ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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17 Giugno 1944

17 giugno 1944, Aurano (Valle Intrasca)   Ad Aurano otto partigiani della “Cesare Battisti” vengono fucilati e sepolti nella fossa che sono stati costretti a scavare.  A Ponte Casletto vengono fucilati con una scarica alle spalle due partigiani del “Valdossola”: Luigi Abbiati e il “Panatée”.  In Val Pogallo due partigiani, catturati all’alpe Aurà, vengono legati assieme e bruciati vivi su una catasta di legna.

17 giugno 1944Alpe Pogallo(Verbano).   Alpe Pogallo. L’edificio degli ingegneri dell’impresa boschiva che ha operato per decenni nella valle, è stato trasformato nella sede del comando SS. Qui vengono fatti confluire dieci partigiani catturati sotto l’alpe Baldesaut e otto catturati sotto la Bocchetta di Campo. Viene ordinato loro di scavare una fossa lungo il terrapieno sotto l’edificio. Dopo aver firmato un verbale scritto in tedesco, ogni partigiano viene condotto sul margine della fossa, fatto spogliare e fucilato.  Dietro il cimitero di Falmenta vengono uccisi con un colpo alla nuca altri quattro partigiani.

Arrivederci Bartolo! di Andrea Rossi – ANPC Ferrara

L’11 giugno scorso è scomparso a Roma, improvvisamente, il segretario dell’associazione nazionale partigiani cristiani (ANPC), Bartolo Ciccardini.

Esponente di spicco della sinistra democristiana, era persona mite, tenace e onesta, tenace difensore delle radici del movimento cattolico italiano. Due anni fa decise di impegnarsi personalmente, per sostenere e garantire l’esistenza dell’ associazione, depositaria della memoria di chi combattè la guerra di liberazione col fazzoletto azzurro di Enrico Mattei al collo.
Gli ultimi mesi non sono stati felici per Bartolo, che davvero fino al giorno della morte ha lottato e protestato per garantire i fondi necessari alla sopravvivenza dell’associazione, i quali sono stati dirottati altrove, in modo arbitrario e immotivato, causandogli immensa amarezza, specie per le improvvide rassicurazioni avute dai diretti interessati del (magro) beneficio.
L’eredità che lascia, in una stagione fra le meno liete per il paese e per i cattolici impegnati in politica, è quella della speranza senza cedimenti al disegno della Provvidenza, che ci fa dire, comunque, anche nel momento di maggiore sconforto “omnia in bonum”, tutto concorre al bene, comprese le cose che oggi non capiamo e che ci addolorano. Personalmente, io che sono stato il suo vice in quest’ultimo scorcio della sua esistenza terrena, posso solo salutarlo con le parole di Benigno Zaccagnini, che ANPC ricordò nel novembre 2009 a Ferrara, con un convegno per il 20° anniversario della morte:
A vég par la mi strè
incontra a la mi guéra
s’a chésch a chesch in téra
e zidèint a ch’i m’tò so.
Arrivederci Bartolo, grazie di tutto.
Andrea Rossi
Vice segretario nazionale ANPC

In ricordo di Bartolo Ciccardini Il Partigiano Bianco dell’ANPC Cremona

I partigiani cristiani di Cremona ricordano la personalità del caro amico Ciccardini

Domenica 15 Giugno 2014

“IN QUESTA DIMENSIONE CREPUSCOLARE LA ANPC DI CREMONA RICORDA, CON COMMOZIONE, SOLIDARIETA’ UMANA E CRISTIANA, LA PERSONALITA’ DEL CARO AMICO  BARTOLO CICCARDINI, UOMO DI CULTURA E DI FORTE IMPEGNO POLITICO, IN UNA VISIONE DELLA VITA CHE CI HA SEMPRE COINVOLTI. CON IL RICORDO, L’AUGURIO CHE IL SUO ESEMPIO E LA SUA TESTIMONIANZA SIANO FORIERI DI NUOVE AVVENTURE DELL’UOMO. SENTITE CONDOGLIANZE E VIVE CORDIALITA’ “. Angelo  Rescaglio Presidente ANPC Cremona

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MEMORIAL’onorevole Bartolo Ciccardini è morto a Roma l’11 giugno del 2014. Fu un politico cattolico che visse nella Dc al fianco di Enrico Mattei ed è stato incompreso leader dell’associazione dei “partigiani bianchi”. Più volte deputato Dc, esponente di spicco della sinistra democristiana, appartenente però a quel gruppo “anomalo” che, fino agli anni Sessanta, ha provato a battersi al fianco di Enrico Mattei (1906-1962) per il recupero della sovranità nazionale, anche energetica, del nostro Paese. Pochi ricordano ad esempio come l’ingegner Mattei, da Commissario straordinario dell’Agip per l’Italia settentrionale, fin dal maggio 1945 curò intensamente ricerche d’idrocarburi nella valle padana, propugnando un esteso intervento dello Stato in questo settore al fine di sottrarre il Paese dalle «Sette Sorelle» del petrolio, fra le quali c’erano allora l’Anglo-Olandese Royal Dutch Shell e l’Anglo-Persian Oil Company poi divenuta British Petroleum.

CON ENRICO MATTEI.Deputato per la Dc dal 1948 al 1953, Mattei era stato comandante di un gruppo di “partigiani bianchi” all’interno dei quali lo stesso giovanissimo Ciccardini militò fin dal 1943. Ciccardini, che era nato Cerreto d’Esi il 30 settembre 1928, è ricordato come un uomo mite, tenace e onesto. Nell’età matura si fece anche difensore delle radici del movimento cattolico italiano facendosi eleggere, nel 2012, a segretario dell’Associazione nazionale partigiani cristiani (Anpc), sodalizio che è stato depositario della memoria di chi combatté la Resistenza su posizioni cattoliche ed anti-comuniste, col fazzoletto azzurro di Enrico Mattei al collo.Come denunciato da Andrea Rossi, che negli ultimi anni è stato il suo “vice” nell’Anpc, da quando Ciccardini decise di impegnarsi personalmente per sostenere e garantire l’esistenza dell’associazione, fu chiamato a vivere periodi difficili: «Fino al giorno della scomparsa Bartolo ha lottato e protestato per garantire i fondi necessari alla sopravvivenza dell’Associazione, i quali sono stati dirottati altrove, in modo arbitrario e immotivato, causandogli immensa amarezza, specie per le improvvide rassicurazioni avute dai diretti interessati del (magro) beneficio. L’eredità che lascia, in una stagione fra le meno liete per il paese e per i cattolici impegnati in politica, è quella della speranza senza cedimenti al disegno della Provvidenza, che ci fa dire, comunque, anche nel momento di maggiore sconforto “in bonum”, tutto concorre al bene, comprese le cose che oggi non capiamo e che ci addolorano».

PRESIDENZIALISMO CATTOLICO.Nelle rievocazioni di questi giorni, naturalmente non è stato ricordato l’impegno di Ciccardini per la “Repubblica decidente”. Con altri democristiani “decisionisti” come il senatore Luciano Dal Falco, Celso Destefanis, l’onorevole Edoardo Speranza ed il più volte ministro Giuseppe Zamberletti, Ciccardini costituì, all’inizio del 1968, l’agenzia d’informazione “Europa Settanta”, del quale fu il primo direttore responsabile, che promosse d’affrontare dal basso la riforma dello Stato facendo presentare alla Camera un progetto di legge per l’elezione diretta dei sindaci, nel proposito di risalire all’elezione diretta dei Presidenti di Regione e da ultimo, con graduale affermazione della stessa logica, all’elezione popolare diretta del presidente della Repubblica. I suggerimenti “profetici” di Ciccardini e di “Europa Settanta”, però, caddero allora nel vuoto, finché vent’anni dopo non si è comunque dovuti arrivare, nell’instabilità continua delle giunte comunali e regionali, alla riforma delle autonomie locali che, negli ultimi tempi, ha rifatto parlare dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica come “Sindaco Italia”. Ma questa è un’altra storia. (Tratto dal ricordo di un caro amico comune) Addio e grazie, grande Segretario! Caro Bartolo, l’11 di giugno, mercoledì scorso, hai concluso serenamente la tua esistenza terrena, in compagnia dei tuoi tanti amici. Noi che gli abbiamo voluto bene lo affidiamo alla misericordia del Padre e lo ricordiamo con affetto e rimpianto. Un grazie con tutto il cuore per l’amore, la dedizione, l’entusiasmo che hai sempre saputo trasmetterci nel tuo lavoro e per l’esempio di vita che hai dato a chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerti! “RESISTERAI” per sempre nei nostri cuori!

Associazione Nazionale, Patigiani Cristiani Cremona, (Giorgio Carnevali)

15 giugno 1944,Pian d’albero di Figline (FI)

 I nazisti impiccano 18 partigiani catturati dopo uno scontro a fuoco. I corpi sono lasciati esposti per tre giorni a S. Andrea in Campiglia

14 Giugno 1944

14 Giugno 1944,Niccioleta Cecina,Massa Marittima GR

Anche qui come a Forno l’idea che la guerra fosse finita spingeva la gente a rischi maggiori di quanti potessero gestirne, con i tedeschi nel pieno delle loro forze, non spese a contrastare gli Alleati. A Niccioleta, con la sua miniera (comprensorio Larderello) facevano capo diverse forniture strategiche che facevano gola a partigiani e tedeschi. Il 3 giugno 1944 un distaccamento di partigiani comandati da Vincenzo Checcucci entrò in Niccioleta. Il 13 giugno oltre 300 fra soldati tedeschi e milizie fasciste accerchiarono e attaccarono il paese di Niccioleta. Il rastrellamento porto alla cattura di 120 uomini. I minatori di Niccioleta passarono la notte nel teatro di Castelnuovo e la mattina furono divisi in tre gruppi: uno destinato alla fucilazione, uno alla deportazione e uno ad essere rimandato a casa. Escluso questi ultimi gli altri (77) vennero accompagnati nei pressi di una centrale geotermica, dove i soffioni erano stati liberati dai tubi e producevano un rumore fortissimo. Vennero fatti entrare in una specie di piccolo anfiteatro naturale e abbattuti a raffiche di mitra. Ai settantasette minatori si aggiunsero quattro partigiani provenienti da Volterra, tutti ex ufficiali dell’esercito. Il tenente Blok, delle SS, artefice del rastrellamento di Niccioleta, riceverà per questo un riconoscimento al valor militare dai suoi superiori.

14 giugno 1944,Todi (PG),

in località Pontecuti i nazisti della Fallschirmjäger-Division Hermann Goering, rinforzata da giovani volontari della Rsi, trucida cinque contadini della zona, dopo averli usati come bestie da soma per il trasporto di materiali. Due giorni dopo, in località Poggio di Monte Castello, uccidono per rappresagli altre nove persone.

13 Giugno 1944,Forno di Massa

L’operazione fu condotta dalla 3a Compagnia della 135a FestungBrigade, alla quale erano subordinati i reparti italiani della Xa MAS di La Spezia, al comando del Ten. Umberto Bertozzi di Cologno (PR). i tedeschi dichiararono:n. 149 partigiani uccisi, n. 51 catturati, n. 10 case distrutte, n. 7 feriti nelle forze tedesche (fonte Prof. Vemi”). Come già successo tante volte si vociferava che quelli (giugno 44) fossero gli ultimi giorni di guerra e che fosse arrivata l’ora della rivolta generale. Le brigate partigiane scesero a Forno, chiave di volta di Massa Carrara presidiandola per giorni, dal 9/6 al 13 nonostante si fosse capito che il messaggio era male interpretato. Il comandante ex bersagliere Marcello Garosi e gli altri comandanti decisero di rimanere, preparandosi ad accogliere la reazione dei tedeschi. Il 12 giugno, la brigata partigiana contava ancora 450 uomini armati e altri 200 da armare. Il passo di Colonnata, che era d’importanza strategica, venne presidiato da un distaccamento che la sera del 12 giugno non venne raggiunto dai rifornimenti. I partigiani allora abbandonarono la posizione per poche ore per potersi rifocillare, senza attendere il cambio. Fu fatale: all’alba del 13 un migliaio di soldati appartenenti alle SS, alla X Mas e alla Guardia Nazionale Repubblicana di La Spezia mossero contro Forno appoggiati da due semoventi. In particolare i militi della X Mas il battaglione San Marco ebbero la fortuna di trovare il passo di Colonnata sgombro e di poter così operare un accerchiamento. All’alba del 13 Forno venne circondata ed iniziava un violento combattimento tra fascisti e partigiani che alla fine dovettero ritirarsi perdendo anche il comandante Tito. Le unità tedesche del maggiore Walter Raeder, bruciarono il paese mentre molti venivano rinchiusi nella ex stazione dei Carabinieri. I partigiani lamentavano 70 morti e 15 prigionieri. Così l’eccidio viene descritto da Emidio Mosti:” prima del tramonto, furono prelevati settantadue giovani e trasportati a piedi, fuori del paese, in località Sant’Anna, nei pressi di una chiesetta sul pendio lungo il fiume Frigido. In paese, intanto, venti persone ferite finirono miseramente in un rogo ardente ancora dentro la caserma dei carabinieri. Fu questo l’inizio di una vera ecatombe: infatti, quasi contemporaneamente, sul ciglione del fiume, a Sant’Anna, i nazifascisti consumavano uno dei più efferati crimini. A gruppi di otto o nove alla volta, quei settantadue giovani venivano falciati da scariche ravvicinate (circa da 4 m). I loro corpi straziati rotolavano sanguinanti sul greto del Frigido, da un’altezza di poco più di tre metri, in una fossa comune.” Il comandante Marcello Garosi che per una ferita ad una gamba non aveva preso direttamente parte alle ultime azioni era alloggiato fuori dal paese: tentò più volte di raggiungere i compagni assediati al cotonificio ma venne respinto e infine ferito gravemente. Continuò a sparare contro i nemici, infine conservò l’ultima pallottola per sé, per non cadere vivo nelle loro mani. Così Garosi, detto “Tito”, morì in località Pizzacuto alle 9.30, poco distante dal cotonificio. 72 giovani del luogo vennero fucilati sull’argine del Frigido, i partigiani presi prigionieri vennero rinchiusi nella caserma dei carabinieri e arsi vivi. Altre 400 persone vennero avviate verso i campi di concentramento in Germania e le loro case furono saccheggiate e date alle fiamme.

12 giugno 1944 Marenella di Fabriano(AN).

I fratelli Agapito e Torello Latini sono fatti prigionieri nella loro casa di campagna in loc. Marenella. Interrogati senza risultati come simpatizzanti partigiani sono condotti in varie località e trovati impiccati il 21 luglio 1944 nei pressi di Cesena.

Addio e grazie, grande Segretario!

Bartolo Ciccardini l’11 Giugno 2014 ha concluso serenamente la sua esistenza terrena, in compagnia dei suoi amici.

Noi che gli abbiamo voluto bene lo affidiamo alla misericordia del Padre e lo ricordiamo con affetto e rimpianto.

Un grazie con tutto il cuore per l’amore, la dedizione, l’entusiasmo che hai sempre saputo trasmetterci nel tuo lavoro e per l’esempio di vita che hai dato a chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerti! Resterai per sempre nei nostri cuori!

11 Giugno 1944

11 Giugno 1944, Onna di Paganica (Aquila) Il pomeriggio dell’11 giugno ‘44 alcuni soldati tedeschi provenienti dalla strada di Monticchio si dirigevano verso Onna rastrellando giovani e vecchi. I familiari dei sequestrati, ritenendo che l’imminente rappresaglia fosse in rapporto con una colluttazione avvenuta qualche giorno presero con la forza la madre ed la sorella di costui, consegnandole ai tedeschi quale contropartita per la liberazione degli ostaggi. Ma i tedeschi rinchiusi tutti in casa Ludovici minarono lo stabile provocando il crollo dell’edificio sulle 16 vittime.

11 giugno1944, Borga dei Martiri, frazione di Recoaro Terme (VI).

17 persone fucilate per rappresaglia per l’uccisione di un sergente dell’esercito tedesco.

9 giugno 1944

9 giugno 1944–Piaggiasecca di Sassoferrato(AN)

Cadono in una imboscata tesa dalle truppe tedesche nei pressi della frazione Piaggiasecca di Sassoferrato, sotto al Monte Cucco. Caddero combattendo il ten. Vincenzo Lo Cascio, Ugo Bianchetti e Drago Petroviciugoslavo.

 

Monterotondo è definitivamente liberata.

Liberate anche Civitacastellana e Tuscania.

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