L’Anpc di Codogno con l’adesione dell’Aned di Lodi, della Fondazione Taramelli di Lodi, la Piccola Impresa Teatrale “Le stanze di Igor” di Caselle Landi ed il Circolo di Codogno del PD, in occasione della Giornata della Memoria, hanno preparato una mostra fotografica (durata ben due weekend) in Via Carducci 44 a Codogno. La proposta era divisa in due parti.
La prima parte si è svolta sabato 27 e domenica 28 gennaio. Prevedeva una serie di fotografie scattate da Anna e Gian Paolo Bergamaschi durante alcuni viaggi presso i luoghi della memoria italiani: il capo di Fossoli, il Museo del Deportato di Carpi, la Risiera di San Sabba di Trieste e il Binario 21 di Milano. La professoressa Anna Andena, in qualità di guida, ha accompagnato in entrambi i sabati il folto pubblico presente alla scoperte di queste località di dolore e di morte. Al termine del viaggio, gli attori Matteo, Elio ed Agostino del Gruppo Teatrale “Le stanze di Igor” hanno letto una serie di brani e poesie sul tema della giornata.
Il secondo weekend sabato 3 e domenica 4 febbraio prevedeva una serie di scatti realizzati da Gian Paolo, Anna e Francesco Bergamaschi nei capi di concentramento di Mauthausen e Aushwitz e al Museo Yad Vashem di Gerusalemme.
I presenti, in grande silenzio, hanno ascoltato la descrizione e le impressioni sulle fotografie con accurate didascalie, che ripercorrevano luoghi dove milioni di persone sono state internate ed uccise.
Di seguito l’articolo completo pubblicato su “il popolo codognese”.
Tante iniziative a Bergamo e Provincia nella settimana della memoria : film, concerti presentazione libri e interventi recitati dai ragazzi di alcune scuole della città. L’A.N.P.C. era presente: alla Rocca – parco rimembranze dove, davanti alla lapide in ricordo degli ebrei bergamaschi deportati nei campi di sterminio alcuni studenti del Liceo Classico hanno suonato e letto alcune testimonianze dei prigionieri sopravvissuti , poi nella suggestiva chiesetta di Sant’Eufemia un omaggio alla lapide delle ceneri dei deportati nei lager-. Sosta anche alla stazione ferroviaria dove davanti al binario 1 gli studenti del Liceo Scientifico hanno ricordato i lavoratori del Nord Italia deportati nei campi di concentramento perchè rei di aver scioperato contro la produzione di armi nelle loro fabbriche -. Nel parco del Comune di Bergamo un momento di raccoglimento in ricordo di 20 bambini ebrei uccisi dopo essere stati usati come cavie dal dott. Mengele per i suoi esperimenti scientifici. Particolarmente toccante il ricordo di alcuni studenti di una scuola media che hanno idealmente dato loro voce nel raccontare il loro desiderio di riunirsi alla mamma. Altra tappa significativa alla ex-caserma Montelungo (prossimamente Università) dove è stata posta una ” SOGLIA D’INCIAMPO” ( la prima in Lombardia) a ricordo degli 850 lavoratori qui rinchiusi in attesa di essere spediti nei campi di lavoro tedeschi. Qui i bambini di alcune scuole elementari hanno incontrato i figli e nipoti dei deportati e ascoltato la loro testimonianza. Tanti stimoli alla conoscenza della fragilità della pace e l’impegno a conservare i valori di chi ha lottato per la giustizia.
Bergamo- Caserma ex Montelungo – posa della ” Soglia d’inciampo”Momento di raccoglimento in memoria dei 20 bambini ebrei uccisi nel campo di Neuengamme- parco del Comune di Bergamo Bergamo- omaggio alla lapide dedicata alle ceneri dei deportati nei lager presso la chiesetta di Sant’Eufemia – in Rocca
Oggi più di ieri è necessario ricordare, a fronte di una ripresa dell’antisemitismo causata dalla guerra iniziata in Palestina dopo l’attacco di Hamas a Israele. Anche Piacenza ieri ha celebrato sabato 27 gennaio scorso il Giorno della Memoria con la cerimonia istituzionale che onora le vittime della Shoah. Nel Giardino della Memoria, in Stradone Farnese, sono intervenuti il prefetto Paolo Ponta, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi e la presidente della Provincia Monica Patelli, con un momento di preghiera affidato a don Davide Maloberti in rappresentanza della Diocesi. Poi è stato osservato un minuto di silenzio. Presenti anche numerosi giovani per dare un segnale di speranza alle future generazioni: una rappresentanza del liceo artistico “Cassinari” e della Consulta degli Studenti e Nicholaj Franceschi e Sara De Petra del Campus di Piacenza della Cattolica. Durante la cerimonia, il prefetto e la sindaca hanno onorato la memoria di Luigi Biondi, militare deportato dall’8 settembre 1943 al 1° aprile 1945 e internato presso la Hugo Schneider. Gli è stata assegnata una delle medaglie d’onore concesse dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. La medaglia è stata ritirata da Fabrizio Biondi, figlio di Luigi. Il prefetto ha salutato tutti i presenti, comprese le Associazioni partigiane (A.N.P.I. e A.N.P.C.), le Associazioni combattentistiche, d’Arma e di Categoria, le Associazioni di Volontariato, e i cittadini intervenuti. Con il suo discorso il prefetto di Piacenza, Paolo Ponta, ha voluto sottolineare, tra l’altro, che “purtroppo gli eventi del 7 ottobre in Israele hanno tragicamente riportato alla cronaca attuale fatti e circostanze che, forse ingenuamente, ritenevamo consegnati alla Storia. Per questo, auspicando una pacifica conclusione dei conflitti in atto, non possiamo sottrarci all’imperativo morale e civile di rigettare con il massimo rigore ogni rigurgito di razzismo, di terrorismo e di antisemitismo, da qualsiasi parte provenga”. Patelli ha citato alcune parole scritte da Anna Frank: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”. Tarasconi ha in particolare ricordato l’infame esclusione dalle scuole che colpì bambini e ragazzi ebrei con le leggi razziali del regime fascista. “Coltivare la memoria, ascoltarne il monito nel presente, trasmetterne gli insegnamenti più dolorosi alle ragazze e ai ragazzi che sono qui insieme a noi in questa ricorrenza, è l’unico modo in cui possiamo tendere la mano verso quella voragine che ha inghiottito milioni di vite. Non le dimenticheremo mai – ha detto la sindaca di Piacenza – ma nel loro nome continueremo a impegnarci per costruire la pace”.
La delegazione ANPC Piacenza con presidente della Provincia, Prefetto Mariodi Piacenza e direttore settimanale diocesano
Celebrazione per l’80 della fucilazione di Don Pasquino Borghi nella basilica della Ghiara a Reggio Emilia celebrata da don Giuseppe Dossetti alla presenza del sindaco di Reggio e dei comuni reggiani in cui ha operato Don Pasquino e della sezione ANPC di Reggio. Deposizione corona di alloro nel luogo in cui fu rinchiuso Don Pasquino prima della fucilazione al poligono.
L’immagine di Don Pasquino su sfondo blu nella foto qui sotto è stata realizzata dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Carpineti (re)intitolato al Sacerdote Medaglia d’Oro al Valor Militare.
27.01.2024 – Don Giuseppe Beotti è stato esempio di uomo e sacerdote che ebbe il coraggio di restare “semplicemente” al proprio posto. Per questo diventò tra gli unici baluardi in un periodo di totale sbandamento. A Borgonovo V.T. sabato 27 gennaio alle ore 16.00 la Giornata della Memoria ha messo al centro la figura del beato, protagonista di un convegno che nei locali dell’oratorio che ha visto la partecipazione di più di cento borgonovesi, e i sindaci di Borgonovo V.T., Monica Patelli (che è anche presidente della Provincia di Piacenza), di Gragnano Trebbiense, Patrizia Calza ed il rappresentante del Comune di Piacenza, Salvatore Scafuto.
Foto di gruppo con relatori, sindaci e allievi scuola media
Alcuni di loro ebbero la fortuna di essere battezzati dal sacerdote, originario di Campremoldo Sotto di Gragnano e che a Borgonovo prestò servizio tra il 1938 e il 1940, prima di essere inviato a Sidolo di Bardi a Parma dove venne fucilato nel luglio del 1944 durante un rastrellamento dei nazifascisti. Con lui vennero assassinati don Francesco Delnevo, parroco di Porcigatone di Borgotaro, e il seminarista Italo Subacchi. L’invito è stato raccolto dall’amministrazione comunale che insieme alla parrocchia e alle scuole ha organizzato l’affollato evento ieri a Borgonovo. «Don Beotti – ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani sezione di Piacenza, Mario Spezia – è l’esempio di santi che sono in mezzo a noi. Persone che hanno fatto fino in fondo il proprio dovere». «Dopo l’otto settembre del 1943 – ha proseguito Spezia – i sacerdoti, soprattutto quelli di montagna, restarono tra i pochi punti di riferimento. La particolarità di don Beotti fu quella di non scappare. A lui come ad altri venne chiesto di fornire informazioni che non volle mai dare; per questo venne ucciso».
Intervento Mario Spezia, presidente provinciale A.N.P.C. Piacenza
Sempre a proposito di sacerdoti martiri della Resistenza, Spezia ha ricordato il sacrificio di don Giuseppe Borea, parroco di Obolo di Gropparello fucilato nei pressi del cimitero di Piacenza nel febbraio del 1945: per lui e il suo esempio l’associazione presieduta da Spezia ha presentato causa di beatificazione: «Queste sono figure grandissime che vogliamo onorare perché ci hanno permesso di vivere in pace fino ad oggi». Al convegno organizzato a Borgonovo hanno dato il loro contributo anche gli studenti delle scuole, pronti a rievocare un pezzo atroce di storia di 80 anni fa, «ma che non riguarda solo il nostro passato – ha sottolineato la sindaca Monica Patelli – quanto anche il nostro futuro passato».
Pubblichiamo l’intervento pronunciato dal Consigliere Gianfranco Noferi durante la cerimonia di commemorazione dell’80° dell’arresto di don Pietro Pappagallo e del prof. Gioacchino Gesmundo, 29 gennaio 2024, via Urbana – Roma. Organizzata dalla Sezione ANPI- don Pietro Pappagallo, presenti il sindaco di Terlizzi, rappresentanze della Scuola primaria ”Don Pietro pappagallo” di Terlizzi e la Scuola Media Statale “G. Gesmundo” di Terlizzi, gli assessori alla Memoria del I° e V° municipio di Roma.
“Ringrazio per l’invito a portare il saluto dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Ringrazio l’amico Massimo Crisci che mi offre l’onore di leggere un messaggio ricevuto dal Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. “Il ricordo della Shoah, il buio, la notte terribile che ha inghiottito la vita di milioni di persone, è sempre accompagnata dalla luce dei Giusti. Don Pietro Pappagallo è stato una luce mite e coraggiosa, la cui memoria onora la nostra Chiesa e la nostra città, ma anche mostra la colpevole ignavia della maggioranza. La sua testimonianza chiede a tutti , oggi nelle tenebre di tanta violenza, di sconfiggere l’odio e il pregiudizio, l’arroganza che toglie rispetto e valore alla persona.Per me è anche unita al ricordo di don Pietro Sigurani, uomo che ha cercato sempre di illuminare con la propria vita le tante oscurità del male”.
Non sarebbe necessario, ma ricordo, a me per primo, che don Pietro Sigurani, morto nel 2022 a 86 anni, fino all’ultimo è stato rettore della basilica di Sant’Eustachio, dove aveva creato la Casa della Misericordia. Il luminoso esempio e il sacrificio di don Pappagallo non fu episodio raro, ma parte di un rapporto molto stretto tra clero e Resistenza in Italia. Le chiese, le sacrestie, gli oratori, i conventi, divennero punto di raccolta per tantissimi giovani, moltissimi dell’Azione Cattolica, che furono indirizzati verso le bande partigiane. Chiese, conventi, oratori, canoniche, seminari, furono luoghi sicuri dove i CLN e i comandi del CVL potevano riunirsi clandestinamente sin dall’autunno 1943, dove nascondere le armi, la stampa clandestina e i viveri, alcune volte divennero “tesorerie” per le somme di denaro destinate alle bande in montagna, erano spesso le infermerie per i feriti in combattimento. I sacerdoti, le suore, i religiosi non solo assistevano partigiani e fuggiaschi, ma costituivano la capillare rete informativa della Resistenza. Come scrisse Giorgio Bocca: «Senza l’aiuto del clero la pianura padana e le valli montane sarebbero rimasti chiusi e difficilmente accessibili alla ribellione». Del resto senza i luoghi sicuri, senza le parrocchie, i conventi, i seminari, non si sarebbero tenute neanche le riunioni clandestine dei vertici della Resistenza. Due esempi a Milano: le riunioni del CLNAI si tenevano dai salesiani di Sant’Ambrogio a Milano e all’Università Cattolica di padre Gemelli; quelle del Comando Generale Corpo Volontari della Libertà nel convento di suore delle Stelline di Corso Magenta. Tutte le bande partigiane avevano un cappellano, anche le Brigate Garibaldi, che portava conforto ai combattenti, facilitava i rapporti con le comunità locali, trasportava messaggi, armi, rifornimenti, e spesso cercava senza riuscirci, di mitigare o impedire azioni insanamente violente. Esponenti religiosi diedero un grande tributo di sangue con morti, feriti, deportati, incarcerati: a molti si riconobbero doverose onorificenze al valore. Come non furono rare le figure di preti combattenti,comandanti partigiani o commissari delle formazioni partigiane.
Nel Martirologio del clero italiano 1940-1947 sono riportate le schede biografiche di 729 Vescovi, Sacerdoti, Religiosi, Chierici, Seminaristi e Fratelli Laici che morirono nel corso della II Guerra Mondiale e negli anni successivi. Tra settembre 1943 e maggio 1945, si ebbero in Italia 425 sacerdoti uccisi (di cui 57 morti in combattimento), dei quali 191 per mano fascista e 125 per opera dei tedeschi, 109 per odio di parte. Solo tre nomi tra i sacerdoti combattenti sopravvissuti don Primo Mazzolari (Fiamme Verdi bresciane) e don Domenico Orlandini ( comandante di una brigata Julia nel reggiano); don Barbareschi fondatore dell’OSCAR e imprigionato e torturato a San Vittore; tra i martiri un nome per tutti, don Giuseppe Morosini, cappellano della formazione partigiana Monte Mario fucilato a Forte Bravetta.
Consentitemi un ricordo della mia città: il cardinale Boetto arcivescovo di Genova, aiutò la fuga degli ebrei, tenne stretti rapporti con il CLN e si fece tramite per la resa dei tedeschi ai partigiani, unico esempio in Europa di una potente formazione militare nazista che si arrendesse alle forze della Resistenza. Auspico che l’anno prossimo, 80° anniversario della Liberazione, l’ANPC sarà tra i promotori di questa commemorazione in ricordo del sacrificio di don Pietro Pappagallo e del prof. Gioacchino Gesmundo, l’uno sacerdote e l’altro comunista, che vissero e si sacrificarono nello spirito di unità antifascista. Rivolgo anche un invito a tutti di partecipare agli eventi organizzati dalle associazioni alla Casa della memoria e della storia di Roma, e alla futura Festa della Resistenza di Roma che si terrà al Quadraro-Quarticciolo i prossimi 24-26 aprile.
Ieri ad Orvieto il Vescovo ha annunciato nella piccola chiesa del convento dei Cappuccini che è stato riconosciuto Venerabile, da Papa Francesco e da una commissione di teologi all’unanimità, Padre Gianfranco Chiti da Gignese, piccolo paese sul versante occidentale del lago Maggiore. Ventitrenne, pur essendo inquadrato nella parte di esercito italiano che, allo sbando dopo l’8 settembre 43, proseguì la guerra dal lato degli aggressori (i nazisti), avendo trovato durante i rastrellamenti nelle Langhe sia partigiani che cittadini italiani di religione ebraica, non li consegno’ alla polizia bensì li nascose e in alcuni casi aiutò a sopravvivere. Le testimonianze sono custodite presso la Sinagoga di Torino. Tra i salvati anche membri della famiglia Segre torinese. Già nell’anno precedente, durante la drammatica ritirata di Russia, dove perdemmo 125.000 soldati nella neve, aveva aiutato decine di suoi giovani sottoposti a sopravvivere. Nel ’44 o ’45, giunti durante un rastrellamento nella casa di campagna di Luigi Einaudi, rettore di Torino, ricercato, esule a Ginevra con decine di altri piemontesi e lombardi, ordinò di non toccare in alcun modo la casa con la preziosa biblioteca su cui si formo’ il nostro futuro Presidente della Repubblica, uno dei migliori economisti d’Europa. Per il resto della sua vita aiutò il prossimo e, diventato generale, scelse la via dei frati minori francescani, come per espiare fino all’ultimo le atrocità viste sul fronte albanese, greco, russo e del nord Italia. Non l’ho mai sentito esprimere un giudizio negativo su nessuno, ma solo visto dare esempi concreti positivi. La dimostrazione vivente che chiunque, pur trovandosi per colpa di altri, di pochi disonesti, coinvolto in una guerra micidiale come fu la seconda guerra mondiale con circa 45 milioni di morti, può, deve, seguire la propria coscienza. Nei giorni della Memoria crediamo che questo riconoscimento della Santa Sede sia stato provvidenziale, contro l’assurdità di tutte le guerre che arricchiscono solo una manciata di persone e danneggiano per decenni chi la subisce.
Il 31 gennaio 1944 al Poligono di tiro di Reggio Emilia veniva fucilato Don Pasquino Borghi, medaglia d’oro al valore militare, il partigiano della carità che aveva fatto della sua canonica a Tapignola sull’Appennino reggiano un luogo di accoglienza e rifugio per partigiani – renitenti alla leva – soldati alleati.
Domenica 28 gennaio 2024, a ricordo di quel martirio, nella sua canonica di Tapignola il vescovo di Reggio Emilia, Sua Ecc. Giacomo Morandi, ha celebrato l’Eucarestia alla presenza delle autorità, dei sindaci delle comunità dell’alto Appennino reggiano e dei presidenti delle due associazioni partigiane cristiani Alpi Apc e ANPC che unitariamente hanno celebrato questo evento.
Alla fine della celebrazione e eucaristica i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Villa Minozzo hanno letto pensieri e frase di don pasquino e cantato canzoni partigiane di seguito deposizione della corona d’alloro al cippo e statua di Don Pasquino nello spazio antistante la chiesa.
In occasione della “Giornata della Memoria”, è stata presentata la nuova edizione del libro “Nel Giardino dei Giusti (e dintorni)” libro edito dalla “Tigulliana”. L’evento, intitolato “I cattolici e la salvezza degli ebrei”, si è svolto nel pomeriggio di sabato 27 gennaio presso la Sala Bo di Palazzo Fascie Rossi a cura dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Sezione Tigullio e Sestri Levante (con il patrocinio del Comune) e ha visto la presenza del giornalista Marco Delpino, della Vice Direttrice di “TeleRadioPace” Cristina Oneto, del Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani Tigullio Umberto Armanino, già Presidente della Associazione Partigiani Cristiani Divisione Cento Croci e Val Taro, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Sestri Levante Maura Caleffi. e dei Consiglieri Comunali Balotta Luca e Cafferata Natalina
Nella foto: la Vice Direttrice di “TeleRadioPace” Cristina Oneto, Marco Delpino e Umberto Armanino all’incontro svoltosi a Sestri Levante nel ricordo della Shoah.
In occasione del Giorno della Memoria, la Fiaccolata degli Stermini Dimenticati costituisce l’occasione per ricordare i massacri compiuti dal nazifascismo, di cui spesso si ignora l’esistenza: Porrajmos, il genocidio di Rom-Sinti, l’Omocausto, di cui furono vittima gli omosessuali, e Aktion T4, volto a eliminare tutti i disabili. Il corteo, durante il quale sono stati ricordati alcuni tragici rastrellamenti avvenuti nella capitale, ha avuto come meta la lapide che ricorda il Porrajmos e la Shoah che si trova in via degli Zingari 54. Qui il Roma Rainbow Choir ha intonato alcune canzoni dell’epoca prima della commemorazione di rito.
Sono- intervenuti: per l’ANPC Tobia Morandi, il Presidente del Circolo, Mario Colamarino, Walter Tanoni e Kasim Cizmic (Portavoce Comunità Rom/Sinti di Roma), Silvia Cutrera (A.V.I. – Associazione Vita Indipendente per i diversamente abili), Fabrizio De Santis (Presidente ANPI di Roma), Aldo Pavia (Presidente ANED), Erica Battaglia, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, e Fabrizio Rufo, Assessore alla Cultura del II Municipio.
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