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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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FRATELLI DI DIO. BIOGRAFIA DI DUE EROI PARTIGIANI RESISTENTI.

Convegno e presentazione del libro dedicati ai fratelli partigiani, caduti in val d’Ossola.

Il ricordo della vicenda umana ed eroica dei fratelli Alfredo e Antonio Dio. Per coglierne l’attualità storica e ribadire anche nel tempo presente, nonostante reticenze e ambiguità, il valore fondativo dell’antifascismo e della scelta intenzionale di libertà e democrazia, sono stati oggetto di un convegno, sabato 9 marzo, organizzato dal Comune di Cremona e dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Cremona, in occasione dell’Ottantesimo dalla morte dei due fratelli, siciliani di nascita e cremonesi di vita  e formazione. Un ricordo che si fa memoria e dovere civile. A fare gli onori di casa l’assessore alla Cultura LUCA BURGAZZI e il presidente di ANPC Cremona FRANCO VERDI. Al tavolo dei relatori con il sindaco GIANLUCA GALIMBERTI, gli onorevoli PIERLUIGI CASTAGNETTI, già deputato ed europarlamentare, attualmente presidente della Fondazione Fossoli, e PATRIZIA TOIA, europarlamentare. “Non si tratta solo di memoria storica – ha ribadito LUCA BURGAZZI – ma un dovere prima di tutto civico e volto a coltivare i valori di democrazia e libertà che troppo spesso diamo per scontati”. Il sacrificio dei fratelli Di Dio, militari antifascisti cattolici, caduti per la Patria, che per loro era là, sulle montagne dell’Ossola, deve far riflettere. Ha sottolineato FRANCO VERDI, sia per l’inequivoca chiarezza della scelta che fecero, né facile, né scontata, né obbligata se non per vincolo di coscienza, sia per il valore fondativo e generativo. Da questa scelta ebbero origine la Repubblica e la Costituzione . Anche l’onorevole CASTAGNETTI ha ribadito il concetto perché “Resistere al nazifascismo portava con sé l’ambizione di costruire l’Italia di domani”, una scelta certamente coraggiosa fatta da giovani, educati in famiglia da valori solidi, fondamento del loro patriottismo. Un esempio da tenere  bene a mente, come ha sottolineato l’onorevole TOIA, e che deve essere da  monito nella costruzione dell’Europa, il cui progetto politico, credibile ed efficace, è l’univoca risposta ai nazionalismi dell’egoismo e dell’odio. E’ stato ricordato ANGELO RESCAGLIO, già parlamentare e per anni presidente della ANPC di Cremona, purtroppo recentemente deceduto. Ha concluso il convegno il sindaco GALIMBERTI sull’indifferibile urgenza di educarci ed educare al valore della democrazia.

                                                                       Il Coordinatore ANPC Cremona

                                                                                (Giorgio Carnevali)

Ottavio Battisti è salito al Cielo

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ricorda con affetto, commozione e gratitudine l’amico Ottavio Battisti, Presidente Provinciale di Rieti dell’ANPC. La sua scomparsa lascia in tutti noi un vuoto profondo, per il suo forte impegno nel difendere e promuovere i valori e i principi della Resistenza, su cui si basa la nostra Costituzione. L’ANPC tutta esprime un pensiero di vicinanza e le più sentite condoglianze alla famiglia del caro Ottavio.

I funerali di svolgeranno giovedì 21 marzo ore 15 nella Chiesa Parrocchiale piazza della Torre di Poggio Bustone.

Il 23 e 24 marzo al Circolo Acli di Senigallia per ricordare Enrico Mattei

Sabato 23 marzo a Senigallia, alle ore 16 al circolo Acli di piazza del duomo ricorderemo l’indimenticabile Enrico Mattei, nostro fondatore. Sarà presente e interverrà anche Gianfranco Noferi dell’esecutivo nazionale Anpc.

Ricordato il sacrificio di 8 partigiani fucilati in Valmozzola

Il vicepresidente Nazionale Ferdinando Sandroni ha partecipato alla commemorazione dell’ottantesimo anniversario della fucilazione di otto partigiani, il 17 marzo 1944, per rappresaglia a seguito dell’assalto al treno di Valmozzola: Angelo Trogu, Domenico Mosti, Giuseppe Tendola, Gino Parenti, Nino Gerini, Ubaldo Cheirasco, o i russi Vassil Belacoski e Mikhail Tartufian. La cerimonia, iniziata con la deposizione di fiori alla lapide collocata nell’ex stazione ferroviaria da parte del sindaco di Valmozzola, Claudio Alzapiedi, è proseguita con la Messa celebrata dal Vescovo di Piacenza-Bobbio, Monsignor Adriano Cevolotto. (…) Il vicepresidente Nazionale Anpc Ferdinando Sandroni ha ricordato l’importanza degli adulti e delle istituzioni a coinvolgere i giovani in iniziative affinchè facciano un percorso fatto di consapevolezza e di speranza, partendo dalla conoscenza dei fatti del passato. La cerimonia è stata incorniciata dall’Anpc, Alpi, Anpi di Parma, della Spezia e della Lunigiana, dai soci dell’Associazione Amici del Museo, con la partecipazione di Carme Motta, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e tantissime altre autorità citate nell’articolo che riportiamo qui sotto di Valentino Straser sulla Gazzetta di Parma.

17 marzo 2024.Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto.

La Presidente Mariapia Garavaglia ha così dichiarato: “Purtroppo oggi non è Festività nazionale non lavorativa perché non avrebbe votato la legge il gruppo leghista. Fui la relatrice della ultima legge della legislatura. Era stata approvata alla Camera e serviva la seconda lettura. Il Presidente Napolitano pressava perché fosse calendarizzata. La mediazione fu di non fare vacanza! La Lega forse non ha mai ascoltato l’ intero ‘Canto degli Italiani’ che celebra la battaglia di Legnano!
Viva l’Italia, una e unita!”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il 17 marzo celebriamo il 163° anniversario di nascita del nostro Paese, al quale le battaglie che vi fecero seguito in tutto l’arco del Risorgimento avrebbero consentito di essere finalmente unito. La “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, riassume i valori di indipendenza, sovranità popolare, libertà, giustizia, pace, coniugati in oltre un secolo e mezzo di percorso impervio e difficile e mirabilmente riassunti nella Costituzione repubblicana. Generazioni generose furono protagoniste del nostro essere Italia, sino a quelle che, senza esitazioni, seppero scegliere la causa della Liberazione nella Seconda guerra mondiale. E, oggi, Costituzione, Inno degli Italiani e Tricolore simboleggiano la Repubblica Italiana. Più vero sarà l’ideale della nostra unità, più ricco di opportunità sarà l’avvenire del popolo italiano. Le Istituzioni sono chiamate, per prime, a dare esempio di collaborazione e responsabilità, di unione nel servizio al bene comune. I venti di indipendenza e libertà che attraversarono l’Europa nei secoli scorsi, con le domande di democrazia e giustizia sociale che le hanno accompagnate, hanno trovato nel percorso della integrazione europea la cornice di garanzia. Oggi, siamo di fronte a sfide non dissimili da quelle che vennero affrontate allora. La crescente e terribile situazione di instabilità caratterizzata da aggressioni sempre più sanguinarie, in Ucraina come in Medio Oriente, minacciano di coinvolgere tutta la comunità internazionale. Queste guerre vanno fermate, affinché si ripristini il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, a garanzia della vita di ogni popolo».

(pubblicato su: http://www.quirinale.it)

Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi con l’Alfiere Lucia Scagnoli che ha portato il nostro Medagliere.

Per non dimenticare.16 marzo 1978. 46 anni dal rapimento di Aldo Moro

Quarantantasei anni fa, il 16 marzo del 1978, il rapimento da parte delle Brigate rosse del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e l’uccisione dei cinque uomini della sua scorta.

Iniziarono così i 55 drammatici giorni del sequestro Moro, che si conclusero con il ritrovamento il successivo 9 maggio del corpo dello statista all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata a Roma in via Caetani, distante circa 150 metri sia da via delle Botteghe Oscure, sede nazionale del Partito Comunista Italiano, sia da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.

Aldo Moro  nato in Puglia a Maglie il 23 settembre 1916 dal 1936 nella Federazione degli universitari cattolici (Fuci), su indicazione di Giovanni Battista Montini, futuro pontefice con il nome di papa Paolo VI (a cui avrebbe scritto anche durante il sequestro), ne divenne molto presto presidente nazionale, ancora giovanissimo fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante nella Costituente, ne divenne dapprima Segretario dal 1959 al 1964 e in seguito Presidente nel 1976; all’interno del partito aderì inizialmente alla corrente dorotea, ma negli anni 1960 assunse una posizione più indipendente formando la corrente morotea. Fu Ministro della giustizia (1955-1957), della Pubblica istruzione (1957-1959) e per quattro volte Ministro degli esteri (1969-1972 e 1973-1974) nei governi presieduti da Mariano Rumor ed Emilio Colombo. Cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra “organico” tra il 1963 e il 1968 e tra il 1974 e il 1976 promuovendo la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista Italiano attraverso il compromesso storico e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo della non-sfiducia) in cui il PCI garantiva l’astensione.

Molti storici sono concordi nell’affermare che con la morte di Aldo Moro, seguita il 6 agosto 1978 da quella del suo caro amico Papa Paolo IV, ebbe termine la fase politica denominata Prima Repubblica.

Il ricordare questo tragico evento a distanza di 46 anni significa fare memoria oltre che della più luminosa figura politica, assieme ad Alcide De Gasperi, dell’Italia del dopoguerra, anche di tutti i martiri che hanno perso la vita in nome della democrazia e della libertà.

A loro, per sempre, va il nostro ricordo eterno e la nostra riconoscenza.

Mario Spezia

15 marzo 2024 -80°anniversario distruzione Cassino

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Cassino in occasione dell’80° anniversario della distruzione della città. Al suo arrivo ha deposto una corona presso il Monumento ai Caduti in Piazza Alcide De Gasperi. Si è svolta, quindi, la cerimonia con la preghiera commemorativa per i Caduti della Seconda guerra mondiale, officiata dal Mons. Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora – Cassino – Aquino – Pontecorvo, e l’intervento del sindaco di Cassino, Enzo Salera. La cerimonia si è conclusa con il discorso del Presidente Mattarella (leggilo qui: https://www.quirinale.it/elementi/109103)

Il Capo dello Stato si è recato poi a Ferentino dove ha reso omaggio alla memoria di Don Giuseppe Morosini, Medaglia d’oro al Valore Militare.

Era presente alle due cerimonie il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

Comunicato stampa del 15 marzo 2024

Come ANPC giorni fa abbiamo espresso condivisione e solidarietà a Roberto Cenati,  che si era dimesso da presidente ANPI provinciale di Milano, ora apertamente stiamo dalla parte parte del consigliere comunale di Milano, Daniele Nahum che ha lasciato il Pd per l’intollerabile comportamento di alcuni dirigenti del PD che partecipano a manifestazioni  in cui si chiede la cancellazione dello Stato di Israele e lo si  paragona al Terzo Reich e usano la parola genocidio per stabilire un parallelismo fra sionismo e nazismo.

Siamo sgomenti e indignati e dobbiamo sentirci impegnati a contrastare tali rigurgiti, anche sorpresi che i vertici politici non sentano il dovere e la responsabilità di esprimersi con chiarezza giudizi inappellabili su scelte inaccettabili.

Beatificazione di Max Josef Metzger

Bellissima notizia. Oggi Papa Francesco ha firmato il decreto per la beatificazione di Max Josef Metzger, il primo testimone dell’antinazismo. Metzger è stato uno dei pionieri del pacifismo europeo. Fondatore di organizzazioni pacifiste laiche e cristiane. Un instancabile militante per la pace e l’ecumenismo. Fu il vero padre di Pax Christi. Fece uno dei primi appelli all’obiezione di coscienza moderna nel 1929. Scrisse un memorandum dove progettava la nascita di una Germania democratica e di una Europa libera dalla dittatura. Venne incarcerato più volte durante il nazismo fino all’arresto definitivo con la condanna a morte. Venne ghigliottinato il 17 aprile del 1944. Scrisse: “Sono e rimango un uomo libero, mi si possa anche incatenare, la verità continuerà a sventolare e io continuerò annunciarla coraggiosamente, e se mi verrà tagliata la lingua allora io parlerò col mio silenzio”.

“Resistere, non piegarci”

La Mostra itinerante sulla resistenza senz’armi dei militari italiani nei lager nazisti (1943 – 1945), promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani con le Acli milanesi, oggi è raccolta in un prezioso libro curato da Stefano Rodolfo Contini.

Dopo l’armistizio in poco tempo i tedeschi disarmarono circa 1.007.000 militari italiani, quasi 200.000 scamparono alla deportazione dandosi alla fuga o grazie agli accordi presi al momento della capitolazione di Roma, mentre 810.000 vennero messi di fronte alla scelta tra l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) o la prigionia nei lager in Germania. Furono circa 197.000 i militari (24% sul totale) che aderirono alla RSI o si prestarono al servizio dei tedeschi. Di fatto, circa 650.000 militari italiani rifiutarono di continuare a combattere per il fascismo e il nazismo restando nei campi di prigionia e lavoro coatto con la qualifica di IMI (Internati Militari Italiani), sconosciuta alle convenzioni internazionali. Il volume propone otto figure di militari internati: Giuseppe Lazzati, tenente degli Alpini; Renato Sclarandi, sottotenente degli Alpini; gli ammiragli Luigi Mascherpa e Inigo Campioni; il generale Alberto Trionfi; Mario Gambuli, sottotenente di fanteria; Francesco Besso, sergente di artiglieria; Giuseppe Villa, sottotenente di artiglieria. Insieme ai militari internati troviamo anche due militari che entrarono nella Resistenza: Venanzio Gabriotti, tenente colonnello e Franco Balbis, capitano di artiglieria.

L’input del libro, che raccoglie un lavoro di gruppo, è partito dal libro di Alberto Leoni e Stefano R. Contini Partigiani cristiani nella Resistenza. La storia ritrovata (1943 – 1945). Il libro riporta l’esperienza di molti partigiani cristiani all’interno del movimento resistenziale. “Il progetto – dice Stefano Contini – si è allargato a partigiani da tutta Italia, i quali hanno spiegato, soprattutto nelle lettere, che prima di essere legati ad un particolare credo politico, erano cristiani”.

D. Quali sono state le fonti di questa ricerca? “Ci siamo basati soprattutto sul contenuto delle lettere. Parlare di Dio, prima di essere uccisi dal plotone di esecuzione, è un dato che viene spesso trascurato. In punto di morte le persone parlano più dell’aldilà, della famiglia, della mamma, non di politica. Un aspetto che solitamente non viene spiegato nei volumi sulla Resistenza. Si parla semplicemente di partigiani che hanno agito in quel modo perché aderenti ad una particolare dottrina, mentre in questo caso moltissimi partigiani erano apartitici o aderenti a scelte partitiche non del tutto condivise. Le brigate Garibaldi avevano il commissario politico, quelle cattoliche non lo avevano. Il partigiano Bisagno era apartitico ma comandante di una brigata Garibaldi”.

D. Non trova interessante questo recupero della presenza esplicita dei cristiani nella Resistenza?  Anche il titolo vuole provocare il lettore che entra in una libreria. Ho sentito diverse opinioni sul titolo del nostro volume. Alcune persone mi hanno riferito che i partigiani erano tutti di sinistra, oppure che i cristiani non potevano essere dei partigiani. L’obiettivo del libro è quello di affermare che la data del 25 Aprile è importante per tutti perché si festeggia la liberazione nazionale. L’obiettivo comune era proprio la riconquista della libertà”.

D. Quali sono gli scopi del libro? Sono diversi. Siamo partiti dall’idea di scrivere un libro apartitico, di non descrivere il male fatto dagli altri, come spesso si legge nei libri sulla Resistenza. L’obiettivo non è quello di soffermarsi solo sulle malefatte altrui, bensì la ricerca di un bene comune, condiviso, raggiunto da alcune persone e senza sconti per nessuno. Ogni 25 aprile ci sono delle contrapposizioni, quasi dei duelli rusticani. Il libro vorrebbe far ri-scoprire una comune positività a tutte le parti: centro, destra e sinistra. Soprattutto nel libro scritto con Alberto Leoni, ci sono partigiani comunisti cristiani, non è un ossimoro, ma un dato di fatto. Ci siamo limitati a spiegare quello che è successo. L’obiettivo era proprio quello di spiegare le motivazioni di questi partigiani. Gli audio delle lettere sono importanti in questo senso. Ciò che posso dire io o Leoni non è tanto importante quanto lo siano le voci dei partigiani. Loro sanno spiegarci, ancor meglio, ciò che noi ancora non riusciamo a cogliere e capire. La libertà che ancora oggi viviamo, respiriamo, la dobbiamo al loro sacrificio”.

Silvio Mengotto

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