“Ieri 4 giugno, 81mo della Liberazione di Roma, alla Casa della Memoria e della Storia come Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) abbiamo presentato, insieme all’ANPI e all’ANC (l’Associazione Nazionale Carabinieri), il libro “L’uomo che arresto’ a Mussolini” di Mario Avagliano. Il protagonista è il colonnello romagnolo, cattolico e antifascista, Giovanni Frignani che sarà assassinato alle fosse Ardeatine insieme ad altri 11 carabinieri tra cui il col. Giuseppe Montezemolo comandante del Fronte clandestino militare. Abbiamo ricordato il grande contributo dei carabinieri (e di tanti militari) ,guidati dal gen. Filippo Caruso, alla resistenza romana: 2000 carabinieri deportati in Germania il 7 ottobre ‘43, 150 uccisi a roma nel biennio 43/44 e 6000 su 11mila di stanza a Roma entrati in clandestinità per essersi rifiutati di aderire alla RSI. Una memoria e un tributo che non va disperso. Silvia Costa”.
Si svolgerà a Roma, sabato 7 e domenica 8 giugno 2025, il Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Comunità, uno degli eventi più significativi dell’Anno Santo 2025.
L’ANPC parteciperà alla porta Santa a San Giovanni in Laterano alle ore 17 di sabato e domenica alla santa Messa in San Pietro.
Sabato 7 giugno, il Giubileo inizierà con il pellegrinaggio alle Porte Sante delle Basiliche Papali dalle 8.00 alle 18.00. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.00, tutti i partecipanti saranno riuniti in Piazza San Pietro in attesa della Veglia di preghiera con il Santo Padre, dove potranno vivere un momento di festa, animato da diversi gruppi musicali. Dalle 18 inizierà la Preveglia, momento di riflessione per entrare nel clima di preghiera Dalle 20.00 alle 21.00 il Santo Padre presiederà la solenne Veglia di Pentecoste che rappresenta il cuore spirituale dell’intero evento giubilare, segno dell’unità e della varietà dei doni dello Spirito nella Chiesa.
Oggi, mercoledì 4 giugno, ricorre l’anniversario della Liberazione di Roma. La Città ricorda questa data con le commemorazioni istituzionali. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, questa mattina è intervenuto alla deposizione di una corona di alloro presso Porta San Paolo (lato Mura Aureliane) e ha poi partecipato alla cerimonia commemorativa presso il Parco dei Martiri di Forte Bravetta (Via di Bravetta, 739).
Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’Alfiere Lucia Scagnoli con il nostro medagliere.
“La Repubblica nasce qui, dove sono morti i primi partigiani”
Nel giorno della festa della Repubblica, sono stati ricordati i primi partigiani della Divisione Val d’Arda caduti nella lotta di Liberazione: una delle prime a organizzarsi sulle montagne piacentine, vennero uccisi il 4 giugno del 1944. Si chiamavano Antonio Rossetti di Gropparello, Benvenuto e Giuseppe Carini di Bettola, ed Eugenio Silva di Morfasso.
La cerimonia si è tenuta nella mattinata di lunedì 2 giugno davanti al santuario di Santa Franca (nel comune di Morfasso – Piacenza) promossa dall’associazione ANPI Gropparello-Carpaneto, dalla sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) e dall’ANPI provinciale.
La commemorazione è iniziata con la celebrazione della Santa Messa officiata da don Lodovico Groppi, il quale durante l’omelia ha collegato la disperazione degli apostoli che si sentivano abbandonati da Gesù e senza nessuna speranza con, con poche aspettative per il futuro, proprio le stesse difficoltà ed incertezze in cui si saranno venuti a trovare anche quei ragazzi che nel 1944 sono saliti sulle montagne, tra le fila partigiane, per sfuggire ai nazi-fascisti. Durante la messa sono state anche rivolte preghiere al venerabile, Giuseppe Berti, al Beato don Giuseppe Beotti e a don Giuseppe Borea, parroco della vicina Obolo, fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945.
Al termine della messa si è tenuta la cerimonia ufficiale presentata da Silvia Parmigiani, in rappresentanza di ANPI Carpaneto-Gropparello a cui hanno fatto seguito i saluti dei convenuti ad iniziare da Salvatore Scafuto in rappresentanza del Comune di Piacenza, il quale ricordando i quattro martiri, ha detto come: “I loro nomi e il loro sacrificio ci parlano ancora oggi: ci ricordano che la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma il frutto del coraggio di donne e uomini che hanno scelto la Resistenza per opporsi alla dittatura e all’ingiustizia. La Festa della Repubblica, che celebriamo oggi, ci invita a rinnovare l’impegno per i valori che stanno alla base della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza, solidarietà”. Ha quindi preso la parola il presidente dell’associazione Partigiani Cristiani di Piacenza, Mario Spezia, che ha sottolineato il valore del 2 giugno: “Oggi è la festa della sovranità dei cittadini italiani, conquistata con la Costituzione repubblicana antifascista. La nostra nazione si è riunificata e riconciliata col primo voto politico a suffragio universale cui parteciparono anche le donne che nei codici precedenti non godevano della parità di diritti con gli uomini. La Repubblica si è assunta il compito di riconoscere i diritti e di farli rispettare, nonché l’obbligo di rimuovere le cause che ne fossero impedimento all’esercizio”. Si è quindi tenuta l’orazione ufficiale da parte di Romano Repetti, presidente di ANPI Piacenza, che ha ricordato l’importanza di celebrare la festa della Repubblica in un luogo dove, anche grazie al sacrificio di questi quattro giovani, ha preso vita la nuova Italia, rimarcando, in particolare, le circostanze dell’uccisione dei quattro combattenti attraverso i ricordi lasciati da una testimone dell’epoca.
delegazione Anpc Piacenza località Montelana dove al cippo in ricordo dei partigiani è stata deposta una corona di alloro.
Di seguito il racconto dell’uccisione dei quattro partigiani dalle memorie del comandante della Divisione partigiana Val d’Arda: Giuseppe Prati: Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione con i suoi 35 patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci, recuperando un gran numero di munizioni e materiale di vettovagliamento, che si decise di far giungere al loro quartiere sul Santa Franca. Per questo furono incaricati tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile, i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento. A quell’altezza, oltre mille metri, a quell’ora, di notte, benché si fosse già al 4 di giugno, era piuttosto freddo. Non fu difficile raccogliere sterpi e frascume di faggio, abbondante nella zona, ed accendere un bel fuoco ristoratore. La stanchezza ed il tepore li portarono gradualmente al sonno senza aver prima predisposto turni di guardia poiché si sentivano al sicuro. Ma all’incerta luce dell’alba, lungo il sentiero che da Prato Barbieri per Montelana porta al S. Franca, si profila una lunga colonna di tedeschi che spinge davanti a sé alcuni civili. Il nemico, partito da lontano per distruggere per sempre i ribelli del Lama e del Santa Franca, finalmente li ha incontrati! Una preda facile: tre giovani che la stanchezza e la sicurezza di aver i compagni alle spalle, aveva offerto alle sue armi nel sonno. Non ha pietà, non sente vergogna di colpire in modo così vile e facile e li abbandona lì, sul sentiero montano, con i miseri corpi rattrappiti e lacerati dagli squarci delle ferite. Sono i primi tre caduti della “Valdarda”. Un’altra fucilazione si ebbe il pomeriggio di quella stessa domenica al vicino passo di Santa Franca. Il giovane Eugenio Silva di Tiramani, ventenne, imbattutosi nel bosco in una pattuglia, venne fucilato sul posto. Inutilmente aveva alzato le mani in segno di resa. La sera stessa, don Giuseppe Borea, parroco di Obolo e cappellano militare della 38° Brigata della Divisione Valdarda, che recitò un ruolo attivo e di primo piano nelle file della Resistenza e si distinse per umanità e coraggio, saputo dell’eccidio, si reca sul posto sfidando il nemico per benedire e ricomporre le salme straziate ed il giorno che seguì, le fece trasportare al cimitero della sua parrocchia dove provvide alla tumulazione provvisoria. Seppellire i morti fu infatti una delle più importanti opere di carità di Don Giuseppe Borea, a costo della Sua stessa vita, perché l’ingiunzione era di lasciare i cadaveri per strada, a monito per i vivi.
Al termine della commemorazione la delegazione ANPC Piacenza si è recata al vicino cimitero di Obolo – piccola frazione del Comune di Gropparello, a rendere omaggio, con la lettura da parte del consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio ANPC, Salvatore Scafuto, della Pregheira del Ribelle, alla targa a ricordo di don Giuseppe Borea, all’epoca della Lotta di Liberazione, parroco del paese, vittima di un processo farsa e fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945 dietro al cimitero di Piacenza; per don Beotti, ANPC Piacenza ha chiesto al Vescovo di Piacenza l’avvio del processo di Beatificazione.
Salvatore Scafuto, consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio di ANPC Piacenza
Oggi pomeriggio alle 18,00 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, noi dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani insieme all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e con l’Associazione Nazionale Carabinieri ricorderemo gli 81 anni dalla liberazione di Roma onorando la memoria di quei militari, in particolare carabinieri che, insieme ai civili e alle formazioni partigiane e politiche, per fedeltà al giuramento al Re e all’Arma, ma prima di tutto alla propria coscienza, dopo l’8 settembre parteciparono alla difesa di Roma a porta San Paolo e ad ottobre organizzarono sotto la guida del generale dei CC.RR Filippo Caruso il Fronte Militare Clandestino dei Carabinieri facente parte del Fronte Militare Clandestino comandato dal colonnello Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo. Il Fronte militare clandestino dell’Arma, forte di oltre 5.700 tra ufficiali e sottoufficiali e truppa, con atri 2.000 carabinieri che militavano in varie formazioni partigiane, ha dato un contributo straordinario alla Resistenza romana e dell’Italia centrale nonché alle cinque giornate di Napoli.
Con la ricostituzione della loro capacità preventiva e informativa in contatto con il governo Italiano e con gli alleati, con la produzione di documenti falsi e con audaci sabotaggi e depistaggi salvarono centinaia di cittadini romani dalla violenza e dalle persecuzioni degli occupanti tedeschi.
Tra loro, la figura esemplare di Giovanni Frignani, l’ufficiale romagnolo di formazione cattolica che aveva guidato nel pomeriggio del 25 luglio l’arresto di Mussolini, cui è dedicato il bel libro di Mario Avagliano che oggi presentiamo. La sua è una storia intrepida, dalle trincee del Piave alla attività di controspionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale, dall’arresto di Mussolini alla morte di Ettore Muti, dalla Resistenza clandestina a Roma con il Fronte militare clandestino dei Carabinieri all’arresto da parte dei tedeschi, dalla detenzione e le torture in via Tasso al martirio alle Fosse Ardeatine.
Il tributo che pagarono i carabinieri resistenti a Roma (furono oltre 6 mila quelli che rifiutarono di aderire alla RSI ed entrarono in clandestinità) è stato altissimo: 2000 deportati in Germania come Internati militari, su ordine di Kappler e di Graziani, il 7 ottobre ‘43 (per neutralizzarli in vista del rastrellamento degli ebrei programmato per il 15), 150 i caduti, 180 gli arrestati, 12 i carabinieri (tra i quali Montezemolo e lo stesso Frignani) assassinati alle Fosse Ardeatine.
Generali come Hazon, Cerica, Caruso, Maraffa, De Carolis, De Luca e ufficiali come Frignani e Talamo Aversa, Blundo, Talamo, Di Jorio, Votto, Geniola e tanti altri sono stati protagonisti e martiri di questa talora dimenticata Resistenza che ha onorato l’Arma dei Carabinieri e l’Italia testimoniando fino al sacrificio della propria vita valori morali e principi di lealtà alla Patria e al bene comune che sono stati alla base della conquista della libertà e della democrazia italiana ed europea.
L’Anpc ha sfilato nella parata ai Fori Imperiali a Roma con il medagliere, rappresentata dal Consigliere Nazionale Gianfranco Noferi, Margherita Campigno e l’Alfiere Lucia Scagnoli. Sull’Altare della Patria ci ha rappresentati Giuseppe Di Fede. Il momento è stato celebrato, come da tradizione, dalle note dell’Inno Nazionale e dal sorvolo delle Frecce Tricolori.
E’ un giorno in cui dobbiamo sentirci impegnati a spiegare perché e’ vacanza. E’ la festa della sovranità dei cittadini italiani, conquistata con la Costituzione repubblicana antifascista.
La nostra Nazione si e’ riunificata e riconciliata col primo voto politico a suffragio universale cui parteciparono anche le donne che nei codici precedenti non godevano della parità di diritti con gli uomini. La Repubblica si e’ assunta il compito di riconosce i diritti e di farli rispettare, nonché l’obbligo di rimuovere le cause che ne fossero impedimento all’esercizio. Dopo tanta distruzione bellica la nostra Costituzione ripudia la guerra ma inserisce l’Italia negli organismi sovranazionali che promuovono e difendono la pace. Ci ha aperto la strada verso l’Europa senza confini e ci chiede di portare a termine la vera unità perché se rimangono i confini rimangono anche le cause di conflitti e purtroppo ne siamo anche oggi testimoni. Perciò sia Festa e sia gioia per la nostra Patria. ANPC invita tutti gli Italiani a riconoscersi nella propria festa.
L’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Enrico Mattei” di Fiorenzuola d’Arda (PC) in collaborazione con ANPC Piacenza ed il Comune di Fiorenzuola d’Arda (PC) ha scelto quest’anno di celebrare la Festa della Repubblica, simbolo dei valori fondamentali della nostra società, con un incontro dal titolo: “L’attualità del messaggio di don Borea rivolto ai giovani d’oggi” che si terrà Mercoledì 4 Giugno 2025 alle ore 10.00, presso l’Auditorium Comunale di Fiorenzuola d’Arda secondo il programma di cui alla locandina invito:
Dopo l’introduzione della vice sindaca, Paola Pizzelli, il vice presidente di ANPC Piacenza, e nipote del martire nonchè omonimo, Giuseppe Borea, presenterà il video: ” La guerra cristiana di don Giuseppe Borea”ed illustrerà il libro:”La Fede ed il Sangue”.
A seguire vi saranno, da parte degli allievi, una serie di riflessioni moderate dalla prof.ssa Paola Dente.
Le conclusioni verranno tratte dalla dott.ssa Rita Montesissa, dirigente scolastico dell’Istituto Mattei.
VENERDÌ 2 GIUGNO 2025 alla COMMEMORAZIONE dei primi Caduti della Divisione Val d’Arda (4 giugno 1944): Benvenuto Carini di Bettola; Giuseppe Carini di Bettola; Antonio Rossetti di Gropparello; Eugenio Silva di Morfasso. L’incontro avrà luogo, come da locandina, con il seguente programma: Ore 10,00 Santa Messa nel Santuario di Santa Franca (Morfasso). Orazione Ufficiale Romano Repetti, presidente ANPI Piacenza. A seguire Deposizione Corona d’alloro al Cippo in Montelana.
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