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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

La lotta di Liberazione vista da Giuseppe Dossetti di POMPEO DE ANGELIS

Elezioni amministrative del 27 maggio 1956: Giuseppe Dossetti ex partigiano bianco, ex vice segretario nazionale della DC e padre costituente si presentò come capolista della DC a Bologna. Fin dal 1955, la Chiesa bolognese aveva chiesto a Dossetti, esule della politica,di rientrare nella competizione elettorale per configurare una alternativa al “conservatorismo rosso”, che dominava Bologna da 11 anni, con lo stesso sindaco, Giuseppe Dozza, che intendeva ripresentare la sua candidatura per un altro quinquennio. Dossetti accettò e il suo posto di capolista fu stabilito con il metodo delle primarie tra gli iscritti alla Democrazia Cristiana.

Togliatti, in un comizio a fianco di Dozza, in Piazza maggiore a Bologna, accusò Dossetti di tradimento: tradimento della Resistenza, sabotaggio della Ricostruzione, asservimento allo straniero, connubio con il capitalismo. Il segretario nazionale del PCI doveva parte della sua celebrità dall’essere capace di volgarità insultanti. Certi suoi modi pesanti di dire piacevano al popolino rosso, che lo vedeva un po’ professore con la penna in mano a scrivere per “Rinascita” e un po’ plebeo di male parole. La replica di Dossetti a Togliatti fu sconvolgente ed è poco nota, ma è di particolare importanza, lanciata con tono di sfida sulla stessa piazza di Bologna, otto giorni dopo. Il discorso di Dossetti è riportato integralmente su “Impegno Giovanile”, quindicinale del Movimento Giovanile DC del 10 giugno 1956. Ne stralcio qualche brano, selezionando la parte di discorso relativa all’accusa di tradimento della Resistenza, perché Dossetti delinea un altro significato della lotta di liberazione, opposto a quella comunista .

Così cominciò Dossetti: “Cittadini di Bologna, cari amici, tutta la città può testimoniare che noi non abbiamo dato inizialmente a questa campagna elettorale un tono e una impostazione politica. Ci siamo posti fin dal principio e così abbiamo durato per parecchie settimane, su un piano propriamente cittadino, siamo partiti veramente dal basso, a contatto con i problemi reali della città … Ma in questa piazza, otto giorni fa, per due ore è risuonata una voce, la quale per i quattro quinti di questo tempo si è occupata di una persona soltanto … Il discorso di Togliatti ha fatto perno intorno ad una tesi: Dossetti è un traditore.”

Secondo Togliatti, Dossetti “aveva cominciato bene” e aveva condiviso le aspirazioni dei comunisti italiani durante il periodo della Resistenza, ma le aspirazioni “concepite sui monti” le aveva contraddette e tradite appena sceso in pianura. Replicò Dossetti: “Ho cominciato a tradire ancora prima di quanto l’on. Togliatti ha supposto; cioè io ho cominciato a tradire sin dal principio, al tempo in cui egli riteneva che operassi bene … Se noi ci siamo allineati come tanti nella Resistenza, pervenendo a questa non tanto per una scelta politica, ma per una ragione di difesa, più che di noi, di altri che si vedevano perseguitati, bisognosi di assistenza, di rifugio, di aiuto; se noi siamo pervenuti così nelle file della Resistenza, avevamo una coscienza limpida e onesta. Ci siamo arrivati senza pensare a uno sfruttamento politico successivo, senza pensare in alcun modo a prendere posizioni nuove che potessero divenire uno strumento di dominio a Liberazione avvenuta; questo non era nei nostri calcoli. … Si, fin da quel momento abbiamo cominciato a tradire, se è un tradire il rendersi conto che il partito comunista non tanto puntava effettivamente per la liberazione del suolo occupato dallo straniero, quanto per impadronirsi di posizioni che gli consentissero di imporre una egemonia totale al nostro popolo. … “ Dossetti, a questo punto, raccontò il suo 25 aprile, quando scese dai monti. “Senonché, la sera stessa del 25 aprile, entrando nella prefettura di Reggio, mi trovai di fronte una persona che non avevo mai visto durante la lotta clandestina, che veniva dal di fuori, da lontano e che pretendeva di avere un mandato totale circa la direzione della città e della provincia. Coloro con i quali avevano lottato durate il periodo della Resistenza erano scomparsi e questo sconosciuto, che pretendeva di sfruttare il sacrificio di tutti per il vantaggio ed il privilegio di un partito, era l’on. Montagnana.” Sempre rivolto alla piazza bolognese, Dossetti ricordò i mesi che seguirono alla Liberazione in cui l’azione di disordine e di avvilimento dei comunisti disgregò la vita locale e nazionale.

Dossetti proseguì:“Oggi, ripensandoci credo di poter considerare di aver avuto un merito in quel periodo , un merito che indico espressamente , senza preoccuparmi di fornire nuove prove del mio tradimento all’on. Togliatti. Il merito di essere stato uno dei più validi oppositori – io uomo del CLN – dello stesso CLN a liberazione avvenuta: e credo di aver adempito in questo ad una parte importante perché essendosi verificata alla fine del 1945 la mia nomina alla segretaria della DC, quasi subito fui designato a rappresentare la DC nel CLN nazionale. Alla fine dell’agosto del ’45, in occasione del grande Convegno del CLN dell’Alta Italia promosso a Milano e di cui il partito comunista si sarebbe voluto servire per fare una specie di Costituente anticipata, senza però consultazioni popolari, io credo di poter ricordare come merito mio allora, quello di essere stato, in una riunione preparatoria tenuta a Milano poche ore prima del Congresso, l’uomo che ha ispirato e imposto, in nome della propria esperienza al tentativo che era stato preordinato e di cui, in quel momento era a capo ed espressione di punta Emilio Sereni.”

Il progetto di trasformare il CLN in organismo costituente significava fondare una repubblica ad opera di un gruppo giacobino, mentre, al contrario avvenne, che fu promosso il referendum istituzionale e una assemblea costituente entrambi a suffragio universale, unica strada per superare il fascismo. Dossetti spiegò, nel comizio di Bologna del ’56, che fu lui, dopo le elezioni del 2 giugno 1948, a chiedere e ottenere lo scioglimento formale del CLN. : “ Quindi se ho cominciato a tradire, ho cominciato presto. Ma coscientemente , ad occhi aperti, perché pensavo che se veramente i CLN avevano potuto adempiere ad una funzione nel momento in cui il paese era occupato ed oppresso, avrebbe dato seguito ai meriti che si erano acquistati soprattutto non tentando di defraudare il popolo italiano del diritto di esprimere la sua solidarietà attraverso libere elezioni. Questa mia battaglia per la liquidazione del CLN è continuata fino alla fine. Sono stato io che ho steso il testo finale, dopo le lezioni del 2 giugno, del comunicato di scioglimento del CLN che il Comitato Centrale non voleva decidere ad emanare.” Questo ricordo autobiografico della partecipazione di Giuseppe Dossetti alla lotta di liberazione e di ricostruzione del paese, emerge da un comizio di piazza in cui la sfida con i comunisti fu senza mezzi termini. Le altre accuse di Togliatti al capolista DC e le repliche che avvennero, non hanno lo stesso impatto emotivo dell’accusa di tradimento della Resistenza rivolto ad una delle più prestigiose figure della Resistenza stessa.

Pompeo De Angelis

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