ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

18 agosto 2024: Lectio Degasperiana a Pieve Tesino (TN)

Domenica 18 agosto 2024 presso il Centro polifunzionale a Pieve Tesino (TN), Lectio degasperiana dell’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis, per riflettere sul carattere profetico della figura di Alcide De Gasperi.

Qui il testo della lectio:

Segnaliamo e consigliamo la lettura del commento di Maurizio Gentilini alla lectio degasperiana di Don Ivan Maffeis, pubblicata da Argomenti2000: https://www.argomenti2000.it/content/de-gasperi-tra-storia-e-profezia-note-margine-della-lectio-degasperiana-di-mons-ivan-maffeis

Qui il video del 18 agosto a Pieve Tesino:

11 agosto 2024: ottantesimo anniversario della Divisione Centocroci

11 agosto 2024
È stata una giornata importante per la Divisione Partigiana Cristiana Centocroci.
Presso il Passo del Cento Croci ed a Caranza, con una buona presenza di cittadinanza, si sono svolte le celebrazioni per l’ 80° anniversario della Divisione Centocroci. “Caranza, Osteria Dei Lunghi, 11 febbraio 1944 e Albergo Alpino 4 marzo 1944”
Alle ore 10, presso il Passo Centocroci, c’è stato l’ arrivo della Colonna della Libertà con la 34th Red Bull Infantry División Italia, cui ha fatto seguito la deposizione della Corona d’alloro ai piedi del Monumento ai Caduti.
Alla cerimonia hanno presenziato, oltre al Presidente dell’Associazione 100 Croci Armanino Umberto che ha organizzato la cerimonia, ANPC Tigullio Avv. Luigi Ceffalo e Riccardo Pagliettini, sindaci e i rappresentanti delle comunità di Varese Ligure Sabrina Molinari, Maissana Sen. Egidio Banti, Borgo Val di Taro Salvatore Oppo, Tornolo, Albareto Restani Roberto, Casarza Ligure Giovanni Stagnaro, Castiglione Chiavarese Baratta Carlo, Sestri Levante Sandro Muzio -Luigi Ceffalo -Sanguineti Leonardo-Luca Balotta-Armanino Albino, e Don Mario Perinetti, Cappellano della Centocroci, ha impartito una benedizione, accompagnata da sentite parole per ricordare il sacrificio di tanti in nome della libertà, bene inestimabile che quei caduti e combattenti ci hanno donato e che abbiamo il dovere di tutelare, ora e sempre.
Alle ore 11, la Colonna della Libertà si è spostata presso la chiesa parrocchiale di Caranza, splendidamente addobbata, dove Don Mario Perinetti, ha celebrato la Santa Messa, al termine della quale è stata fatta lettura della Preghiera del Ribelle di Teresio Olivelli e il Prof. Egidio Banti, Sindaco di Maissana e Senatore della Repubblica, ha intrattenuto i partecipanti con una succinta, ma molto chiara e precisa storia della nascita della Divisione Centocroci.
I Partigiani della 100 Croci condividevano ideali e valori quali il bene comune, l’amore per il territorio e l’amore puro per la libertà e democrazia senza colore politico, quella priva di fazzoletti colorati attorno al collo.
Noi, figli, nipoti, amici dei partigiani della Centocroci, dei partigiani guidati dal loro Comandante, Federico Salvestri ” Richetto” che, lo ricordiamo, non hanno mai ucciso un prigioniero e non hanno mai torto un capello ad alcuno, siamo fieri della nostra storia e di ritrovarci ogni 25 Aprile alle ore 11:00, per ricordare chi ha sacrificato la propria gioventù per farci liberi. Al termine dell’orazione, il Presidente Armanino Umberto, commosso ha consegnato a Pagliettini Riccardo nipote di Ameghino Riccardo “Mainà” caduto in combattimento il 20 gennaio 1945 nella rinomata Battaglia del Monte Gottero, copia del verbale di decesso dello zio; ha poi ringraziato quanti hanno partecipato alla cerimonia consegnando per la speciale occasione, l’attestato ringraziamento e partecipazione.
Un particolare ringraziamento al Trombettiere della 100 Croci, Elemire Figone, nipote del Comandante dei Sabotatori della Divisione Cento Croci , Vittorio Figone “Vitturin”
Viva la Centocroci, viva la Libertà e la democrazia.

Deposizione fiori alla lapide Martiri di Piazzale Loreto

“Si è svolta sabato 10 agosto a Milano la commemorazione del Martiri di piazzale Loreto, nell’80° dell’efferato eccidio compiuto dalle forze fasciste nel 1944. Ai 15 Martiri è stato intitolato il Largo dove sorge il monumento a ricordo del loro martirio. Introdotti da Primo Minelli Presidente Comitato Permanente Antifascista e dagli interventi istituzionali del Vicesindaco Anna Scavuzzo, sono state ricordate le figure dei Patrioti uccisi 80 anni fa, dalla furia nazifascista. Fu però grazie anche al loro sacrificio, che  8 mesi dopo abbiamo avuto il dono della Libertà,  un bene da tenere ben stretto, da  coltivare con la Memoria di questi uomini che credendo, si sono immolati per farcela avere. Toccante anche le testimonianze dei figli e nipoti dei 15 Martiri, tra cui Sergio Fogagnolo, Massimo Castoldi e Dania Temolo.  Ricordiamoci cosa fu  il 10 agosto 1944 Piazzale Loreto: 15 corpi esposti sul marciapiede  tutto il giorno,  sotto il caldo sole di estivo, monito ai Milanesi da parte del fascisti, della fine che faceva chi lottava per la Libertà.  Antifascismo e Resistenza devono essere ancora i fondamentali ideali della nostra repubblica,  anche se alcuni esponenti di centrodestra non riescono ancora a citare nei loro discorsi,   in occasioni come queste. Gianluigi Falzoni”.

Per Anpc presenti assieme a Gianluigi Falzoni, presidente Anpc di Cinisello Balsamo, Carla Bianchi Iacono, Claudio Consonni e Luisa Ghidini Comotti. 

Bobbio (Pc) 20.7.2024: iniziativa a ricordo dei sacerdoti martiri della Diocesi di Bobbio durante la Resistenza piacentina

Serafino Lavezzari, don Paolo Ghigini, don Giuseppe Borea. Chi sono e cosa hanno in comune? Sono seminaristi e sacerdoti martiri durante la Resistenza. La loro figura e il loro esempio è stato ricordato lo scorso sabato 20 luglio sera nel corso di una conferenza nel Comune di Bobbio (Pc) organizzata dal sindaco Roberto Pasquali con la collaborazione dei Partigiani Cristiani di Piacenza (ANPC) presenti con il vice presidente provinciale, Giuseppe Borea, nipote di don Borea, nonché dal settimanale cattolico La Trebbia. Presente il vice sindaco di Piacenza, Marco Perini, che ha portato i saluti della sindaca Katia Tarasconi. Sono intervenuti don Mario Poggi, parroco di San Colombano e cancelliere della curia vescovile, Celestina Viciguerra (autrice del libro “I cattolici e il clero nella lotta di liberazione nel Piacentino), il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali.
Don Giuseppe Borea fu parroco di Obolo (Gropparello) e per un breve periodo cappellano militare della 38esima brigata della Divisione partigiana Valdarda. Il 28 gennaio 1945, a causa di una delazione, don Borea viene arrestato da una squadra della Guardia Nazionale Repubblicana di Piacenza nella canonica di Obolo, dove decise di restare nonostante lo avessero avvisato dell’imminente arrivo della Gnr. Il pomeriggio del 9 febbraio 1945 don Borea venne condotto al cimitero di Piacenza per l’esecuzione della pena tramite fucilazione.
Don Paolo Ghigini, nato a Caminata nel 1876, fu parroco di San Pietro Casasco, nell’allora diocesi di Bobbio. Il 26 agosto 1944 venne ucciso dai fascisti subito dopo essere andato a celebrare il trigesimo della morte di un partigiano caduto in combattimento.
Serafino Lavezzari, 18 anni, a causa della chiusura del seminario era ritornato in famiglia a San Pietro Casasco, nei pressi di Varzi (diocesi di Bobbio). La sera del 26 febbraio 1945 quattro uomini armati entrarono in casa Lavezzari, lanciarono bombe a mano poi spararono all’impazzata facendo una strage. Tra le vittime lo stesso Serafino.
Nel suo intervento, Giuseppe Borea, ha voluto ringraziare della presenza in particolare Elena Bocchi, Maria Elena Fermi, Stefano Borea, Salvatore Scafuto e Andrea Fossati (consiglieri comunali di Piacenza), Silvia Parmigiani (ANPI Groppareòllo-Carpaneto), Giovanni Moglia, Romano Repetti (presidente ANPI Piacenza), Andrea Losi (Presidente del Museo della Resistenza di Piacenza), Celeste e Pietro Boracchi. Un sincero grazie anche a Sabina e Annalisa del Comune di Bobbio per la cura e l’assistenza prestata per la buona riuscita dell’evento.
Al termine il vice sindaco di Piacenza, Marco Perini, in rappresentanza del Comune di Piacenza ha portato i saluti della sindaca Katia Tarasconi rivolgendo parole di elogio
Meritevoli di menzione anche gli interventi di don Mario Poggi, parroco di San Colombano e Cancelliere della Curia Vescovile, di Celestina Viciguerra e del Sindaco di Bobbio Roberto Pasquali.

Un richiamo alla pace

“Da ieri sera campanile della Chiesa di Montaldo illuminato di Verde.
Un richiamo alla Pace da parte di un piccolo Comune come il nostro che da tempo ha aderito al Grande Progetto del Sindaco di Hiroshima “MAI più armi nuclerali”.
Sergio Gaiotti”.

Commemorazione a Le Casermette del Penna

Molti dei luoghi più belli dei nostri monti conservano la memoria del sacrificio dei Partigiani. Il 28 luglio 2024 la bandiera di ANPC Tigullio era presente alla Commemorazione svoltasi presso Le Casermette del Penna nel Comune di Santo Stefano d’Aveto. Sono stati ricordati i Partigiani Caduti per la Libertà Giovanni Galloni i”Razza” e Domenico Raggio “Macchia”, ma anche tutte le sofferenze patite dal Val d’Aveto durante la Guerra di Liberazione. I fiori deposti presso il cippo dalla giovane nipote di uno dei caduti hanno chiuso la Commemorazione lasciando un’emozione nel cuore dei presenti.

La memoria tramandata e la memoria condivisa: famiglia, antifascismo, comunità

Pubblichiamo un articolo di Olga di Cagno pubblicato su: https://abitarearoma.it/la-memoria-tramandata-e-la-memoria-condivisa-famiglia-antifascismo-comunita/

Presentato a Centocelle il libro “Fratelli Cervi” (Edizioni Viella) a cura di Alessandro Santagata, Giorgio Vecchio e Toni Rovatti

Nella serata del 25 luglio 2024, nella sede della L.S.A. Centocelle, in collaborazione con l’ANPI Centocelle, sezione Giordano Sangalli, in viale della Primavera 319/B, prima della tradizionale cena condivisa durante la quale a noi moderni antifascisti è dato il compito di continuare a narrare ed interpretare la memoria di quel lontano 25 luglio, Alessandro Santagata ha presentato il libro che ha contribuito a scrivere insieme a Giorgio Vecchio e Toni Rovatti: Fratelli Cervi, Edizioni Viella.

Alessandro Santagata ha permesso ai presenti di poter approfondire, scevri da ogni forma di romanticismo mitologico e con puntualità chirurgica, la storia della famiglia Cervi: una storia famigliare intesa nel senso più tradizionale.

Famiglia profondamente ed unitamente cattolica, la sua è una storia di crescita nella consapevolezza politica e di adesione ad un’idea, una lotta che, poiché si è ancora prima degli inizi riconosciuti della guerra di liberazione, non era pienamente espressa e regolarizzata nelle azioni e nelle interazioni.

Il percorso scientifico ed accademico di Alessandro Santagata, pisano di nascita ma da tempo abitante di Centocelle, è imperniato sull’analisi e sull’approfondita ricerca storica della metà del Novecento fino agli anni più recenti. Santagata è da febbraio 2022 ricercatore a tempo determinato di tipo A.

settore disciplinare MSTO04 (Storia contemporanea) presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali, Università di Padova; da febbraio 2021 assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali. Progetto: «Uscire dalla guerra. La Santa Sede e il mondo cattolico nella ricostruzione democratica italiana: (1944-1950).

La storia della famiglia Cervi è globalmente conosciuta, ma quanto è realmente è stata approfondita? Quanto si conosce della personale e poi famigliare storia dei 9 fratelli (ebbene sì erano i 9 e non 7, Rina e Diomira, erano le sorelle Cervi, ma quella delle donne è un’altra storia), quanto si è consapevoli della profonda adesione alla fede cristiana dell’intera famiglia ed anche in nome della quale si è poi scelta la strada della resistenza che li ha portati al, si può ben dire, martirio?

A queste ed ad altre domande che permettono di guardare fin dentro il mito dei Cervi, è stata data una risposta. E’ stata analizzata la componente socio-antropologica che li vede crescere come famiglia nella consapevolezza politica della scelta antifascista e del rifiuto alla guerra. Una storia che li vede impegnati singolarmente e come gruppo familiare nella scelta partigiana, anche se le date non coincidono con l’ufficializzazione dell’inizio della Guerra di Liberazione fino ad arrivare alla fucilazione perché fratelli e quindi simbolo famigliare di un’Italia che ormai stava oltrepassando i pesanti anni del ventennio precedente.

Alessandro Santagata, insieme agli altri due autori, con rigore scientifico e ricerca nella documentazione hanno trovato la risposta, interpretando con competenza accademica i risultati e proponendo una visione puntuale ed approfondita.

Mauro Caliste, presidente del Municipio V, Maurizio Mattana, presidente della commissione cultura nel municipio ed Olga Di Cagno, questa volta mi si permetta di autonominarmi, in qualità di membro della commissione cultura municipale e di membro dell’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) hanno espresso la loro totale adesione ai valori dell’antifascismo ed il loro sostegno a queste importanti iniziative culturali e di condivisione politica nella consapevolezza della comune storia.

21 LUGLIO 2024 ANPC TIGULLIO A CHICHERO

Il giorno  21 luglio 2024 la Bandiera di ANPC Tigullio era presente a Cichero, frazione del Comune di San Colombano Certenoli, per la Commemorazione organizzata dal Comitato Permante della Resistenza di Genova.. Cichero fu culla del Movimento Partigiano in Liguria e diede il nome alla Divisione comandata dal Servo di Dio Aldo Gastaldi “Bisagno” che visse i Valori Cristiani nella Resistenza fino al Sacrificio di sé. Cichero pago’ il suo sostegno alle forze di Liberazione con la razzia e l’incendio delle sue case ad opera dei nazifascisti.Dopo la Messa nel paese la Commemorazione si è  conclusa presso il Cippo che ricorda la fucilazione di sette partigiani avvenuta il 16 luglio 1944.

Commemorazione martirio del Beato don Giuseppe Beotti a Sidolo (Pr) 20.7.2024

Lo scorso 20 luglio 2024 si è tenuta a Sidolo, in Comune di Bardi, nella montagna parmense facente parte della Diocesi di Piacenza-Bobbio, a distanza di 80 anni dal giorno in cui don Giuseppe Beotti  fu trucidato unitamente a don Francesco Delnevo, parroco di Porcigatone (Pr), e del giovane chierico Italo Subacchi di Bardi, una celebrazione eucaristica, per la prima volta da quando è stato proclamato Beato don Beotti, nella sua chiesa intitolata a Sant’Ambrogio.
La funzione religiosa è stata presieduta dal moderatore, don Mario Cappelletti, affiancato dal parroco don Luigi Pini, da padre Saul Tambini, da don Piero Lezoli, e da don Maurizio Noberini, parroco di Santa Franca in Piacenza, al seguito di un gruppo di suoi ragazzi in vacanza nella vicina canonica della Parrocchia di Credarola, che hanno accompagnato la liturgia con canti e musica.

Presenti diversi sidolesi, per l’occasione ritornati dall’estero, la sindaca di Bardi (Pr), Valentina Pontremoli con l’assessore Roberto Bertorelli e la consigliera Katia Ongeri, e la sindaca di Gragnano Trebbiense (Pc), paese natale di don Beotti nel piacentino.
Per l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani erano presenti, il presidente di Parma e Vice Presidente nazionale, Ferdinando Sandroni, con l’alfiere Vincenzo Genco, presidente della sezione di Bedonia (Pr), Mario Spezia, presidente di Piacenza, con gli alfieri: Mario Agnelli, Giuseppe Ardizzi e Fabio Salotti, oltre a Gianfranco Nardini dell’ANPI di Bardi e ad Andrea Losi, presidente del Museo della Resistenza di Piacenza.

Delegazioni ANPC, Parma e Piacenza, con sindaca Gragnano (Pc) e Vicario Diocesi Piacenza-Bobbio

A seguire della messa si è svolta la processione al luogo della fucilazione, un cippo eretto a ricordo nelle vicinanze della chiesa, in cui con una preghiera e la benedizione dei fiori sono stati ricordati sia i sacerdoti che i civili: Benci Bruno, Bozzia Francesco, Brugnoli Giovanni, Brugnoli Girolamo, Ruggeri Giuseppe (di Borgotaro) anch’essi vittime della furia nazista lo stesso giorno.
Al termine si sono svolte brevi orazioni da parte dei sindaci e di mons. Giuseppe Basini, vicario della Diocesi di Piacenza-Bobbio, in rappresentanza del Vescovo Mons. Adriano Cevolotto, assente per un impegno improvviso.
Il Vicario ha sottolineato: “Quella di don Beotti è stata una scelta responsabile che ha generato futuro. Di fronte alle sfide della vita si può rimanere solamente spettatori o diventare protagonisti, assumendosi la responsabilità di affrontare gli avvenimenti in modo aperto all’accoglienza e alla speranza, come lui ha fatto. La sua beatificazione è un invito a camminare in questa direzione”.

80° Anniversario strage dei 67 martiri di Fossoli

A pochi giorni dalla ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della tragica data del 12 luglio 1944 parenti e istituzioni si sono stretti attorno alla fossa dove sono stati sotterrati i 67 cadaveri dei fucilati.

A ridosso del poligono del Cibeno di Fossoli furono barbaramente fucilati, di nascosto da tutti, prigionieri inermi prelevati dal campo di concentramento. I caduti del Cibeno avevano un’età tra i 18 e i 64 anni, padri di famiglia, giovani, anziani, sottufficiali, militari di alto grado, professionisti e anche lavoratori, impiegati, operai delle grandi fabbriche del nord, scelti nominalmente dai nazifascisti per le loro diverse attività contro il regime. In un’area riparata del campo, dopo brevi preghiere in italiano ed ebraico e i rituali accompagnamenti musicali, eseguiti dal Corpo Bandistico “Città di Carpi”, è iniziata la cerimonia con l’appello, a gruppi di otto, da parte di altrettanti parenti delle vittime.

Hanno poi preso la parola Riccardo Righi Sindaco di Carpi Manuela Ghizzoni Presidente Fondazione Fossoli; Marco Steiner Cda Fondazione Fossoli e Vicepresidente ANED  Milano; Marco De Paolis Procuratore Generale Militare.

Tutti i relatori hanno insistito sul dovere civile della Memoria nonostante insabbiamenti e dimenticanze sui crimini compiuti che si sono riproposti nei decenni. La neoeletta Presidente, Manuela Ghizzoni, ha evidenziato le intenzioni della Fondazione Fossoli che intende farsi carico di più memorie che hanno riguardato il campo. La più nota e tragica è proprio quella accaduta negli anni dell’occupazione nazista.

Successivamente il demanio permise a don Zeno Saltini di occupare le baracche del Campo. Le ristrutturò e insieme ai bambini e ragazzi orfani raccolti per le strade nacque l’esperienza di Nomadelfia; che è la proposta di una nuova civiltà, luogo di concordia e fratellanza che ancora vive e prospera dal 1945; dopo pochi anni la comunità si trasferì in un luogo più idoneo sopra Grosseto.

Marco De Paolis Procuratore Generale Militare ha riassunto decenni di attività giudiziaria, contro i criminali di guerra, dando numeri complessivi scioccanti che è opportuno citare 70.000 militari inermi ammazzati dice il procuratore De Paolis (50.000 di essi dovrebbero essere IMI). Un totale di 5.872 episodi criminali compiuti in Italia e circa mille, contro nostri connazionali all’estero.

Vicende giudiziarie seguite con massima attenzione anzitutto dai familiari che, come detto in un passaggio la Presidente Manuela Ghizzoni ha citato la neonata associazione “Familiari dei Caduti nell’eccidio del Cibeno” aspettano di avere qualche risposta. Marco Steiner del Cda Fondazione Fossoli e Vicepresidente ANED Milano, ha poi proceduto alla consegna simbolica delle “Pietre d’inciampo” ai sindaci dei Comuni delle vittime del 12 luglio 1944. Alcuni caduti al poligono del Cibeno sono già stati ricordati con la posa della pietra; la Fondazione provvederà a posarle per tutti gli altri.

La scelta dei giorni di posa delle 60 pietre, come diceva Marco Steiner, si dovrebbe svolgere tra settembre e dicembre mano a mano che la Fondazione le consegnerà ai vari Comuni. La cerimonia si è conclusa con la visita quasi privata dei congiunti alla lapide, sulla fossa recentemente ristrutturata (vedi foto), per un momento di raccoglimento e preghiera con l’accompagnamento musicale del “Silenzio”.

Claudio Consonni

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