ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Il futuro dell’Europa 28 Agosto 2022

Ci ha lasciato Don Luigi Di Stefano

Una preghiera per la dipartita di Don Luigi Di Stefano, qui nella foto con il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi, che ha condiviso un suo bellissimo ricordo. Tutta la Anpc si unisce in preghiera.

Ecco quanto ha scritto Aladino Lombardi: “Ho appreso con immenso dolore, della dipartita, ieri, del carissimo Amico, Don Luigi Di Stefano, Parroco Emerito della Cattedrale di Ferentino, nipote di Don Giuseppe Morosini “Medaglia D’oro al Valor Militare” Martire della Resistenza trucidato a Forte Bravetta. Come ogni anno, il 3 aprile scorso, abbiamo celebrato insieme la messa in onore di Don Morosini e dei Martiri Ardeatini di Ferentino. Grazie Don Luigi per la TUA indimenticabile generosità”.

68° Anniversario della morte di Alcide De Gasperi

Oggi 19 Agosto nella Basilica di S. Lorenzo a Roma è stata celebrata una messa in suo onore officiata da Sua Eminenza il Cardinale GIOVANNI BATTISTA RE. In rappresentanza della nostra Associazione era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi, il quale ha trasmesso ai presenti il saluto della nostra Presidente Maria Pia Garavaglia, unitamente a quello di tutta la nostra Associazione. È stata una cerimonia molto sentita e partecipata. Hanno preso parte alla cerimonia tra gli altri Gianni Letta, Vincenzo Scotti, Miguel Gotor, Pier Luigi Castagnetti, Vincenzo Sangiorgi, Lucio D’Ubaldo, Andrea Casu, Marco Fasciolo e tanti altri personaggi.

Dichiarazione della Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia

DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE ANPC, MARIAPIA GARAVAGLIA

“L’episodio verificatosi a Mirafiori nord con l’insulto vergognoso a Tina Anselmi esige una censura incondizionata da parte delle forze politiche democratiche e della società civile. Non si può considerare l’episodio semplicemente un atto vandalico. La storia personale e pubblica di Tina Anselmi appartiene alla democrazia italiana, dono prezioso per il pluralismo delle idee e delle opinioni. Una svastica sulla targa che onora Tina Anselmi è una intollerabile offesa a chi ci ha donato, a costo della vita, il sistema in cui viviamo e le norme che lo regolano, che permettono anche il dissenso, ma non l’oltraggio”.

RICORDATO A LAVAGGIOROSSO IL PARROCO DON TOSO

FUCILATO DAI REPUBBLICHINI NELL’AGOSTO 1944

Lavaggiorosso, nel comune di Levanto in provincia della Spezia, ha ricordato venerdì 12 agosto il 78° anniversario della fucilazione del parroco, don Emanuele Toso, ad opera degli alpini “repubblichini” della divisione “Monterosa”. Quest’anno la celebrazione è stata ancora più solenne del solito, in quanto il parroco attuale padre Sergio Spiga, dei frati minori francescani, ha scelto proprio questo giorno anniversario per la cerimonia di riapertura al culto della chiesa parrocchiale di San Sebastiano, chiusa da quattro anni a seguito di un fulmine che aveva colpito il campanile e provocato danni al tetto. La messa a suffragio di don Toso è stata così presieduta dal vescovo della Spezia monsignor Luigi Ernesto Palletti, che ha poi presenziato, sul piazzale antistante, alla cerimonia di ricordo del parroco, ucciso proprio di fronte alla sua chiesa.

La figura di don Toso è stata ricordata dal sindaco di Levanto Luca Del Bello e dal presidente provinciale dell’Associazione Partigiani Cristiani on. Egidio Banti, che ha parlato a nome del comitato unitario della resistenza. Banti ha sottolineato come la figura di don Toso, fucilato dai repubblichini senza che alcuna colpa specifica fosse emersa a suo carico, rappresenta il senso di quanto la Resistenza sia stata movimento di popolo. “Qui in diocesi – ha detto Banti – la stragrande maggioranza dei sacerdoti erano schierati con la loro gente, contro l’occupazione nazista. Per questo alcuni, come don Toso, furono uccisi e molti altri arrestati, torturati, perseguitati in vario modo. Alcuni si erano uniti alle formazioni partigiane, altri erano semplicemente dalla parte della loro gente”.

“Non ci sono dubbi – ha aggiunto il presidente dell’APC spezzina – che don Toso sia stato ucciso “in odium Fidei”, ovvero proprio anche perché era un prete. Lo testimoniano i resoconti di quanti, come il vicario foraneo don Carlo Scattini, raggiunsero Lavaggiorosso subito dopo la fucilazione, e le “memorie” del vescovo di allora monsignor Giuseppe Stella, che parlò apertamente di “delitto”. Del resto, solo poche settimane prima Mussolini, consegnando in Germania la bandiera di combattimento agli stessi soldati che poi avrebbero ucciso don Toso, li esorto, testualmente, ad una “guerra di religione”. Religione che ovviamente non era quella cristiana, bensì quella che aveva dato vita all’incredibile e inaccettabile “mistica fascista”. I preti diventavano quindi quasi in modo automatico degli avversari, delle persone sospette, alle quali poter dare delle “lezioni” esemplari”

“Per tutto questo il martirio di don Toso ha un significato insieme religioso e civile e bene ha fatto il Comune di Levanto – ha concluso Banti – ad intitolare a lui la sala dove si riunisce il consiglio comunale, simbolo della Costituzione democratica nata dalla Resistenza”.

Al termine della cerimonia, un corteo ha raggiunto il vicino cimitero, dove sono state deposte corone di fiori e il vescovo Palletti ha benedetto la tomba del sacerdote ucciso.

Oggi si celebra San Massimiliano Maria Kolbe, martire di Auschwitz

Oggi si celebra e ricorda San Massimiliano Maria (Rajmund) Kolbe Sacerdote francescano, martire Zduńska Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, Polonia, 14 agosto 1941. Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia. Entra nell’ordine dei francescani e, mentre l’Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dà vita al «Cavaliere dell’Immacolata», periodico che raggiunge in una decina d’anni una tiratura di milioni di copie. Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando «Ave Maria». Sono le sue ultime parole, è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato «patrono del nostro difficile secolo». La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.

Che il suo esempio ci aiuti a scegliere sempre la strada giusta da percorrere nella nostra vita.

L’addio al partigiano Mario Fiorentini

Mario Fiorentini ha combattuto con il padre di Aladino Lombardi “Lampo” e con Aladino Govoni. Il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi ha portato ai famigliari la solidarietà e le condoglianze dell’ANPC. Il suo ricordo: “Mario Fiorentini, ci ha lasciato alla veneranda età di 103 anni. Partecipò alla lotta contro il nazifascismo nella Resistenza Romana sin dal 1943. Il suo nome di battaglia era “Giovanni”. Pluridecorato al Valor Militare, ottenne altri riconoscimenti e Onorificenze Nazionali e Internazionali. Nel 1943 incontrò una giovane partigiana Alsaziana “Lucia Ottobrini”, che diverrà la Sua compagna di vita oltre che di battaglia. Mario rifiutò diverse offerte di candidature in Parlamento. Preferì riprendere gli studi. Per laurearsi, in matematica, per poi insegnare come Professore di matematica in diversi Atenei nazionali e Internazionali. Pertanto divenne un matematico di fama mondiale. Con Lui scompare una delle ultime voci che ancora era in grado di raccontare gli anni più bui della nostra storia. Anni che molti vorrebbero dimenticare o peggio ancora mistificare. È con queste voci che vanno spegnendosi, che noi abbiamo l’obbligo ed il dovere di coltivare la memoria. Perché dimenticare il passato vuol dire condannarci a riviverlo”.

Galleria fotografica ai Funerali di Mario Fiorentini. Nelle foto: il nipote, il figlio e l’assessore alla Cultura del Comune di Roma.

11 Agosto 2022 a Terni

A Terni la commemorazione delle vittime del primo bombardamento anglo americano sulla città di Terni l’11 Agosto 1943. Presente il Nostro Consigliere Nazionale Alberto Liurni.

Le parole del nostro Consigliere Nazionale Alberto Liurni: “In occasione del 79 anniversario dei bombardamenti da parte delle forze aeree anglo americane ,vorrei ricordare i militi volontari della Opera Pia Pubblica Assistenza che cercavano ,a costo della propria vita, di salvare le vittime sotto le macerie. Il mio rammarico è che i cittadini e le autorità non hanno mai ricordato le azioni di questi eroi e per mia memoria vorrei ringraziare questi meravigliosi nostri concittadini che ancora piccolissimo mi avevano accettato come mascotte chiamandomi GARIBARDI e a ricordo di tutto questo ho ricevuto una medaglia di bronzo e di argento per questa mia partecipazione”.

75 anni fa, il 9 agosto 1947, moriva il partigiano cattolico “Il Solitario”

IL CORAGGIO DELLE IDEE E LA SETE DI VERITA’ DEL “SOLITARIO”

Esattamente 75 anni fa, il 9 agosto 1947, ad Arco di Trento moriva, a soli 21 anni, il partigiano cattolico Giorgio Morelli, “Il Solitario”, a seguito delle ferite riportate a Borzano di Albinea (RE) in un agguato il 27 gennaio 1946.

Il Solitario è il primo partigiano che il 24 aprile 1945 entra nella Reggio liberata dai nazifascisti lasciando di quello straordinario momento un ricordo indimenticabile nello scritto “Ed ho pianto”.

Giorgio Morelli, a 18 anni, entra nella formazione partigiana Brigata Garibaldi per uscirne un anno dopo ed entrare nella Brigata “Italo” delle Fiamme Verdi fondata da don Domenico Orlandini.

Con l’amico Eugenio Corezzola nella primavera 1945 fonda “La Penna” giornale delle Fiamme Verdi che, conclusa la guerra, diventerà “La Nuova Penna”.

Il giornale si caratterizza per uno spirito assoluto di giustizia e di sete di verità  e per questo, giornale e promotori, subiranno forti intimidazioni compreso l’attentato che si rivelerà fatale per “Il Solitario”.

La storia di Giorgio Morelli, la testimonianza dei valori in cui fermamente credeva non appartiene solo al Passato.

Il Solitario è un esempio per tutti ma soprattutto per le giovani generazioni, la testimonianza di un ragazzo di 18 anni che si assume tutta la responsabilità di mettere la propria vita al servizio degli ideali della Libertà e della Democrazia per sé e per la propria Comunità.

La vita di Giorgio Morelli ci dice che Giustizia e Verità danno senso ad una vita veramente vissuta (dice di lui, un sacerdote partigiano come Luca Pallai “scrivere di Giorgio Morelli è come scrivere di un pensiero di Libertà, di Democrazia, di Giustizia), che la ricerca della coesione umana e sociale non può accettare omertà e conformismo, consapevoli  dell’inevitabile rischio che questa scelta comporta.

 Anche per questo Il Solitario è definito “temerario profeta” dallo storico del movimento cattolico prof. Sandro Spreafico.

“Chiediamo infine al Solitario di accompagnarci in questo tempo difficile con l’ombra lunga della sua testimonianza e di aiutarci ad illuminare la “notte” che stiamo attraversando per poter consolidare le fondamenta di quella Comunità libera e solidale per la quale lottarono anche a sacrificio della vita i Partigiani reggiani”.

Pagani Giuseppe (Presidente) Stecco Marcello ( Segretario) ANPC Partigiani Cristiani Sez. di Reggio Emilia)

10 Agosto 2022. Ricordati a Milano i martiri di Piazzale Loreto

Oggi Milano ha ricordato i 15 martiri di Loreto, trucidati il 10 agosto 1944. 

Come ogni anno è stato ricordato il tragico evento, simbolo della Resistenza per la città di Milano.

Presenti i rappresentanti delle Istituzioni che, unitamente a Roberto Cenati (Presidente provinciale Anpi), hanno sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani i valori che questi ragazzi, morti affinché noi oggi possiamo vivere liberi, ogni giorno ci ricordano. 

Per ANPC Città metropolitana di Milano erano presenti Carla Bianchi Iacono e Luisa Ghidini Comotti.

La biografia di uno dei martiri di Piazzale Loreto:

https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/gasparini-vittorio/

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