggetelo, diffondetelo, riunitevi per commentarlo. Cito due soli brani.

“Sandro Pertini, anch’egli detenuto a Regina Coeli, ci ha lasciato un toccante ricordo del giovane prete di Ferentino: “Incontrai una mattina don Morosini: usciva da un interrogatorio delle SS, il volto tumefatto, grondava sangue come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà. Egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede”. La solidarietà profonda di Sandro Pertini ci ricorda come nacque nella sofferenza quell’incontro fra culture che rese possibile la nostra Costituzione.

Il secondo brano riguarda la crudele esecuzione. Don Morosini doveva essere portato alle Fosse Ardeatine, ma la segreteria di Stato intervenne sul comando militare, che sospese l’invio del sacerdote alle Fosse Ardeatine per chiedere il parer personale di Hitler. Ed Hitler confermò l’ordine dell’esecuzione. “All’alba di quel tragico mattino del 3 aprile lo raggiunse, nella cella 382 del 3° braccio politico di Regina Coeli, mons. Cosimo Bonaldi, cappellano del carcere. Don Giuseppe comprese il senso di quella visita. Si confessò, celebrò la Messa e rivolgendosi a mons. Bonaldi esclamò: “Che giornata splendida e come mi sento colmo di pace”.

Lo raggiunse anche mons. Traglia, che volle stargli vicino sino alla fine, accompagnandolo sul camion che doveva condurlo al Forte Bravetta. Traglia ci ha lasciato, di questo drammatico momento, un ricordo vivo e intenso.  “Le parole della preghiera si sgranavano lentamente per le vie di Roma. Giunti al Forte, mentre si facevano i preparativi per l’esecuzione, don Giuseppe mi si avvicinò. Passeggiammo un po’ sotto una tettoia. Si parlava della bellezza del Cielo, del premio del Signore. Sembrava quasi che l’evento doloroso non lo riguardasse. Fu poi messo sulla sedia e legato”. Sappiamo, sempre dalla testimonianza di mons. Traglia, che i componenti del plotone di esecuzione, che erano italiani della Polizia dell’Africa italiana (PAI), non ebbero la forza di colpirlo a morte. Così lo stesso vice gerente di Roma ha ricordato questa tragica vicenda: “Fu bendato. Gli fu letta la sentenza in nome del popolo italiano: ascoltò tranquillamente. L’ufficiale comandò il fuoco, ma fosse la trepidazione, fosse un po’ di timor reverentialis, non lo colpirono mortalmente: cadde in avanti, perse i sensi. Mi avvicinai e gli diedi rapidamente l’estrema unzione prima che l’ufficiale […] gli desse il colpo di grazia; ma anche questo non lo finì; e allora gli fu scaricato addosso un fucile mitragliatore. L’ufficiale tedesco protestò, perché questo non doveva accadere; furono anzi accusati gli italiani di aver infierito sul cadavere di don Morosini. Ma l’accusa non è fondata: le guardie furono soltanto in preda ad un comprensibile panico”[1].  Questi particolari ci ricordano in quale momento ed in quali condizioni operava Pio XII quando negli istituti religiosi erano ricoverati gli uomini del CNL e del futuro governo e centinaia di ebrei. La polemica pretestuosa che pretende da Pio XII il gesto eroico di denuncia non tiene conto di questa realtà. Il gesto eroico in realtà sarebbe stato l’occasione per la consegna di tutta la Resistenza nelle mani di Hitler. Ricordo ancora la testimonianza di Paolo Mieli, che ha avuto la sua famiglia decimata dalle persecuzioni quando all’Istituto Sturzo disse: “Non vendo i miei morti perché siano utilizzati da questi speculatori”. Chiamiamo i giovani delle nostre file perché diventino Partigiani Cristiani, eredi di questi valori. Cliccate qui per leggere tutto l’articolo di Francesco Malgeri: Don Morosini


[1] Cfr. E. Venier, op. cit.,

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