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Testimonianze degli studenti del Liceo “E. Mattei” di Fiorenzuola d’Arda (Pc) su don Giuseppe Borea

Lo scorso 4 giugno 2025, in occasione della Festa della Repubblica il sindaco di Fiorenzuola d’Arda unitamente alla Dirigente del locale Polo Scolastico “Enrico Mattei”, in collaborazione con ANPC di Piacenza, hanno promosso un’attività volta a far conoscere la figura di don Giuseppe Borea agli studenti delle V classi dei licei del Polo con focus su “l’attualità del messaggio di don Giuseppe Borea rivolto ai giovani di oggi”. I docenti Stefano Costi, Elena Eleuteri, Federico Arfini coordinati dalle professoresse Paola Dente e Adele Prati, hanno svolto lezioni sul tema e le relative riflessioni conclusive sviluppate da alcuni studenti sono state presentate dai rappresentanti di classe al successivo convegno, che ha visto la partecipazione di oltre 100 studenti (anche di fedi religiose non cattoliche).

Questa bella esperienza è racchiusa in una pubblicazione che è andata alle stampe nei giorni scorsi e che, allegata alla presente invito a leggere in particolare perché dagli scritti degli studenti traspare il desiderio di richiamare l’esempio di queste nobili figure per recuperare gran parte dei sogni e delle conquiste da loro realizzate; ideali che oggi ci devono impegnare a resistere alle comodità, all’indifferenza, ai luoghi comuni, perché anche se ai nostri giorni non si tratta più di combattere un nemico “fisico”, ma, come allora e come hanno fatto i giovani cattolici come don Giuseppe Borea, anche oggi è necessario l’impegno personale per cambiare le tante cose che non vanno, prima di tutto in noi stessi; le rendite di posizione che non sono più sostenibili, anche, e prima di tutto, le nostre; i diritti acquisiti che vanno rivisti ed aggiornati alla realtà attuale. E soprattutto ci dobbiamo impegnare in prima persona per le “battaglie” che sono alla nostra portata, al nostro livello, che sono vicine a noi, con la certezza che il futuro della società dipende e passa, prima ancora che dagli altri e da ogni altra cosa, da noi stessi.

Nel ringraziare gli studenti del “Mattei” (ricordo che l’Istituto porta il nome dell’uomo che più di altri ha contribuito in modo determinante alla rinascita economica del nostro Paese, dopo essere stato un partigiano cattolico nelle fila del Comitato di Liberazione a Milano) che sotto l’abile guida di Giuseppe Borea e dei loro insegnanti: Adele Prati, Stefano Costi, Elena Eleuteri, Federico Arfini coordinati dalla professoressa Paola Dente, hanno svolto un encomiabile lavoro, permettetemi, di mandare un ultimo saluto al “Griso” (Felice Fortunato “Nato” Ziliani) che insieme a mio padre Giovanni, partigiano cattolico, combattente e ferito in battaglia, mi inculcò l’amore per la nostra Patria.

Mario Spezia
A.N.P.C. Piacenza

Dichiarazione Anpc dell’8 ottobre 2025

ANPC si riconosce pienamente nelle parole cristalline del Presidente Mattarella: “La crudele e inaccettabile violenza con cui Israele infligge alla popolazione di Gaza un intollerabile prezzo di morte, fame e disperazione mai potrà cancellare quella pagina turpe della storia che e’ stato il massacro operato da Hamas e che rimarrà nelle coscienze”. E richiamando la tragedia dell’Olocausto “esorta ad evitare che i sentimenti suscitati da Gaza non sfocino in quell’orribile antisemitismo che, particolarmente nel secolo scorso, ha toccato punte di mostruosa atrocità e che oggi appare talvolta riaffiorare, fondandosi sulla imbecillità e diffondendo odio”. Infine il Presidente torna a chiedere al governo Netanyahu di rispettare il diritto internazionale.

Dichiarazione Anpc

Vergognosa l’offesa al monumento di Papa San Giovanni Paolo II un alfiere della Pace. Chi non censura un gesto tanto vile e antistorico e’ amico dei dittatori e ama la violenza? Chi resiste alla violenza in qualsiasi forma si presenti non sarà mai un partigiano o un patriota

Prima giornata degli internati militari – 20 settembre 2025

La giornata iniziata con la deposizione di corone di fiori davanti all’urna dell’internato ignoto nel Tempio Civico di San Sebastiano a Milano, è proseguita nella sala Alessi di Palazzo Marino.

Dopo i saluti di Elena Buscemi (Presidente del consiglio comunale di Milano e coordinatrice della cerimonia), Claudio Sgaraglia (Prefetto di Milano), Marco Brando (Presidente ANEI Milano) e Carmen Meloni (Vicepresidente di ANED Milano), che hanno introdotto l’importanza di questi militari che, rifiutando di continuare a combattere con la Repubblica di Salò, difesero la dignità e il senso autentico dell’amor di Patria quando lo stato si era dissolto.

Gli interventi degli storici Emanuele Tedeschi, Guido Formigoni e Paolo Corsini, ci hanno illustrato il senso dell’onore di questi giovani, che dopo l’8 settembre 1943, ebbero il coraggio di dire NO al nazifascismo.

Dopo l’arrivo della senatrice Liliana Segre sono state consegnate 20 medaglie d’onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti dal 1943 al 1945, tra cui un ultracentenario presente: Ennio Corazza di 101 anni.

Nel pomeriggio è stata inaugurata la nostra mostra “Resistere, non piegarci” presso il Municipio 1 di Milano, con la partecipazione e l’intervento di Francesca Besso, una delle nipoti di Francesco Besso, uno degli internati rappresentato nella mostra stessa.

Mattia Abdu (Presidente del Municipio 1) ha ringraziato i presenti e ANPC per aver pensato di esporre la mostra presso la loro sede.

Luisa Ghidini Comotti ha spiegato le motivazioni per cui nel 2023 si è pensato di preparare una mostra per portare alla conoscenza dei cittadini l’importanza degli Internati Militari Italiani, per lo più giovanissimi, che dopo l’8 settembre dissero NO al nazifascismo, pagando un prezzo personale altissimo.

Stefano Rodolfo Contini (Curatore della mostra) ha illustrato l’epopea degli IMI, ed alcuni aneddoti delle persone illustrate nei pannelli. Come i valori cristiani che hanno caratterizzano queste persone ed hanno dato loro la forza di resistere al nazifascismo; così come anche i due partigiani raffigurati, hanno avuto la stessa statura morale.

La mostra è proseguita fino al 28 settembre, con una buona partecipazione di cittadini: chi più curioso di conoscere questa pagina della storia, chi ha avuto un parente internato e si è commosso nel visitare la mostra.

All’inaugurazione della mostra hanno partecipato inoltre Leo Gilardi (Aned Milano) e Ginetto (Anpi Ortica).

Luisa Ghidini – Comotti

Presidente ANPC Città Metropolitana di Milano e Consigliere Nazionale

27 settembre a Reggio Calabria:Anpc e Anei insieme per ricordare gli Imi

Si conclude la settimana della memoria promossa da Anpc ed Anei a Reggio Calabria: questa mattina 27 settembre si è svolta una partecipata celebrazione presso la chiesa di San Francesco Saverio in Reggio Calabria. Della celebrazione eucaristica durante la sua omelia parlando degli internati Don Antonio Iero, celebrante per l’occasione, ha messo in risalto il grande sacrificio fondato sulla fede Cristiana unita al forte senso di patria da parte degli internati militari. Ed il loro esempio per traversie passate nei campi di concentramento può essere di esempio contro tutti quei piccoli grandi campi di concentramento in cui la vita ci rinchiude ogni giorno. Durante la celebrazione è stata inoltre Donata alla chiesa una icona del beato Teresio Olivelli. A seguire un breve incontro in cui si sono succeduti interventi di tutte le associazioni presenti tra cui ricordiamo la componente Nazionale sommergibilisti dell’Associazione Nazionale marinai d’Italia, l’associazione Nazionale mutilati ed invalidi di guerra, l’associazione culturale calliurghia di Bova Marina che ha in mente di realizzare per il 27 gennaio prossimo un monumento in memoria degli internati. Una breve introduzione È stata svolta dal nostro referente locale Gianluca Tripodi il quale ha una volta di più rimarcato l’accento sulla coralità e sul senso di forza della fede e di amore di patria che ha spinto gli internati anche fino all’estremo sacrificio. Le conclusioni sono state affidate a Nicola Marazzita presidente provinciale dell’Associazione Nazionale ex internati il quale ha rimarcato i no detti più volte dagli internati militari al nazismo ed al fascismo per non tradire la propria patria e per tenere alto il loro senso di onore e dignità, in questo senso retti anche da una grande Fede in Dio rivitalizzata molto spesso dall’opera importante dei cappellani militari nei campi di concentramento.

Via don Giuseppe Borea, la strada a Bettola intitolata al sacerdote fucilato dai fascisti

Bettola, paese nella montagna piacentina, ha ora una via nuova intitolata a don Giuseppe Borea, il sacerdote piacentino, parroco di Obolo, che fu fucilato dai nazifascisti il 9 febbraio del 1945. La strada dal capoluogo valnurese sale verso Prato Barbieri là dove don Borea si prodigò durante la Guerra per aiutare tutti coloro che ne avevano bisogno.

Sabato 20 settembre si è svolta la cerimonia inaugurale alla presenza del sindaco di Bettola, Paolo Negri, delle delegazioni ANPC Piacenza: guidata dal presidente Mario Spezia, accompagnato dal vice presidente, nonché nipote del sacerdote, Giuseppe Borea, dai membri del Consiglio: Giuseppe BoreaEnzo Caprioli, Giuseppe Ardizzi e Mario Agnelli e ANPC Parma e Bedonia, guidata da Vincenzo Genco;  di Attilio Ubaldi vice prefetto vicario di Piacenza e in rappresentanza della FIVL di Parma, di Salvatore Scafuto, in rappresentanza del Comune di Piacenza, di Giuseppe Previdi, Vice Sindaco del Comune di Gropparello, di Bianca Rapaccioli del Comune di Morfasso, di Stefano Pronti dell’ANPI provinciale, di Marco Bergonzi, presidente ACER Piacenza, e di altre istituzioni pubbliche e di diversi cittadini. “Questa intitolazione ripercorre una strada, ha detto il sindaco di Bettola Paolo Negri “segnata da luoghi simbolo della nostra libertà a cominciare da Rio Farnese, dove furono barbaramente trucidati 20 giovani a gennaio del 1945, e poi il Passo dei Guselli, dove i nazifascisti compirono un altro efferato crimine contro i partigiani e più avanti c’è Obolo, il paese di don Borea” dal quale fu strappato per essere sacrificato. Qui c’è uno spaccato di storia della resistenza – ha continuato il sindaco -, di giovani che ritenevano di essere dalla parte giusta della lotta, che hanno dato la vita, come don Borea”. 

Ha poi preso la parola Mario Spezia, per l’orazione ufficiale 

La multiforme opera di carità di don Borea durante la Resistenza contempla anche un altro aspetto, non visibile, apparentemente secondario, ma non meno importante: “l’amore è più forte dell’odio”.

Questo aspetto lo accomuna al beato Teresio Olivelli, ufficiale che, tornato dalla campagna di Russia dove rimaneva indietro sul campo per soccorrere i feriti e parlare del Vangelo ai moribondi, si preoccupava di contattare personalmente i familiari dei soldati morti.

Una lettera preziosissima, datata 4 gennaio 1946, e’ testimone di un incontro. A parlare e’ un confratello di don Borea, don Aurelio Sala, parroco di Olmo di Bettola:

”A meta’ strada fra chiesa e cimitero incontro il defunto d. Giuseppe Borea in veste talare, cotta, stola violacea e soprabito sulle spalle, e tre partigiani che mi furono presentati come tre commissari. Vengono in casa. Don Giuseppe si lava le mani, lorde anche di sangue perche’ aveva amministrato l’olio santo ai 5 fucilati”. Cesare Bondioli, Romano Rimondini, Roberto Mutti, Giuseppe Vincini, Ettore Poggi. Sono questi i nomi dei cinque repubblicani fucilati. Il primo, Cesare Bondioli, e’ di Bologna ed e’ amico personale del Duce. E’ giornalista e direttore amministrativo de ”Il Resto del Carlino”. Ha un anno in meno di don Giuseppe. E’ il 6 settembre 1944 e l’esecuzione e’ appena avvenuta presso il cimitero di Olmo. Il parroco che era lontano dalla canonica per seguire alcuni affari con i suoi mezzadri, e’ stato avvertito dal nipote e ora sta tornando nella sua parrocchia. Sulla strada, incontra il gruppo di partigiani insieme al cappellano e li invita a entrare in canonica.”Conversando qualche momento don Giuseppe mi fece vedere un biglietto scritto a matita copiativa dal fucilato Bondioli: lessi appena le prime parole, essendo gli altri di premura; diceva: ”Cara moglie, l’ ora suprema e’ arrivata, sii forte…”. Passa qualche settimana e un lunedi don Sala si incontra a Bettola con ”il povero don Giuseppe”. Racconta il parroco di Olmo: ”Fra le altre cose gli chiesi: ”Come hai fatto don Giuseppe, a far scrivere quel biglietto, discretamente lungo, al defunto Bondioli?”.”Se sapessi, caro don Aurelio, che fatica! Lo presi sotto il mio ombrello (poiche’ piovigginava), lo nascosi dietro la mia persona, discretamente alta e larga per il soprabito sulle spalle, gli slegai le mani e gli permisi di scrivere, quantunque i partigiani, alle mie spalle, un po’ lontani, brontolassero per l’ eccessiva lunghezza di quella confessione”. A quel punto don Sala gli chiese di fargli rivedere il biglietto e don Giuseppe gli spiega: ”l’ho a casa tutto in pezzi perche’ il commissario di Prato Barbieri, cui lo feci vedere, me l’ ha strappato, io pero’ lo tengo”. Sembra di vederlo don Giuseppe, che davanti a questo gesto di disprezzo non si scoraggia, e, chino a terra, raccoglie disperatamente quei brandelli di vita che ha promesso di consegnare alla moglie del Bondioli. 

A don Borea ben si addice quanto indicato nell’Antifona di ingresso della Liturgia di oggi a ricordo dei Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni martiri coreani della metà del 1800: “Il sangue dei martiri per Cristo fu sparso sulla terra; in cielo essi raccolgono il premio eterno”.

Così è per don Giuseppe Borea per il quale l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza ha fatto richiesta al Vescovo di Piacenza di avviare il processo diocesano di canonizzazione. Il nipote del prete martire che porta lo stesso nome dello zio, Giuseppe Borea ha poi letto la lettera a firma di mons. Lino Ferrari, rettore del Seminario e della basilica di San Marco a Bedonia, impossibilitato a presenziare personalmente. “Accolgo con piacere – scrive mons. Ferrari- la notizia dell’intitolazione di una via a Bettola a don Giuseppe Borea che è stata alunno del Seminario bedoniese. Mi auguro che presto anche don Giuseppe Borea possa essere annoverato, come già don Giuseppe Beotti, nella schiera dei Beati e dei Santi dei quali può gloriarsi la nostra diocesi: le loro virtù eroiche sono un forte appello per la nostra vita troppo spesso segnata da mediocrità; la loro intercessione si asegno di speranza per un mondo tormentato, ma che anela alla pace e alla fraternità”.

La cerimonia si è conclusa con la scopertura e la benedizione della targa impartita da don Davide Maloberti, parroco della vicinai Bramaiano e direttore del settimanale diocesano “Il Nuovo Giornale”.

Foto del la cerimonia inaugurale di via don Giuseppe Borea a Bettola.

Come braci sotto la cenere: a Brescia il 28 settembre 2025

82° anniversario del sacrificio di Salvo d’Acquisto

Oggi 23 settembre 2025, si ricorda il sacrificio di Salvo D’Acquisto, protagonista di un gesto eroico che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento etico per tutti noi.

Nato a Napoli il 15 ottobre 1920, primo di cinque figli, crebbe in una famiglia profondamente cristiana. Studiò presso istituti salesiani e frequentò l’Azione Cattolica. Non completò gli studi superiori, ma coltivava una forte sensibilità culturale.

Si arruolò volontario nell’Arma dei Carabinieri Reali il 15 agosto 1939, all’età di diciotto anni, entrando nella Scuola Allievi Carabinieri di Roma. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale partecipò alla campagna del Nord Africa con la 608ª sezione carabinieri, dove fu ferito a una gamba nel 1941 in Libia. Nel 1942 venne ammesso alla Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze, frequentando un corso accelerato per vicebrigadieri. Il grado gli fu conferito il 15 dicembre 1942 e pochi giorni dopo fu destinato alla stazione di Torre in Pietra, vicino Roma. Dopo l’8 settembre 1943, reparti tedeschi della 2ª divisione paracadutisti si accamparono nella zona di Palidoro.

La sera del 22 settembre, alcuni soldati tedeschi, rovistando tra casse di munizioni abbandonate all’interno della Torre di Palidoro – già sede della Guardia di Finanza – provocarono un’esplosione accidentale che causò la morte di alcuni di loro. I comandi germanici, convinti che si trattasse di un attentato, decisero di fucilare per rappresaglia ventidue civili rastrellati sul posto.

D’Acquisto, temporaneamente comandante della stazione in assenza del maresciallo titolare, fu costretto ad assistere alla preparazione della fucilazione. Cercò invano di spiegare che si era trattato di un incidente, ma di fronte alla determinazione dei tedeschi prese una decisione estrema. Dichiarò di essere l’autore dell’attentato che in realtà non era mai avvenuto. Così facendo ottenne la liberazione degli ostaggi e venne fucilato al loro posto. Prima di cadere gridò: «Viva l’Italia!». Aveva appena ventidue anni.

Il comportamento di Salvo D’Acquisto colpì persino i suoi carnefici: “Il vostro brigadiere è morto da eroe, impassibile anche di fronte alla morte”.

Il sacrificio di Salvo D’Acquisto non fu soltanto un atto di eroismo individuale, ma l’incarnazione dello spirito di servizio e della fedeltà al giuramento prestato. La Repubblica Italiana gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Le sue spoglie, inizialmente inumate a Palidoro, furono traslate prima a Napoli e poi, nel 1986, nella Basilica di Santa Chiara. Nel 2025 papa Francesco lo ha dichiarato “Venerabile” nell’ambito della causa di beatificazione. Oggi scuole, vie, piazze e caserme portano il suo nome, testimonianza viva di un esempio che continua a parlare alle nuove generazioni.

Immagine elaborata per la commemorazione di Salvo D’Acquisto da Gianluca Tripodi, referente ANPC Reggio Calabria.

Prima Giornata Nazionale degli IMI

Come Anpc tramite il referente per Reggio Calabria Gianluca Tripodi abbiamo partecipato a Cittanova su invito dell’Anei ad una interessantissima e partecipata iniziativa che ha visto diversi interventi e testimonianze di parenti di internati. È stato anche proiettato il topo film prodotto da Anei TUTTI I NOSTRI NO, che ha suscitato grande commozione tra tutti i presenti. Nel suo intervento Gianluca Tripodi ha rimarcato la necessità di considerare la resistenza degli internati militari come una grande Resistenza di natura patriottica e non ideologica e che merita ancora ulteriori approfondimenti per i tanti episodi che sono ancora coperti dall’oblio. Si è poi rinnovato l’appuntamento per giorno sabato 27 settembre a Reggio Calabria nel quadro della iniziativa che vedrà al centro un ricordo del beato internato Teresio Olivelli e che concluderà questa ideale settimana della memoria degli internati militari italiani.

Oggi e’ la Giornata Mondiale dell’Alzheimer

Dedichiamo un pensiero agli Ammalati e a tutte le persone che si occupano di loro, con generosità e grande sacrificio.

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