ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Webinar “Le ragazze che fecero l’Europa” disponibile on-line

Webinar “Le ragazze che fecero l’Europa”, presentata da Eleonora Lombardi e Andrea Costumato.

Un evento dedicato a due staffette partigiane: Luciana Romoli e Teresa Vergalli. Organizzato nel mese dedicato alla donna,  per sensibilizzare le nuove generazioni al ruolo importantissimo che hanno avuto le donne nella Resistenza e nella lotta di Liberazione.

La registrazione è disponibile online cliccando su: https://www.youtube.com/watch?v=GEt9U9A62uU

Un piccolo sunto

Flavio Lucibello, Presidente del Consorzio Hypatia, ringrazia i promotori di  questo interessante incontro e soprattutto le due ospiti di spicco per la loro disponibilità a dare testimonianza di quanto accaduto. Ribadisce come la memoria sia fondamentale, oggi più che mai: perdere la memoria è un gravissimo pericolo per le nuove generazioni perché chiunque può, in seguito, strumentalizzare o modificare gli eventi  della storia. Occorre creare  un ponte fra le vecchie e le nuove generazioni, fare tesoro dei racconti dei  pochi diretti protagonisti ancora in vita. 

Aladino Lombardi, figlio di partigiano, è uno storico, da sempre impegnato nell’Associazionismo per la salvaguardia della memoria e  consigliere  dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani sottolinea che tante sono le testimonianze  sulla partecipazione delle  donne nella resistenza.  Ricorda come l’ANPC da anni si impegna a far conoscere il contributo delle donne alla Resistenza. E non solo di donne laiche ma anche di suore. Conclude sottolineando che dietro i grandi uomini che hanno fatto la storia della nostra Italia c’erano sicuramente grandi donne.

Luciana Romoli  ringrazia per essere stata invitata e inizia la sua testimonianza . Ha 90 anni e sin da piccola,  poiché cresciuta in una famiglia antifascista, aveva capito  l’oppressione che si nascondeva sotto l’ideologia fascista.  La guerra al fianco dei nazisti non fu che una conseguenza naturale del fascismo: tutta quella violenza non poteva che sfociare in una guerra. Ricorda come ognuno di loro fosse chiamato a dare un contributo alla Resistenza: tutti, di ogni età, sesso, di differenti idee politiche e religiose. La Resistenza fu la battaglia del popolo intero. Racconta: “Io ho iniziato a otto anni. La mia amica del cuore, la mia compagna di banco, Debora era stata umiliata e maltrattata, perché ebrea, da una supplente fascista che la appese con le sue due lunghe trecce alla finestra. Io la difesi e la liberai e per questo fui  espulsa da scuola .A tredici anni, nonostante la mia tenera età, divenni staffetta partigiana grazie a mia madre, che garantì per me. Il mio nome di battaglia fu “Luce”.   Le staffette ad ogni viaggio  rischiavano  di essere catturate, torturate, violentate e uccise, ma senza di loro  le direttive dei vari comandi  non avrebbero mai raggiunto tutti i partigiani  nascosti nelle diverse regioni. “Essere una staffetta partigiana era per noi dare la propria vita per mettere le basi per un futuro diverso, democratico. Ero piccola, ma anche io sentivo di partecipare alla costruzione di un mondo diverso”.

Andrea Costumato chiede: “Luciana quale messaggio vuoi lasciare alle nuove generazioni?”.

“Voglio dire a tutti i ragazzi e le ragazze di oggi che pace, libertà, unità sociale sono anche oggi ideali per cui vale la pena di combattere. So che non ci sono soluzioni facili, ma scendere a compromessi ci porterà solo alla rovina”. Si raccomanda di non chiudersi nei propri  interessi personali, ma di ricordarsi degli ultimi. Se non faremo così la nostra vita sarà sprecata.

Un’ultima domanda: “Ci vuoi raccontare un aneddoto particolare?”.

Luciana racconta di quella volta che fu fermata con la sorella Adriana dai tedeschi e con fermezza e astuzia riuscì a passare. La cosa più pericolosa per le staffette era incontrare posti di blocco tedeschi ed essere fermate. L’organizzazione della Resistenza voleva che le destinazioni e i percorsi  delle staffette non fossero conosciute  nemmeno fra sorelle, nessuna dovesse sapere il percorso o la destinazione dell’altra. Quindi anche io e mia sorella dovevamo far finta di non conoscerci e non sapevamo né cosa portavamo né le istruzioni che ci venivano date. Il padre aveva dato ad entrambe le figlie due pasticche di cianuro da ingoiare per uccidersi in caso fossero state catturate. Meglio la morte che subire le torture e lo violenze dei tedeschi. Un episodio da sentire a tutte orecchie dalla protagonista, che con una passione unica ci ha raccontato le sue giornate da staffetta partigiana e che ha portato in tante scuole la sua testimonianza con così vividi ricordi.

Teresa Vergalli (nome di battaglia Annuska) ci racconta invece la sua attività per l’emancipazione della donna nel dopoguerra. Le donne italiane furono protagoniste, il cuore e l’anima della Resistenza: senza le donne il movimento partigiano non avrebbe potuto avere lo slancio che ha avuto. E per donne che parteciparono alla Resistenza intendo tutte: dall’operaia, all’intellettuale, alla suora: tutte unite dal solo scopo di aiutare con estrema solidarietà ed altruismo. La sua azione è stata a Reggio Emilia fino al 1948 e dopo per 16 anni a Novara. La situazione lì era molto diversa rispetto a Roma: le donne erano principalmente operaie e contadine. E già 5 o 6 alla volta si riunivano nelle stalle in aperta campagna per parlare e confrontarsi sui diritti delle donne, dell’assistenza ai bambini, dei salari non adeguati a quelli maschili. Sua madre diceva sempre che era una grande sfortuna nascere donna a quei tempi: ecco Teresa con questa frase nel cuore, fu mossa in ogni sua azione per cambiare questa condizione. Nel primo dopoguerra si organizzarono gruppi di Difesa della Donna. Appena sposata a Novara lavorò all’Unione Donne Italiane per i diritti delle donne. Crearono i primi asili aziendali, organizzarono tanti eventi importanti. Quando si trasferì a Roma lasciò la sua carriera politica per dedicarsi all’insegnamento, per trasmettere ai giovani  i suoi  ideali. Recentemente l’Università di Roma Tre ha valorizzato il suo lavoro scolastico esponendolo  nel Museo della Didattica accanto a quello della Montessori. Ci racconta Teresa Vergalli: “Non ho mai tradito i miei ideali, quel sogno del ‘43/’44/’45 e nelle mie classi tutti avevano pensieri democratici. Il mio motto era: “Nessuno deve essere lasciato indietro, tutti devono avere le stesse possibilità e gli stessi trattamenti”. Il mio messaggio per le nuove generazioni è un messaggio di incoraggiamento: “non mollate per la pandemia, anche se non avete la forza di studiare o siete in difficoltà per i mezzi che magari non avete a disposizione, la cultura è fondamentale, anche per chi vorrà fare il panettiere. Non credete al successo immediato e senza fatica, perché pericoloso: credete che lo sforzo vi premierà. Tenete duro, non abbandonate la ricerca della cultura”.

Conclude questa webinar Aladino Lombardi, ringraziando le due ospiti d’eccezione e ricordando tante altre importantissime figure femminili della Resistenza e per la nascita della Costituzione. Saluta ricordando a tutti: “La Resistenza non è del passato, è presente ed è il nostro futuro”.

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