ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

COMMEMORAZIONE COMANDATE PARTIGIANO BIANCHI ALBRICI GIOVANBATTISTA

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE  PARTIGIANI CRISTIANI  DI  CREMONA RICORDA GIOVANBATTISTA BIANCHI ALBRICI COMADANTE PARTIGIANO, LEADER DELLA RESISTENZA CATTOLICA CREMONESE.

Coppetti - Bianchi Albrici

Da sinistra: Coppetti, Bianchi Albrici (giacca blu scuro)

Ricordo di Gianni Bianchi.

E’ stato un protagonista di quella generazione, combattuta tra tanti ideali, maturati accanto ai nostri Campanili, con il contributo di preti generosi e capaci di educare ai valori più alti.

Non ho conosciuto da vicino Gianni Bianchi, se non in qualche particolare momento della festa del 25 Aprile, quando, con tanta umiltà e dignità, percepiva il dovere di essere presente nella sua terra, in cui aveva vissuto e coltivato l’ansia della libertà: rimaneva l’uomo che sapeva guardare lontano, che aveva a cuore i Giovani di questa nostra generazione, che si tormentava nel constatare l’indifferenza che cresceva e non lasciava prevedere tempi particolarmente nuovi.

A  noi il compito di non lasciare cadere il Suo “ricordo”, perchè significherebbe smarrire pagine meravigliose della storia dei “Partigiani cristiani”, che pure da noi hanno saputo dare senso e forza al loro destino, non arrendendosi alla retorica di anni terribili.

Anche dall’ azione di Gianni Bianchi ci viene l’insegnamento che mai si devono ignorare i fatti del tempo che ci appartiene: “La storia non è finita” di Claudio Magris continua a far parlare, perchè ognuno di noi ha il compito di costruire qualche messaggio che duri nel tempo…

Allora fare “memoria” dell’amico di oggi significa scoprire quella logica dell’impegno che è propria del “credente”, convinto che deve animare di ideali la sua generazione, per essere in sintonia con quella cultura evangelica, aperta alla Vita e alla Storia.

Angelo Rescaglio  (Presidente ANPC Cremona)

MEMORIA DI GIANNI (TITTA) BIANCHI ALBRICI

E’ scomparso domenica 14 febbraio 2016, a Milano dove risiedeva, l’ing.Giovanni Battista Bianchi Albrici che fu comandante partigiano e leader della resistenza cattolica cremonese. Benchè trasferito da anni nel capoluogo lombardo, Bianchi aveva sempre mantenuto relazioni e contatti con la sezione cremonese dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di cui era presidente onorario. Ne ricordiamo la testimonianza con affetto e gratitudine – Bianchi, classe 1924, era ormai uno dei pochi sopravvissuti della generazione dei resistenti, nati nei primi decenni del 900, cresciuti sotto il fascismo, che seppero porre in essere, dai fondamenti etici e spirituali dell’educazione cattolica, motivi e ragioni di una opposizione , prima morale poi militante – attingendo ai memoriali documentari da lui offerti in occasione dei due eventi fondamentali della storiografia della resistenza cattolica cremonese : la pubblicazione del materiale archivistico dell’Anpc di Cremona in Marco Allegri “Le Fiamme Verdi e la resistenza dei cattolici cremonesi,1985; la pubblicazione degli Atti del Convegno I cattolici cremonesi e la resistenza, Cremona 5 ottobre 1985”, a cura di Anpc Cremona e Centro culturale della chiesa cremonese “Giovanni Cazzani”.

Gianni, col fratello Carlo, crebbe in una famiglia borghese estranea se non ostile al fascismo. Il padre, bergamasco, commerciante, educò i figli al distacco dal fascismo. La madre, di antica famiglia veneziana di origine cretese, donna di profonda fede religiosa, educò i figli al senso del dovere , dell’onore, affidandoli al Circolo Zaccaria dei Padri barnabiti. Padre Favero fu loro ascoltato maestro. Noi- scrive Gianni -”pur appartenendo alla generazione nata e cresciuta sotto il fascismo, non siamo stati direttamente influenzati, data l’età, dal periodo di presa del potere del fascismo, il più violento e deteriore. La nostra personalità si è formata nell’ambiente cattolico (…) dove però non ci fu mai una propaganda antifascista esplicita né ci poteva essere, ma anche nella scuola di Stato, con stretto e preciso indirizzo fascista. Pur condividendo col fascismo gli ideali di Patria e i valori di una vita attiva, non potevamo accettare la mancanza di libertà di pensiero, di critica, il culto e il potere del Capo e dei gerarchi. Il nostro antifascismo però rimase allora marginale, diremmo soffocato dal senso del dovere e di amor patrio”. Nel 1941, morta la mamma, rimasto solo col padre, si iscrisse al Politecnico di Milano. La sua esuberanza e la giovanile ribellione al sistema lo fanno protagonista di un’azione clamorosa : con alcuni compagni di scuola, entra di notte nella sede del Liceo classico “Manin”, dove aveva conseguito la maturità, per sfregiare tutti i quadri del Duce e Farinacci appesi nelle aule, rispettando quelli del Re, unico simbolo della Patria. Nel periodo luglio-settembre 1943, Gianni era in Alto Adige ed assistette alla progressiva invasione dell’Italia subendone una forte impressione che rafforzò la sua avversione ai tedeschi. Gli eventi dell’8 settembre furono di crisi totale e smarrimento ma furono anche i giorni che determinarono la ribellione attiva: da una parte c’era la Patria, dall’altra fascisti e tedeschi. ”Non potevamo più accettare un inquadramento tedesco-fascista: ci sentivamo “ribelli per amore” come ci ha definito Teresio Olivelli, per amore verso la Patria, verso i nostri fratelli italiani che abbisognavano di aiuto per ricostruire il futuro. L’educazione cristiana ha fatto sì che in noi non ci fosse mai alcun odio verso gli italiani che affiancarono i tedeschi anche quando gli eventi ci costrinsero a combattere contro di loro”.

Col fratello maggiore Carlo, già ufficiale di marina, si ritrova, renitente alla leva, in alta Valle di Scalve con le Fiamme Verdi, che ebbero diversi scontri a fuoco coi tedeschi. Lo scontro più importante, a Borno ottobre 1944, con 60 SS, fu oggetto di una narrazione, con toni epici e avventurosi ma assai verosimile, ritrovata nelle Carte di Ottorino Rizzi, altro leader politico della resistenza cattolica, futuro sindaco. Per l’arresto del padre, a rischio di deportazione, si presentò al Distretto di Bergamo, dove, tramite amici, ottenne di essere riformato. Tornò in montagna fino al gennaio 44 quando, al limite della sopravvivenza, tornò a Cremona. Divenne la staffetta del gruppo di San Luca, in contatto con Olivelli, don Mazzolari, padre Carbonaro, Rizzi, Cappi, Mons. Astori, Mons.Cazzani. Contribuì all’organizzazione del Servizio Informazioni Militari del CVL di Cremona e Mantova., organizzò la distribuzione della stampa clandestina, partecipò al sabotaggio delle linee ferroviarie, preparò l’insurrezione armata, in sede insurrezionale fu nominato dal gen.Masini (Fiori) comandante del raggruppamento FF.VV. di Cremona. Sua la testimonianza conclusiva: ”Durante il periodo insurrezionale abbiamo operato principalmente affinchè la ritirata tedesca arrecasse il minor danno possibile alla popolazione, affinchè l’odio e il desiderio di vendetta non avessero il sopravvento e causassero inutili morti, affinchè al più presto finisse un periodo di emergenza e si ritornasse alla legalità. Siamo rientrati nella vita di tutti i giorni forti di questa esperienza che se anche entusiasmante a nessuno auguriamo di ripetere; è angoscioso restare depositari del ricordo e del pensiero di chi ha sofferto ed è morto per ideali che non ci è stato possibile realizzare pienamente e che da molti sono stati disattesi”. Conclusione oltre il mito e l’ideologia che va ulteriormente indagata.

 Franco Verdi (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani  Cremona)

 

ADDIO COMADANTE “TITTA”.

La notizia della morte del Comandante “Titta” mi ha colto un poco di sorpresa. Sempre presente (quando la salute glielo permetteva) alle cerimonie del 25 aprile nella “sua” Cremona. Purtroppo ultimamente le presenze si erano diradate, tuttavia non faceva mai mancare la sua testimonianza, e l’esempio di come ai nostri giorni sia ancora possibile mettere in pratica e trasmettere, in modo alto e nobile, i valori di quella grande pagina della nostra Storia che fu la Resistenza. Personalmente ho un caro ricordo di lui, proprio a Cremona, presso la Casa di riposo “Soldi” che ancora oggi ospita i pochi testimoni della seconda guerra mondiale. Era il 2013, in occasione della proiezione in anteprima di un interessante film documentario dal titolo “CREMONA APRILE 1945” del bravo regista Guido Regonelli, volle fermamente essere presente, lui, che per quel documentario fornì spunti preziosi ed interviste esemplari. Era un “partigiano cattolico” tutto d’un pezzo che, dopo la fine delle ostilità,  fu sempre restio nel fare memoria di quelle oscure vicende che insanguinarono uno dei più terribile periodi della nostra storia. Volentieri riporto due spezzoni di una delle interviste che compaiono nel bel film documentario. Il 27 aprile, dopo la Liberazione, il CNL tenta di avviare la difficile trattava con il Comado Tedesco ancora presente a Cremona che era di stanza presso palazzo Trecchi. Un giovane partigiano delle Fiamme Verdi Giovanbattista Bianchi si presenta da solo con una bandiera bianca davanti alla sede del Comado Germanico: “Con una bandiera bianca e con una E sulla vettura che portavo io, sono stato ricevuto dal Comandante Tedesco. La risposta che ricevetti fu molto semplice. Lui, “il” comandante, non poteva trattare con un “bambino”! Però devo ammetterlo, fu ossequioso”. Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio vennero presi in fretta e furia quasi a caso alcuni militi fascisti e portati nella Caserma del Diavolo a Cremona. Probabilmente da Milano giunse l’ordine da parte del CNL di provvedere a nuove fucilazioni. Questo, nonostante gli Americani avessero intimato l’ordine di sospendere ogni esecuzione capitale. Alla Caserma del Diavolo vennero giustiziate 12 persone. Così commenta nell’intervista il Comandante “Titta”: “Però noi eravamo per la pacificazione. Ad esempio a Cremona hanno fucilato delle persone, questo mi sento di ammetterlo, solo il giorno in cu io ero assente perché recatomi a Milano. Perché io ero per GUERRA FINITA, siamo tutti amici in PACE. E’ per quello che non ho mai voluto scrivere nulla, mai ricevuto niente nemmeno nella MEMORIA. Cioè io, anni dopo la Liberazione, ho perso le relazioni con molta gente”.

“L’amore della libertà, la sete di giustizia, quando uno ha il cuore puro, ci fa trovare “RESISTENTI” nei confronti di ogni forma di iniquità o di pressione, aperta o segreta, calcolata o istintiva, pubblica o privata, militare o economica, laica p clericale, di partito o di razza” (don Primo Mazzolar).

Addio Comandante “Titta”, addio, soprattutto un GRAZIE sincero.

Giorgio Carnevali

(Coordinatore ANPC Cremona)

COMUNICATO

LUNEDI 14 MARZO ALLE ORE 17,00  presso la Cappella del Centro Pastorale Diocesano di via S. Antonio del Fuoco 9/a verrà celebrata una Santa Messa in suffragio del compianto GIOVANBATTISTA BIANCHI ALBRICI, deceduto  a Milano il 14 febbraio di quest’anno, già Presidente Onorario dell’ANPC di Cremona nonchè valoroso Comandante Partigiano, fulgido esempio al credere agli ideali di un sodalizio che ha sempre tenuti alti i valori di una Resistenza dell’Uomo.

La celebrazione intende ricordare una lunga amicizia, l’affetto e la  riconoscenza ad un testimone di tante battaglie all’insegna dei valori del riscatto della persona umana, del pluralismo democratico, soprattutto del diritto dell’essere umano alla libertà.

Un rinnovato e sincero cordoglio ai familiari tutti.

Celebrerà la Santa Messa  Mons. Vincenzo Rini, Assistente spirituale dell’Associazione.

L’invito è rivolto a tutti coloro i quali vorranno anche inchinarsi, riverenti, davanti al sacrificio di quanti compresero il significato di quelle “Ore della storia-Ore della verità”. Contro la dittatura affermare la libertà per riaffermare l’inalienabile diritto della persona umana ad una vita libera, sicura e dignitosa.

 

Qui di seguito la pubblicazione apparsa sul quotidiano La Provincia di Cremona, dell’evento relativo alla “Memoria Pubblica” avvenuto sabato 12 marzo presso la Sala Eventi di Spazio Comune in Cremona.

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