ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Rieti: “Santa Barbara nel mondo”

Inaugurata nel bellissimo scenario dell’Ara Coeli, la manifestazione “Santa Barbara del Mondo 2014” sta avendo anche questo anno un grande successo.

Un sentito grazie a tutti coloro che hanno partecipato finora con attenzione e commozione, soprattutto ai numerosi giovani pervenuti. Un grazie al nostro Presidente Giovanni Bianchi che ha portato il suo contributo nella giornate di domenica 23 e lunedi 24 Novembre. Un grazie alle sorelle Roncati, immancabili colonne dell’ANPC, e alla nostra Vicepresidente Nazionale, Cristina Olini (della quale pubblichiamo una parte del discorso tenuto) e ad Aladino Lombardi. Ospite d’onore, sabato 22 Novembre, Maria Romana De Gasperi, la quale, ricordando momenti di vita vissuta al tempo della guerra, ha saputo toccare e commuovere il cuore di tutti gli ascoltatori. Infine un grazie agli organizzatori che sono stati eccezionali. In particolare ringraziamo il nostro caro Pino Strinati, amico e rappresentante dell’Associazione.

Pubblichiamo un abstracht del discorso tenuto da Cristina Olini nella giornata di sabato in occasione del Convegno “Ribelli per amore” alla presenza di tanti giovani delle scuole locali.

“Convegno Ribelli per amore. I cattolici e la resistenza : idee, lotta e tributo di sangue di CRISTINA OLINI”

Innanzi tutto sento il dovere di esprimere il più vivo apprezzamento e ringraziamento a tutte le persone che si sono impegnate e che si impegneranno nei prossimi giorni per questo evento. Una manifestazione che non esito a definire quanto mai significativa, iniziata nel meraviglioso scenario dell’Ara Coeli, in onore di Santa Barbara, giovane donna ferma e tenace nei suoi propositi, in difesa del proprio credo, fino al martirio e alla morte. Una manifestazione inoltre che rende il doveroso omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita al servizio del paese per una Italia libera e democratica.

Malgrado il tempo trascorso, non possiamo ignorare il travaglio di uomini che hanno saputo lottare fino a dare la propria vita per gli ideali che ritenevano giusti; le grandi sofferenze di intere popolazioni che hanno pagato un prezzo altissimo di lacrime, di sangue, di dolore: il dramma di molti giovani strappati ai loro affetti, costretti ad impugnare le armi, l’Olocausto di milioni di ebrei nei campi di sterminio.

Eventi vissuti da un popolo che anelava a vivere in pace, con dignità e nella solidarietà.

Ecco perché, a coloro che ancora oggi si chiedono se la Resistenza fu “ guerra giusta” va risposto che la lotta di Liberazione fu una guerra giusta , in quanto non mirava alla conquista di territori, ma fu lotta ai soprusi, alle intimidazioni, ai massacri, alle deportazioni. Era la ribellione dell’oppresso contro l’oppressore, la lotta contro l’aberrazione e la barbarie; la lotta della legittimità contro l’illegalità.

Si combatteva per la libertà dell’Italia e degli italiani, per l’instaurazione della democrazia, per l’affermazione di quei valori che troveranno poi concreta attuazione nella Costituzione repubblicana.

La resistenza fu il nuovo risorgimento, una forza popolare che germinò spontanea.

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Una resistenza nella quale va ricordato che, accanto a combattenti dell’idea comunista, socialista, repubblicana e liberale, c’erano anche uomini di ispirazione cristiana, oltre alla numerosa schiera di vescovi, sacerdoti, parroci suore che, mettendo a rischio la propria vita hanno fornito una collaborazione coraggiosa, preziosa e talvolta temeraria, intesa come servizio alla comunità.

Per non parlare dell’importanza delle donne, linfa della resistenza. Il loro fu non solo un contributo in campo ma anche nell’umile quotidianità, nella pietà cristiana, l’amore delle mamme che si sostituiva ad un’altra mamma lontana. Un contributo silenzioso, finora trascurato nel giudizio storiografico, ma prezioso e coraggioso.

Il ruolo delle donne nella resistenza è uno degli aspetti principali che l’ANPC vuole portare alla luce nel progetto per la realizzazione del 70 anniversario della Resistenza. 

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Elemento caratterizzante di questo impegno è stato il legame tra ideali ed azione. Per questo riteniamo che l’omaggio più eloquente ai gloriosi caduti sia quello di meditare sulle ragioni che li spinsero a ribellarsi ed a sacrificarsi e sentire vivo il dovere di restare fedeli agli ideali di libertà, di pace e di giustizia che sono stati a fondamento della lotta di Liberazione.

Impegno quindi a trasformare tali ideali nella realtà viva del nostro tempo. Contribuire cioè a rendere il paese veramente libero, unire le forze per un pacifico ed armonico sviluppo, anche quale dono alle future generazioni.

Resta il dovere dell’agire, di intraprendere un’azione comune intesa a combattere l’astensionismo e l’antipolitica. Due atteggiamenti diffusi nei nostri giorni che consideriamo una fuga e un tradimento di fronte alla necessità di impegnarsi per la difesa e la ricostruzione dei valori della Resistenza che sono alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.

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Astenersi da questo impegno, significherebbe offendere il passato e compromettere il futuro.

Valori quali la libertà, la pace, la sicurezza, la democrazia, lo stato di diritto, la dignità della persona,la solidarietà devono costituire per tutti, nessuno escluso, un riferimento costante per l’ulteriore corso della nostra storia e per la pacifica convivenza tra gli uomini e i popoli.

Occorre avere il coraggio della pace. La pace sta nelle mani di tutti.

Vivere senza odio nell’amore, con quella forza morale che ha contraddistinto nella lotta di liberazione i partigiani cristiani, nel dichiararsi“ ribelli per amore”. E’questa la felice espressione di Teresio Olivelli, partigiano cattolico, morto nel campo di concentramento di Hersbruck, del quale è ancora in corso la causa di beatificazione. Come uomini di fede, i partigiani cristiani non hanno lottato per affermare se stessi, ma per servire gli uomini.

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Questa è la lezione che ci hanno lasciato i grandi come don Giuseppe Morosini, don Pietro Pappagallo e il finanziere Antonio Ambroselli, che con il coraggio sereno e consapevole dei forti seppero affrontare pericoli, torture e per alcuni anche la morte. Questi eroi certamente non hanno potuto fare a meno del contributo offerto dalla fede che si traduce in precisi valori etici e morali, all’unico fine di rendere più umana la vita.

Non dimentichiamo che l’ispirazione cristiana che animò molti settori della resistenza, seppe proporre ed affermare i temi più profondi e solidali fornendo anche il contributo idealmente più ricco alla pacificazione sociale e concorrendo fattivamente ad evitare l’insorgere di una guerra civile che avrebbe trascinato il paese nel declino totale.

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Non c’è dubbio che anche senza la resistenza, le forze angloamericane che al momento dell’armistizio (8 settembre 1943) già erano sbarcate nel sud, ci avrebbero liberati. Ma se Alcide De Gasperi, quale presidente del Consiglio, nell’immediato dopoguerra potè parlare a fronte alta ai governanti dei paesi vincitori lo si deve soprattutto a chi, in quel drammatico periodo, scelse di stare dalla parte giusta.

Si può oggi pertanto dire che la componente cristiana seppe offrire un contributo che sebbene numericamente non prevalente, era sicuramente vincente nella profondità dell’ispirazione e nella umanità pacifica e solidale dei valori apportati. Il passato, mi rivolgo alle nuove generazioni, va studiato e meditato perché la memoria è l’anima profonda di un popolo.

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Giornate come queste sono importanti per trasmettere ai giovani i valori più alti che la resistenza ha espresso per la costruzione della libertà e della democrazia affinché non cadano vittime degli errori del passato e comprendano quanto sia prezioso il bene della libertà e della pace.

Papa Francesco nell’incontro con le Forze Armate al sacrario militare di Redipuglia davanti a centinaia di tombe di soldati italiani ha dichiarato che la guerra è una follia, perché distrugge ciò che Dio ha creato di più bello:l’essere umano.

Voglio terminare con un pensiero scritto da un uomo che per tutto il corso della sua vita fu un vero ribelle per amore, mio padre.

Amare non significa osservare l’universo per restarne abbagliati, ma scoprire la realtà di ogni giorno, la vita quotidiana di ognuno, illuminandola con la concreta solidarietà fondata sull’amore, per rendere gloria a Dio”.

 

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