ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Bartolo Ciccardini in occasione della scomparsa del Generale Luigi Poli

Ho conosciuto il Generale Luigi Poli che era il comandante degli Alpini quando io ero Sottosegretario alla Difesa, negli anni ’80. Era un personaggio simpatico ed accattivante perché dimostrava una grande umanità nei suoi rapporti con i soldati e con i colleghi. Io ritengo che questa umanità gli venisse dal modo straordinario e difficile in cui aveva avuto il suo battesimo di fuoco. Era un giovane tenente che faceva parte del primo corpo del riorganizzato esercito italiano dopo l’8 settembre 1943. Gli alleati erano molto dubbiosi sulla volontà degli italiani di tornare a combattere. E gli italiani avevano bisogno di dimostrare la loro volontà di opporsi alla occupazione dell’Italia da parte dei tedeschi.

Quel primo corpo riorganizzato aveva il materiale che aveva potuto raggranellare nel sud occupato dagli Alleati, aveva armi insufficienti, aveva un morale condizionato dalla incomprensione degli Alleati e dalle difficoltà obiettive della situazione. Chiesero di combattere e furono mandati all’assalto di una posizione, il Montelungo. Il primo giorno l’attacco non riuscì. Il secondo giorno gli italiani riuscirono nell’impresa. Conquistarono in questo modo il diritto a combattere per il loro Paese. Il generale Poli mi raccontava quanto fosse stato difficile, dopo la disperata dissoluzione dell’8 settembre, trovare la forza di combattere in mezzo a quelle difficoltà. Ma il senso del dovere, la volontà di riscatto e l’orgoglio dettero a quei giovani la forza di combattere una battaglia difficile.

La prima battaglia per la libertà dell’Italia combattuta dal nuovo Esercito Italiano. 8 dicembre 1943, tre mesi dopo il fatale 8 settembre.

Il ricordo del bravo Generale Poli si unisce alla memoria di quel combattimento del giovane Tenente Poli.

 

 

 

Da wikipedia

La battaglia di Montelungo fu il primo episodio che vide in combattimento unità militari italiane organiche a fianco degli Alleati dopo l’armistizio di Cassibile. Fu una battaglia marginale per le dimensioni e per i risultati, ma segnò la rinascita dell’Esercito Italiano dopo lo sfaldamento dell’8 settembre 1943.

I reparti

Dopo molte insistenze da parte del Comando Supremo italiano, che aveva già ottenuto l’utilizzo di varie unità navali al fianco degli Alleati, un reparto italiano venne inviato al fronte per una operazione di sfondamento delle linee tedesche. Questo reparto istituito il 27 settembre 1943 a San Pietro Vernotico (BR), che aveva la consistenza di una brigata, era stato denominato Primo Raggruppamento Motorizzato; costituito con soldati di tutte le regioni d’Italia con uniformi logore e raccogliticcie ed armato di armamento leggero (compresi mortai Brixia e mitragliatrici Breda 37) con il supporto di un gruppo di artiglieria, era stato dotato di tutti i camion che la logistica militare italiana era riuscita a reperire, e non aveva avuto alcun aiuto alleato in termini di materiali. Il raggruppamento era formato dal 67º Reggimento fanteria “Legnano”, dal 51º Battaglione bersaglieri allievi ufficiali di complemento, dall’11º Reggimento artiglieria, dal 5º Battaglione controcarro, da una compagnia mista del genio e da un’unità di servizi. La bandiera di guerra era quella della divisione Legnano. Il Raggruppamento era a disposizione del generale dell’US Army Geoffrey Keyes: guidato dal generale Vincenzo Dapino viene incaricato di partecipare allo sfondamento della Linea del Volturno.

La battaglia
Il comando alleato, per saggiare le capacità operative di questo nuovo reparto, gli assegnò un compito: attaccare e conquistare Monte Lungo, nel comune di Mignano Monte Lungo, in provincia di Caserta.

Per opporsi alla avanzata nemica, i tedeschi avevano fatto saltare in aria il 29 e il 30 settembre varie abitazioni, la fortezza, il municipio ed il ponte sul Rava, unico passo tra la consolare Casilina ed il centro di Mignano. Il 3 dicembre gli Italiani, appoggiati da due reggimenti di fanteria ed un battaglione di ranger americani, ricevettero l’ordine di conquistare monte Lungo. L’8 dicembre, come previsto nei piani alleati, attaccarono avanzando coperti dalla spessa nebbia, ma questa venne spazzata inaspettatamente da un forte vento: il Raggruppamento, preso di infilata da postazioni laterali che gli statunitensi non erano riusciti a conquistare, così subiva forti perdite ed era costretto a ripiegare. Nei giorni seguenti furono diramati gli ordini per un nuovo attacco, con un nuovo piano di battaglia. Questi prevedeva la caduta delle principali vette del gruppo di Monte Lungo, da destra verso sinistra a cominciare da quota 950, cima Sammucro, San Pietro Infine e Monte Lungo. Preceduto da circa tre quarti d’ora di fitto tiro della nostra artiglieria, alle 9 e 15 del 16 dicembre fanti e bersaglieri italiani ripartirono alla conquista del monte. A differenza della prima volta, ora erano coperti dal 142º reggimento americano già appostato su Monte Maggiore. I tedeschi furono costretti al ripiegamento per evitare di restare isolati ed alle ore 12.30 le bandiere italiana e americana sventolavano in cima al Monte.

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